Crespi d'Adda Unesco

Viaggio a Crespi d’Adda per il primo festival di letteratura del lavoro

crespi d'adda unesco
Crespi d’Adda, credits Walter Carrera

Crespi d’Adda è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.

Qui si passeggia per le sue strade e si può immaginare vividamente come fosse la vita sul finire dell’Ottocento in un posto creato da un illuminato imprenditore. Siamo in un villaggio operaio in provincia di Bergamo, realizzato intorno al Cotonificio Crespi, lungo la riva del fiume, tanto bello e da preservarsi che è entrato anche nella lista Unesco. Perché non era un quartiere dormitorio nè tantomeno un’anonima fabbrica. Immaginate un lungo viale, sulla destra il cotonificio, i corpi di fabbrica. Sul lato opposto le case, quelle operaie con i loro orti e le staccionate, e poi in sequenza quelle, più grandi e fastose, dei capireparto e poi le ville dei dirigenti. E, ancora, il palazzo padronale, la villa del medico e quella del cappellano, la chiesa, il lavatoio, il dopolavoro, le scuole e persino il teatro.

Col passare del tempo questo luogo ha subito un lento declino. Oggi però rivive grazie ai cittadini, spesso discendenti di chi lo abitò negli anni di attività, in altri casi “forestieri” che qui hanno trovato un buen retiro, e grazie alle iniziative come quelle dell’Associazione Crespi d’Adda.

Non poteva che nascere qui dunque, il primo festival dedicato alla letteratura del lavoro. Appena partito, andrà avanti fino all’1 ottobre ed è particolare anche la sua storia. Perché si tratta di un progetto sviluppato dai ragazzi di un liceo linguistico in collaborazione con l’Associazione Crespi d’Adda.

crespi d'adda festival lavoro
Produzioni Ininterotte, questo il nome, è nato dal progetto di alternanza scuola-lavoro con i ragazzi delle classi di III C e IV C del liceo linguistico “Giovanni Falcone” in collaborazione con l’Associazione Crespi d’Adda convenzionata con il Comune di Capriate San Gervasio. Un percorso iniziato a marzo 2017 che ha permesso agli studenti di cimentarsi nella conoscenza del villaggio e della sua storia per poi valorizzarlo e promuoverlo quale esempio eccezionale di città industriale, perfettamente conservata.

Cosa troverete visitandolo in questi giorni? Iniziative, presentazioni di volumi interamente dedicati al lavoro e all’industria e incontri con gli autori presso il Visitor Center di Crespi d’Adda, recentemente aperto al pubblico.

Giovedì 21 settembre, per esempio, alle 21 sarà presente Wu Ming 2 con il suo “Meccanoscritto”. Editrice Alegre. Un romanzo del Collettivo MetalMente con la collaborazione di Wu Ming 2 e Ivan Brentari. Racconti operai, laboratorio di scrittura collettivo e storie di lotte operaie.

E appassionati di turismo letterario segnatevi anche queste iniziative: con gli studenti, affiancati da guide turistiche professioniste, si può partecipare a visite guidate letterarie alla scoperta del villaggio anche attraverso la lettura di parti delle opere di Charles Dickens, Ferdinand Celine, Karl Marx, Victor Hugo, Emile Zola e Leone XIII.

Le visite guidate letterarie per famiglie e turisti nel weekend senza prenotazione sono disponibili domenica 24 settembre ore 11:00-15:00-15:00-16:00-16:30-17:00; sabato 16 e 23 settembre 2017, ore 15:00-15:30-16:00-16:30-17:00. Durano 1 ora e 30 minuti e costano 5 euro a persona (bambini omaggio fino ai 6 anni). Il punto di ritrovo e partenza è il Visitor Center di Crespi d’Adda in Corso Manzoni 18.

Se qualcuno di voi andrà a visitare Crespi d’Adda attendo racconti e sensazioni: io ci sono stata una domenica di inizio primavera, ancora poco frequentata dai turisti della bella stagione (le visite guidate dei fine settimana e dei festivi si tengono da aprile a ottobre) e una delle cose più belle è stato lasciar volare l’immaginazione e pensarla brulicante di vita e di storie come dev’essere stata ai suoi tempi di massima vivacità!

benvenuto settembre festival letterari in Italia 2017

Benvenuto settembre! Guida ai festival letterari per scoprire le bellezze d’Italia

benvenuto settembre festival letterari in Italia 2017Benvenuto settembre!

Eccolo il mese del vero inizio, della malinconia per la fine delle vacanze e l’estate che volge al termine miscelata però alla voglia di novità, alle nuove energie e ai progetti. E, come è consuetudine, io torno a scrivere qui e ad inaugurare settembre con un articolo dedicato ai festival. Sì, perché settembre è un mese ricchissimo e se avete voglia di scoprire i festival letterari in Italia non avrete che l’imbarazzo della scelta!

E sapete perché vi consiglio di farlo? Perché sono un ottimo motivo per visitare i nostri tesori, scoprire piccoli borghi e bellissimi centri storici. State cercando idee per un weekend in Italia sulla scia dei libri e degli scrittori? Eccole qui per voi!

Il Festival della Mente a Sarzana

Settembre inizia subito con un festival! Direzione Liguria, direzione Sarzana dove dall’1 al 3 settembre ci sarà il Festival della Mente, www.festivaldellamente.it il primo festival in Europa dedicato alla creatività e ai processi creativi. Filo conduttore dell’edizione 2017 è la rete, attraverso cui si indagheranno i più importanti temi della contemporaneità e del sapere. In calendario 41 incontri con pensatori italiani e stranieri e un ricco programma di eventi per bambini e ragazzi. Si confronteranno scienziati, filosofi, scrittori, storici, artisti, psicoanalisti, designer, antropologi.

Quanto costa? € 3,50 gli incontri per adulti e bambini (gratuita la lezione inaugurale); € 7,00 spettacoli e approfonditaMente (lezioni-laboratorio della durata di circa 120 minuti).

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Festivaletteratura a Mantova

Per chi ama i festival letterari è ormai un classico del rientro dalle vacanze: dal 6 al 10 settembre torna il Festivaletteratura di Mantova ed è un’occasione da non perdere se non siete mai stati nella bellissima città sul Mincio. Ascoltando gli scrittori e partecipando agli incontri scoprirete un centro storico prezioso, tra Palazzo Ducale, piazza Sordello e le altre, la Casa del Mantegna, Palazzo Te, ma anche scorci mozzafiato sulle passeggiate sull’acqua che circonda la città.
Elizabeth Strout, Federico Buffa, Daniel Pennac sono tre dei nomi tra i tanti protagonisti dell’edizione 2017. Il festival è un mix di appuntamenti liberi e gratuiti con altri a pagamento, di solito pochi euro.

Il Festival della Comunicazione a Camogli

Camogli è un borgo ligure molto suggestivo. Potete andarci per la spiaggia, di ciottoli, come tante in Liguria, per una fuga al mare settembrina, per visitare la vicina Abbazia di San Fruttuoso, per passeggiare tra i suoi vicoli. E per partecipare al Festival della Comunicazione! Camogli per un fine settimana lungo si fa casa di giornalisti, intellettuali, uomini di cultura e di scienza. Quest’anno l’appuntamento è dal 7 al 10 settembre. Ci saranno laboratori, spettacoli, mostre, cinema, escursioni e gite in mare, tutti gratuiti. Piero Angela riceverà il Premio Comunicazione, mentre ad aprire il festival sarà la lectio del presidente del Senato Pietro Grasso.

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PordenoneLEGGE a Pordenone

L’appuntamento di Pordenone è tra i più famosi e i più attesi di settembre: nella città friulana torna dal 13 al 17 settembre PordenoneLEGGE, La festa del libro con gli autori: Ma in realtà il festival non vive solo di questi cinque giorni: per tutto l’anno in città e provincia scorrono incontri e appuntamenti.

Il senso del ridicolo a Livorno

*** AGGIORNAMENTO DEL 12 SETTEMBRE: La città è in lutto. Per esprimere il proprio cordoglio e la propria vicinanza alle famiglie delle vittime dell’alluvione, Fondazione Livorno e Fondazione Livorno – Arte e Cultura hanno deciso di annullare l’edizione 2017 del Festival Il senso del ridicolo. Sarà anche istituito un fondo nel quale confluiranno le somme stanziate e non ancora spese per il Festival, integrate da un importo aggiuntivo ancora da quantificare secondo le disponibilità ***.

Cercate una scusa per un weekend in Toscana a fine settembre? Provate con Il senso del ridicolo. No, non è una battuta, ma il nome del festival in programma a Livorno dal 22 al 24 settembre. E’ dedicato all’umorismo, alla comicità, alla satira, e con una premessa del genere non può che avere un padrino d’eccezione, Stefano Bartezzaghi. E’ lui il direttore del festival, che si apre con la lectio magistralis (venerdì 22 settembre, h. 17.30) di Massimo Recalcati, e poi l’omaggio a Paolo Villaggio con Enrico Vaime, una mostra sulle copertine di Linus alla Bottega del Caffè, e Fabrizio Gifuni che darà voce a Pier Paolo Pasolini e Giovanni Testori (sabato 23 settembre, h. 21.00) e si cimenterà con Carlo Emilio Gadda.

L’evento inaugurale è gratuito, tutti gli altri costano 3 euro.

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La letteratura del lavoro a Crespi d’Adda

Crespi d’Adda è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, dove, passeggiando per le sue strade, si può immaginare vividamente come fosse la vita sul finire dell’Ottocento in un posto creato da un illuminato imprenditore. Siamo in un villaggio operaio in provincia di Bergamo, realizzato intorno al Cotonificio Crespi, lungo la riva del fiume, tanto bello da custodire che ha ricevuto anche il patrocinio Unesco. E non poteva che nascere qui il primo festival dedicato alla letteratura del lavoro. Si tiene dal 16 settembre al 2 ottobre ed è particolare anche la sua storia. Perché si tratta di un progetto sviluppato dai ragazzi di un liceo linguistico in collaborazione con l’Associazione Crespi d’Adda. I visitatori conosceranno il villaggio anche attraverso la lettura delle opere di scrittori come Charles Dickens, Ferdinand Celine, Karl Marx, Victor Hugo, Emile Zola. E poi in programma anche workshop e conferenze.

Women’s Fiction Festival a Matera

Nel cuore della Basilicata, nella Capitale europea della cultura 2019, torna anche quest’anno l’evento dedicato alla narrativa femminile, dal 28 al 30 settembre, compresa la formula particolare del Congresso degli scrittori, con masterclass, corsi di scrittura creativa, appuntamenti tra autori, editor, agenti letterari e consulenti. E nei tre giorni tra i Sassi il pubblico potrà partecipare a incontri con gli scrittori, reading, spettacoli e altro. Equi-libri il tema del festival edizione 2017.

IndipendenteMente a Belgioioso

Indipendentemente è un festival dell’editoria e delle arti che va in scena tra le mura di un castello trecentesco. Realizzato grazie al patrocinio del Comune di Belgioioso (Pv), si terrà da venerdì 6 a domenica 8 ottobre 2017, nelle sale storiche del Castello fondato dal duca Gian Galeazzo II, la residenza viscontea che divenne, nel tempo, luogo di sosta e di incontro di celebri scrittori, tra cui Foscolo e Parini. Tra gli stand degli editori indipendenti ci saranno eventi, presentazioni letterarie ed artistiche, laboratori e dibattiti.
Numerosi gli autori e gli artisti in calendario: i due grandi maestri del giallo italiano Raul Montanari e Romano De Marco, Francesco Muzzopappa, Ivano Porpora, Marco Proietti Mancini.
La partecipazione all’evento è gratuita.

Che ne dite, vi è piaciuta questa carrellata? Avete già scelto a quale festival partecipare? Raccontatemelo, mi fa piacere!

Colle dell’Infinito: l’ispirazione di Giacomo Leopardi rivivrà grazie al Fai

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Orto delle monache sul Colle dell’Infinito, credits Fai Fondo Ambiente Italiano

Il Colle dell’Infinito. Nel nostro immaginario non c’è posto che sia più legato alla poesia, a un viaggio letterario che ci porta dritti nella vita, nei versi e nelle suggestioni di un grande poeta.

Siamo a Recanati, siamo “a casa” di Giacomo Leopardi e siamo sul suo “ermo colle”. E chiunque ami e abbia amato il poeta non potrà che essere contento della notizia di oggi, per chi già ha percorso gli itinerari letterari di Giacomo Leopardi e per chi ancora desidera visitare i suoi luoghi.
Il Colle dell’Infinito a Recanati, o meglio una sua parte ben precisa e molto suggestiva, è stato infatti affidato alle cure del Fai – Fondo Ambiente Italiano, e come è già accaduto con altri tesori, naturali e umani del nostro Paese, sarà valorizzato affinché tutti ne possiamo godere in futuro.

Proprio a Recanati infatti è stato firmato un accordo tra il Comune marchigiano, il Fai, il Centro Nazionale di Studi Leopardiani e il Centro Mondiale della Poesia e della Cultura “Giacomo Leopardi”: verrà affidata al Fai la valorizzazione culturale e la successiva concessione per la gestione di una parte degli spazi del Centro Nazionale di Studi Leopardiani e di quella porzione del Colle definita “Orto delle Monache”.

Colle dell’Infinito: l’Orto delle Monache

credits Fai Fondo Ambiente Italiano
credits Fai Fondo Ambiente Italiano

Di cosa si tratta? Questo luogo leopardiano è un piccolo orto-giardino sul colle di Recanati adiacente alla casa del poeta: il luogo dove Leopardi concepì nel 1819 “L’Infinito”, ispirata dalla “siepe che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”.
Sarà curato con un progetto di recupero ambientale e rilancio culturale che in fondo lo ricondurrà a come doveva essere negli anni in cui lo frequentava Giacomo Leopardi, ovvero, come spiega proprio il vicepresidente esecutivo del Fai, Marco Magnifico, “restituire all’orto-giardino, cuore del Colle dell’Infinito, la sua funzione originaria, di spazio essenziale, privo di ogni elemento di rilievo, distrazione e spettacolarità, chiuso verso l’esterno, per permettere al visitatore una riflessione individuale – una sorta di “esercizio spirituale” – e rivivere l’esperienza interiore di Leopardi”.

Colle dell’Infinito di Leopardi: ecco come si valorizzerà

L’intervento del Fai sull’Orto delle Monache è stato affidato all’architetto paesaggista Paolo Pejrone. Il luogo sarà restaurato con le sue piante, i muretti, il prato, gli orti, le siepi per permettere ai visitatori di fruirne in maniera semplice e regolare, mantenendolo comunque il più possibile semplice e discreto come è ora.

Ma non sarà solo un recupero del verde: sarà valorizzato anche il patrimonio culturale, spirituale ed emotivo di un luogo così simbolico e suggestivo. All’interno del Centro Nazionale di Studi Leopardiani, uno spazio sarà restaurato e riallestito a cura del FAI, e proporrà una presentazione della vicenda filosofica e spirituale di Leopardi e dei suoi scritti, attraverso un viaggio intimo e profondo nell’interiorità del poeta.

Un video-racconto della durata di circa 15 minuti, proiettato nel Centro Studi, introdurrà i visitatori all’esperienza nell’Orto, a cui si arriverà attraverso il viottolo percorso un tempo da Giacomo Leopardi. Qui la visita sarà libera: sarà un luogo di pace e di silenzio, dove passeggiare, meditare, rievocare l’esperienza di Leopardi, rendere omaggio al suo spirito e, perché no, lasciarsi ispirare.

#MilanoDaLeggere: scopriamo un giardino segreto seguendo Dino Buzzati

Dino Buzzati Milano turismo letterarioVolete scoprire i luoghi di Milano che hanno ispirato Dino Buzzati e i suoi libri? Seguitemi in questo racconto!

Quando il neo ufficiale Giovanni Drogo arriva alla sua destinazione, la Fortezza Bastiani, vorrebbe andare via, tornarsene in città. Ma poi quella fortezza, i suoi ritmi militari fuori luogo, e soprattutto quella distesa sconfinata che le si apre davanti, quel deserto, il deserto dei Tartari, finiscono con l’esercitare su di lui un’attrazione totale. Rimarrà, e decisamente a lungo anche, vinceranno la routine e l’attesa.

Se anche voi come me avete letto Il deserto dei Tartari conoscerete la storia e avrete fatto le vostre riflessioni sul suo significato. Ma io, per esempio, non sapevo che l’ispirazione per scrivere il suo romanzo, pubblicato poi nel 1949, Dino Buzzati l’avesse trovata in una storia molto precisa della sua vita. La sua esperienza, lunghissima (iniziata nel 1928) al Corriere della Sera. Quella vita da redattore (anche se poi Buzzati viaggiò anche come inviato), quella monotona routine condivisa magari anche con gli altri giovani giornalisti, entrati in via Solferino con i sogni da grandi reporter e finiti a battere i tasti di una macchina da scrivere in ufficio, era servita al grande scrittore per dare vita a Drogo, alla Fortezza, al deserto.

Non lo sapevo ed è stato bello scoprirlo. E sapete dove ho imparato questa storia? Proprio in via Solferino 28, davanti al palazzo dove il Corriere della Sera ha la sua sede dai primi del ‘900, a Milano, Proprio davanti a quel portone che il giovane Buzzati varcava quotidianamente. Vi piace viaggiare sulle orme degli scrittori, curiosando tra i luoghi dove hanno vissuto? A Milano si può fare per esempio con le Passeggiate d’autore. Ve ne avevo già parlato tanto tempo fa e nei giorni scorsi finalmente sono riuscita a partecipare di nuovo a questi itinerari di turismo urbano!

passeggiate letterarie milano

Tema: proprio Dino Buzzati e i suoi luoghi milanesi. Accompagnati da Francesca Marzia Esposito abbiamo passeggiato per il centro di Milano in un sabato mattina soleggiato e vivace di primavera. Ma non abbiamo solo parlato di letteratura. Perchè sapere qual è la cosa che mi piace di più di queste occasioni di esplorazione urbana? Scoprire angoli della città sconosciuti, sorridere davanti a sorprese svelate, alzare lo sguardo a balconi fioriti o abbassarlo, come in questo caso. Sì, perchè proprio sotto via San Marco, da dove è partita la nostra passeggiata – la prima abitazione milanese di Dino Buzzati, nato a San Pellegrino di Belluno nel 1906 – si trovava proprio qui, al numero 12 -, passava il naviglio milanese. Che portava le risme di carta al Corriere dalle cartiere di Corsico, e più avanti gorgogliava passando da quello che è diventato noto come il Tombon de San Marc, che era una sorta di darsena ma – pare – anche luogo prescelto dai suicidi.

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Più avanti sono ancora visibili le chiuse coi portoni in legno della Conca dell’Incoronata (costruita alla fine del 1400 con la consulenza di Leonardo da Vinci) o Conca delle Gabelle, ma la cosa più bella è scoprire un piccolo giardino segreto custodito là dove un tempo scorreva l’acqua.

Ci fermiamo anche in via Marsala 2, perché qui abitava Arturo Brambilla, il ragazzo che Buzzati conobbe il primo giorno di scuola al liceo Parini e che Fu il suo amico per tutta la vita, dando anche a vita a un’intenso carteggio che di fatto ci racconta Buzzati ragazzo, giovane e uomo nelle sue più intime sfaccettature.

Da qui, la tappa successiva è appunto in via Solferino, dove lo scrittore entra giovanissimo, diventa redattore, lavora a La Lettura e diventa poi inviato di guerra. E si riempirà di quell’esperienza di ragazzi entrati col sogno di girare il mondo e presi poi da una vita racchiusa allo scrittoio.

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Ma c’è ancora una sorpresa da scoprire: arriva in corso Garibaldi, davanti a un numero civico decisamente strano: 2024, c’è scritto. E’ una delle testimonianze, ancora visibili in diversi angoli del centro storico di Milano, della numerazione austriaca delle strade. Siamo davanti alla Contrada del Passetto, questa un tempo era uno dei vicoli e delle stradine che collegava a esempio il corso di Porta Comasina (che è oggi corso Garibaldi) e piazza San Simpliciano. Quando questa zona oggi così brulicante di boutique e locali era una borgata e attraverso queste stradine anche i piccoli malviventi facevano perdere le loro tracce.

Luoghi come questo sono legati all’ispirazione di Laide, la giovane protagonista di Un amore, romanzo che Buzzati pubblica nel 1963. Cosa nasconderà questo portoncino in legno? Siamo fortunati, qualcuno lo apre per uscire e noi ci intrufoliamo. Dentro un mondo di case di ringhiera, cortili e piccole fontanelle. Anche questo è un piccolo giardino segreto urbano.

Ecco dunque qualche spunto per chi vuole scoprire Dino Buzzati a Milano.

Quali libri di Dino Buzzati abbiamo sfogliato in questa passeggiata letteraria?

  • Il deserto dei Tartari, romanzo, 1940
  • Sessanta racconti, 1958.
  • Un amore, 1963.
  • Il Colombre e altri cinquanta racconti, 1966.
  • La boutique del mistero, Mondadori, Milano 1968.
  • Lettere a Brambilla, a cura di L. Simonelli, De Agostini, 1985

Passeggiata sulle orme di Dino Buzzati a Milano – la gallery

(photo credits: Mariangela Traficante)

La Paranza dei bambini: viaggio nella Napoli distorta dei ragazzini raccontati da Saviano

libri ambientati a NapoliE’ sempre bello incontrare Roberto Saviano, anche se accade solo per dirgli un grazie veloce per quello che fa. E, non so se sia solo un’impressione la mia, ho la sensazione che anche a lui faccia davvero piacere incontrare chi viene a sentirlo, a salutarlo, a fargli un sorriso, sempre ricambiato. Qualche mese fa ero anch’io tra i di loro, con in mano la mia copia de La Paranza dei bambini. E molta voglia di leggerlo. Ci ho messo tanto, perché è una storia cruda, che ti colpisce forte e ti fa voltare pagina con difficoltà. Però è una storia che può essere vera. Roberto Saviano l’ha definita la sua prima opera di fiction, ma non pare essere proprio così. Nei giorni in cui lo leggevo, il libro mi passava davanti, in tv o sui giornali, sotto forma di notizie di giovani camorristi e di ragazzini coinvolti, loro malgrado, per errore, in sparatorie e altri atti simili.

E i protagonisti de La paranza dei bambini sono ragazzini, spesso appena adolescenti, che sanno imitare alla perfezione il rumore del mitra perché sanno già imbracciarlo. E sparare. E vivono nella sensazione che nulla cambi, che l’unica rivoluzione possibile sia quella dei soldi. Si divertono con la stesa, ovvero gli spari all’impazzata e a casaccio, che costringono tutti a proteggersi. A stendersi, appunto. Sono ragazzi che crescono presto, difendono valori ancestrali, come gli affetti, la mamma, l’amore a modo loro, eppure sembrano essersi dimenticati dei valori morali.
Saviano li racconta con la naturalezza di chi li ha cercati e voluti capire da vicino, e scoperchia un mondo che esiste ma di cui ignoriamo l’esistenza.

Perché parlarne qui? Perché nel romanzo si legge Napoli, o meglio si legge la Napoli distorta di questi ragazzini perduti.

La paranza dei bambini

E’ una geografia di Napoli totalmente diversa, stravolta, quella che prende forma nelle pagine scritte da Saviano. Ma è Napoli anche questa. Ci sono i nomi di quartieri dove i forestieri probabilmente si vedono poco, Forcella, Sanità. Ma anche i luoghi simbolo, come Piazza Plebiscito o Posillipo, persino la bella e futurista stazione di Toledo ne escono distorti e diventano solo strumenti nelle mani dei ragazzi, quasi incapaci di vederne la bellezza e anche questo fa male.
La bellezza non c’è, o forse si nasconde bene, in questo libro. Napoli è strumentale, i vicoli e le piazze di Napoli sono strumentali. Sono piazze da comandare, case di latitanti e camorristi da andare a trovare, strade da percorrere sfrecciando in motorino verso il prossimo colpo.

C’è un solo, forte, momento di dichiarazione d’amore per Napoli che arriva, a modo suo, dalla paranza. I ragazzi sono una motonave, che hanno affittato per una sera, per divertirsi con le fidanzate. Davanti a loro il Golfo di Napoli, Sorrento, il contorno del Vesuvio, il tramonto.
Come se la speranza riprendesse fiato per un momento.

Quando tornarono di sopra la motonave aveva appena superato le alte pareti di roccia di Sorrento e puntava verso Napoli. I ragazzi erano tutti a prua.
– Brindiamo a noi – gridò Dragò, – e alla nostra città he è la cchiù bella d”o munno. Si girò verso uno dei due camerieri che sbadigliava seduto su una sedia al di là dei vetri e continuò: -Oinè, sveglia! Questa è la città più bella del mondo, hai capito? E schifo a chi ne parla male!

E voi avete letto La Paranza dei bambini? Come vi ha fatto sentire e che sensazioni vi ha lasciato?

city of literature Unesco

Le City of Literature ovvero: piccolo paradiso per turisti letterari

city of literature Unesco

Lo sapevate che nel mondo esistono le Città della Letteratura? Merito dell’Unesco, che nella sua missione di promuovere la pace e la collaborazione internazionale anche attraverso la cultura ha voluto dare vita a una vera e propria rete virtuosa. Sono le Cities of Literature, sono venti e oggi vi spiego dove trovarle e come scoprire i loro grandi e piccoli tesori letterari.

City of Literature è un titolo conferito alle città che conservano un ricco bagaglio culturale e un’eredità letteraria importante, ma non basta. Per entrare nel network Unesco occorre dimostrare di dare valore alla cultura e mantenerla viva. Sono città ricche di librerie e biblioteche, che ospitano festival letterari, che incoraggiano la lettura nelle scuole, dove si leggono, si comprano e si scambiano molti libri e i libri rivivono anche grazie agli eventi.

Tutto nasce da un’altra rete, quella delle città creative Unesco (Creative City Network), nata nel 2004 per legare insieme realtà diversissime tra loro – ne fanno parte Pechino, Montreal, Sydney, Bogotà e Sapporo – ma accomunate dal valore della loro industria creativa, e dall’impegno nella sua promozione, in sette aree: design, cinema, folk art, musica, gastronomia, media e, appunto, letteratura.

Edimburgo è stata la prima a essere designata City of Literature, sempre nel 2004, e proprio da qui può partire un viaggio alla scoperta delle altre città della letteratura. Sì, perché basta approdare sul portale che la capitale scozzese ha dedicato alla sua missione, per scoprire un mondo fatto di festival letterari, librerie, biblioteche, fervidi lettori e curiosità in giro per il mondo, dalla Nuova Zelanda all’Islanda. Oggi sono venti le Città della letteratura Unesco: Edimburgo, Melbourne, Iowa, Dublino, Reykjavik, Norwich, Cracovia, Dunedin, Praga, Heidelberg, Granada, Ulyanovsk, Baghdad, Tartu, Leopoli, Lubiana, Barcellona, Nottingham, Obidos, Montevideo.

Se amate fare i turisti letterari e state sognando un viaggio, cliccateci subito: troverete un piccolo paradiso. Le dieci cose da sapere prima di un viaggio letterario verso ciascuna di queste città sono qui: gli scrittori a cui hanno dato i natali, i festival letterari che ospitano, le case editrici che sono nate qui, le biblioteche e le librerie più importanti da non perdere. E poi tante curiosità letterarie. Per esempio:

  • Lo sapevate che l’Islanda ha coniato un termine per definire la classica corsa alle uscite editoriali che precede il Natale? Si dice jólabokaflód, ovvero “l’inondazione di libri pre-natalizia”. Perché prima delle feste a Reykjavik e dintorni la pubblicazione di nuovi libri raggiunge il suo picco massimo. E gli islandesi ci costruiscono su un turbinio di eventi tra reading e altri appuntamenti con gli scrittori.
  • Norwich, in Gran Bretagna, è la prima City of Refuge del Regno Unito che accoglie gli scrittori che in patria sono oggetto di minacce, ed è stata una delle fondatrici dell’International Cities of Refuge Network.
  • A Dunedin, nel 1908, nacque la prima biblioteca pubblica della Nuova Zelanda. E oggi la Dunedin Public Library raccoglie numeri impressionanti, con oltre un milione di persone che varcano le sue porte ogni anno. Pionieri anche con i piccoli lettori: il primo servizio di prestito libri ai bambini arrivò già nel 1910.
  • In Slovenia uno degli eroi nazionali è un poeta romantico. France Preseren nel XIX secolo scrisse il primo poema epico in sloveno e il 3 dicembre, giorno della sua nascita, il Paese lo ricorda con un Culture Celebration Day. L’8 febbraio, poi, data della sua morte, è una cultural holiday.

Dite la verità, non avete voglia di andare subito a scoprire gli altri tesori letterari di queste città? C’è un problema però: manca l’Italia. Quando potremo leggere anche il nome di una delle nostre città in questa bella rete?

bookcity Milano 2016 programma

Scoprire Milano con Carlo Emilio Gadda: la passeggiata letteraria a Bookcity 2016

bookcity Milano 2016 programma
credits Yuma Martellanz

L’Uggia disse un giorno al Cattivo Gusto: “Fabbrichiamo una città dove poter imperare senza contrasti: tu sarai re, ed io la regina”.
Detto fatto, messero in piedi alcune scuole di capimastri: e crearono un magistrato a cura del quale fosse imposto un sigillo di ceralacca su ogni piano o disegno che quei capimastri esibivano. I capimastri, quando le loro madri se li portavano ancora, alle dette madri gli si fecero vedere dei cammelli, dei canguri e delle giraffe.
Venuti dopo alcuni mesi alla vita e dopo alcuni anni alla capimastria, e preso il diploma, essi levarono moltissime case di quella città dell’Uggia, a sei e sette piani: le quali case si riscontra che tengono alcunché della giraffa e alcunché del cammello: e un poco anche del dromedario. L’Uggia non le pareva vero e il Cattivo Gusto sentiva che un regno più saldo e più fedeli ministri mai non avrebbe incontrato sulla terra.

Sapete da dove arrivano queste parole? Da Le meraviglie d’Italia, di Carlo Emilio Gadda. E le ho condivise con voi per raccontarvi un viaggio letterario con cui potrete incontrare, molto presto, l’ingegnere-scrittore. Lo potrete fare a Milano, domenica 20 novembre alle 15. In che modo? Partecipando a una passeggiata letteraria sulle orme milanesi di Gadda.

Lo saprete sicuramente già, giovedì 17 novembre a Milano inizia Bookcity, e la città si vestirà di festa con i libri in un turbinio di eventi che meriterebbero senza dubbio il dono dell’ubiquità. Quattro giorni zeppi di incontri con gli autori, spettacoli, mostre e maratone di lettura nei luoghi più disparati e in molti piccoli grandi gioielli meneghini. E infatti Bookcity è anche l’occasione per scoprire più a fondo la città. Se volete orientarvi tra gli oltre mille eventi in programma posso dirvi di dare un’occhiata a questa guida a Bookcity 2016 che ho scritto per Milano Weekend.

Qui, invece, voglio parlarvi di un evento particolare che è stato realizzato da Piedipagina, giovane associazione che racconta Milano attraverso i libri portandovi in giro per le sue strade sulle tracce di scrittori, romanzi e storie. E domenica ci saremo anche io con Chelibromiporto e Cityteller, l’app che geolocalizza i libri.

Cosa faremo? Vi porteremo in giro per Milano insieme a Carlo Emilio Gadda. Ci saranno brani da leggere dai suoi libri (in particolare da Le meraviglie d’Italia, La Madonna dei filosofi, L’Adalgisa) in luoghi significativi per l’ingegnere nella sua svergolata Milano. Una passeggiata che poi si potrà continuare anche virtualmente perché luoghi e citazioni verranno raccolte sulla mappa di Cityteller.

Questo itinerario, attraverso i luoghi e le parole dell’autore stesso, ci condurrà alla scoperta di vari aspetti della sua vita e della sua opera e si concluderà con la presentazione del libro La svergolata Milano di Carlo Emilio Gadda, di Lucia Lo Marco, edito da Perrone Editore.

Per Gadda Milano è città di nascita e non di elezione, d’amore viscerale e di odio, criticata, spesso dissacrata, e insieme celebrata. Questo itinerario, attraverso i luoghi e le parole dell’autore, ci condurrà alla scoperta di vari aspetti della sua vita e della sua opera.

Vi va di partecipare? L’appuntamento con La “svergolata” città dell’Ingegnere. Milano secondo Gadda è domenica 20 novembre alle 15 in via Formentini 10. La partecipazione è gratuita e per info potete consultare il programma. Ci vediamo lì!

Vi porto a Praga: intervista a Tomáš Zmeškal, autore di “Lettera d’amore in scrittura cuneiforme”

romanzi ambientati a Praga

La scena si apre con una camera da letto inondata di rose profumate e un matrimonio imminente. C’è una grande storia d’amore, sì (che non è precisamente quella delle nozze in questione), ma gli eventi prenderanno un corso decisamente tortuoso, disegnato dai sentimenti dei protagonisti e spinto dalla Storia. Benvenuti a Praga, benvenuti in Lettera d’amore in scrittura cuneiforme. E’ il romanzo d’esordio di Tomáš Zmeškal, scrittore ceco classe 1966, che oggi arriva in Italia con Safarà Editore in una nuova collana – Kel – Kaleidoscopic  European Literature – dedicata ad autori provenienti da più diversi paesi dell’Unione Europea (il libro lo trovate qui) .

E racconta una storia familiare in tre generazioni che, tra eventi come la Primavera di Praga, l’invasione sovietica del 21 agosto 1968 e la rivoluzione di velluto del 1989 che portò alla fine del regime comunista, non può che intrecciarsi alla Storia con la S maiuscola.

Che qui è appena sfiorata, accennata in punta di penna, a volte ricordata, ma nulla di più. Eppure si sente, e forte, ingarbuglia le vite dei protagonisti, ma non è la sola. Anche loro, ciascuno con la propria indole, stringono nodi – specie nei sentimenti – che poi sarà difficile risolvere. E in questo romanzo la Storia è come Praga: una presenza costante ma che rimane quasi sullo sfondo. E toccherà a chi viene da lontano rivelarla.

romanzi ambientati a Praga

Non voglio svelarvi la trama del romanzo, anche perchè, come vedrete se lo leggerete, ogni tanto vi fanno irruzione anche vere e proprie visioni…

Nè vi racconterò, ovviamente, cos’è questa lettera d’amore in scrittura cuneiforme che gli dà il titolo, salvo confermarvi che sì, c’è e arriverà in un momento importante della storia! Vi dico solo che se state cercando un libro da leggere prima di un viaggio a Praga lo potete mettere in valigia, per fare un primo incontro con la letteratura ceca contemporanea.

Queste e altre riflessioni mi venivano in mente mentre leggevo Lettera d’amore in scrittura cuneiforme. E ho avuto il piacere di condividerle proprio con l’autore. Tomáš Zmeškal ha risposto alle mie domande, e ne è nata questa intervista.

Mi piacerebbe che, per chi di voi leggerà il romanzo, possa farvi da guida! Nella storia e attraverso i luoghi di Praga.

Chelibromiporto: Uno dei simboli di Praga è l’orologio astronomico della Città Vecchia con il suo complesso meccanismo e anche le azioni che legano i personaggi del romanzo sembrano governate dagli ingranaggi complessi della Storia: ci sono vicende davvero accadute alle quali si è ispirato per scrivere?

Tomáš Zmeškal: Sono ancora stupefatto dalla realtà, da come accadano cose vere che nessuno avrebbe sospettato. La storia ci influenza volenti o nolenti, che ci piaccia oppure no, e naturalmente la storia dell’Europa Centrale e Orientale è stata a volte un orologiaio piuttosto crudele. Ma – per rispondere alla sua domanda – non scrivo storie che mi sono state raccontate o che ho sentito, non scrivo in questo modo. Ho un profondo rispetto per le persone che mi raccontano le loro storie e ho anche un profondo rispetto per i generi letterari e quando scrivo romanzi posso respirare liberamente, ma naturalmente alcuni lettori poi mi dicono: “Il tal fatto che hai scritto è successo più o meno alla nostra famiglia”. A volte è piuttosto sbalorditivo.

Chelibromiporto: Le vicende dei protagonisti non si soffermano quasi mai sui luoghi in cui accadono. Praga e Lhotka, pur fondamentali, rimangono quasi sullo sfondo. Tocca a qualcuno che arriva da fuori, il cugino Jiri, il compito di raccontare, nelle lettere alla sorella, le sue impressioni. E’ stata una scelta voluta? Questo vuol dire che solo uno straniero è in grado di capire al meglio un luogo, perché non è coinvolto emotivamente?

Tomáš Zmeškal: Penso che a volte siamo così dentro alle nostre emozioni, ai nostri problemi… che la soluzione o lo sguardo dall’interno viene da uno estraneo o, per essere più precisi, da un “outsider” totale, qualcuno come Franz Kafka che era un perfetto “outsider” e uno straniero di lingua tedesca nelle terre ceche.

romanzi ambientati a Praga

Chelibromiporto: Jiri è spesso molto duro con i giudizi su Praga e il carattere dei cechi. In una delle sue lettere sembra quasi rimproverarli di aver considerato come globalizzazione quella che, in realtà, è invece una vera “americanizzazione” degli usi e costumi. Lo pensa anche lei? C’è qualcosa nel carattere ceco che è andato perso per sempre?

Tomáš Zmeškal: Ogni giorno perdiamo delle illusioni su noi stessi. Dalla morte di Vaclav Havel (il primo capo dello St post comunista, ndr) le cose cambiano così velocemente in Repubblica Ceca che non so come tutto questo andrà a finire. Mia nonna, che era nata nel 1901, era solita pensare e ripensare alla sua giovinezza e ai film muti che guardava da ragazza. Saltava spesso fuori un nome, quello dell’attrice Mary Pickford.

Anni dopo, mentre vivevo a Londra, in una enorme libreria Foyles mi sono imbattuto per caso in una sezione di libri sul cinema e lì ho visto un intero scaffale di libri su Mary Pickford. Mi sono ricordato di mia nonna e della sua giovinezza. Già antecedentemente alla Prima Guerra Mondiale i cinema di Praga erano pieni di film muti americani. Qualcuno definisce il XX secolo il secolo americano. Da cittadino ceco, devo dire che senza gli Stati Uniti la Cecoslovacchia difficilmente sarebbe potuta nascere dopo il primo conflitto mondiale.

Chelibromiporto: A un certo punto la storia comincia a dipanarsi tra la città, Praga, e la campagna, Lhotka. E’ ancora tanto forte la diversità tra le due anime della Repubblica Ceca, quella più legata alle tradizioni e l’altra che invece si è vista cambiare di più dopo la caduta della Cortina di ferro?

Tomáš Zmeškal: Sì, lo è. La campagna è più tradizionale, ma io non idealizzo le relazioni all’interno dei piccoli villaggi cechi. Sono una persona di città, non potrei vivere a lungo lontano da gallerie, biblioteche, librerie… La campagna ceca si spopola a favore delle città più o meno grandi fin dalla caduta della Cortina di ferro. Alcuni paesetti sono tornati alla vita, ma temo che non siano la maggioranza.

Chelibromiporto: In una delle sue chiacchierate con Jiri l’anziano Josef dice che a Praga sembra di stare in un museo. Quali sono per lei i luoghi della Capitale ceca maggiormente d’ispirazione, per uno scrittore, un artista, un musicista…?

Tomáš Zmeškal: Proprio l’altro giorno parlavo con un mio amico che mi ha detto: “Vivendo a Praga, sto perdendo la percezione della sua bellezza. Quando degli amici che vivono all’estero vengono a trovarmi, sono tutti completamente ipnotizzati da Praga, ma io no”.

Per quello che mi riguarda… Da ragazzino ero solito giocare nel Castello di Praga perché vivevamo a dieci minuti a piedi dal primo cortile. Da ragazzo quindi conoscevo il Castello di Praga come il palmo della mia mano. Non mi sembrava bello, mi sembrava in parte casa in parte parco giochi. Quando vivevo all’estero non pensavo espressamente a Praga come a una bella città, ma non ritenevo nemmeno le altre città altrettanto piacevoli. Amo Londra, ma naturalmente non la si può paragonare a Praga. O a Parigi del resto.
E sì, penso che certe parti di Praga oggi siano come un museo. Molti errori sono stati fatti nelle scelte politiche negli anni ’90 e intere parti della città sono oggi senza vita e sopraffate dagli agenti immobiliari. Naturalmente le pianificazioni e le scelte politiche che riguardano Praga sono un triste capitolo che penso sia meglio lasciare per un altro momento.

romanzi ambientati a Praga

Chelibromiporto.com: Praga nel suo romanzo attraversa cinquant’anni di vicende storiche cambiando certamente volto e anima. Quali strade, angoli, quartieri, rappresentano maggiormente questa trasformazione e quali consiglierebbe di visitare a chi volesse conoscere la Storia più da vicino?

Tomáš Zmeškal: Penso che il Castello di Praga e il centro di Malá Strana abbiano subito un’enorme trasformazione e che stiano rapidamente perdendo la loro anima. Ma la vita quotidiana continua nei piccoli pub dove gli uomini e molte donne ceche bevono birra, locali che sono a volte così pieni di fumo da non riuscire a respirare e dove si parla del più e del meno.

Chelibromiporto: Uno dei capitoli è dedicato a un salto nel futuro: come si immagina Praga e i i luoghi a lei cari tra un centinaio di anni?

Tomáš Zmeškal: Magari lo sapessi: fare lo storico è più facile che fare il futurologo. Però credo che il Clementinum, dove il Club PEN ha il suo piccolo ingresso ed ufficio, sarà ancora là. C’è poi la Torre Astronomica, dove Tycho Brahe e Keplero osservarono le stelle e dove negli ultimi 264 anni i meteorologi hanno fatto le loro misurazioni. Potrebbe benissimo andare avanti per altri cento anni.

Non sono sicuro del resto, il futuro rimane un’isola sconosciuta.

L’autore: Tomáš Zmeškal è nato a Praga nel 1966 da madre ceca e padre congolese. Nel 1987 lascia la Cecoslovacchia per vivere a Londra, dove studia presso il Kings College. Torna a Praga dopo il crollo del comunismo, e da allora lavora come scrittore e insegnante di scrittura creativa. Il suo romanzo d’esordio, Milostný dopis klínovým písmem (2008; Lettera d’amore in scrittura cuneiforme, Safarà Editore 2016) ha vinto il premio dell’Unione Europea per la Letteratura e il Premio Josef Škvorecký.

Le emozioni lasciate a sedimentare e poi raccolte: la bellezza dei libri, compagni di viaggio slow

libri da leggere prima di un viaggio

Ogni volta mi stupisco. Piacevolmente. E sorrido. Sono convinta che si tratti di una mania che ho io e invece scopro che è una passione condivisa. E da molti. Cosa? Prepararsi a un viaggio leggendo un libro ambientato nel luogo che stiamo andando a conoscere. E non per forza reportage ma anche romanzi, racconti, perchè no poesie. Oppure, semplicemente, leggere e appassionarsi non solo alla storia, ma anche ai luoghi dove tutto accade.

Sorprendersi a fantasticare su strade, case, panorami, quasi più che sugli intrecci tra i personaggi. I libri da leggere prima di un viaggio, reale e virtuale, sono preziosi perchè ci prendono un po’ per mano e ci preparano al posto che visiteremo. Che non è detto che sia come quello raccontato nel romanzo. Anzi, magari ci deluderà anche. Perchè il legame tra la letteratura e la scoperta del mondo è forte ma non sempre fedele. Però rimane un richiamo importante.

Ne ho avuto conferma ancora una volta la settimana scorsa, quando su Twitter ho moderato una chat  dedicata al rapporto tra i libri e i viaggi. Vi chiederete: ne parli dopo una settimana? Sì perchè anche sul web spesso hai voglia e necessità di lasciar depositare la frenesia per raccontare al meglio.

Una settimana fa, dunque, come ogni mercoledì, la community di Tbnet, la rete di travel blogger professionisti di cui ho il piacere di far parte anch’io, ha dato vita alla consueta #tbnetalks, ovvero una tweetchat dedicata di volta in volta a un tema del viaggio.

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“Scrivo per afferrare il vero senso della vita”: Ernest Hemingway rivive a Boston

mostra Ernest Hemingway Boston

Ernest Hemingway e John Fitzgerald Kennedy non si incontrarono mai. Ma il presidente americano più volte espresse ammirazione per lo scrittore e, quando Hemingway morì, aiutò la moglie Mary a raggiungere Cuba, per recuperare gli averi del marito. Sull’Isla Grande, infatti, a dieci miglia dall’Avana, sorgeva Finca Vigia, la casa di Hemingway a Cuba, il buen retiro caraibico tanto quanto quello di Key West in Florida, 90 miglia appena di separazione eppure un altro mondo.

Un angolo di mondo dell’autore di Addio alle Armi è custodito anche nella East Coast.

Oggi infatti voglio segnalarvi una mostra dedicata al grande Ernest, da mettere in programma se magari state pensando a un viaggio a Boston.

Grazie all’amicizia con Jacqueline Kennedy Onassis, Mary Hemingway decise di donare alla Jfk Library di Boston la collezione di manoscritti del marito. E proprio qui, in questo palazzo moderno che rende omaggio al trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America, è appena iniziata una grande esposizione dedicata allo scrittore. Si chiama Ernest Hemingway: Between Two Wars. In mostra ci sono i suoi manoscritti, ma anche i carteggi con i leggendari compagni degli anni ’20 parigini, fotografie, oggetti.

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