Un “libro di viaggio” che ha fatto storia: a Milano si legge Il Milione (e domani invece si parla di Congo)

Congo copertinaSe esistono gli instant book possono esserci anche gli instant post? Beh, a me la definizione piace e poichè calza a pennello per quello che vi scrivo oggi ho deciso di adottarla!

Sì perchè oggi vi scrivo per aggiornarvi velocemente su due begli appuntamenti “libreschi” e “viaggiatori” che si terranno a Milano nei prossimi giorni, e che ho scoperto proprio stamattina sfogliando il giornale. Così ho pensato: devo farli conoscere.
Il primo: è un incontro con uno scrittore, che è considerato l’erede del grande e mio amato Ryzard Kapuscinski, e già solo questo basta per accendere la mia curiosità su un’eredità direi decisamente impegnativa!

E’ lo scrittore e giornalista belga David Van Reybrouck che presenta il suo “Congo”. E garantisce la “fascetta” di Roberto Saviano, che dice: “Dimenticate tutti gli stereotipi sull’Africa. E leggete Congo!”.

Come impegnativo, quanto meno nelle proporzioni, è il libro, 688 pagine (edizioni Feltrinelli, traduzione Franco Paris). Sul sito se ne possono leggere dei piccoli estratti.

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Ebano: rileggo l’Africa di Ryszard Kapuscinski, pensando alla tragedia di Lampedusa

Ebano Ryszard Kapuscinski

E’ passata quasi una settimana dal tragico naufragio di Lampedusa ed anch’io ne voglio parlare, ma a modo mio. Voglio rendere omaggio alle persone annegate ed ai superstiti su questo blog, e dunque parlando di libri. Sì, di libri, perché per uno strano e fulmineo collegamento mentale, all’indomani del naufragio, in piena ondata polemica e sulla scia dello scalpore suscitato da quella parola, vergogna, pronunciata tra gli altri da Papa Francesco, a me è venuto in mente un nome, Ryszard Kapuscinski, ed un libro, Ebano.

Mi ci è voluto un po’ per scoprire l’opera di questo grande reporter e scrittore, ma una volta iniziato, ho divorato uno dietro l’altro i suoi libri, compreso questo, in cui racconta i suoi anni africani come inviato di un’agenzia di stampa polacca. Premessa: non conosco ancora (purtroppo) l’Africa, le mie visite si limitano a qualche incursione nel Nord (Tunisia, Marrakech, Tripoli diversi anni fa). Però leggendo Kapuscinski ho avuto l’impressione di iniziare a saperne un po’ di più. E mi sono spiegata, in un certo senso, anche il perché mi sia venuto subito in mente Ebano, letto ormai diversi anni fa, guardando le immagini di Lampedusa. Perché mi ronzava in testa quella parola, vergogna, e l’ho collegata a molti passi dei racconti di Kapuscinski, ed ho pensato che non ha tutti i torti chi parla oggi di vergogna. Io però ho pensato più ad una sorta di vergogna “atavica”, per così dire.

Ryszard Kapuscinski
Ryszard Kapuscinski

Kapuscinski nel suo libro racconta della genesi coloniale e dello sfruttamento del Continente, del processo di indipendenza di Stati africani di fatto mai esistiti ma creati a tavolino dagli occidentali, di crisi interne tra gruppi etnici e tribù trovatisi improvvisamente a dover condividere questi Stati, e poi ovviamente delle tratte degli schiavi, dell’oro e dell’avorio, di natura rigogliosa soggiogata dall’uomo e al tempo stesso di giungle e altopiani inospitali percorsi da popolazioni comunque in cammino perché sempre in cerca di qualcosa.
Kapuscinski racconta l’Africa per una decina d’anni, dal 1958, tra andate e ritorni nel Continente.

Sono anni cruciali e delicati perché iniziano i primi processi di indipendenza. Ci descrive eserciti coloniali in fase di arruolamento di africani senza voler cedere le proprie posizioni di comando, ci racconta le città divise in almeno tre zone come a Dar Es Salaam, quelle rigogliose e magari vicine al mare delle ville dei ricchi, i quartier generali dei nuovi Governi, i quartieri dei poveri, africani ed immigrati.

Ci racconta di un Continente dove i circa 10mila regni e comunità tribali, privi di Stato ma autonomi a metà XX secolo, furono racchiusi dagli Occidentali in appena una quarantina di colonie, dove sarebbero riaffiorati gli antichi rapporti interetnici una volta sciolti i legami con la Gran Bretagna o il Portogallo.
E allora mi è venuta voglia, all’indomani della tragedia di Lampedusa, di rileggere queste pagine e di ricordarmi che, in fondo ma neanche troppo, non possiamo far finta di nulla.
E vi lascio con la prefazione di Ebano, l’Africa come la vedeva Ryzard Kapuscinski:

Questo libro non parla dell’Africa, ma di alcune persone che vi abitano e che vi ho incontrato, del tempo che abbiamo trascorso insieme. L’Africa è un Continente troppo grande per poterlo descrivere. E’ un oceano, un pianeta a se stante, un cosmo vario e ricchissimo. E’ solo per semplificare e per pura comodità che lo chiamiamo Africa. A parte la sua denominazione geografica, in realtà l’Africa non esiste”.

I miei tre libri dell’estate ma prima.. l’immancabile sondaggio di stagione

I libri dell'estate - infografica OpodoE puntuale arriva il sondaggio dell’estate. Alzi la mano chi non si è mai imbattuto, in un modo o nell’altro, in una di queste indagini su qualsivoglia argomento. Per me che lavoro nel turismo sono pane quasi quotidiano. Ci sono quelli più tecnici, economici e ahimè in questo momento negativi, che ci dicono come va il turismo in Italia (e non solo), quanto spendono i turisti, dove preferiscono prenotare. poi ci sono quelli più fantasiosi e ricreativi, che “sondano” davvero di tutto, dalle spiagge preferite dagli italiani agli oggetti più di sovente dimenticati in hotel. Quasi sempre sono portali online come TripAdvisor o Expedia a realizzarli, perchè possono contare sull’enorme banca dati che sono i propri utenti/iscritti/fan.

Anche nel caso che vi racconto è così. In genere mi lasciano un po’ perplessa ma visto che il sondaggio di oggi parla di libri ho deciso di segnalarvelo, così ne approfitto anche per salutarvi prima delle agognate vacanze. Perchè proprio di vacanze si parla: cosa leggono gli italiani sotto l’ombrellone? A monitorarlo ci ha pensato Opodo.
Questi i risultati sui libri dell’estate 2013, prendeteli con beneficio d’inventario, e siate liberi di dissentire, o di sorridere.

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In principio fu Twitter.. quali sono i magnifici cinque dei libri in viaggio?

Anche i rappresentanti di una manifestazione tutta votata alla travel technology come Bto Buy Tourism Online (a Firenze il 29 e 30 novembre prossimi) hanno messo per un attimo da parte le statistiche e le App, la web reputation e le piattaforme online, per dedicarsi alla letteratura (più o meno) di viaggio. Che bello! Conferma la mia convinzione che spesso i libri migliori per prepararsi ad un viaggio, oppure per farsi venire la voglia di andare, sono pagine che ad una prima sfogliata sembra non abbiano niente in comune con questo.

L’idea è nata quasi per caso su Twitter: @buytourism lancia i suoi 140 caratteri che recitano più o meno così: chi vuole segnalare i cinque libri sul viaggio più belli che ha letto? E quanto conta un libro nel decidere la meta?

E i follower non si sono fatti pregare. Svelando una gran quantità di titoli, confermando il fascino dei grandi classici (non c’è Patagonia senza Bruce Chatwin, o Portogallo senza Fernando Pessoa e Antonio Tabucchi) ma elargendo anche tanti spunti per andare alla scoperta della nostra Italia in compagnia di un libro: e così se Cesare Pavese ha avuto il merito di accendere i riflettori di qualcuno sulle Langhe, la Liguria è affidata alle pagine di Vento largo di Francesco Biamonti.

E poi ci sono quei nomi che fanno sembrare l’associazione di idee tra libri e voglia di viaggiare piuttosto funambolica. Segno che tra la scrittura e il viaggiare c’è qualcosa di molto importante in comune, l’immaginazione. Così si può spiegare l’impulso che porta a digitare il titolo del Piccolo Principe, o Il Signore degli Anelli!

Ma l’elenco dei titoli continua: se vi incuriosisce (e volete rilanciare anche voi la discussione) trovate tutto il cinguettio su Storify.

I miei personalissimi in ordine sparso

Ora tocca a me però, anche se è difficile trattenersi in soli cinque libri! E poi non so nemmeno se questi che vi dirò sono davvero quelli  che mi sono piaciuti di più, ma mi sono piaciuti tanto, e  d’impulso si fanno strada in questo momento nella mia personalissima biblioteca emozionale.

Dunque, in rigoroso ordine sparso: Il paradiso degli Orchi e seguenti, con la saga dei Malaussene Daniel Pennac mi ha presentato Belleville ed incuriosito a scoprire anche questa Parigi e non solo quella scintillante dei grandi boulevard. Cent’anni di solitudine (ma anche L’amore ai tempi del colera), perchè nella mia immaginazione certa America Latina deve essere così, come la descrive (o la crea?) Gabriel Garcia Marquez ed il suo realismo magico.

E poi, vediamo, “I segreti di New York” di Corrado Augias: anche se letto con un timing sbagliato, ovvero appena di ritorno dal mio primo (e finora ahimè unico) viaggio nella Grande Mela, mi ha fatto venire voglia di tornarci subito per scoprire di persona angoli e personaggi narrati nel libro.

Di sicuro poi Imperium di Ryszard Kapuściński (ma in realtà Kapuściński tutto): un viaggio nello spazio e nel tempo attraverso i Paesi dell’ex Unione Sovietica. Per chiudere torno a casa, con il nostro sud ed in particolare la Sicilia di Andrea Camilleri. Banale? Scontato? Per me conta che leggendo le storie del Commissario Montalbano le parole e il dialetto di Camilleri sappiano ricrearmi atmosfere, immagini, persino profumi e gusti di quella terra. E spesso – lo ammetto – le sensazioni mi distraggono anche dalla trama. Forse Camilleri non ne sarebbe tanto contento. O forse sì?

E ora, se volete, tocca a voi, quali sono i vostri magnifici cinque?

Letteratura di viaggio, il mio Festival in otto tweet

Tre giorni in otto tweet. Non è un quiz ma quello che ho deciso di fare ora che si conclude il Festival della Letteratura di Viaggio. Da Roma è partita una fittissima cronaca fatta di tweet ed è così che ho potuto seguire l’evento a distanza, leggendo di grandi reporter e di blogger, di romanzieri e di fotografi, imparando neologismi e scoprendo che oggi la letteratura di viaggio è (che bello) anche materia universitaria!

Tutto via tweet. Così ne ho raccolti d’istinto una manciata, quelli che mi hanno colpito di più o che di più hanno colto nel segno del mio modo di vedere i viaggi, e i libri ovviamente. In ordine rigorosamente sparso. Cominciamo.

Adriatico arcipelago fatto di isole che si guardano – Bianca Maria Bruno (linguista e direttore Lettera Internazionale)”: perchè essendo nata e cresciuta su questo lato dell’Adriatico mi ha sempre affascinato ed attratto scoprire cosa ci fosse “di là”, e così ho scoperto il Centro interuniversitario internazionale di studi sul viaggio adratico (Cisv), ed un progetto originalissimo di itinerari cultural-turistici a cavallo delle due sponde, tra Magna Grecia e Montenegro, tra Albania e Capo di Leuca, sulle tracce della storia.

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