Libri di fiabe, il Salento narrato attraverso i suoi “cunti”

Otranto mare

E se a raccontare un territorio ci pensassero le fiabe? Credo che tutti, più o meno, nell’arco della nostra infanzia ci siamo lasciati divertire, spaventare, incantare, oltre che dalle favole universali (Grimm, Andersen, Perrault, tanto per fare dei nomi), anche dai racconti dei nostri nonni, magari tramandati da padre in figlio, e attinti dalla vita intorno. Sicuramente anche nella mia infanzia salentina è stato così, ma di quei racconti rimane purtroppo solo un vago ricordo e il rimpianto di non averli trascritti. E’ stato un libro in cui mi sono imbattuta a farmici pensare, ed a farmi sorridere per la sua originalità.

Fiabe salentine
Quindi, visto che si avvicina l’estate e magari tra i vostri progetti c’è quello di una vacanza in Puglia, vi racconto di cosa si tratta. “Cuntame nu cuntu” (edizioni Botanica Ornamentale), si chiama, più o meno “Raccontami una favola”, ed è una raccolta di dieci favole salentine. L’autrice, Annamaria Gustapane, leccese, le ha raccolte attingendo alla sua infanzia ed a quella dei figli. Non hanno naturalmente presunzione di tradizione universale, quanto piuttosto di famiglia, visto che spesso, così come accade con le ricette, ognuna ha la sua variazione sul tema. Quindi non mi sono allarmata quando sfogliando le pagine faticavo a ritrovare storie note (anche perchè lo posso sempre imputare alla mia mancata memoria d’infanzia!). Ma le atmosfere, e alcuni personaggi topici, sono quelli della tradizione:

Ogni adulto aveva un suo repertorio di cunti e di fatti; i cunti iniziavano “Centu e centu e centu anni fa”, i fatti “Mo ve dicu nu fattu”. Il cuntu aveva a che fare con il mondo del fantastico, popolato da orchi, macare e scazzamurieddhi, i fatti erano storie di vita vissuta, incorniciate e abbellite, storie di famiglia, miti fondanti il concetto del noi”.

Continue reading “Libri di fiabe, il Salento narrato attraverso i suoi “cunti””

Il baratto culturale ti porta in Salento con gli artisti

vacanze in Salento

Roba da fricchettoni peace & love? Per niente (anche se l’idea non è che mi dispiaccia poi tanto…), qui si parla di radici molto più indietro nel tempo, fino alla buona abitudine del mecenatismo di classica memoria, unita all’obbligo quasi religioso di dare ospitalità ai viandanti. Unite il tutto al sole mediterraneo, ad una buona tavola ed al mare cristallino ed avrete un’idea di quello che vi racconto oggi. Si chiama Culturanze, è un progetto stimolante che sta viaggiando molto in Rete nelle ultime settimane (ne parlo anche qui su Viaggiovero) e anche se a prima vista ha poco a che fare con i libri di viaggio ho deciso che ne avrei scritto molto volentieri.

Culturanze Vacanze culturali Salento
Il sito di Culturanze

Primo, perchè arriva dal Salento, e se frequentate questo blog da un po’  saprete che ne parlo spesso (è la mia terra!); secondo, perchè punta sulla cultura, in un senso molto ampio che abbraccia le arti, la musica, il teatro. E chiunque cerchi di realizzare un progetto che valorizza la cultura, in questo Paese ed in questo momento storico, è degno di attenzione. Terzo: mira a spingere i periodi di “spalla”, prima e dopo l’altissima stagione estiva.

Culturanze è infatti il progetto di un baratto culturale. Come funziona? Il meccanismo è semplice. Offrire agli artisti (di qualsivoglia genere) ospitalità gratis in un b&b, agriturismo e simili, in cambio della loro creatività. Finora sono quattro le strutture che hanno aderito all’iniziativa (le Case-Vacanza Salento, la Masseria La Palombara, la Tenuta Specolizzi e, new entry, il Pizzicato Eco B&B che si trova invece sul Gargano), ed in corso la chiamata alle armi (anzi, alle arti!) per i creativi che vogliano provare l’esperienza. Perché poi gli organizzatori metteranno online un vero e proprio calendario in base alla performance che questi decideranno di regalare. E chi ha voglia di testare una vacanza in Salento potrà consultarlo e decidere dove e quando partire (prenotando direttamente sul sito di Culturanze avrà diritto al 10% di sconto).

Otranto
Otranto

Si tratta di un progetto molto giovane, che ha debuttato l’anno scorso, ma che vuole giocare tutto sulla condivisione e sullo scambio. Perché ci piace pensare che, una volta finita la performance ufficiale, gli artisti di turno e i turisti condividano anche un bicchiere di buon vino o una suonata in compagnia.

E sapete cos’altro ho immaginato io fantasticando su questo baratto culturale? Non solo musicisti e attori, ma chissà, anche scrittori e narratori desiderosi di narrare la Puglia. Reading in campagna (o in veranda, in giardino..), in cambio di ispirazione per raccontare il Salento ed il suo territorio. Mica male no?

Dall’Olanda alla Puglia … passando per Bolzano: e l’autore di Mama Tandoori fa rotta a sud con L’ombelico di Giovanna

Libri su Otranto
Otranto

C’è chi in treno preferisce rimanere solo con i propri pensieri, chi invece ama chiacchierare con i compagni di viaggio. E c’è chi ha l’intuizione per un nuovo romanzo. E’ questo il caso di Ernest van der Kwast, giovane autore di Mama Tandoori, che anzi la scintilla l’ha vista accendersi ancor prima di salire in carrozza. E’ freschissimo di stampa (il 17 gennaio), L’ombelico di Giovanna, il nuovo romanzo dello scrittore olandese (ma nato a Bombay, 1 gennaio 1981) che proprio in stazione, a Bolzano (dove viveva), ha cominciato a pensare a questa storia, che parte (e torna) in Puglia nel 1945. E’ proprio lui a raccontarlo, intervistato sul blog della casa editrice che lo pubblica, Isbn Edizioni.

A loro Ernst racconta che, mentre attendeva un treno che lo portasse verso Nord, rimase invece colpito dall’Intercity fermo al binario 6, che in 13 ore ed un numero ben superiore di fermate sarebbe arrivato a Lecce. E cominciò a fantasticare sulla storia di un ritorno.   Per tutto il resto, vi rimando all’intervista integrale su Isbnedizioni.it. Io intanto prendo ancora in prestito da loro questa bella presentazione del libro,  e lo metto nella mia wish list.

CopertinaOmbelico

Puglia, estate 1945. In una lucente giornata, Giovanna esce dal mare con un costume strappato che lascia scoperto l’ombelico, rubando per sempre il cuore di Ezio. La guerra è appena finita, gli invasori hanno abbandonato il paese, e il bikini sarà presentato al mondo solo 12 mesi dopo. Ezio proverà in tutti i modi a conquistare il cuore di Giovanna. Ma lei, impaurita e insicura, non accetterà la sua proposta di matrimonio, costringendo Ezio a fuggire per l’umiliazione. Il giovane pugliese attraverserà l’Italia distrutta ma colma di speranza del dopoguerra, fino a raggiungere Bolzano, dove diventerà un raccoglitore di mele. Sessant’anni dopo una lettera riaccende quella passione mai del tutto sopita. Ezio parte così per un viaggio di ritorno che è un malinconico tentativo di recuperare il passato. Una storia d’amore romantica e struggente che supera le barriere del tempo; un romanzo coraggioso che racconta l’amore ad ogni età, ribaltando i cliché della società moderna”.

D’altra parte il Salento, tra le pagine dei libri, non è nuovo a frequentazioni forestiere, reali, presunte ma soprattutto  immaginarie. Senza scomodare quel The Castle of Otranto comunemente indicato come il primo romanzo gotico della storia, e che Horace Walpole nel 1764 scrisse molto presumibilmente senza averci mai messo piede, in tempi decisamente più recenti (nel 2011) è Roberto Cotroneo ad immaginare, in “E nemmeno un rimpianto”,  che il celebre jazzista Chet Baker non sia davvero morto ma viva invece da eremita proprio lì, nel tacco d’Italia, nel cuore del Salento. E già lo scrittore e giornalista sul finire degli anni ’90 aveva dipinto Otranto e la bellezza del mosaico della sua Cattedrale nell’omonimo romanzo, dove faceva muovere tra vicoli e piazze assolate dalla luce meridiana una restauratrice olandese. Che bella casualità, con Ernest van der Kwast ritorna anche questo inusuale fil rouge tra l’Olanda e il Salento, terre agli antipodi che forse due cose in comune le hanno: l’orizzonte, piatto, e il vento, che quando vuole sa soffiare forte anche al sud.

Sole

Salento for beginners.. e altri dettagli

Ve lo dico subito, poco o nulla di quanto leggerete a seguire sarà davvero oggettivo, perchè oggi vi parlo di Salento, del mio Salento, e dunque l’imparzialità non è assicurata…!

Ma neanche l’autore del libro in questione riesce ad essere al 100% obiettivo, ed è normale, è salentino anche lui. Ma in “Salentini. Guida ai migliori difetti ed alle peggiori virtù”, riesce a descrivere la sua terra ed i suoi co-abitanti con la giusta dose di disincanto e (auto) ironia.

guide sul SalentoEccolo il libro di oggi. Edito da Sonda, novembre 2012, racconta il Salento attraverso i salentini (e undici itinerari in chiusura). Un compendio di usi e costumi, tic e manie, geografia in pillole e omaggi famosi (di artisti locali e non). Con la piacevole sorpresa di far tornare alla mente e leggere con occhi diversi anche tradizioni e momenti ormai trasparenti ai nostri occhi perchè scontati. Salento for beginners, ma non solo.

Ringrazio l’autore, Piero Manni,  per avermi fatto risentire tutta la nostalgia per il mio Salento. Ma anche per avermi svelato un termine, ufaneria, che ignoravo, e che invece sarebbe fondamentale perchè, a detta sua, noi salentini siamo tutti un po’ ufani (spocchiosi? saccenti?) ma anche tanto, tanto accoglienti.

E lo ringrazio anche perchè forse finalmente ho capito come mai, nell’ormai lontano 2000, aggirandomi per l’enorme e luminosissima biblioteca universitaria di Eichstaett (in Baviera), rimasi a dir poco sorpresa a scoprire un dizionario di salentino. Forse non era lì per caso. Ma per merito di Gerhard Rohlfs, filologo tedesco che in Salento operò e ci ha lasciato in eredità un vocabolario dei dialetti salentini.

Salento
Il lago di bauxite, lo trovate non lontano da Otranto

Luci ad Est

Da qualche parte avevo letto una frase sul Salento che mi aveva all’improvviso illuminato e fatto dire: “E’ vero!”. Il Salento, più che sud, è Oriente. Lo si vede anche tracciando un’immaginaria linea verticale a fil di piombo sulla cartina dell’Italia. Il Tacco è est. E la stessa sensazione l’ho ritrovata leggendo questo libro, soprattutto perchè il suo autore è nato nel cuore di quella Grecìa salentina dove si parlava il griko e dove i cartelli d’ingresso, accanto a Benvenuti, vi dicono Kalos Irtate. E molto di questo Salento parla nel libro, insieme a fantastici affreschi in punta di penna di coloro che si contrappongono ai paesani, i cittadini, dunque i leccesi.

I leccesi non hanno un buon rapporto personale con il Barocco: sanno che c’è, che è importante dal punto di vista turistico ma lo conoscono poco. Vien da pensare che non lo amino perchè gli somigliano troppo, perchè ne condividono l’esuberanza e l’eccesso, perchè anch’essi si preoccupano soprattutto della facciata e dell’apparenza, perchè la loro grammatica mentale è complessa, involuta, esagerata”.

Ma l’Oriente si legge anche nei tratti levantini che nelle pagine vengono attribuiti ai locali (come quello di mercanteggiare, o trattativa sul prezzo, se preferite), in tanti monumenti, e chissà magari anche nei riti pagani che sono giunti fino a noi, ma mascherati, o trasformati, dal cristianesimo. E nella luce:

Lo spettacolo più suggestivo è quello quotidiano della luce, (…) d’estate accecante, intollerabile, si ingentilisce nelle stagioni intermedie in una chiarìa che ti quieta l’animo e d’inverno impedisce il plumbeo anche nelle giornate di pioggia”.

Prima della Notte della Taranta

La Notte della Taranta, Salento
Il Concertone 2012

Interessante anche l’excursus sulla cultura prima della cultura, vale a dire prima di cinema, teatro e affini. Quella popolare (belli i canti nel capitolo su “La cultura degli incolti”). E sì, ovviamente c’è anche l’evento salentino celebre, la Notte della Taranta. Panorama musicale locale in pillole (anche se con qualche assente “illustre”), e poi, la gastronomia. Ma per scoprirla davvero c’è un solo modo, andarci!

Se l’idea vi è piaciuta non siate invidiosi: ce n’è per tutti (o quasi): la collana Luoghi non comuni (I migliori difetti e le peggiori virtù) conta ben 24 titoli (compresi i Valdesi d’Italia).

bacche

Che libro mi porto… a Natale?

Cosa vi regalerete ( o vi farete regalare) per Natale? Io suggerisco un libro: non è un’ottima scelta? Visto che le feste sono ormai alle porte mi è venuto in mente di raccogliere in un post qualche idea in ordine sparso che magari può esservi utile, lettori-viaggiatori, per decidere cosa mettere sotto l’albero. Doverosa premessa: non si tratta di una classifica nè di una selezione attenta ed accurata. E soprattutto, vi dico subito che non ho letto tutti i libri che troverete qui sotto. Ma mi piaceva l’idea di raccogliere gli spunti e le piccole scoperte che ho fatto curiosando in queste ultime settimane, anche perchè vengono da case editrici piccole e piccolissime di cui è bello parlare.

Ecco dunque la mia personalissima, casuale, variegata lista di segnalazioni natalizie. Buona lettura!

libri su ParigiIrène Némirovsky, “La sinfonia di Parigi e altri racconti”: così si chiama questo libro di 96 pagine pubblicato a novembre da Elliot Edizioni. E che raccoglie tre racconti inediti nei quali la scrittrice sperimenta nuove forme di scrittura ispirate al linguaggio cinematografico. Si tratta di storie tradotte e pubblicate per la prima volta in Italia.

Perchè non alimentare già nei bimbi il fascino del viaggio e della scoperta? Non è necessario andare lontano. “Conquà e il mistero del tramonto scomparso” (Miraggi Edizioni) è un giallo a misura di bambino dove Nico e l’orsetto Conquà devono risolvere il mistero. E per farlo devono attraversare Torino in lungo e in largo, così che l’indagine diventa un modo divertente per far conoscere ai più piccoli conquala città, i suoi quartieri e i suoi monumenti. Idea originale vero? E il libro contiene anche una vera e propria guida turistica con la quale i piccoli lettori possono divertirsi a creare i propri itinerari di Torino insieme ai genitori.

Libri su RomaIl percorso è dei più matti, la modalità “a casaccio”, il linguaggio maleducatissimo, la parola d’ordine risparmio”:  anche questo si legge nella scheda di presentazione di “Roma Underground”, pubblicato da Aliberti Editore, dove la giovane autrice, Laura Mancini, romana doc, fa di tutto per non raccontare l’ennesima Citta Eterna dei grandi monumenti e dei personaggi celebri che l’anno attraversata. Tanto che dà l’idea di essere più una guida da regalare ai romani desiserosi di saperne di più della loro città, più che ai classici turisti, o magari anche a loro, ma a quelli più “sgamati”.

Manuale per turisti e guida per gli autoctoni: ecco due definizioni che ben si accordano per un altro libro che va alla scoperta di un territorio italiano, e che territorio! Parliamo del Salento, da anni ormai un luogo alla moda, e scusate se in queste righe sarò meno obiettiva del solito: il Salento è la mia terra e, dunque, lo dico, sono sfacciatamente di parte! CoverSalentini.aiMa “local” è anche l’autore (Piero Manni) di questo libro dal titolo eloquente: “Salentini. Guida ai migliori difetti e alle peggiori virtù”, Edizioni Sonda. Inutile dire che l’ho letto tutto di un fiato (a brevissimo troverete qui la recensione completa) e lo consiglio a chi stia programmando una vacanza in Salento perchè con l’obiettivo di raccontare i salentini fa un bel compendio del territorio, delle sue tradizioni, dei suoi luoghi e delle sue manie, con ironia dispensata a piene mani.

Libri su berlinoAncora guide, ma non prettamente turistiche. Sono quelle di Laurana Editore che stanno via via nascendo sulle orme di Michele Monina e del suo Grand Tour de Force, di cui ho parlato qualche tempo fa: 12 mesi a visitare altrettante città europee, ma anche a scriverne in presa quasi diretta, un libro per città, tutti per Laurana Editore. Stesso schema e stessi standard: 160 pagine a libro. Sei finora i titoli pubblicati. Ultima arrivata, “Berlino non ha muri”.

Siete anche voi , come me, affascinati dalle immagini in bianco e nero? Se amate anche la Sicilia, ecco un bel libro fotografico di PostCart. Si chiama Breviario Siciliano, di Andrea Attardi, e raccoglie sessantatré immagini in bianco e nero scattate nell’arco di venticinque anni, dal 1984 al 2009. Una Sicilia che vuole essere lontana dagli stereotipi e dalle icone classiche del mare e dei templi. cover_breviario_bassa

UltimoBarSinistraInfine, gioco in casa. E segnalo un progetto originale che ha preso forma praticamente una manciata di strade e isolati da dove vi sto scrivendo. Avete presente quella Via Padova di Milano che spesso (e purtroppo) balza agli onori delle cronache per fatti di delinquenza, violenza, e altro? In realtà questa lunga arteria raccoglie anche tante iniziative di integrazione e laboratori di sperimentazione, civici e culturali. Come questa raccolta di racconti noir nata per festeggiare i cinque anni dello Spazio Ligera, enoteca e non solo, di via Padova appunto, e che dal 2011 conta anche su Ligera Edizioni. Ventidue autori, ventuno racconti, una poesia in duecento pagine che si snodano idealmente lungo i 4 km della strada multietnica di Milano per definizione.