#PorteOuverte a Bruxelles: e torna il lato umano della Rete in una città ferita

attentati BruxellesParliamo di ‪Bruxelles‬. Sono stata a lungo indecisa se scriverne e cosa. Perché l’urgenza dei fatti ieri imponeva di più lo sgomento e la cronaca.

Perché abbiamo un volo prenotato proprio per la capitale belga tra un mese e per la prima volta, dopo questi attentati a Bruxelles, non so se partire o no, e ti accorgi che tutto quello che hai sempre scritto e detto, tra gli amici e per lavoro, e cioe’ che non bisogna permettersi di farsi fermare, quando ti bussa alla porta cambia tutta la prospettiva. Perché il pensiero oscilla tra il desiderio di non cedere alle paure e il timore di andare a disturbare l’equilibrio precario di una città ferita. E poi perché in questi casi sembra che tutti si sentano chiamati a dire la loro e io non volevo farlo cosi’, solo per “convenzione“.
Stamattina però ho trovato ciò che avrei scritto di Bruxelles: la collaborazione, la speranza e la solidarietà, quella che già avevamo visto a Parigi e che torna, con gli abitanti di Bruxelles che aprono le loro case e le loro auto per offrire ospitalità temporanea e un passaggio a chi è rimasto bloccato in giro per la città. Il bello della rete che da virtuale diventa umana.

#BrusselsLift è l’hashtag che chi era in giro in città ha lanciato per offrire un passaggio in auto ai viaggiatori rimasti a terra dopo le due bombe esplose all’aeroporto Zaventem di Bruxelles. E appunto come in occasione degli attentati di Parigi i belgi hanno aperto le porte di casa propria, lanciando gli hashtag #ikwillhelpen (voglio aiutare) e #PorteOuverte per offrire ospitalità temporanea e – forse – un po’ di tranquillità.

E Jonathan Coe racconta l’Expo, quella del ’58 a Bruxelles

libri ambientati a Bruxelles“Thomas could once again see the glistening spheres of the Atomium rising above the trees, full moons of silver against the grey of the shifting afternoon sky”.

Oggi vi parlo di libri ambientati in Belgio, anzi, vi parlo in particolare di un libro ambientato a Bruxelles. Ma vi faccio fare anche un viaggio nel tempo, oltre cinquant’anni fa e attualissimo al tempo stesso. Perchè se avete in programma un viaggio a Bruxelles questo secondo me è un libro che potreste portarvi in valigia e sfogliare all’ombra dell’Atomium, sentendovi di colpo trasportati ai tempi gloriosi della sua inaugurazione. Perchè oggi vi parlo del libro che ho appena finito di leggere. E’ Expo 58 di Jonathan Coe. Uno scrittore britannico che io adoro. E che quando posso cerco di leggere in lingua originale per gustarmelo appieno, come ho fatto stavolta con l’edizione Penguin, mentre in traduzione italiana lo trovate pubblicato da Feltrinelli.

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