Volete scoprire la mia Berlino? L’ho raccontata in un audiobook

guida berlino audiobook mariangela traficante“Io sono come una macchina fotografica con l’obiettivo aperto”, scriveva Christopher Isherwood nel suo Addio a Berlino.

Berlino, meine Liebe, è una delle mia città del cuore. Ed è proprio così che mi piace visitarla ogni volta che ci torno, con gli occhi aperti ad assorbirne energie e novità.

“Vai a Berlino? Ah che meraviglia, se vuoi ti posso raccontare…”. Ecco la mia reazione tipica ogni volta che qualcuno mi dice di aver programmato un viaggio a Berlino. Chi mi conosce lo sa, che poi ogni volta che ne parlo mi si illuminano gli occhi e sarei pronta a parlare per ore di cosa vedere a Berlino, i luoghi che più mi hanno colpito e le sensazioni che mi regala ogni volta. E quindi sono enormemente felice perché ora tutti potranno ascoltare “la mia” Berlino. Ecco infatti una grande bella notizia: insieme all’audiobook dedicato al tour della street art di Milano, su Audible.it è stato appena pubblicato anche quello che ho scritto su Berlino.

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guida berlino
credits: Mariangela Traficante

Berlino tra Storia e Futuro, si chiama la mia guida a questa città che è un work in progress.

La guida di Berlino fa parte della nuova collana appena lanciata da Audible, la piattaforma di Amazon dedicata agli audiobook. Si chiama #TiPortoInViaggio e insieme a me troverete altri viaggiatori, guide, blogger ed esperti: abbiamo raccontato undici città, da Roma a New York, da Marrakech a Barcellona passando appunto per Milano.

Dove vi porterò in questa audioguida dedicata a Berlino?

Su e giù per la Storia, tra est e ovest, tra vecchie storie e quartieri del futuro.

  • Scenderemo in metropolitana per ritrovarci nel cuore di un rifugio anti-aereo della Seconda Guerra Mondiale riconvertito per l’occorrenza – che per fortuna non giunse mai – in bunker antiatomico
  • Faremo colazione nel quartiere giovane di Friedrichshain tra mercati rionali e un museo tutto dedicato alla storia del videogioco
  • Canteremo in un grande karaoke collettivo all’ombra del Muro
  • Faremo una passeggiata in un parco metropolitano forse unico al mondo, perché nato intorno alle piste di un aeroporto, quello di Tempelhof, quello del ponte aereo della Guerra Fredda
  • Ammireremo le mille luci di Potsdamerplatz, la piazza firmata da Renzo Piano e dagli altri archistar, immaginandola brulicante nei golden years prima della guerra, poi desolata terra di nessuno e finalmente primo simbolo della Berlino contemporanea… che però ancora custodisce l’unico edificio della zona sopravvissuto ai bombardamenti.

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Di Berlino si ama spesso dire che è una città dove si respira la Storia. Ed è vero. Però questo non accade solo nei luoghi più classici da visitare nella Capitale tedesca. A Berlino la storia si intreccia al futuro nei luoghi più inaspettati e spesso non presi in considerazione dai turisti. Qui sono felice di accompagnarvi in questa audioguida.

Avete voglia di ascoltarla? Basta abbonarsi alla piattaforma di Audible.it: i primi trenta giorni sono gratuiti, dal mese successivo (se non deciderete di disdire prima) si pagheranno 9,99 euro con la possibilità di ascoltare e scaricare tutti gli audiobook desiderati. E mi piacerebbe che tra questi ci fosse anche la mia Berlino, la trovate a questo link.

Non mi resta che augurarvi buon ascolto, spero davvero che vi piaccia e che possa accompagnarvi nel vostro prossimo viaggio a Berlino!

David Bowie, Berlino e madeleine: quando i grandi se ne vanno con i nostri frammenti di vita

David Bowie BerlinoDavid Bowie. Ieri la giornata è stata attraversata dal suo nome, e dal suo mito. Abbiamo avuto il tempo e il modo di ascoltarlo, di rivederlo e di fare i conti col fatto che un altro mattone della storia della musica si è sgretolato. Anch’io desideravo, nel mio piccolo, rendergli omaggio. E, mentre ci pensavo, ecco che due frammenti, due immagini, mi sono subito saltate in testa. Hanno a che fare con Space Oddity e con Berlino. E sono diversissime una dall’altra.
Succede sempre così, quando i grandi se ne vanno: l’onda emotiva è fortissima. Ed ho capito perchè. Cioè, probabilmente lo sapevo da sempre, ma mi è balenato forte e chiaro ieri, mentre pensavo alla morte di David Bowie. Non è pura questione di talento.

Quando se ne vanno artisti così noi piangiamo perchè lasciamo andare un pezzettino di vita. Insieme a loro se ne vanno frammenti, momenti, ricordi, non necessariamente belli, magari anche semplici schegge di vita quotidiana (il caffè con un’amica che non vedevi da tanto, il ritorno sonnolento da una giornata al mare, un piccolo viaggio in macchina). In quel momento forse non lo sappiamo, ma saremo indissolubilmente legati ad un dettaglio che, quando meno ce l’aspetteremo, tornerà.

E’ la madeleine e, per me, è soprattutto una madeleine musicale. Succede così anche a voi? Ascoltare una canzone e “risentire” fresche le sensazioni di un momento. Mi accade spesso, e non necessariamente con brani immortali della musica!

Nel caso di David Bowie, però, i capolavori c’entrano, eccome. E, appunto, sono soprattutto due i frammenti di vita che mi vengono subito in mente quando penso al Duca Bianco.

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Il mio viaggio vintage: la prima volta che incontrai Berlino…

Alexanderplatz Berlino torre della televisione Berlino
Berlino nel Duemila. Ecco come ci accoglieva Alexanderplatz. E poi un angolo di Mitte

Devo ringraziare Patrick, giornalista e travel blogger di Orizzonti, anche se lui non lo sa. Lo devo ringraziare perchè è stato sulla sua pagina Facebook che ho scoperto per caso l’hashtag che circolava nei giorni scorsi tra i travel blogger: #unviaggiovintage. Ovvero: un viaggio del passato, magari affidato per sempre a vecchie foto custodite in album che a guardarli adesso potrebbero essere modernariato. #unviaggiovintage: bello, doveva essere anche mio.

Già solo pensarci aveva portato il suo effetto: aver dovuto riprendere in mano vecchie fotografie che avevo quasi dimenticato, di viaggi altrettanto lontani nella memoria. Fotografie scattate con l’analogica, fotografie spesso imperfette, di quelle che magari adesso neanche stamperesti, ma che allora attendevi comunque con trepidazione.

Achtung Baby Trabant U2 One
Achtung Baby! Il nostro tavolo all’Hard Rock Cafè era proprio accanto alla vecchia Trabant degli U2 e di One

Un viaggio vintage, sì ma quale mi sono detta? E’ bastato un attimo per trovare quello giusto nei cassetti nella memoria: Berlino! Chi mi legge lo sa, io per la capitale tedesca ho praticamente una passione sconfinata.
La prima volta che ho visitato Berlino era il Duemila. Appena undici anni dopo la Caduta del Muro. Appena o già undici anni? Dipende dallo sguardo. Era comunque prima della nuova Potsdamerplatz (c’era solo il Sony Center e poco altro ad anticipare ciò che sarebbe diventata), prima del Memoriale dell’Olocausto, prima che sulla Schlossplatz fosse demolito il Palast der Republik dell’ex Ddr con l’ambizioso progetto di ricostruire il Castello di Berlino.

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Sei scrittori in viaggio sull’anello che abbraccia Berlino: è Letteratura sul Ring

Berlino mappa metropolitanaPalazzoni, graffiti, ex zone industriali, parchi… Eccolo il paesaggio urbano che ci sfila davanti se saliamo su un treno del Ring di Berlino.

E’ la linea della ferrovia leggera che abbraccia la Capitale tedesca, come in un anello appunto, in un girotondo continuo. S41 o S42, a seconda di come la percorriate, verso Est o verso Ovest, e in una città come Berlino non è solo faccenda di punti cardinali. Quante volte sono salita sul treno a Messe Nord/Icc, estremo Ovest, dopo un’altra giornata trascorsa a Itb, la fiera del turismo più importante d’Europa (insieme a quella di Londra, il World Travel Market), per scivolare verso Est, verso Ostkreuz e il vivacissimo quartiere di Friedrichshain. Oppure, verso il nord di Gesundbrunnen dove con una piccola deviazione puoi andare a visitare gli ex bunker bellici di Pankstrasse e dintorni. Ed esattamente all’opposto, a sud, è invece Tempelhof, l’ex aeroporto del ponte aereo di Berlino, a rubare la scena.

Un viaggio anche nel tempo, insomma,  che fa un cerchio sulla mappa di Berlino.

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Inizia il Salone del Libro di Torino, e ci sono anche i viaggi!

 

Salone del Libro Torino

Malumore e amarezza (ma con giudizio eh!) oggi per me. Oggi infatti inizia uno degli appuntamenti che per chi ama i libri è come la cuccagna (anche se più di una volta invece, da chi i libri li maneggia, a vario titolo, per professione, ho sentito critiche e dissensi): oggi inizia infatti il Salone Internazionale del Libro di Torino ma quest’anno io non riuscirò ad andarci ahimè. Mi dovrò accontentare di seguirlo da lontano.

Invece spero che tra di voi ci siano tanti fortunati che tra oggi e lunedì 12 maggio calcheranno il Lingotto Fiere, e visto che di libri si parlerà, ma spesso anche di viaggi, ecco per voi qualche segnalazione viaggereccia da non perdere in questi cinque giorni torinesi, un work in progress perchè se nel frattempo scopro altro vi aggiornerò prontamente!

I viaggi al Salone del Libro di Torino

Partecipa e diffondi i libri che ami di più”: si chiama così l’appuntamento al Salone di Cityteller, la bella App che vuole raccontare (e invita tutti a farlo) le città attraverso pagine e citazioni dai libri. E che per l’occasione si veste tutta torinese. Dall’8 all’11 maggio, infatti, in piazza Carignano, ci saranno quattro itinerari letterari dedicati a Torino: la Torino dei grandi scrittori, la Torino degli scrittori contemporanei, la Torino noir e I Luoghi della Resistenza. Qui tutti i dettagli.

Eventi Salone del libro di Torino

Questo non è propriamente un libro di viaggio, cioè, non lo è solo in senso geografico ma piuttosto antropologico. Perchè nell’anno dei Mondiali non poteva certo mancare il Brasile. E proprio viaggio antropologico lo chiama l’autore, Bruno Barba, che a Torino presenta No Pais Do Futebol, Brasile 2014: il calcio torna a casa (e come dargli torto?).
Ma non si tratta di un libro sul calcio anche se il calcio, nell’immaginario collettivo brasiliano, fa parte integrante del paesaggio potremmo dire. La Copa 2014 diventa l’occasione per conoscere luoghi come Bahia, Rio, Manaus, San Paolo, Porto Alegre ma soprattutto per incontrare, fuor di luogo comune, il popolo, vario, colorato e contraddittorio spesso, che le abita.
Appuntamento domani venerdì 9 maggio alle 15 nello Spazio Incontri.

 

Viaggi e gastronomia: se siete un pochino viaggiatori, e assolutamente non turisti da villaggio tutto incluso, converrete con me, il binomio s’ha da fare. Ed invidierete anche un pochino, come me, quello che ha potuto fare questa manciata di scrittori di cui ora vi racconto. Si chiama Allacarta, ogni viaggio una storia ogni storia un piatto, ed è la nuova collana fresca fresca di stampa di casa Edt: vuole raccontare il mondo attraverso i sensi di scrittori italiani affermati, e soprattutto attraverso uno, di senso, il gusto. Quindi questo il progetto: mandarli in giro per il mondo e farli poi scrivere, della loro esperienza. Ed ecco i primi tre libri che verranno presentati al Salone del Libro di Torino domenica 11 maggio: Paolo Cognetti che torna a New York con “Tutte le mie preghiere guardano verso Ovest”, Marco Malvaldi che lascia la “Pineta” del suo BarLume per raccontare Barcellona con “La famiglia Tortillia” e Davide Enia che invece di viaggio ne ha fatto uno particolarissimo, sul posto quasi, a Roma, ma nel tempo, in quella della guerra, con “Uomini e pecore”. Io ho già l’acquolina da pagina.

Salone del libro Torino
E restiamo in casa Edt, stanza Lonely Planet (d’altronde se si parla di viaggi..). Sabato 10 maggio si parla d’Australia al Salone del Libro di Torino, anzi della Explorer’s Way, o Suart Highway, un nastro d’asfalto che corre per 3mila km tra Adelaide e Darwin. Insomma, un viaggio nel cuore aspro del Downunder, ed a parlarne, alle 13.30 nell’Arena Bookstock, ci saranno Paolo Venturini e due voci molto note per chi bazzica la radio, Maurizio di Maggio e Doris Zaccone.

Ci sono i viaggi da leggere, ma anche quelli da ascoltare: conoscete Travel On Air? E’ la trasmissione in web radio “made in Torino” tutta dedicata ai viaggi. E domani i ragazzi trasmettono in diretta proprio dal Salone del Libro, dalle 11 alle 13 li trovate nel Pad. 2 Terrazza Torino. Oppure li potete ascoltare qui

Buon viaggio!

 

Ps: Sul finire (per ora) della carrellata, faccio un’intrusione e vi segnalo un evento che di viaggi propriamente non parla, ma visto che ci tratta di librai, e di librerie che chiudono ce ne sono purtroppo tante, val la pena dar loro visibilità e sostegno. Quindi domani segnatevi #Lavocedeilibri, in sala professionisti alle 19!

Berlino, quando il cielo era diviso

2014-03-02 10.52.53#1marzocompraunlibro, #flashmobletterario, #facciamovincerelacultura: avete seguito questi hashtag sabato scorso? Bravi! Allora vuol dire che anche voi avete scelto di entrare in una bella libreria, prendere un libro e dare il vostro segnale. L’ho fatto anche io! E quando, dopo aver gironzolato tra gli scaffali alla ricerca di un’ispirazione, mi è apparso lui, ho capito. Era da tanto che volevo leggere questo libro, e il fatto che mi si sia presentato ora davanti ha il suo perchè! Parto domani, di nuovo, per Berlino, città del mio cuore, e da sabato ho anche un compagno di viaggio d’eccezione: “Il cielo diviso”, di Christa Wolf, lei, scrittrice tagliente e sopraffina, e una storia, quella di Rita e Manfred, all’ombra del Muro.
Mi accompagnerà tra le strade di questa Berlino così diversa da quella divisa di quarant’anni fa. E sempre magnetica. Vi racconterò. Intanto comincia così (nella traduzione di Maria Teresa Mandalari, rendiamo onore anche al lavoro preziosissimo e difficile dei traduttori!):

La città, poco prima dell’autunno immersa ancora nella calura dopo la fresca estate piovigginosa di quell’anno, respirava con più veemenza del solito. Il suo respiro si effondeva in fumo denso su da cento ciminiere di fabbriche nel cielo terso, ma poi gli mancava la forza di proseguire. La gente, da tempo avvezza a quell cielo velato, lo trovava improvvisamente insolito e difficile da sopportare, sfogando la subitanea irrequietezza anche sulle cose più remote. L’aria la opprimeva, e l’acqua – quell’acqua maledetta che puzzava di residui chimici da tempo immemorabile – aveva un sapore amaro. Ma la Terra la reggeva ancora, quella gente, e finchè ce n’era l’avrebbe fatto“.

Berlino è un work in progress, e leggerla è un viaggio anche nel tempo

Potsdamerplatz incrocio a BerlinoIo amo Berlino. Berlino che è un work in progress. Non è solo che ci puoi tornare decine di volte e ogni volta la città ti accoglie con un look diverso. E’ che è proprio in fieri, quel look, è un paesaggio urbano che senza soluzione di continuità scivola da monumenti classici, come il Duomo, a vuoti quasi mostruosi. Sono i cantieri, come quello, ambiziosissimo, di ricostruire l’antico castello, una voragine a due passi da Unter den Linden, il viale della Humboldt Universität e dell’Opera, anch’esso segnato da gru, e soprattutto da quelle caratteristiche tubature colorate che servono a drenare l’acqua nei siti in costruzione, di passaggio anch’esse quindi, ma che in una città che è un playground per creative non potevano che confondersi con installazioni post-moderne.
E’ un pensiero che ho dal mio primo incontro con Berlino e che si è rafforzato durante il mio ultimo viaggio in città, poche settimane fa e solo per pochissime ore. Quello che potevo fare quindi era solo attraversarla e regalarmi questo colpo d’occhio di city at work.

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Come si vive in Europa? Roma, Parigi e Berlino raccontate a fumetti

graphic novel a Berlino
La prima tavola di Aiuto! Hilfe! di Manuele Fior

L’Europa al tempo della crisi, ma raccontata attraverso una lente particolare, quella del fumetto. E da tre punti d’osservazione privilegiati: Parigi, la Ville Lumiere sempre fascinosa se vista (solo) con gli occhi del turista), Berlino, la nuova Mecca dei giovani e a capo della locomotiva d’Europa. E poi la nostra Roma, capitale di un Paese in affanno.Vi piacerebbe che qualcuno vi raccontasse a disegni come si vive oggi in queste tre città?

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Einsteigen bitte: istantanee da Berlino a colpi di tweet

Quello che vi ho appena presentato (oltre ad essere un tormentone che chi ha preso almeno una volta nella vita la U-Bahn, la metrò di Berlino, conosce bene, al pari del Mind the gap londinese) è l’incipit di Berliner Tango, un romanzo.. certo, come potrete immaginare, si tratta di un romanzo abbastanza particolare, perchè è un tweet romanzo, una storia raccontata per cinguettii, che va in onda come se fosse un vero e proprio serial ogni giorno alle 16.

racconti ambientati a Berlino
Credits: Sebastiano Lora

Anzi, mea culpa parlarvene solo adesso, dopo una settimana abbondante di programmazione. Ma niente paura, cliccate sull’hashtag #00Berlin e potrete recuperare in un sol colpo tutti i capitoli precedenti. Io intanto vi racconto di che si tratta, perchè mi incuriosiscono sempre questi esperimenti: il mio gusto rimane un po’, come dire, retrò, quando si parla di libri (carta vs ebook, trama con tutti i crismi della trama vs forme ardite, ecc). Ma sono sempre pronta a ricredermi, come vi ho raccontato a proposito di In territorio nemico. Libro che torna anche qui perchè proprio assistendo alla sua presentazione all’ultimo Salone del Libro di Torino avevo avuto il piacere di conoscere di persona Arturo Robertazzi, l’autore di Berliner Tango ( o 00Berlin che dir si voglia), e non solo.

Se volete conoscere Arturo, andate sul suo blog, Scrittore computazionale: il titolo svela la “doppia natura” di Arturo, che è chimico computazionale e insieme scrittore, e vive appunto a Berlino. Ha scritto Zagreb (pubblicato da Aìsara in edizione cartacea) che evoca la storia drammatica delle guerre di Jugoslavia, e dall’anno scorso è diventato anche interattivo con la versione eZagreb, arricchita di mappe, immagini, link.

E il suo prossimo sarà un libro ambientato a Berlino. Come poteva non incuriosirmi? Pronti, via, quindi. Ma in attesa del romanzo, mi godo le pillole di Berliner Tango, un originalissimo reportage narrativo a colpi di 140 caratteri, 75 tweet in tutto, cinque al giorno, fino al 1 luglio. Instantanee, immagini, apparizioni di personaggi, con cui Arturo racconta Neukölln, il quartiere in cui vive e che, racconta, spesso nelle guide viene liquidato con poche parole come quartiere proletario ai margini di altri più famosi, ma che di fatto è la nuova frontiera in trasformazione della città poliedrica (dopo Prenzlauerberg, Kreuzberg, ecc, per intenderci).

Sul sito culturale Doppiozero (che insieme ad Arturo ed U10 produce l’impresa) Arturo racconta molto bene la nascita dell’idea e le difficoltà di realizzarla amalgamando l’esigenza della narrazione con la natura fugace, disordinata e frammentaria di Twitter. Ci sarà riuscito? Sintonizzatevi ogni giorno alle 16 con l’account @00SerialTW (c’è pure la sigla con l’uccellino retrò), e lo scoprirete.

(intanto attendiamo con ansia il romanzo tradizionale – ma lo sarà poi davvero? -, Berlin XxX, a testimonianza ci sono i quaderni di appunti di Arturo su Instagram !)

Il muro a Mauerpark

“We can be heroes…”, la guida rock di Berlino

Il Muro a Mauerpark
Il Muro a Mauerpark

We can be heroes, just for one day”. Era il 1977, ed insieme a Low e Lodger David Bowie pubblicava quella che fu definite la trilogia berlinese. E che è impossibile scindere da quella violenta fotografia di Berlino fine anni ’70 che fu Christiane F. e i ragazzi dello Zoo di Berlino. Ma la capitale ancora divisa in quegli anni, con la sua forza di attrazione non sempre edificante (mistero, musica, atmosfera certo, ma anche decadimento e droghe) aveva ospitato anche altri nomi illustri della musica, Lou Reed ovviamente (che pubblicò Berlin nel 1973).

E che dire degli U2: oscillavano pericolosamente verso il punto di non ritorno, stavano per sciogliersi sul finire degli anni ’80, quando arrivarono a Berlino stavolta appena riunificata, si chiusero negli Hansa Studios, e non solo non si divisero ma crearono quel manifesto che è One e poi il ricchissimo Achtung Baby. Tutto questo per dire che Berlino, le sue strade, la sua storia, sono fortemente impregnate di storia rock, e sarebbe bello ripercorrerne le orme, visitarla come fosse una colonna sonora, scoprire i luoghi che hanno dettano tendenza e continuano a farlo, dall’elettronica al punk.

Guide Rock Berlino

A chi non piacerebbe una guida così? Ci ha pensato Arcana, storica casa editrice musicale (e che tra i suoi fondatori ci fu una certa Fernanda Pivano..) che ha dato alle stampe una collana dal nome che è tutto un programma, le Guide Rock. Bella scoperta per la quale devo ringraziare un articolo letto su Il Mitte, il quotidiano online di Berlino fatto per gli italofoni (anzi, se ancora non lo conoscete, se amate Berlino, se ci vivete o pensate di andarci in vacanza, dateci un’occhiata, ve lo consiglio vivamente).

Ecco la guida rock di Berlino, dunque, che promette di essere un must per gli appassionati del genere, un tuffo nel passato (i luoghi del Duca Bianco, l’assalto ai totalitarismi da parte del punk) ma ovviamente anche del presente, con i suggerimenti per lo shopping alternativo e, naturalmente, per i negozi di dischi da non perdere. L’autrice è la giornalista musicale Francesca Fabi. Che ne firma anche altre due, imprescindibili in una collana del genere: Londra e New York (la quarta è dedicata ad Amsterdam, a firma di Pierfrancesco Pacoda, critico musicale e saggista). Il dubbio semmai è: come fare a strizzare in 160 pagine (questo infatti il format delle guide, che costano 12 euro) l’immane storia rock di queste capitali della musica?