David Bowie, Berlino e madeleine: quando i grandi se ne vanno con i nostri frammenti di vita

David Bowie BerlinoDavid Bowie. Ieri la giornata è stata attraversata dal suo nome, e dal suo mito. Abbiamo avuto il tempo e il modo di ascoltarlo, di rivederlo e di fare i conti col fatto che un altro mattone della storia della musica si è sgretolato. Anch’io desideravo, nel mio piccolo, rendergli omaggio. E, mentre ci pensavo, ecco che due frammenti, due immagini, mi sono subito saltate in testa. Hanno a che fare con Space Oddity e con Berlino. E sono diversissime una dall’altra.
Succede sempre così, quando i grandi se ne vanno: l’onda emotiva è fortissima. Ed ho capito perchè. Cioè, probabilmente lo sapevo da sempre, ma mi è balenato forte e chiaro ieri, mentre pensavo alla morte di David Bowie. Non è pura questione di talento.

Quando se ne vanno artisti così noi piangiamo perchè lasciamo andare un pezzettino di vita. Insieme a loro se ne vanno frammenti, momenti, ricordi, non necessariamente belli, magari anche semplici schegge di vita quotidiana (il caffè con un’amica che non vedevi da tanto, il ritorno sonnolento da una giornata al mare, un piccolo viaggio in macchina). In quel momento forse non lo sappiamo, ma saremo indissolubilmente legati ad un dettaglio che, quando meno ce l’aspetteremo, tornerà.

E’ la madeleine e, per me, è soprattutto una madeleine musicale. Succede così anche a voi? Ascoltare una canzone e “risentire” fresche le sensazioni di un momento. Mi accade spesso, e non necessariamente con brani immortali della musica!

Nel caso di David Bowie, però, i capolavori c’entrano, eccome. E, appunto, sono soprattutto due i frammenti di vita che mi vengono subito in mente quando penso al Duca Bianco.

Nel primo ci sono io, seduta su un palco improvvisato: è il saggio di fine anno di un corso di chitarra e sì, stiamo suonando Space Oddity di David Bowie. O almeno io ci provo! E’ la scena finale di una fulminea quanto pasticciata carriera di chitarrista. Lei ce l’ho ancora qui, a casa. Non so se mai la riprenderò in mano. Certo mi ricorderò di quell’ultimo brano strimpellato e, forse, il Duca Bianco da lassù mi farà un benevolo sorriso di perdono.

Berlino Potsdamerplatz
Ma è il secondo frammento ad essere più forte e prepotente, che in realtà frammento non è, piuttosto una pellicola, che continua a scorrere, e rimane solida nella mia testa. David Bowie per me è Berlino. E’ Christiane F, è Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino, è quel concerto che passa fugace tra le pagine secche, disturbanti e tragiche del libro e poi irrompe sullo schermo del film. E’ Heroes/Helden. E’ quella Berlino che cercavo curiosa la prima volta che visitai la città, arrivandoci proprio da quella Bahnhof Zoo. Naturalmente (e per fortuna!) scoprii che Berlino era anche altro, e me ne innamorai.

Per questo, mentre ascolto e leggo i ricordi del mondo per David Bowie, è così che mi viene da omaggiarlo, con la pagina e con la musica. Così, con i brani del libro di Christiane F. che raccontano di quel concerto al Sound e di ragazzini persi. E con un paio di frammenti del film.

Qui Berlino, qui David Bowie. E la vostra madeleine qual è? Mi farebbe piacere conoscerla!

Muro di Berlino East Side Gallery credits chelibromiporto

Da “Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino”, di Christiane F.

…. Senza droghe il Sound era squallido. Non succedeva più niente. Fino a quella mattina in cui andai alla metropolitana e vidi che dovunque si stavano attaccando dei manifesti. Erano manifesti pazzescamente pop. Sopra c’era scritto: “David Bowie viene a Berlino”.
Non riuscivo a capacitarmi. David Bowie era il nostro idolo solitario, il più stupendo di tutti. La sua musica era la migliore. Tutti volevano assomigliare a lui. E finalmente veniva a Berlino. Mia madre, tramite il suo ufficio, mi procurò due ingressi gratuiti per il concerto. Sapevo già, stranamente, a chi avrei dovuto regalare il secondo biglietto: Frank. Non ci pensai sul perché proprio Frank. Frank era uno del nostro vecchio giro del Sound. In qualche modo aveva un aspetto originale come David Bowie. Si era addirittura tinti di rosso i capelli con l’hennè. Forse era questa la ragione per la quale mi decisi per 0 lui. Frank era stato anche il primo bucomane del nostro giro. Era stato il primo a diventare dipendente dall’ero”…

 

 

… Nella Deutschlandhalle, dove davano il concerto, c’era un’atmosfera stupenda. Quelli che c’erano erano quasi tutti tizi stupendi e difatti erano dei fans di David Bowie. Vicino a noi c’erano dei soldati americani che si facevano un chilom. Bastò guardarli e loro fecero girare la pipa fino a noi. Pollo si attaccò al chilom come un pazzo ma ugualmente stava sempre peggio. Quando David Bowie cominciò era tutto eccitante quasi 2 come me lo ero immaginato. Era pazzesco. Ma quando arrivò al pezzo “It is too late”, è troppo tardi, andai giù di un colpo. Già nelle ultime settimane, quando non sapevo più per che cosa vivevo e dove andavo, questo “It is too late” mi aveva preso su ai nervi. Avevo pensato che questa canzone descriveva esattamente la mia situazione. Adesso questo “It is too late” mi sconvolgeva. Avrei avuto bisogno del mio valium.

 

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Mariangela Traficante

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