Viaggio a Malta: la regina Vittoria veglia sulla Biblioteca Nazionale

viaggio a Malta cosa vedere: Biblioteca NazionaleLost in Malta, tra strade angoli e colori così familiari e allo stesso tempo così esotici. Un mix straniante. Opulenza barocca e insegne inglesi, i balconi chiusi colorati della Valletta che non ti stancheresti mai di fotografare, le cabine rosse accanto a palazzi che sembrano di pietra leccese, autobus che non passano, traffico convulso e una lingua misteriosa da cui emergono ogni tanto suoni conosciuti, cementificazione selvaggia sul mare e poi nell’interno muretti a secco davanti ad alberi di fico e ulivi e pale di fico d’India.

Sono tornata già da un po’ da un breve viaggio a Malta e rileggendo questi pensieri che avevo raccolto a caldo mi ci ritrovo ancora, e credo che davvero riescano a sintetizzare la scoperta di un’isola (anzi, di più di una con Gozo e Comino) così vicina e così lontana.
Ho voglia di raccontarvela, di parlarvi di questo scorcio di Mediterraneo, e lo farò presto. Oggi intanto comincio con una sua piccola grande chicca, che forse non tutti prendono in considerazione quando decidono di visitare Malta: la Biblioteca Nazionale.

Non potete perdervela se vi piace fare i turisti letterari!

malta national library – Perché visitarla?

  • Per rendere omaggio alla Valletta, che sarà la Capitale europea della Cultura 2018 e ha un centro storico da non perdere.
  • Perché custodisce la storia e la memoria di Malta e le collezioni dei suoi Cavalieri
  • Perché, come ogni biblioteca antica, è un luogo suggestivo e ricco di fascino che potrete gustarvi senza l’ansia di farvi un selfie. Sì, perchè la Biblioteca Nazionale di Malta ha il wifi, è visitabile liberamente e gratuitamente, ma non potete scattare foto al suo interno, e anzi sarete invitati a lasciare le vostre borse ed effetti personali in un armadietto all’ingresso.

E’ per questo che io qui provo a raccontarvela, anche se potete sbirciarvi dentro sul sito ufficiale delle biblioteche di Malta.

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La trovate percorrendo la Triq-ir Repubblika, che è la via principale del centro storico di Valletta. Se la imboccherete partendo dal City Gate, che è la nuova porta cittadina firmata da Renzo Piano (come il nuovo Palazzo del Parlamento), troverete la Biblioteca in fondo a una grande piazza sulla destra (l’indirizzo esatto è Triq it-Tezorerija, Old Treasury Street). La regina Vittoria, dall’alto del suo piedistallo in marmo, veglia e vi saluta mentre la superete per raggiungere i portici di quello che fu l’ultimo palazzo costruito dai Cavalieri di Malta.

La storia

La Biblioteca Nazionale di Malta trae le sue radici nel Settecento, quando fu pensata per ospitare la collezione preziosa di volumi dell’Ordine di San Giovanni (ovvero l’Ordine dei Cavalieri di Malta). Proprio un Cavaliere di Malta fu il suo fondatore, il Balivo Fra’ Jean-Louis Guerin de Tencin, che morì nel 1766 lasciando una collezione di 9700 libri. La sua costruzione si completò nel 1796 ma solo nel 1812 tutti i libri vi trovarono dimora, quando la Biblioteca fu ufficialmente inaugurata, nel giorno del compleanno del re Giorgio III, il 4 giugno.

Fu insignita del titolo di Royal Malta Library nel 1936, e lo mantenne fino al 1976 quando, ormai diventata una repubblica, assunse il nome attuale di Biblioteca nazionale.

Cosa troverete?

Percorrendo una scalinata in marmo, a un certo punto ve la troverete sulla destra, la porta che vi regala subito il colpo d’occhio su quella che è esattamente come chiunque immagina una vecchia e imponente biblioteca. Davanti a voi, e sui due lati, scaffali di legno scuro fino al soffitto, Legno scuro, volumi antichi, dalle rilegature che raccontano addosso tutto lo scorrere del tempo. Schedari e postazioni di lettura e consultazione, tutti in legno, tanto che quasi stridono i laptop su cui lavorano e studiano alcuni avventori. Scale a pioli, anche loro in legno, per raggiungere gli scaffali alti. E poi, in fondo, una scala a chiocciola in ferro battuto che conduce al ballatoio. Non si possono fare fotografie, e non ho con me neanche la borsa, e questa sensazione di leggerezza e quasi di mancanza, per noi abituati a girare sempre con lo smartphone in mano, in fin dei conti è un bene perché ti sospinge a dedicarti a ogni dettaglio, a scoprirlo in quel momento, a goderne la vista e a fissartelo nel ricordo, perché non potrai farlo dopo su uno schermo.

Cosa troverete al suo interno? La memoria delle isole maltesi dal Medioevo ai tempi moderni. Tra i documenti più antichi qui custoditi c’è la Bolla Pontificia del 1113 con cui papa Pasquale II concesse la sua approvazione all’ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, una fragile pergamena che riposa qui, insieme a manoscritti, codici del Quindicesimo secolo, giornali e periodici, documenti storici, come lo stesso atto di donazione di Malta all’Ordine di San Giovanni da parte dell’imperatore Carlo V. O ancora il primo giornale locale, il Journal de Malte, pubblicato per la prima volta nel 1798 dall’amministrazione francese appena insediatasi, e scritto in francese e in italiano. A proposito, sapevate che fino agli anni ’30 una delle lingue ufficiali a Malta era l’italiano, anche se soprattutto in ambito cattolico, amministrativo e aristocratico? E’ facile immaginarlo e se ne trovano echi ancora numerosissimi in parole, insegne e suoni captati dalle conversazioni dei maltesi.

cosa vedere a Malta Biblioteca Nazionale
Altri angoli “letterari” a Malta: di fronte alla piazza della Biblioteca Nazionale scorgo una targa che racconta che qui ha lavorato il poeta inglese Samuel Taylor Coleridge!

 

Biblioteca Nazionale di Malta: come visitarla

Spesso ospita anche delle mostre che raccontano, anche grazie a questi documenti, la storia dell’isola e dell’Ordine dei cavalieri. In inverno la biblioteca è aperta dall’1 ottobre al 15 giugno dal lunedì al venerdì ore 8.15-17.45. L’orario estivo, dal 16 giugno al 30 settembre, si accorcia, ore 8.15-13.15. Rimane chiusa la domenica e nei giorni di festività. Ma vi consiglio di verificare anche sul sito delle biblioteche maltesi.

Anche a voi piace visitare le biblioteche quando siete in viaggio? Allora ecco un paio di suggerimenti per la vostra prossima incursione in Toscana o in Puglia!

A Siena, Capitale italiana della Cultura 2017, troverete due biblioteche storiche e una iper-moderna da scoprire

A CEGLIE MESSAPICA, INVECE, IN PROVINCIA DI BRINDISI, LA BIBLIOTECA COMUNALE È UN PICCOLO GIOIELLO NEL CASTELLO

#MilanoDaLeggere: scopriamo un giardino segreto seguendo Dino Buzzati

Dino Buzzati Milano turismo letterarioVolete scoprire i luoghi di Milano che hanno ispirato Dino Buzzati e i suoi libri? Seguitemi in questo racconto!

Quando il neo ufficiale Giovanni Drogo arriva alla sua destinazione, la Fortezza Bastiani, vorrebbe andare via, tornarsene in città. Ma poi quella fortezza, i suoi ritmi militari fuori luogo, e soprattutto quella distesa sconfinata che le si apre davanti, quel deserto, il deserto dei Tartari, finiscono con l’esercitare su di lui un’attrazione totale. Rimarrà, e decisamente a lungo anche, vinceranno la routine e l’attesa.

Se anche voi come me avete letto Il deserto dei Tartari conoscerete la storia e avrete fatto le vostre riflessioni sul suo significato. Ma io, per esempio, non sapevo che l’ispirazione per scrivere il suo romanzo, pubblicato poi nel 1949, Dino Buzzati l’avesse trovata in una storia molto precisa della sua vita. La sua esperienza, lunghissima (iniziata nel 1928) al Corriere della Sera. Quella vita da redattore (anche se poi Buzzati viaggiò anche come inviato), quella monotona routine condivisa magari anche con gli altri giovani giornalisti, entrati in via Solferino con i sogni da grandi reporter e finiti a battere i tasti di una macchina da scrivere in ufficio, era servita al grande scrittore per dare vita a Drogo, alla Fortezza, al deserto.

Non lo sapevo ed è stato bello scoprirlo. E sapete dove ho imparato questa storia? Proprio in via Solferino 28, davanti al palazzo dove il Corriere della Sera ha la sua sede dai primi del ‘900, a Milano, Proprio davanti a quel portone che il giovane Buzzati varcava quotidianamente. Vi piace viaggiare sulle orme degli scrittori, curiosando tra i luoghi dove hanno vissuto? A Milano si può fare per esempio con le Passeggiate d’autore. Ve ne avevo già parlato tanto tempo fa e nei giorni scorsi finalmente sono riuscita a partecipare di nuovo a questi itinerari di turismo urbano!

passeggiate letterarie milano

Tema: proprio Dino Buzzati e i suoi luoghi milanesi. Accompagnati da Francesca Marzia Esposito abbiamo passeggiato per il centro di Milano in un sabato mattina soleggiato e vivace di primavera. Ma non abbiamo solo parlato di letteratura. Perchè sapere qual è la cosa che mi piace di più di queste occasioni di esplorazione urbana? Scoprire angoli della città sconosciuti, sorridere davanti a sorprese svelate, alzare lo sguardo a balconi fioriti o abbassarlo, come in questo caso. Sì, perchè proprio sotto via San Marco, da dove è partita la nostra passeggiata – la prima abitazione milanese di Dino Buzzati, nato a San Pellegrino di Belluno nel 1906 – si trovava proprio qui, al numero 12 -, passava il naviglio milanese. Che portava le risme di carta al Corriere dalle cartiere di Corsico, e più avanti gorgogliava passando da quello che è diventato noto come il Tombon de San Marc, che era una sorta di darsena ma – pare – anche luogo prescelto dai suicidi.

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Più avanti sono ancora visibili le chiuse coi portoni in legno della Conca dell’Incoronata (costruita alla fine del 1400 con la consulenza di Leonardo da Vinci) o Conca delle Gabelle, ma la cosa più bella è scoprire un piccolo giardino segreto custodito là dove un tempo scorreva l’acqua.

Ci fermiamo anche in via Marsala 2, perché qui abitava Arturo Brambilla, il ragazzo che Buzzati conobbe il primo giorno di scuola al liceo Parini e che Fu il suo amico per tutta la vita, dando anche a vita a un’intenso carteggio che di fatto ci racconta Buzzati ragazzo, giovane e uomo nelle sue più intime sfaccettature.

Da qui, la tappa successiva è appunto in via Solferino, dove lo scrittore entra giovanissimo, diventa redattore, lavora a La Lettura e diventa poi inviato di guerra. E si riempirà di quell’esperienza di ragazzi entrati col sogno di girare il mondo e presi poi da una vita racchiusa allo scrittoio.

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Ma c’è ancora una sorpresa da scoprire: arriva in corso Garibaldi, davanti a un numero civico decisamente strano: 2024, c’è scritto. E’ una delle testimonianze, ancora visibili in diversi angoli del centro storico di Milano, della numerazione austriaca delle strade. Siamo davanti alla Contrada del Passetto, questa un tempo era uno dei vicoli e delle stradine che collegava a esempio il corso di Porta Comasina (che è oggi corso Garibaldi) e piazza San Simpliciano. Quando questa zona oggi così brulicante di boutique e locali era una borgata e attraverso queste stradine anche i piccoli malviventi facevano perdere le loro tracce.

Luoghi come questo sono legati all’ispirazione di Laide, la giovane protagonista di Un amore, romanzo che Buzzati pubblica nel 1963. Cosa nasconderà questo portoncino in legno? Siamo fortunati, qualcuno lo apre per uscire e noi ci intrufoliamo. Dentro un mondo di case di ringhiera, cortili e piccole fontanelle. Anche questo è un piccolo giardino segreto urbano.

Ecco dunque qualche spunto per chi vuole scoprire Dino Buzzati a Milano.

Quali libri di Dino Buzzati abbiamo sfogliato in questa passeggiata letteraria?

  • Il deserto dei Tartari, romanzo, 1940
  • Sessanta racconti, 1958.
  • Un amore, 1963.
  • Il Colombre e altri cinquanta racconti, 1966.
  • La boutique del mistero, Mondadori, Milano 1968.
  • Lettere a Brambilla, a cura di L. Simonelli, De Agostini, 1985

Passeggiata sulle orme di Dino Buzzati a Milano – la gallery

(photo credits: Mariangela Traficante)

Le emozioni lasciate a sedimentare e poi raccolte: la bellezza dei libri, compagni di viaggio slow

libri da leggere prima di un viaggio

Ogni volta mi stupisco. Piacevolmente. E sorrido. Sono convinta che si tratti di una mania che ho io e invece scopro che è una passione condivisa. E da molti. Cosa? Prepararsi a un viaggio leggendo un libro ambientato nel luogo che stiamo andando a conoscere. E non per forza reportage ma anche romanzi, racconti, perchè no poesie. Oppure, semplicemente, leggere e appassionarsi non solo alla storia, ma anche ai luoghi dove tutto accade.

Sorprendersi a fantasticare su strade, case, panorami, quasi più che sugli intrecci tra i personaggi. I libri da leggere prima di un viaggio, reale e virtuale, sono preziosi perchè ci prendono un po’ per mano e ci preparano al posto che visiteremo. Che non è detto che sia come quello raccontato nel romanzo. Anzi, magari ci deluderà anche. Perchè il legame tra la letteratura e la scoperta del mondo è forte ma non sempre fedele. Però rimane un richiamo importante.

Ne ho avuto conferma ancora una volta la settimana scorsa, quando su Twitter ho moderato una chat  dedicata al rapporto tra i libri e i viaggi. Vi chiederete: ne parli dopo una settimana? Sì perchè anche sul web spesso hai voglia e necessità di lasciar depositare la frenesia per raccontare al meglio.

Una settimana fa, dunque, come ogni mercoledì, la community di Tbnet, la rete di travel blogger professionisti di cui ho il piacere di far parte anch’io, ha dato vita alla consueta #tbnetalks, ovvero una tweetchat dedicata di volta in volta a un tema del viaggio.

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#MilanoDaLeggere: Stendhal vive nel cuore della Biblioteca Sormani

itinerari letterari a MilanoComputer e faldoni sul tavolo al centro.

Librerie in legno zeppe di volumi alle pareti, rilegati in pelle color porpora.

Un grande specchio ottocentesco sopra un camino spento e, poco più in là, un ritratto ad olio.

E’ quello di Marie-Henri Beyle, meglio noto come Stendhal, ed anche buona parte dei libri che vediamo in giro sono suoi. Li leggeva, li portava con sè ovunque (erano forse loro la sua casa?) ci scriveva sopra appunti, annotazioni, pensieri. E oggi quei libri, e non solo, sono un piccolo grande tesoro che si cela nel cuore di un palazzo storico di Milano: la Biblioteca Comunale Centrale, ovvero la Sormani, al numero 6 di corso di Porta Vittoria.

Ed e’ questo il viaggio letterario in cui vi accompagno oggi. Sia che viviate a Milano, sia che alla prossima occasione di visitarla cerchiate un luogo prezioso da conoscere.

E’ incredibile come i luoghi possano raccontare e custodire storie come questa, che ho scoperto un paio di settimane fa. Vi avevo raccontato dei festeggiamenti per i 60 anni della Biblioteca Sormani di Milano. E dunque ne ho approfittato, per partecipare ad una visita guidata insieme ai bibliotecari che queste sale e questi angoli li conoscono e li amano. Ero curiosa di percorrerne i corridoi, di ammirare i depositi dei libri che di solito rimangono celati ai frequentatori. Ignoravo che questo elegante palazzo del ‘600 custodisse il cuore dei libri amati da Stendhal.

Si chiama proprio Centro Stendhaliano e custodisce due importanti raccolte legate allo scrittore francese: il Fondo Stendhaliano Bucci e la Raccolta Stendhaliana Pincherle.
Perchè Milano fu una città d’elezione, per Stendhal, che tanto viaggiò in Italia (e fu proprio un libro di ricordi e d’impressioni “Roma, Napoli, Firenze”, il primo ad essere firmato con lo pseudonimo di Stendhal), fino a diventare console francese presso lo Stato Pontificio con dimora a Civitavecchia. E proprio qui e a Roma, dopo la morte che lo colse in Francia il 23 marzo 1842, rimasero libri e lettere, riviste e manoscritti che fu l’amico Donato Bucci a custodire.

L’intera storia la potete leggere sul portale dedicato, dove è possibile anche consultare questo patrimonio che è stato digitalizzato.
D’altronde, lo scrittore di Il rosso e il nero e La Certosa di Parma amò evidentemente così tanto il nostro Paese da volere che sulla sua lapide a Parigi fosse scritto così: “Arrigo Beyle milanese“.
Ci guardiamo intorno nella stanza che custodisce questo piccolo grande tesoro e i bibliotecari ci spiegano che leggeva tanto Stendhal, ma annotava anche, ovunque. E oggi sfogliando – pur virtualmente – queste pagine, possiamo immergerci un po’ nella sua vita quotidiana.
Nella sala di consultazione chi sta portando avanti studi e ricerche su Stendhal può consultare i documenti, sia a stampa sia autografi.
Ma naturalmente non è l’unico motivo per cui vi consiglio di visitare la Biblioteca Sormani di Milano. Il palazzo, per esempio, ospita un giardino di lettura affacciato sui palazzi ottocenteschi del centro di Milano e che vi accoglie da aprile a ottobre.
Io ringrazio i bibliotecari per questa bella occasione e vi porto con me in un piccolo tour virtuale, con queste “cartoline” dalla Sormani. Buona passeggiata!

 

 

 

Le biblioteche di Gerusalemme: luoghi di studio segreti, storici o post-moderni

cosa visitare a Gerusalemme
Hebrew University, Gerusalemme credits goisrael.it

L’eccezionalità di un luogo come Gerusalemme sta nella sua mescolanza di radici e popolazioni. Che hanno portato, e portano, a scontri e conflitti, certo, ma che danno spazio inevitabilmente ad un melting pot culturale che affascina chi la visita.
Questo pensavo mentre sfogliavo una guida in cerca di ispirazione per un articolo che raccontasse un itinerario letterario in Israele (la prima puntata l’ho dedicata a reportage, guide e altri libri, l’avete letta?).

#goisrael #tbnet
Sfilano tra le pagine il Quartiere ebraico, quello armeno, quello musulmano. I luoghi della cristianità e quelli del nostro immaginario assoluto. L’eccezionalità di un luogo da cui in tanti hanno transitato e che tante fedi e confessioni ha richiamato in città. Tutto questo evidentemente non si è trasformato solo in stratificazioni, mescolanze e conflitti. Ma ha anche portato con sè simboli di cultura.

Chi è arrivato a Gerusalemme ha portato con sè luoghi di culto ma anche luoghi di studio. E poi ci sono i musei, tanti, inevitabilmente plasmati dalla storia e dalla leggenda, ma anche dalla visione dei moderni archistar.
Così mi è venuto in mente che, forse, uno dei fil rouge possibili per cosa visitare a Gerusalemme da un punto di vista originale – magari per chi ci è già stato in viaggio e ci ritorna – può essere quello attraverso i suoi luoghi di cultura, e in modo particolare attraverso le biblioteche di Gerusalemme.

Che sono tante e ne testimoniano proprio la realtà sfaccettata. Raccontano di studi ebraici, ma anche di straordinarie scoperte archeologiche delle terre bibliche, e poi di innovazione, di spinta verso il futuro con i campus universitari. Così, dopo un viaggio letterario in Israele in compagnia dei libri, provo a metterne insieme un altro: un itinerario culturale a Gerusalemme tra musei culturali, università e centri di studio.

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Turismo culturale in Puglia: vi piace l’idea di un Parco narrativo nel Salento?

Turismo culturale in Puglia
Leuca, la Punta Meliso

E’ sempre meravigliosamente suggestivo trovarsi sulla piazza del Santuario, lanciare lo sguardo oltre il faro bianco e immaginare che, lì davanti, avviene l’incontro di due mari.

Siamo a Santa Maria di Leuca, lembo estremo del Salento, e qui la tradizione vuole che si incontrino il Mare Adriatico e lo Ionio. Che, in realtà, ufficialmente si uniscono altrove, un po’ più a nord, in un luogo altrettanto magico, ovvero Punta Palascia con un faro altrettanto bianco e a picco mozzafiato sull’azzurro del mare e dell’orizzonte.

(Non resisto, devo mostrarvelo, eccolo qui, il Faro di Punta Palascia, in una limpida e ventosa giornata del dicembre passato:)

turismo culturale in Puglia
Il Faro di Punta Palascia, Otranto, credits Mariangela Traficante

Ma poco importa. E’ bello comunque arrivare in questa punta estrema di Puglia e immaginarsi alla fine di qualcosa che scivola verso il mare, e verso altre sponde. Finibus terrae appunto. Che poi le altre sponde, più che a sud, guardano a Oriente, è lì che sfila il nostro sguardo. In ogni caso, terre estreme anche queste. Terre che raccontano, e qualcuno ha pensato di raccoglierle queste storie, e fare dell’essere periferici un punto di forza.

E’ nato infatti un progetto che mi incuriosisce molto e che, come sempre quando le idee virtuose arrivano dalla mia Puglia, voglio condividere con voi. Parla di turismo culturale in Puglia.

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Babele 56: viaggia in autobus Milano e cambia volto e lingue

libri ambientati a Milano“La chiamano in tanti modi: bus dei dannati, vagone merci, corriera dei marucchitt. Parte da Loreto e fa avanti e indietro per via Padova, su fino al Quartiere Adriano. Parte al mattino, parte al pomeriggio, l’ultima parte di notte, alle due meno dieci, quando è vuota o punteggiata di ubriachi. E’ famosa e in provincia se ne dicono di storie: ma le storie cambiano faccia a ogni giro, e bisogna stare attenti a chi le racconta. Tu fai così: tieni alle spalle la piazza con l’orologio digitale, l’ultimo morso del centro prima dei quartieri a nord, quel palmo di strade che separa la città delle guide dalla periferia, scavando un terzo regno che pochi conoscono. Guarda via Padova che sale”.

Giorgio Fontana, Babele 56 – Otto fermate nella città che cambia, Terre di Mezzo Editore

Continua la mia rassegna di libri ambientati a Milano per farvi conoscere, e scoprire anche io un po’ di più, la metropoli raccontata tra le pagine dei libri, che molto spesso sanno essere ottimi e originali compagni di viaggio, anche dietro casa. E infatti oggi vi porto proprio non lontano dal mio nido.

Via Padova è solo a una manciata di isolati da casa mia e la 56 (sì, perchè è vero e lo conferma anche Giorgio Fontana nel libro di cui vi parlo oggi, a Milano gli autobus hanno essenza, e articolo femminile!) la incrocio regolarmente tutti i giorni. E’ la strada che porta al Parco Trotter, decadente intreccio di edifici scolastici in uso e viali alberati, parco giochi e segni che raccontano un passato glorioso di accoglienza e insegnamento. Ed è sì, “quella” via Padova, che ogni tanto salta agli onori della cronaca e nelle bocche dei passanti come teatro di tafferugli, screzi, piccoli e grandi conflitti. E’ la strada forse più multietnica di Milano, ma è anche quella che – forse – sarà il prossimo oggetto del desiderio di creativi, artisti, designer.

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Sfidarsi in libreria: pronti all’Italian Book Challenge?

librerie indipendenti italianeIl Mio Libro. Le Notti Bianche, La Libreria Volante, Libreria al Sette, Farollo e Falpalà. Cinque nomi, quelli di cinque librerie indipendenti italiane dietro i quali si celano altrettante storie. storie di progetti, di sogni e di fatica per farli avverare e crescere. Sono quelli di – rispettivamente – Cristina Di Canio a Milano, Ludovica Giuliani a Vigevano, Serena Casini a Lecco, Chiara e Francesco a Firenze. Sono loro, i “Librai coraggiosi”, presentati da Chicca Gagliardo, protagonisti di un appassionante incontro domenica scorsa, al festival Writers di Milano.

Italian Book ChallengeLibrai coraggiosi perchè hanno deciso di fare corpo al loro sogno, nonostante tutto: nonostante chi inviava loro notizie di librerie che chiudono, nonostante il rischio di mollare un posto fisso, nonostante quello di lanciarsi in coppia o di sentirsi dire “tanto qui non legge nessuno”.
E invece ascoltarli dà entusiasmo, e voglia di fare.

E sapete cosa mi è piaciuto soprattutto? Lo spirito della condivisione e del sentirsi parte di una (bella) comunità. Tra loro, i librai, che chiacchierano in una chat social, si passano consigli e case editrici che viaggiano da sud a nord e viceversa e approdano sugli scaffali. E con i lettori (ci ho fatto caso dopo: credo che nessuno di loro li abbia mai chiamati clienti: importante no?): via a uno scambio di impressioni, consigli, letture. La libreria la fanno i lettori, dicono i cinque, e la libreria colora un quartiere e mette i mattoncini per i lettori di domani (una di queste librerie, infatti, Farollo e Falpalà, è dedicata a bambini e ragazzi).

E lancia le sfide: se vi piacciono, segnatevi questa.

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In giro per il mondo con dodici libri: ecco la mia piccola “geografia delle parole”

un giro del mondo con dodici libri

Voglia di partire, viaggiare, di riscoprire una città e renderle omaggio.

Era da tanto che non scrivevo qui, per vari motivi, e oggi sono felice di tornare a farlo! Ma è difficile e strano tornare a scrivere di viaggi, di passioni e letture, quando in mezzo ci sono stati fatti come quello dell’aereo russo e della strage di Parigi.

E’ difficile quando una delle questioni che più serpeggia in giro è: abbiamo ancora voglia di viaggiare? E con quale spirito? Certo che abbiamo voglia di viaggiare, anzi direi proprio bisogno. Dev’essere la nostra risposta alla paura. Viaggiare. Anche con le parole. Anche prendendo in mano un libro e cominciando a sfogliarlo. A Parigi l’hanno fatto. E tra i fiori e le candele è spuntata una forma di resistenza bella e importante, è spuntato “Festa mobile, gli anni parigini, poveri ma belli, di Ernst Hemingway, sono diventati un simbolo di speranza.
E, allora, viaggiamo per il mondo con un libro in mano!
Vi porto con me in giro in ordine sparso con dodici libri per altrettanti viaggi, mettiamo in valigia di tutto un po’, romanzi, reportage, anche un fumetto. Sono libri che ho letto, a volte portato con me in viaggio, molti li ho amati e altri mi hano fatto guardare ai luoghi che descrivono in modo diverso. Sono una mia piccola “geografia delle parole”. Partiamo?

La vita moderna Susan VreelandParigi: una città che adoro e un momento storico che mi sarebbe piaciuto vivere: “La vita moderna” di Susan Vreeland (Neri Pozza), la Ville Lumiere di Renoir e degli Impressionisti.

 

 

 

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A casa delle Piccole Donne: in Massachussets si viaggia coi grandi scrittori americani

In Massachussets
Brant Point Lighthouse Nantucket, Credit Yankee Magazine-Larry Tocci

Intanto ve lo dico: in questi giorni sul blog leggerete soprattutto di viaggi letterari negli Stati Uniti. No, ahimè, non perchè io stia per partire per gli Usa, cosa che peraltro mi piacerebbe e tanto. Ma perchè una serie di casi – chiamateli coincidenze, chiamatela serendipity (in cui io comincio a credere sempre di più) me li hanno condotti qui, a portata di carta virtuale.

Due giorni fa vi raccontavo dell’American Writers Museum che aprirà a Chicago nel 2017. Oggi vi porto invece in Massachussets (e non solo).
E’ anche questo il bello di scrivere delle proprie passioni: ci si incontra, si chiacchiera, si scambiano idee e racconti! E’ così è stato, ad esempio, qualche tempo fa, con una persona che conosco da tanto per lavoro, che come me ama la letteratura, e che degli Stati Uniti è una vera esperta. Lei è Olga Mazzoni, presidente dell’agenzia di marketing turistico, pr e comunicazione Thema Nuovi Mondi, presidente di Visit Usa Italy, l’associazione di tour operator, enti e altri soggetti impegnati nel proporre e diffondere la conoscenza degli Stati Uniti in Italia. E rappresentante di diversi Stati americani, tra cui, appunto, il Massachussets.

Tempo fa avevo pubblicato un articolo su un reportage di viaggio molto particolare, quello di Walt Whitman attraverso il West e le grandi città americane.
E lei di viaggi letterari negli Stati Uniti me ne ha suggeriti altri, altrettanto originali e, forse, ancora poco conosciuti al grande pubblico.

Che ne dite, ad esempio, di fare un viaggio con Moby Dick?

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