Grazie turismo: ventotto storie di vita da incontrare nel nostro prossimo viaggio

Storie di turismoOltre un miliardo di turisti in un anno, che insieme fanno circa il 10% del Pil, e contribuiscono, in modo diretto o indiretto, a creare un posto di lavoro ogni undici del mondo. E’ la fotografia del turismo mondiale.

O meglio, fin qui sono i numeri. Perché dietro i numeri ci sono le persone, i volti. Ci sono le storie di vita.

Mi è piaciuta da subito questa iniziativa dell’Unwto, ovvero l’Organizzazione mondiale del turismo. Raccontare le storie di chi ce l’ha fatta. Farci incontrare uomini e donne che magari con il turismo si sono riscattati da una vita difficile, o semplicemente hanno trovato la loro, di vita, hanno portato in contatto un pezzettino del loro mondo con quello di chi, viaggiando, li ha incontrati. Perché cos’altro è, il viaggio, se non incontro e scoperta? E non lo è forse meglio lontani dai grandi tour preconfezionati e dai villaggi turistici?

Tourism Stories è il nome di questo progetto di cui vi parlo oggi. Anzi, in realtà ve ne avevo già parlato, un paio di anni fa, con l’uscita della prima pubblicazione dedicata alle storie di chi col turismo ha trovato la sua via. Si chiamava How Tourism enriched my life. Ma il progetto è andato avanti, e di libro ne è nato un secondo, che raccoglie 28 storie in giro per il mondo: “My story, My Community, Our future”.

La cosa bella è che li trovate entrambi, gratuitamente, sul sito dell’Unwto, per esempio a questo link potete scaricare il volume di cui vi parlo oggi. E io vi consiglio davvero di farlo perché è bello “ascoltare” in prima persona queste esperienze spesso così diverse una dall’altra.

C’è Rusaila Derat che a Jerico porta avanti, insieme ad altre donne, un progetto per la realizzazione di gioielli e altri oggetti con la tecnica tradizionale del mosaico. C’è Khaled Al Took, in Arabia Saudita, che riporta in vita la tradizione con i tour a dorso di cammello sulle tracce delle antiche carovane di mercanti. C’è Landing Jatta, che in Gambia faceva il cacciatore di tartarughe e che poi, resosi conto del terribile danno che attività come la sua provocavano all’ecosistema, le tartarughe ha deciso di salvarle, e ora lavora al Sandale Eco Retreat come guida.

storie di turismo

Ci sono le storie del turismo di comunità, quelle che portano i viaggiatori nelle case della popolazione locale. Ci sono i piccoli artigiani. Ci sono naturalmente le donne, che spesso in progetti come questi, dall’ospitalità alle abilità manuali della tradizione, trovano una utile fonte di guadagno per la famiglia e un modo per emanciparsi. Naturalmente ci sono anche “semplici” storie di chi, col turismo, ha avuto una piccola grande intuizione fattasi mestiere.

E c’è anche una storia italiana. Quella di Pasquale Ricchiuti, 34 anni, che quando ne aveva 26 ha avuto l’idea di portare i risciò in Puglia, per promuovere una forma di trasporto turistico sostenibile e slow.

“Succede qualcosa di incredibile quando porti la gente a rallentare, osservare, ascoltare e sentire. E quale modo migliore di farlo se non su una bicicletta”.

Potete leggere anche la sua storia, insieme alle altre 27. E chissa’ che non incontriare qualcuno di questi personaggi, in uno dei vostri prossimi viaggi.

“C’era infinite volte il Sud”, un Salento che sa di mare e Oriente

Una delle pagine di questo blog si chiama “dalla carta all’app”.

Perchè in questi tempi di accelerate tecnologiche è questo il senso di marcia che ci aspettiamo vero? E invece la storia di oggi va contromano, parte da uno smartphone e atterra sull’inchiostro. Però in fondo ci segnala che un incontro è possibile. Ricordate una guida del Salento di cui vi ho parlato, Sherazade, l’app che racconta il Salento attraverso le sue voci del passato e del mito? Oggi la potete trovare anche in libreria. O meglio, ha dato vita a un libro, si chiama “C’era infinite volte il sud” (Il Raggio Verde) e l’ha scritto Matteo Greco, ideatore e autore dell’app.
Con ventitre racconti e dieci “lettere” al turista, porta sulla carta le voci dei personaggi, veri, e immaginari, che fanno da cantastorie su Sherazade, e che conducono attraverso le vie del Salento: Gallipoli, Santa Maria di Leuca, Otranto, Galatina, Santa Cesarea Terme, Alessano. Gagliano del Capo, Cutrofiano, Zollino, Melpignano, Soleto, Sternatia, Martignano, Martano, Corigliano d’Otranto, Melendugno, Castrignano De’ Greci.
I racconti si snodano lungo due direzioni: i confini, che qui sono dettati soprattutto dal mare. E il cuore, l’entroterra.

“Il Salento è, in realtà, una finta terra. Se lo percorri lungo i suoi

confini a Oriente, a Sud, ad Occidente, troverai mare, solo

mare. C’è solo una direzione, il nord, solo uno stretto lembo

di superficie terrestre, a ricordare che si è legati a un continente. Il

vero padrone di casa, qui, non è l’uomo, e neppure gli ulivi che

fiancheggiano ossequiosamente ogni strada, ovunque si vada”.

guida del SalentoLungo i punti cardinali ci sono le voci della costa, dal racconto della sentinella sui bastioni di Otranto, all’arrivo dei Turchi, alla voce della sirena Leucasia di Santa Maria di Leuca, Finibus Terrae. E Giovanni, venditore di olio lampante sulla piazza di Gallipoli.

“Dopo aver costeggiato il Salento lungo i punti cardinali e i suoi diversi mari, ti porterò nell’entroterra. Saranno poche decine di chilometri, vedrai, ma il viaggio nel tempo che faremo sarà ampio. Non ti stupire, se sentirai qualche signore anziano parlare una lingua mai sentita entro i confini dell’Italia. È che i paesi in cui ti porto hanno, come dire, una sorta di doppia residenza. Sono lì, dove li vedi, ma in un certo senso sono anche in Grecia, nell’Oriente da cui venivano i bizantini che per secoli li hanno abitati”.

Ecco invece un sud che è anche Oriente nel secondo fil rouge: la Grecia Salentina. Dal suo cuore di Galatina, dove certo non poteva mancare la voce di una tarantata (il racconto di Teresa) a, per esempio, un borgo meno conosciuto, Castrignano de’ Greci, e un contadino del 1700 che racconta il Castello de’ Gualtieris.

Racconti dal passato ma anche voci contemporanee. Lettere, pagine di diario (reali o immaginarie?), e-mail. Una guida narrativa del Tacco d’Italia.

Mi sorprende sempre ritrovare sulle pagine di un libro luoghi ai quali quasi finisci per non dare più peso, tanto fanno parte della tua “geografia” familiare. Capita anche a voi di provare queste sensazioni quando magari vi ritrovate a leggere storie ambientate là dove siete nati e cresciuti?

TrainDogs, se il viaggio dei pendolari diventa spettacolo? Intervista a Fabio Palombo

racconti di viaggio
TrainDogs – La locandina del prossimo spettacolo

“I pendolari viaggiano senza viaggiare. Non vanno da nessuna parte. Lo sognano e basta. Sognano di essere portati Altrove: che quel treno, un giorno, prosegua la sua corsa. Ma non succede mai. E, treno o non treno, prima o poi, capita a tutti, di sognare l’Altrove” (Fabio Palombo)

Oggi vi porto in treno. Ma non per andare lontano. O quanto meno non dal punto di vista della lunghezza dei binari. Vi porto su un treno di pendolari, sulla tratta Saronno-Milano, sempre la stessa, giorno dopo giorno, perchè è lì che sono nati questi racconti in viaggio che sono a loro modo racconti di viaggio e sono diventati un libro e poi anche uno spettacolo teatrale (itinerante, ovviamente!). Perchè quale luogo migliore, se non del treno, per immaginare delle storie e lasciarsi ispirare dai volti che vanno e vengono?
Ha iniziato così, Fabio Palombo, pendolare sulla tratta Saronno-Milano. Ad aprile 2010 ha scritto e pubblicato su Facebook il primo di questi micro-racconti, tra prosa e poesia. Tutti sul social network, tutti di undici righe. Sono nati così i TrainDogs, ad oggi a quota 551, uno al giorno su Facebook dalle 9.30, storie ispirate dal viaggio pendolare in treno. E sono piaciute così tanto che Fabio ha iniziato a portarle in giro per l’Italia, in 29 tappe in 18 città, con dei reading musicali sempre diversi. E che oggi tornano per così dire “a casa”, perchè il prossimo 2 luglio ci sarà il trentesimo reading musicale dei TrainDogs, alla Dogana di Milano, dalle 19.30. E per la prima volta le storie di Fabio Palombo non saranno accompagnate da musica strumentale bensì dai suoni elettronici, a cura del violoncellista e sound designer Alessandro Branca.
Anche questi sono racconti che parlano di un viaggio, e non potevo non ospitarli qui! E poi chissà quanti pendolari ci sono tra di voi, in viaggio ogni giorno tra le vostre città e i luoghi di lavoro e studio. E quindi ho colto quest’occasione ed ho incontrato virtualmente Fabio, per farmi raccontare qualcosa di più dei TrainDogs e dello spettacolo che verrà. Ecco cosa mi ha detto, buona lettura!

Che tipo di storie possono venire in mente a chi ogni giorno fa il pendolare della tratta Saronno-Milano?

“Le storie degli uomini e delle donne che, ogni giorno, viaggiano su quei treni. Che non sono diverse dalle storie di chiunque altro. Sono vite. E ogni vita è una storia. Solo che i pendolari vivono in prima persona ciò che per gli altri resta solo una metafora. Ossia, fanno tutti i giorni avanti e indietro alla ricerca di una via d’uscita. Non è un viaggio, quello dei pendolari. È solo un’illusione. I pendolari viaggiano senza viaggiare. Non vanno da nessuna parte. Lo sognano e basta. Sognano di essere portati Altrove: che quel treno, un giorno, prosegua la sua corsa. Ma non succede mai. E, treno o non treno, prima o poi, capita a tutti, di sognare l’Altrove”.

Intanto, ecco cosa accade durante un reading musicale di TrainDogs. Potete guardare tutti i video sul canale YouTube di Fabio Palombo

Come hanno contribuito, e magari continuano a farlo, gli altri pendolari nella vita reale e nel social?

“Le prime undici righe di Traindogs sono del 13 aprile 2010. Sono quindi più di cinque anni che il progetto va avanti. Ed è naturale che ci sia stata un’evoluzione, come in ogni progetto a lungo termine.
Però, nella prima fase, i pendolari sono stati fondamentali. Per il fatto stesso di esserci. È grazie a loro, alla loro osservazione, e descrizione, alle dinamiche umane proprie del pendolarismo, e successivamente, all’immaginarmi le loro storie e le loro vite, che Traindogs è nato. Senza di loro, questo treno non sarebbe neanche partito.
Sui social, invece, hanno contribuito tutte le persone che, nel corso degli anni, mi hanno scritto, mi hanno fatto capire quanto le mie parole fossero importanti, e come ci si ritrovassero, e che hanno aspettato ogni nuovo Traindogs come fosse un appuntamento, prima che con una nuova storia, con loro stessi. E sono loro ad avermi dato energie e motivazioni per continuare fino a oggi. Senza, questo treno si sarebbe già fermato da tempo”.

I racconti in undici righe sono solo su Facebook?

“Sono stati pubblicati tutti su Facebook. C’è anche un sito, www.traindogs.it, ma non è altro che un casellario di numeri che riportano a Facebook. E poi, ci sono le due edizioni del libro “Traindogs – Storie di uomini e di donne”, che raccolgono, ognuna, una selezione di duecento Traindogs. La prima dell’ottobre 2013, la seconda del marzo di quest’anno (Bonomi Editore)”.

racconti di viaggio
Ecco il primo dei TrainDogs pubblicati da Fabio Palombo

Parlano solo di vita da pendolare o quella serve spesso anche come ispirazione per creare altre storie?

“Come scrivo nel prologo del libro: ‘C’è un treno, in ogni storia che racconto. Un treno che porta da qualche parte. Oppure da nessuna. E non importa che io ne parli. Perché se non c’è, c’è stato. O ci sarà. Uno di quei treni che prendo ogni giorno. Insieme a tutti quelli come me. Un giorno ho iniziato a raccontare le nostre storie. Storie che sono anche le vostre. Anche se non avete mai preso un treno’. Parlano di vite. Perché ogni vita è un viaggio. E allora, che differenza fa, che siano pendolari o no?”

Le pubblichi solo tu o racconti anche i contributi dei tuoi lettori-pendolari?

“Solo io, tutti e 551, undici righe alla volta”.

Qualche fa c’è stata l’operazione del Pendolibro a cura di Libreriamo, e se non sbaglio anche Trenord aveva incitato i pendolari a trasformarsi in scrittori. Sono esperienze con cui ti sei confrontato? Che ne pensi? Il pendolarismo è un tipo di viaggio che ispira?

“Un anno e mezzo fa, Trenord ha organizzato il concorso “Scrittori in carrozza”. Sono stato chiamato a far parte della giuria. È stata una bella esperienza. E c’è stata una grande partecipazione. Perché la gente ha bisogno di esprimersi, di raccontare storie, che siano le loro, di altri, o anche di fantasia. L’esperienza con Trenord ha avuto un seguito con un mio spettacolo alla stazione di Cadorna, l’ottobre scorso, che di tutti quelli che ho fatto è stato forse, proprio per il luogo e ciò che rappresenta – è da dove, per me, tutto è partito – il più significativo”.

Fabio Palombo in scena - immagine dalla pagina Facebook di TrainDogs
Fabio Palombo in scena – immagine dalla pagina Facebook di TrainDogs

Ci sono delle storie o dei personaggi che ti hanno più colpito?

“No, ogni storia, e ogni vita, meritano di essere raccontati. Come scrivo nel Traindogs 400, il brano con il quale chiudo ogni spettacolo:
‘Credo che non ci sia nessuna storia più interessante di un’altra, quello succede nella letteratura, non nella vita. Ci sono vite senza un colpo di scena, ma non per questo valgono di meno. Credo che ognuno di noi abbia in mano la propria storia. E ne scriva ogni giorno una pagina. E ogni pagina è diversa, anche se può sembrare che non sia così. Credo nella bellezza. Perché ce n’è di bellezza.La bellezza di un gesto, di un sorriso, di una buona parola. Credo nella forza.In quella forza che abbiamo, anche quando crediamo di non averne più. Credo nelle sconfitte. Perché sono quelle che scrivono la nostra storia. Le vittorie sono quasi tutte uguali. Credo nelle debolezze. Perché noi non siamo macchine. E neanche le macchine sono perfette. Credo in ogni storia che ho raccontato. Credo in ogni uomo che l’ha vissuta’.

Che spettacolo sarà quello del 2 luglio a Milano?

“Sarà un viaggio fatto di parole e musica, e di emozioni condivise. Leggerò i miei Traindogs accompagnato dalla colonna sonora originale composta dal maestro Alessandro Branca. Ogni spettacolo è diverso, perché diversi sono gli artisti con i quali collaboro, diversi sono i Traindogs che scelgo per la serata, diverse sono le atmosfere e i mondi musicali creati per l’occasione, diverso è il pubblico. E’ bellissimo incontrare di persona lettori che mi seguono da mesi, o da anni, su facebook. E’ il passaggio inverso, dal 2.0 all’1.0, il più gratificante: per me, per chi è con me, e per chi viene ad ascoltarci.
Come ho detto, La Dogana di Milano sarà la 30a tappa di un viaggio meraviglioso e inaspettato, che ha toccato quasi tutta l’Italia. Un’esperienza che mi ha arricchito profondamente. E ogni spettacolo, per l’intensità delle emozioni, è come se fosse il primo”.

Viaggiare in Puglia attraverso le sue storie: e l’on the road si fa in compagnia di un libro

SalentoCi sono tanti modi per raccontare una terra.

La si può filmare con una cinepresa, fermare sulla lente di un obiettivo, affidarsi ai racconti di chi ci vive.

E poi la si può leggere in una storia, un racconto, un romanzo. Di chi ci vive o semplicemente vuole mettere su carta un ricordo, o una speranza.In fondo anche questo è storytelling.
Chi ama viaggiare sul serio vuole andare oltre le cartoline patinate, chi ama leggere magari vuole ritrovare sul posto le atmosfere scoperte su carta. Come quelle della mia Puglia.
L’anno scorso, appena arrivata nel mio Salento per le vacanze estive, avevo avuto una sorpresa piacevolissima nel lido che avevo scelto: la biblioteca da spiaggia, un piccolo scaffale di legno pieno di libri ambientati in Puglia, racconti di scrittori pugliesi, storie della mia terra. In quel lido ci ero poi tornata spesso. E spero di ritrovarla anche quest’anno.

Intanto però per immergermi nuovamente nella Puglia raccontata, e per tutti quelli che vogliono iniziare a viverla magari anche prima di andarci in vacanza, c’è una data importante: è il 15 giugno, è il giorno in cui uscirà il libro “Inchiostro di Puglia”.

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Regali di Natale: viaggi, libri … e l’esperienza di scrivere

Emozione 3 regali di NataleE’ ancora troppo presto per pensare ai regali di Natale?

E’ vero, manca ancora un mese, ma sono certa che tra di voi c’è qualcuno di impaziente, qualcuno che magari prende a pretesto il conto alla rovescia al 25 dicembre per iniziare a scrivere, anche solo mentalmente, la propria wish list.
Io a dire la verità non sono tra questi, arrivo sempre impreparata al Natale, anche perchè non sono una fanatica dei pacchetti da trovare sotto l’albero. Intendiamoci, non che non mi piacciano i regali, anzi! Ma se potessi scegliere, agli oggetti preferirei, sempre, un bel biglietto aereo, la promessa di una partenza, l’idea di un viaggio futuro a solleticarmi. Oppure, ça va sans dire, un giro in libreria, a riempire la slitta di Babbo Natale di libri da leggere.
E lo stesso auguro a voi, che la vostra lista dei regali di Natale sia piena di viaggi, e libri.
E se le storie invece che leggerle e basta aveste voglia anche di raccontarle? Lanciatevi. E’ sempre appagante, anche solo per se stessi, mettere le proprie esperienze nero su bianco, specie per quanto riguarda i propri viaggi, che siano giri intorno al mondo o anche solo la scoperta del weekend dietro l’angolo. Basta vincere l’iniziale ritrosia, anche e soprattutto nei confronti di se stessi, lasciarsi andare e non temere giudizi. A dirsi sembra facile! Ma che bisogna rompere il ghiaccio con se stessi l’ho capito proprio in occasione di una mattinata dedicata alla scrittura. Era un anno fa e partecipavo ad un laboratorio di scrittura su come “Raccontare la città”, in cui lo scrittore-architetto Gianni Biondillo, con la sua ironia, ci “svelava” un piccolo mantra: volete raccontare un luogo? Fatene una guida sentimentale.
Cofanetto Emozione3Ecco, se anche voi avete voglia di scrivere la vostra guida sentimentale (e non soltanto di leggere quelle degli altri!) e abitate a Roma e dintorni, ho un suggerimento per voi: fatevi regalare un “cofanetto”. Avete presente le “box” in cui potete scegliere quale esperienza provare? Non offrono solo cene, weekend alle terme o in agriturismo. Ho scovato ad esempio il cofanetto Mille Emozioni di Emozione3, che si dedica, tra le altre cose, a lezioni artistiche di vario tipo, dalla pittura alla scultura. Tra queste, anche la possibilità di seguire un minicorso di scrittura creativa. Lo propone l’associazione Il Tocco degli Angeli. Il buono contenuto nel cofanetto dà diritto a due lezioni per due persone, nella Capitale appunto. Un buono spunto per partire, la vostra pagina bianca è lì davanti a voi che vi aspetta!

“Leggere per la vita!” A Bangkok assume un significato importante

Bangkok 1

Sono tornata! Non, non si tratta di nessun viaggio ma di una lunga assenza da questo blog che presto vi spiegherò. Mi è mancato scriverci, ma per farlo io in prima persona rimando ancora. Oggi torno a voi e sono felice di farlo ospitando un amico, Andrea, che vive decisamente lontano ma che vi ho già presentato tanto tempo fa qui: Andrea vive a Bangkok, in quella Thailandia da settimane sorvegliata speciale per la legge marziale prima ed il colpo di Stato poi. Eventi che Andrea non ha mancato di raccontare, anche con una certa dose di ironia, nel suo blog. Anche quello che leggerete oggi qui ha che fare con la vita quotidiana sotto il coprifuoco, ma viene da lontano, dall’anno scorso precisamente, quando Bangkok era Capitale mondiale del libro. In realtà, poi, le cose sono andate diversamente, e i libri sono oggi diventati simbolici protagonisti di piccoli grandi episodi di resistenza. E ringrazio tanto Andrea per aver condiviso con me questa importante testimonianza! (trovate il suo resoconto anche sul suo blog, Andrea in Thailandia)

Buona lettura.

 

Uno scherzo del destino o forse una casualità programmata.

Nel 2013, Bangkok è stata designata dall’UNESCO Capitale Mondiale del Libro con il tema “Leggere per la vita” – Bangkok World Book Capital City 2013: “Bangkok, Read for Life” era ben evidente nella nota con la quale l’UNESCO conferiva alla capitale tailandese il riconoscimento ed è riportata anche sul sito ufficiale della manifestazione che ha coinvolto diverse associazioni tailandesi. Era aprile, e come ogni anno le scuole erano chiuse per la pausa estiva. Alla conferenza stampa con la quale venne dato il via agli eventi c’erano molti studenti e pochi professori. Il traguardo annunciato era di portare il numero medio di libri letto dagli abitanti della capitale da 5 a 10, possibilmente anche 15. Della capitale però, perché la situazione nel resto del paese è drammaticamente ben diversa. E non solo in tema di libri.

Progettate librerie pubbliche, inaugurati nuovi negozi, pubblicati nuovi testi appositamente tradotti per l’occasione. Ovviamente Bangkok non poteva non esprimersi al meglio creando ovunque mercatini del libro. Tanti a curiosare, pochi gli acquirenti. Spenti i riflettori degli eventi, tutto è tornato come prima e in pochi si ricordano degli obiettivi che si erano prefissati di raggiungere.

Un anno dopo, 22 maggio 2014, una data destinata ad entrare nei libri di storia di questo paese: un nuovo Colpo di Stato, l’ennesimo – 12, 18, 24 a seconda delle fonti. Ed ecco che la lettura assume un nuovo significato. Una protesta silenziosa e pacifica. Un modo controcorrente di opporsi al regime e alla censura che questo ha imposto sui media, televisione e stampa in primo luogo. Un “Leggere per la Vita”, perché non tutti sono a favore di quanto sta accadendo ma questo, ovviamente, non si può dire!

Bangkok 2

Sono oramai diversi giorni che gruppi di 3 o 4 giovani – non di più, visto che essendo in vigore la Legge Marziale che vieta gli assembramenti a più di 5 individui rischierebbero l’arresto – spuntano all’improvviso in diverse parti della città, in piedi, con le spalle gli uni agli altri, libro in mano e occhi concentrati sul testo. Il mio primo tentativo di incontrarli è fallito perché ad attenderli avrebbero trovato la polizia. Non sono uno che demorde e volevo comprendere cosa spinge un poco più che adolescente ad esporsi in prima persona. E così, sono tornato in uno dei luoghi pubblici dove questi giovani avevano fatto la loro apparizione. Sapevo che non si sarebbero arresi.

Impossibile non notarli.

I titoli dei libri ben in mostra perché chi passa possa capire il perché del loro gesto. Testi e trattati di storia tailandese ma anche libri di sociologia sulla non violenza e romanzi che possano in qualche modo dare un chiaro messaggio del disagio che vivono queste giovani. A loro per vivere e sentirsi vivi resta il leggere. Credono nella democrazia, amano il loro paese, lottano per quello in cui credono.

Ritmicamente le dita indice, medio e anulare della mano sinistra vengono baciate e alzate verso il cielo durante la lettura. Un saluto dalla connotazione teatrale che si rifà esplicitamente a quello degli abitanti del Distretto 12 di The Hunger Games, il romanzo di Suzanne Collins che tanto fa pensare alla situazione della Thailandia e non solo di questo periodo. Anche i politici convocati dalla giunta militare hanno iniziato a salutare con le tre dita volte al cielo prima di entrare all’Army Club.

Con pudore mi sono avvicinato. Uno degli studenti della Thammasat University di Bangkok mi ha mostrato sul suo portatile una lista di titoli che insieme ai suoi amici ha preso dalla biblioteca dell’università prima che qualcuno ne impedisca la lettura. Il suo personale obiettivo è leggerli tutti entro la fine di giugno.

Un rapido scambio di battute, un sorriso fiero nel sapere che fuori c’è chi in un modo o nell’altro sa cosa sta succedendo. Poi guarda i suoi amici intenti a leggere, chiude il PC si unisce a loro silenziosamente.

Oggi Bangkok ha dato un significato nuovo alla lettura: Leggere per la vita non è più una semplice onorificenza assegnata senza una base concreta.

I sogni segreti di Walter Mitty: quando il daydreaming ci fa riflettere anche sul futuro delle (belle) foto

Ben Stiller I sogni segreti di Walter Mitty

Lo ammetto: pur avendone sentito tanto parlare, specialmente tra gli amici appassionati di viaggi, non avevo ancora visto I sogni segreti di Walter Mitty. Il film di Ben Stiller era ormai da tempo fuori dalle sale quando però mi si è presentata una seconda chance di cui non potevo non approfittare: la sua uscita in Digital HD.

Di cosa si tratta? E’ una nuova forma di distribuzione digitale in cui si possono scaricare (legalmente ovviamente!) i film dai principali store (Chili TV, iTunes, Playstation Network, Xbox Video, Google Play, Cubovision…), per poi vederli anche sul tablet o sul pc di casa (volendo poi c’è anche in Blue Ray e Dvd). Così ho provato, scoprendo in realtà che avevo davanti un film di viaggio, certo, ma non solo: c’erano un po’di temi intrecciati di cui mi sarebbe piaciuto parlarvi, e quindi eccomi qui. Perchè in Walter Mitty c’è anche il racconto, e c’è una sollecitazione: il valore delle foto di viaggio, specie quelle delle grandi riviste, ed il loro destino.
Innanzitutto, quello che non sapevo è che il vero Walter Mitty ha radici lontane: Ben Stiller ha tratto ispirazione da quello che è un grande classico della letteratura americana, pur in tutta la sua brevità: “The secret life of Walter Mitty”, un racconto breve, pubblicato nel 1939 da James Thurber. Due paginette, nulla più, che si possono leggere ancora in originale qui, sul sito del New Yorker, dove in effetti il racconto apparve per la prima volta.

Ben Stiller Sean Penn I Sogni segreti di Walter Mitty
Pochi viaggi reali in quella storia, fatta di puro daydreaming per scappare da una realtà monotona e un approccio alla vita troppo ottuso per un sognatore. Il Walter Mitty del ’39 non viaggia, si muove piuttosto in un pomeriggio di compere vessato da una moglie petulante, ma ogni scorcio è buono per proiettarlo altrove, con la mente soltanto però (dalla Us Navy all’Europa sotto le bombe). Il Walter Mitty di Ben Stiller, invece, riesce suo malgrado a fare un salto di qualità (e non è in fondo in linea questo con la poetica di Thurber? Immaginare e, quindi, riadattare?): il suo viaggio metaforico diventa reale. E prima la New York ma soprattutto gli scenari naturali poi, di Groenlandia, Islanda, Himalaya, che bucano lo schermo, lui li vede davvero.
Se avete visto il film, conoscete la trama: Walter Mitty lavora come archivista nella (mitica) rivista di fotogiornalismo Life ma il momento è – a suo modo – storico: la rivista cartacea infatti sta per chiudere per trasformarsi solo in un sito online. Manca l’ultimo numero, e la foto di copertina per questo addio, e quello che Walter intraprende è proprio un viaggio alla ricerca del celebre fotoreporter Sean O’Connel (interpretato da Sean Penn) e di questa fotografia perfetta. Se però non l’avete visto non vi dico di più!
Vi dico solo che forse non è un caso che a capitarmi tra le mani come primo film da vedere in mobilità sia Walter Mitty, che un po’ dell’incrocio tra opposti fa la sua essenza: realtà e daydreaming innanzitutto. A proposito, io trovo che l’espressione inglese per “sognare ad occhi aperti”, daydreaming appunto, sia ancora più coinvolgente di quella italiana, perchè è come se questa voglia di immaginare e immaginarci, altrove, in un altro tempo, con altre storie, avvolgesse le nostre giornate e rendesse questi sogni più vicini ad essere dei progetti, dei buoni propositi.
E poi, altro incrocio, vecchie pellicole e foto digitali, una certa idea di giornalismo e fotogiornalismo contro le sfide lanciate dal web e dalle nuove tecnologie. E la bellezza, per me senza tempo, dei racconti di viaggio fatti di immagini, i reportage, ma di quelli veri.
A prima vista I sogni segreti di Walter Mitty sembra quindi solo un film per sognatori, quasi un invito a chi ancora non ha fatto un passo avanti, a farlo. Ma in me ha suscitato più di una riflessione. E in voi?

 

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Una storia a lieto fine: ho incontrato Pianissimo libri sulla strada a Milano e ve lo racconto

Pianissimo libreria itinerante Milano

Questo racconto avrebbe dovuto iniziare con un  nonostante, e, comunque, con la voglia di andare avanti. E’ il racconto di Pianissimo, libri sulla strada, sbarcato a Milano e pronto a percorrere le strade – specie quelle periferiche – della metropoli con la sua libreria itinerante. E il racconto doveva iniziare con un brutto colpo di scena fino a quando, lunedì, questo si è tramutato in un lieto fine, come nelle migliori delle fiabe, del resto.
Il viaggio a Milano di Pianissimo era appena iniziato quando, sabato scorso, la doccia fredda: Leggiu, il furgone libreria, era stato rubato, in pieno giorno, vicino al Naviglio. Subito il dispiacere e lo sgomento dei tanti fan che ormai seguono Filippo Nicosia ed il suo progetto, il tam tam dei social network, la rabbia per un gesto brutto, una certa sensazione quasi di responsabilità tra i milanesi: ma come, Leggiu arriva in città e questa è l’accoglienza? Rabbia e dispiacere li avevo provati anch’io, insieme alla fatidica domanda: e ora? Il viaggio proseguirà?

Soprattutto perchè già mi pregustavo l’appuntamento della domenica sera, il reading letterario con Filippo e Pianissimo allo spazio Scighera, in zona Bovisa. Una telefonata, e la prima bella notizia: il reading si fa. E così eccoci ad incontrare Filippo che, seduto su un divano di velluto un po’ retro’, orfano del suo Leggiu, si racconta e legge passi dell’unico libro superstite dei 600 che erano a bordo e, dunque, spariti: “Il ragazzo selvatico”, di Paolo Cognetti. Legge brani e intanto spiega che Leggiu, per lui, era ovviamente più di un mezzo di trasporto, lento quanto basta, era un compagno di viaggio, un viaggio, quello per portare i libri là dove si legge poco e dove, anche se a chi vive in grandi città la cosa può apparire paradossale, anche semplicemente reperirlo, un libro, può diventare difficile. Un viaggio che, ammette lui stesso, “è qualcosa a metà tra un lavoro ed una militanza, e non so bene dove finisce uno e comincia l’altra”.

Domenica sera, intanto, la lettura è contagiosa, dopo Filippo sono diversi gli ospiti che si avvicendano sul divano retro’ a leggere ad alta voce qualcosa dei libri che hanno amato, in una biblioteca ideale davvero molto variegata. Ci sono le Favole al telefono di Gianni Rodari, c’è la poesia di Wisława Szymborska, c’è l’autore israeliano Etgar Keret ed altri che si avvicendano. Al momento dei saluti, la domanda inevitabile: Pianissimo andrà avanti?Avevo in programma un viaggio più ampio di quello dell’anno scorso, attraverso tutto il Sud Italia, da maggio, ma ora è troppo tardi per riorganizzarmi. Di sicuro torno in Sicilia, sui luoghi in cui sono già stato per vedere se qualcuno dei semi lasciati ha attecchito”.

Pianissimo LibriCosì finiva la serata, in bilico tra amarezza ed entusiasmo. Ma è bastato poco per tornare a sorridere pienamente. Giusto il tempo di una notte. Stavo già pensando a come raccontarla, questa domenica, quando apro Facebook e trovo la bella notizia: Leggiu è stato ritrovato, in fondo neanche tanto distante da dove era sparito, con la serratura forzata ma quasi tutti i libri al loro posto.
E dunque ecco qua. Non più il viaggio di Pianissimo continua nonostante le difficoltà, nonostante il bruttissimo furto di Leggiu, ma, evviva, il viaggio di Pianissimo continua grazie alla collaborazione, alla solidarietà, al passaparola virtuale ed all’attenzione dimostrata per un progetto on the roadvirtuoso e appassionante.

E se siete a Milano in questi giorni lo potete andare a trovare anche di persona, a Fa’ la cosa giusta, la fiera del consumo critico che inizia venerdì.. con una sorpresa. Pianissimo Libri sulla strada è diventato anche un libro, per Terre di Mezzo Editore, e lo potrete vedere in anteprima proprio in fiera.

Storie di viaggi in treno: quelli quotidiani dei pendolari

CopertinaPendolibro

Se è vero che sulla produzione di Masterpiece si sono riversati qualcosa come 5mila manoscritti, allora è ufficiale: forse in (quasi) ognuno di noi alberga uno scrittore, più o meno consapevole. Se poi ogni giorno il viaggio che devi affrontare ti offre davanti agli occhi la varietà della commedia umana così, gratuitamente, a disposizione per far volare la tua immaginazione, allora di materiale per scrivere ce n’è, se solo alzi gli occhi dallo smartphone (se invece stai leggendo va bene così, alzali anche un po’ meno che ci piace!). E allora perchè non raccontarle queste storie? C’è chi ha deciso di farlo: ricordate il Pendolibro? Qualche mese fa era nata l’idea di un ebook open per raccogliere i racconti dei pendolari italiani. Ed oggi l’ebook è diventato realtà.

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Come immaginate la Milano di domani? Ditelo con un racconto

Il naviglio Martesana di Milano dalle parti di Viale Monza, inaspettati angoli poetici...
Il naviglio Martesana di Milano dalle parti di Viale Monza, inaspettati angoli poetici…

Aspiranti scrittori questo è per voi, ma non solo. Amici e lettori che abitate a Milano o che in qualche modo avete a che fare con la città della Madonnina, vi siete mai trovati ad immaginare come potrebbe essere la Milano del futuro? Ora vi potrete sbizzarrire a raccontarla.

Anche se ancora il cammino è lungo e irto di urgenze, l’Expo 2015 si avvicina ed in nome della sostenibilità arriva anche un concorso letterario che ci invita ad immaginare la Milano di domani. Una Milano che si spera vivibile, più pulita di quella di adesso, con un bel po’ di verde in più, una scena culturale da non temere paragoni ed una coscienza green che la faccia somigliare a Berlino. Ecco, così almeno piacerebbe a me.

Non a caso –il tema dell’aria è molto sentito in città.. – il concorso si chiama Respirare Parole. Cosa scrivere? Un racconto, tema libero, ma tre regole ferree da seguire. Luogo: il racconto dev’essere ambientato a Milano. Tempo: dobbiamo proiettarci nel 2020. Contenuto: non importa, basta che ci sia dentro un incontro, e il cielo di Milano. Saranno le biblioteche della città (e gli sportelli energia) a raccogliere i racconti – rigorosamente in versione cartacea! – e una giuria ne sceglierà 12, che l’anno prossimo diventeranno un’antologia.
Ma non è tutto! Sia che vogliate cimentarvi con l’estro del racconto sia che siate semplici appassionati, segnatevi queste due date: il 16 ed il 30 novembre. Nelle biblioteche di Milano si terranno infatti quattro laboratori di scrittura creativa, in compagnia rispettivamente di Carlo Boccadoro, Maurizio Matrone, Gianni Biondillo e Paolo Nori. Un bel modo per visitare, se ancora non siete affezionati frequentatori, una delle biblioteche rionali di Milano. Sbrigatevi però perché i laboratori sono gratuiti e bisogna iscriversi per tempo. Tutti i dettagli qui.

Ps: Io intanto mi sono candidata per ascoltare “Come raccontare la città” da Gianni Biondillo, scrittore simpaticissimo e preparatissimo sul tema, che ho avuto il piacere di incontrare già durante una bella passeggiata alla scoperta dei grattacieli di Milano. Se vi va ci vediamo lì!

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