L’anima dolente di New York che viaggia in metrò

Antonio Monda libro
Alzare lo sguardo dall’onnipresente smartphone e iniziare ad osservare chi ci circonda, magari fantasticando sulle loro identità e sulle loro storie. Vi sarà capitato di farlo durante un viaggio in metropolitana o in autobus, vero? C’è chi ci ha pensato ogni mattina nel suo trantran da commuter newyorchese, solo che lo smartphone lo ha tenuto ben saldo in mano, per scattare migliaia di foto rubate e poi scriverci su delle storie.

Lo ha fatto Antonio Monda, giornalista corrispondente di Repubblica e professore alla New York University, e ne è nato un libro, Città Nuda (Le mille anime di New York), una raccolta di varia umanità ripresa in metrò, e di storie. Solo che l’idea che me ne ero fatta leggendone in giro era molto diversa dal libro che ho scoperto andandolo a sentire, qualche settimana fa, quando Antonio Monda  ha presentato il suo lavoro e le sue foto a Milano.

New York ritratta attraverso le foto “rubate” ai suoi abitanti, wow, mi ero detta, energia allo stato puro, eccentricità, piccoli scorci metropolitani. Pensavo all’energia ed invece quello che ne è venuto fuori è quasi il suo esatto opposto, la debolezza.
Ed ecco perchè. Foto e storie. Solo che nel libro di Monda le storie non sono quelle dei personaggi ritratti, che peraltro non sono mai perfettamente riconoscibili. “Ho scelto tra le migliaia di foto scattate ed ho immaginato per ciascuna una storia, che non ha a che fare con la persona”, ha detto Monda. Ma che hanno tutte un tratto in commune: sono storie di dolore, perchè quella ritratta è una New York diversa dalla Manhattan di Sex and the city. Ed ecco spiegato perchè: “A Ny si deve indossare una corazza, ma ci sono due momenti, la mattina andando al lavoro in metro e la sera, al ritorno dopo una lunga giornata, in cui si è indifesi, nudi appunto”.

E l’intento del libro è proprio quello di tratteggiare questo momento di riflessione e solitudine. E di dolore, che è quello che traspare dalle storie che ho potuto ascoltare (storie di madri e figli, di giovani, di minoranze etniche ed aspirant suicidi). Quindi vi avverto, aspettatevi una lettura intensa, ma “scomoda”. Niente di patinato, per intenderci.

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Quanti libri parlano di New York? E di Londra? Qualcuno si è messo a misurarli

Broadway New York

Questa è proprio roba da curiosità maniacale. E io mi ci sono imbattuta sfogliando Repubblica di qualche giorno fa (che ospitava anche un’altra chicca letteraria di cui vi parlerò nei prossimi giorni). Vi siete mai chiesti: ma quali sono le città su cui sono stati scritti più libri? Ebbene, qualcuno questa domanda se l’è fatta ed ha deciso di scoprirne anche la risposta. Si tratta di tale Edgar Barbosa per la Florida Atlantic University, usando Google N-Gram Viewer (strumento che in pratica, ma perdonatemi la poca tecnicità, dovrebbe permettere di confrontare la presenza di determinate parole all’interno di un database di qualcosa come 5 milioni di libri…).

Obiettivo: misurare la quantità di libri che parlano di dieci metropoli del mondo, tra il 1800 ed il Duemila. Il che non si esaurisce quindi in un esercizio maniacale di qualche appassionato, ma vuol dire comporre un affresco della società mondiale in due secoli, e soprattutto di come è cambiata. E di come si sono spostate le vie del mainstream.
Ed eccole qui, le dieci città raccontate tra le pagine dei libri scrupolosamente passati in una rassegna che però, lo dobbiamo dire per onor di cronaca, mantiene un’identità molto anglosassone. La ricerca viene dalla Florida e qui si parla solo di libri in lingua inglese (anche tradotti da altre lingue, vogliamo sperare, anche se ricordo di aver letto, tempo fa, che negli Stati Uniti le altre letterature, cioè quelle non anglosassoni, venissero lette pochissimo, tanto che si era meritata gli onori delle cronache una piccola casa editrice universitaria, Open Letter Books della University of Rochester, NY, interamente dedita alla traduzione dei classici internazionali.

Shakespeare2
E quindi è chiaro, e lo pensa anche Paolo Mauri, l’autore dell’articolo de La Repubblica, che se volessimo ripetere l’esperimento prendendo in mano i libri scritti in italiano la mappa sarebbe molto diversa e decisamente più esigua fino ai giorni nostri o quasi, in termini di luoghi stranieri.
Ma torniamo alla mappa degli “americani”: Londra e New York attraversano praticamente incontrastate i due secoli. La nostra Roma si difende più che bene, ma solo fino a metà Ottocento, dopo di che, il “declino” letterario (quantitativamente, si intende) al di là dell’Atlantico (o della Manica). Ma va peggio a Madrid, che brilla solo a inizio ‘800, mentre spicca la Parigi della Belle Epoque e Il Cairo dopo la frequenza di primo ‘800 ha vissuto un nuovo interesse prima del Duemila.

E l’Oriente? Sembra proprio che i Bric (cioè quei Paesi a più forte accelerazione economica negli ultimi anni) abbiano fatto irruzione anche in letteratura: Pechino fa la sua comparsa massiccia solo negli ultimi decenni, Mumbai praticamente l’altro ieri. E Tokyo attende ancora il suo exploit. Siete d’accordo?

Potrebbero interessarvi anche questi articoli, su dieci libri ambientati a New York e a Londra (in arrivo le prossime puntate)

… e un libro leggero sulla Pechino degli “expats”

No Borders Magazine e le sue guide tascabili, anzi, di più

Guida di Melbourne No Borders Magazine

La passione per i libri di viaggio e affini è diffusa e condivisa: lo scopro ogni giorno curiosando soprattutto tra i blog dei viaggiatori e ne sono molto contenta: un angolino per la lettura non manca mai. E in alcuni casi si tratta di angolini virtuali molto accoglienti. Per questo ho deciso che ve ne parlerò, per condividere con voi quello che mi piace leggere in Rete, perché quando si trovano cose belle e ben fatte nel mare magnum del web è bello farlo sapere.

Oggi quindi vi segnalo No Borders Magazine, un magazine virtuale dedicato – ovviamente – al tema del viaggio, dalla bella grafica, layout ordinato e contenuti originali. Con articoli anche divertenti, come quello dedicato a dieci riviste di bordo delle compagnie aeree internazionali. E che alle anime di No Borders Magazine piaccia leggere non c’è dubbio: tanti infatti i consigli di lettura, sempre all’insegna del viaggio of course.

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Books and the city: dieci libri per sognare New York

Libri New York

New York è un unico, immenso, elettrizzante set cinematografico. Su questo siamo tutti d’accordo. Sfido chiunque a non aver pensato la stessa cosa, la prima volta che ha messo piede nella Grande Mela.

A me è successo. I miei ricordi della prima (e purtroppo finora unica) conoscenza con New York si sfilacciano con le immagini del cinema. Mi sorprendevo ad esclamare a ripetizione i nomi dei film ogni volta che qualche angolo colpiva il mio sguardo, e chiunque ci sia stato concorderà che accade praticamente spessissimo.

Ma mi sono chiesta: e con i libri come la mettiamo? Impossibile che una città musa di così tanti registi non abbia allo stesso modo ispirato anche gli scrittori. Anche perchè, in effetti, tante pellicole non sono altro che fortunate trasposizioni sullo schermo di parole scritte.

E così, come abbiamo fatto con Barcellona, ho iniziato a raccogliere titoli di romanzi ambientati a New York, o dalla Grande Mela ispirati. Qui i primi dieci che mi sono venuti in mente, non tutti li ho letti, e anzi aspetto i vostri commenti a riguardo. Ma di quanto si potrà allungare questa lista? Secondo me di tanto, non è vero? Aiutatemi voi, suggeritemi il “vostrolibro simbolo di New York. Per un sequel che si rispetti, nella migliore tradizione di Hollywood!

Nero a Mahattan (Jeffery Deaver)

Oscura

Per la prima volta in sei mesi, si sentiva al sicuro.
Dopo due cambi di identità e tre nuovi indirizzi, cominciava davvero a credere di averla scampata.
Una nuova sensazione si era impossessata di lui, una tranquillità inconsueta. Era da tanto che non provava nulla di simile, pensò, mettendosi a sedere sul letto della sua camera d’albergo, con vista sullo strano arco argentato che incorniciava il lungofiume di St. Louis. Respirò l’aria primaverile del Midwest”.

Libri New York

Il giovane Holden (Jerome D. Salinger)

Irriverente

Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio d’infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose, soprattutto mio padre. Carini e tutto quanto -chi lo nega – ma anche maledettamente suscettibili”.

L’Età dell’Innocenza (Edith Wharton)

Borghese

Agli inizi degli anni Settanta, una sera di gennaio, Christine Nilsson cantava nel Faust all’Accademia di Musica di New York. Sebbene si parlasse già di costruire in una zona metropolitana lontana dal centro un nuovo teatro dell’opera, che per l’alto costo e per lo sfarzo avrebbe retto il confronto con quelli delle grandi capitali europee, il bel mondo si accontentava ancora di tornare a radunarsi ogni inverno nei mal ridotti palchi addobbati di rosso e oro dell’accogliente vecchia Accademia”.

Le mille luci di New York (Ian McInerney)

Concitata

Tu non sei esattamente il tipo di persona che ci si aspetterebbe di vedere in un posto come questo a quest’ora del mattino. E invece eccoti qua, e non puoi certo dire che il terreno ti sia del tutto sconosciuto, anche se i particolari sono confusi. Sei un in nightclub e stai parlando con una ragazza rapata a zero”.

libri su new york

Un albero cresce a Brooklyn (Betty Smith)

Epica

Riposante”. Era l’aggettivo che si sarebbe potuto usare per Brooklyn, soprattutto nell’estate del 1912. “Monotono” andava forse meglio, ma non per il quartiere di Williamsburg. “Prateria” aveva un bel suono, e Shenandoha era molto musicale. Ma queste non erano parole veramente adatte per Brooklyn”.

La Trilogia di New York (Paul Auster)

Enigmatica

Cominciò con un numero sbagliato, tre squilli di telefono nel cuore della notte e la voce all’apparecchio che chiedeva di qualcuno che non era lui. Molto tempo dopo, quando fu in grado di pensare a ciò che gli era accaduto, avrebbe concluso che nulla era reale tranne il caso. Ma questo fu molto tempo dopo. All’inizio, non c’erano che il fatto e le sue conseguenze. La questione non è se si sarebbero potuti sviluppare altrimenti o se invece tutto fosse già stabilito a partire dalla prima parola detta dallo sconosciuto. La questione è la storia in sé: che abbia significato o meno, non spetta alla storia spiegarlo” (La città di vetro)

Colazione da Tiffany (Truman Capote)

Iconica

Mi sento sempre attratto dai posti dove sono vissuto, le case e i loro dintorni. Per esempio, nella Settantesima Est c’è un edificio di pietra grigia dove, al principio della guerra, ho avuto il mio primo appartamento newyorchese. Era una stanza sola affollata di mobili di scarto, un divano e alcune poltrone paffute, ricoperte di quel particolare velluto rosso e pruriginoso che ricolleghiamo alle giornate d’afa in treno. Le pareti erano a stucco, di un colore che ricordava uno sputo tabaccoso. Dappertutto, perfino in bagno, c’erano stampe di rovine romane, molto vecchie e tempestate di puntolini scuri. L’unica finestra dava sulla scala di sicurezza”.

libri su new york

Sex and the City (Candace Bushnell)

Modaiola

Benvenuti nell’Età della Non-Innocenza. Le luci di scena che facevano da sfondo ai convegni gonfiabustini di Edith Wharton sono ancora accese, ma il palco è deserto. Nessuno va a fare colazione da Tiffany, e nessuno ha storie da ricordare: noi facciamo colazione alle sette del mattino e abbiamo storie che cerchiamo di dimenticare il prima possibile. Com’è che ci siamo messi in questo casino?”

Sei per uno (Rex Stout)

Gialla

Deposi il supplemento illustrato domenicale del “New York Times” e sbadigliai. Guardai Nero Wolfe e sbadigliai di nuovo.
«Questo S. J. Woolf è, per caso, vostro parente?»
Wolfe lanciò una freccia e colpì un re di fiori nel bersaglio, senza prestarmi attenzione. Continuai:
«No, non può essere vostro parente, perché il nome è scritto in modo diverso. Vi ho fatto questa domanda perché mi era balenata un’idea nella zucca. Non credete che potrebbe giovare ai vostri affari se questo S. J. Woolf, che è un redattore del “Times”, pubblicasse un bell’articolo sulla vostra attività corredato di una bella fotografia?»
Wolfe borbottò qualcosa di intelligibile e si chinò a raccogliere una freccia che gli era caduta”.

Kitchen Confidential (Antony Bourdain)

Rivelatrice

Non fraintendetemi: io amo il mondo della ristorazione. Diavolo, ne faccio ancora parte – sono chef da una vita, addestrato secondo i canoni della tradizione classica, e nel giro di un’ora starò probabilmente rosolando le ossa per la demi-glace e facendo a pezzi filetti di manzo in una scalcagnata cucina a sud di Park Avenue.
Non sto per vuotare il sacco su tutto quello che ho visto, imparato e fatto nella mia lunga e documentata carriera di lavapiatti, sguattero, addetto alla friggitrice e poi al grill, salsiere, sous-chef e chef solo perché sono furioso contro il sistema o perché voglio sconvolgere i clienti che stanno cenando. E vorrei continuare a fare lo chef anche dopo che questo libro sarà stato pubblicato, perché questa vita è l’unica che conosco davvero”.

Vi è piaciuta questa carrellata letteraria attraverso la Big Apple? Quali libri vorreste aggiungere alla lista? Intanto, potete leggere

e poi aspetto tutti i vostri suggerimenti!