“Scrivo per afferrare il vero senso della vita”: Ernest Hemingway rivive a Boston

mostra Ernest Hemingway Boston

Ernest Hemingway e John Fitzgerald Kennedy non si incontrarono mai. Ma il presidente americano più volte espresse ammirazione per lo scrittore e, quando Hemingway morì, aiutò la moglie Mary a raggiungere Cuba, per recuperare gli averi del marito. Sull’Isla Grande, infatti, a dieci miglia dall’Avana, sorgeva Finca Vigia, la casa di Hemingway a Cuba, il buen retiro caraibico tanto quanto quello di Key West in Florida, 90 miglia appena di separazione eppure un altro mondo.

Un angolo di mondo dell’autore di Addio alle Armi è custodito anche nella East Coast.

Oggi infatti voglio segnalarvi una mostra dedicata al grande Ernest, da mettere in programma se magari state pensando a un viaggio a Boston.

Grazie all’amicizia con Jacqueline Kennedy Onassis, Mary Hemingway decise di donare alla Jfk Library di Boston la collezione di manoscritti del marito. E proprio qui, in questo palazzo moderno che rende omaggio al trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America, è appena iniziata una grande esposizione dedicata allo scrittore. Si chiama Ernest Hemingway: Between Two Wars. In mostra ci sono i suoi manoscritti, ma anche i carteggi con i leggendari compagni degli anni ’20 parigini, fotografie, oggetti.

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Alla ricerca di Shakespeare: 400 anni dalla British Library a Stratford-upon-Avon e ritorno

itinerari Shakespeare anniversario
Vivien Leigh ( Titania) da A Midsummer Night’s Dream al The Old Vic Theatre, 1937. credits J W Debenham

La riconoscete? E’ Vivien Leigh, ovvero l’indimenticabile Rossella O’Hara nel celebre Via col Vento del 1939. Due anni prima, nel 1937, il suo sguardo penetrante e impertinente impersonava Titania, la regina delle Fate di A Midsummer Night’s Dream, e la recitava all’Old Vic Theatre di Londra. Questa e altre storie “shakespeariane” saranno svelate tra poco, alla British Library, in una mostra dedicata a William Shakespeare. Perchè, lo sapete, il prossimo 23 aprile ricorrono i 400 anni della morte di William Shakespeare e tutto il Regno Unito, e buona parte del mondo, è in fibrillazione tra eventi, celebrazioni, festeggiamenti in onore del Bardo.
Così ho deciso di raccogliere qui per voi una prima piccola panoramica su quel che succederà e soprattutto su dove cercare informazioni interessanti per un itinerario dedicato a William Shakespeare.

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In giro per il mondo con dodici libri: ecco la mia piccola “geografia delle parole”

un giro del mondo con dodici libri

Voglia di partire, viaggiare, di riscoprire una città e renderle omaggio.

Era da tanto che non scrivevo qui, per vari motivi, e oggi sono felice di tornare a farlo! Ma è difficile e strano tornare a scrivere di viaggi, di passioni e letture, quando in mezzo ci sono stati fatti come quello dell’aereo russo e della strage di Parigi.

E’ difficile quando una delle questioni che più serpeggia in giro è: abbiamo ancora voglia di viaggiare? E con quale spirito? Certo che abbiamo voglia di viaggiare, anzi direi proprio bisogno. Dev’essere la nostra risposta alla paura. Viaggiare. Anche con le parole. Anche prendendo in mano un libro e cominciando a sfogliarlo. A Parigi l’hanno fatto. E tra i fiori e le candele è spuntata una forma di resistenza bella e importante, è spuntato “Festa mobile, gli anni parigini, poveri ma belli, di Ernst Hemingway, sono diventati un simbolo di speranza.
E, allora, viaggiamo per il mondo con un libro in mano!
Vi porto con me in giro in ordine sparso con dodici libri per altrettanti viaggi, mettiamo in valigia di tutto un po’, romanzi, reportage, anche un fumetto. Sono libri che ho letto, a volte portato con me in viaggio, molti li ho amati e altri mi hano fatto guardare ai luoghi che descrivono in modo diverso. Sono una mia piccola “geografia delle parole”. Partiamo?

La vita moderna Susan VreelandParigi: una città che adoro e un momento storico che mi sarebbe piaciuto vivere: “La vita moderna” di Susan Vreeland (Neri Pozza), la Ville Lumiere di Renoir e degli Impressionisti.

 

 

 

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A casa delle Piccole Donne: in Massachussets si viaggia coi grandi scrittori americani

In Massachussets
Brant Point Lighthouse Nantucket, Credit Yankee Magazine-Larry Tocci

Intanto ve lo dico: in questi giorni sul blog leggerete soprattutto di viaggi letterari negli Stati Uniti. No, ahimè, non perchè io stia per partire per gli Usa, cosa che peraltro mi piacerebbe e tanto. Ma perchè una serie di casi – chiamateli coincidenze, chiamatela serendipity (in cui io comincio a credere sempre di più) me li hanno condotti qui, a portata di carta virtuale.

Due giorni fa vi raccontavo dell’American Writers Museum che aprirà a Chicago nel 2017. Oggi vi porto invece in Massachussets (e non solo).
E’ anche questo il bello di scrivere delle proprie passioni: ci si incontra, si chiacchiera, si scambiano idee e racconti! E’ così è stato, ad esempio, qualche tempo fa, con una persona che conosco da tanto per lavoro, che come me ama la letteratura, e che degli Stati Uniti è una vera esperta. Lei è Olga Mazzoni, presidente dell’agenzia di marketing turistico, pr e comunicazione Thema Nuovi Mondi, presidente di Visit Usa Italy, l’associazione di tour operator, enti e altri soggetti impegnati nel proporre e diffondere la conoscenza degli Stati Uniti in Italia. E rappresentante di diversi Stati americani, tra cui, appunto, il Massachussets.

Tempo fa avevo pubblicato un articolo su un reportage di viaggio molto particolare, quello di Walt Whitman attraverso il West e le grandi città americane.
E lei di viaggi letterari negli Stati Uniti me ne ha suggeriti altri, altrettanto originali e, forse, ancora poco conosciuti al grande pubblico.

Che ne dite, ad esempio, di fare un viaggio con Moby Dick?

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Viaggi letterari: a Chicago il Museo degli scrittori americani

museo degli scrittori americani a ChicagoAGGIORNAMENTO L’American Writers Museum ha aperto a Chicago il 16 maggio 2017. Lo trovate in 180 N. Michigan Avenue, Second Floor, ed è aperto martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17, il giovedì dalle 10 alle 20, chiuso il lunedì. L’ingresso costa 12 dollari, gratuito per i bambini sotto i 12 anni. Per tutte le informazioni c’è il sito ufficiale: www.americanwritersmuseum.org

Amanti dei viaggi letterari negli Stati Uniti segnatevi questa notizia: nel 2017 Chicago diventerà per voi una destinazione da non perdere. The windy city diventerà, infatti, la casa dell’American Writers Museum, ovvero la prima istituzione nazionale che celebrerà gli scrittori americani.

La notizia del museo degli scrittori americani circolava da un po’ ma da qualche giorno ha un indirizzo, 180 North Michigan Avenue, vicino ad altri centi culturali come The Art Institute of Chicago, il Chicago Symphony Center, i Pritzker Military Museum and Library, e la Chicago Architectural Foundation, e una data un po’ più certa, la primavera del 2017.
Da Mark Twain a Louise May Alcott, da Jack Kerouack a Emily Dickinson, da Ray Bradbury a Truman Capote.. e l’elenco degli autori made in Usa che hanno costruito pagina dopo pagina il nostro immaginario collettivo potrebbe continuare all’infinito. Forse è per questo che, nel progetto dell’American Writers Museum, c’è l’idea di dare spazio di volta in volta a nomi e volti diversi, di catturare i visitatori con le nuove tecnologie, la multimedialità, le mostre temporanee e gli eventi interattivi.
La sua costruzione deve ancora iniziare ma è facile avere un’anticipazione di quello che sarà: basta infatti andare sul (curatissimo) sito dell’American Writers Museum, e farvi un giro tra rendering, video e racconti pubblicati sul blog.

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“La scrittrice abita qui”: in viaggio nelle case (e nelle vite) di sei grandi donne del Novecento

case di scrittriciQuando l’ho trovato per la prima volta, il libro di cui vi parlo oggi, ero in biblioteca. L’avevo preso, sfogliato, ne avevo letti alcuni passaggi, poi l’avevo lasciato lì, certa però che ci saremmo incontrati di nuovo. E così è stato, un anno fa ormai: ero al Festivaletteratura di Mantova, ad ascoltare un incontro sulla letteratura al femminile, ed ho incontrato la sua autrice, Sandra Petrignani.

Il libro si chiama “La scrittrice abita qui” (pubblicato da Neri Pozza), ed è un viaggio attraverso le case di sei donne della letteratura del Novecento, sei grandi scrittrici.

Riesco a parlarvene solo ora, ma va bene così perché si tratta di storie senza tempo. E’ un libro che possiamo prendere in mano, scegliendo la nostra preferita tra le sei scrittrici protagoniste, e leggerne la storia sentimentale tutto d’un fiato. Oppure possiamo gustarcelo poco a poco, sfogliandolo un po’ ogni volta che desideriamo che una di loro ci faccia compagnia, aprendoci la porta di casa.

Chi incontriamo nelle pagine di “La scrittrice abita qui”, e soprattutto, dove ci portano?

case museo di scrittrici

Grazia Deledda e la sua Sardegna, con Nuoro (ma non solo).

“La mia casa, stretta, quadrata e grezza come una torre con un pianerottolo e due sole stanze ad ogni piano, era una delle più alte: e fin da bambina io avevo stabilito la mia particolare residenza all’ultimo piano, in una specie di soffitta riparata dal solo tetto sostenuto da grosse travi e da uno spesso graticolato di canne”. Ci vado subito, in quella stanza, salendo i ‘ventinove gradini’ di ardesia. E’ completamente vuota. Cerco di immaginare lo ‘scaffale pieno di libri vicino alla finestra”.

 Marguerite Yourcenar e l’America, con Petite Plaisance nel Maine.

“Dunque non ci sono dubbi, questo è il posto. Un cottage accogliente, abbellito da un portico con un rampicante di fitto verde che lo attraversa per intero. Non c’è nessuna recizione, possiamo girare intorno alla villetta liberamente; ma le finestre sono ben chiuse, le tendine (bianche) tirate. Solo i grandi vetri della veranda laterale non hanno tende: si vede all’interno un vano luminoso, arredato con poltrone e tavolinetti in midollino bianco con cuscinoni a righe che conservano l’impronta dei corpi. Qui, nella bella stagione, Marguerite Yourcenar prendeva il tè con qualche ospite di passaggio (lo leggo nel libro fotografico di “Port in the Storm”.

 

Colette e la Francia a Saint-Sauveur-en-Puisaye, Alexandra David-Néel e l’Oriente in Provenza, con Samten Dzong, Karen Blixen tra la Danimarca della sua dimora Rungstedlund e l’Africa, Virginia Woolf e l’Inghilterra con la sua tenuta Monks House (ma, in realta’, la storia si intreccia inesorabilmente con Charleston Farm, dove viveva la sorella Vanessa Bell).

L’idea mi era piaciuta subito: non era forse questo uno splendido esempio di viaggio letterario? Ma ho capito leggendolo che era anche altro, di più: è un viaggio nelle vite, perché in fondo non è quello che cerchiamo quando andiamo a visitare la casa-museo di uno scrittore? Curiosare tra i suoi oggetti, farci un’idea di che tipo era e provare a ritrovarne quell’immagine che ci siamo costruiti attraverso le sue parole.

“Il progetto di questo libro ha preso forma nella fattoria della fata Vanessa. E’ stato a Charleston, nel 1986, che per la prima volta ho messo in relazione la vita sentimentale delle persone con la casa in cui abitano.
Charleston è l’apoteosi di quella idea.
Credo che, anche nei casi più modesti, nulla sia più rivelatore sull’affettività di un essere umano quanto il luogo in cui vive e gli oggetti di cui si circonda”

 

 

 

La fata Vanessa è Vanessa Bell, la sorella di Virginia Woolf, e fu proprio la scrittrice, racconta Sandra Petrignani, ad individuare questa fattoria come luogo ideale per lei e la sua famiglia. Una casa così diversa da quella di Virginia e Leonardo Woolf, Monks House.

“Quanto Charleston è solare, Monks è buia e un po’ infossata. Charleston è infantile e sensuale, Monks severa. Se nella prima dominano le tinte chiare, la seconda è giocata sugli stessi toni, ma tutti più scuri. Con un’eccezione: la camera da letto di Virginia, che fu aggiunta nel 1929, a undici anni dall’acquisto della casa ed in concomitanza con la pubblicazione del celebre saggio “femminista” ‘Una stanza tutta per sè”.

Ecco, il viaggio nelle case di queste sei scrittrici è diventato il racconto delle loro storie, attraverso incontri, aneddoti, luoghi. E Sandra Petrignani è riuscita a farlo con una voce delicata e avresti voglia di essere lì ad accompagnarla, ad entrare in punta di piedi nei suoi racconti.

Passeggiando per Milano con il Poeta dell’aria

passeggiata sui Navigli a Milano
Milano, Navigli. Credits Mariangela Traficante

Fluttuare, per un paio d’ore. Anche in una città che, come Milano, sa essere a volte tremendamente pesante.

Io l’ho fatto, un sabato mattina di un piovoso inizio ottobre, insieme agli altri che, come me, si sono dati appuntamento in piazza Sant’Eustorgio, a due passi dai Navigli, per l’appuntamento con una delle Passeggiate d’autore alla scoperta della città in compagnia di scrittori ed artisti. La nostra guida quel giorno era Chicca Gagliardo, scrittrice che ama osservare e raccontare la realtà “ma da altri punti di vista”, da quegli elementi in cui siamo immerse ma a cui forse non badiamo neanche. Le ombre, per esempio, e ora, con il suo ultimo romanzo, l’aria. Ed è proprio con lui, con “Il poeta dell’aria” (lo trovate pubblicato da Hacca) che siamo partiti. Accompagnati da questa storia che in realtà è un romanzo in 33 lezioni di volo. Volo? Sì, perchè i poeti dell’aria si librano e scrivono versi con le punte delle dita che volteggiano in quello che noi chiameremmo banalmente “vuoto”. E prima di farlo si accoccolano su un cornicione, che è proprio quello lì, all’angolo di piazza XIV Maggio. E di fronte c’è la quercia secolare, dicono la più antica di Milano, dove la sera si riposa lo “Stormo”.

Camminiamo. Chicca ci conduce attraverso luoghi così concreti ma a noi sembra proprio di vederle fluttuare, queste creature. C’è qualcosa di magico, credo, quando uno scrittore riesce a portarti nei luoghi della sua ispirazione.

Incroci, portici, vicoli, piazzette fiorite e marciapiedi grigi. Chicca legge brani dal suo libro e non c’è contrasto più stridente tra le sue parole che raccontano di vento, ombre, fili d’aria, e l’ingombro che ci circonda, clacson, voci, rumori, lo sferragliare di un tram.
Ma non è il racconto di un mondo che non c’è. E’ un modo diverso di scrutare il nostro, di mondo.
E, lo so che forse sembrerà un volo pindarico, ma appena Chicca inizia a condurci lì c’è un’immagine, ben precisa, che mi si staglia in mente: penso agli angeli de “Il cielo sopra Berlino”. A quell’atmosfera rarefatta e insieme assolutamente concreta ricreata da Wim Wenders.

Così come assolutamente concreta è un’altra figura, grande, dolente, che incontriamo passeggiando sui Navigli. Quella di Alda Merini. Della sua ombra, per essere precisi, che dialoga con la poetessa in un racconto scritto da Chicca Gagliardo per un’antologia al femminile, “Mappe sulla pelle” (pubblicata da Editpress).

“C’è una cosa che desidero: tenere in pugno il suono di un’ombra”, aveva detto la Merini.

E noi la ascoltiamo, dalla voce di Chicca, davanti alla sua casa di Ripa di Porta Ticinese 47, sulla Darsena, di fronte al Vicolo dei Lavandai.
E arrivati alla fine della nostra passeggiata, mi rendo conto di una cosa strana: più mi lasciavo andare alle parole di poesia che ascoltavo, più assorbivo anche le sensazioni, concretissime, che avevo intorno: l’indaffarato via vai del sabato mattina, il mercato, il profumo delle panetterie. In fondo, forse, il legame tra l’aria e i nostri piedi non è così fugace.

 

E’ notte, le finestre dei palazzi sono buie, tutti dormono rintanati dentro le stanze, schiene che premono sui letti, porte chiuse.
Lo Stormo invece se ne sta posato sui tetti tra i comignoli. Fianchi e braccia distesi sulle tegole, i muscoli che dopo il volo sprofondano nel sonno e nella luna.
L’unico in preda all’insonnia sono io, ma guardare la piazza dal cornicione mi calma, per questo sono qui adesso: nella notte gli archi dei portici si fanno più alti, i rami della quercia secolare che si innalza dall’asfalto sono marmo nero. Il vento è coperto. C’è vento, dici tu a volte. Il senso del vento non è quello di esserci oppure non esserci, ma di svelarsi o velarsi. Il vento è lo stato d’animo dell’aria.
Da “Il poeta dell’aria”, di Chicca Gagliardo

“Il segreto di Greenshore”: esce un racconto inedito di Agatha Christie e ci porta a Greenway, nella sua villa

un racconto inedito di Agatha Christie
La villa di Greenway, credits sito National Trust

Un romanzo inedito di Agatha Christie. Ebbene sì, nel 2015 può accadere anche questo e fare felici gli appassionati della scrittrice inglese. E’ uscito in Italia proprio ieri, per Mondadori, e anzi più che un romanzo è un racconto, che risale al 1954 e di cui, chissà, si erano perse le tracce, oppure erano rimaste gelosamente custodite in fondo a qualche cassetto.
Perchè è singolare la storia di questo libro, che si chiama “Il segreto di Greenshore” (titolo inglese originale “The Greenshore Folly“) e fu scritto da Agatha Christie nel 1954. Per beneficienza. I proventi della vendita del libro dovevano infatti essere destinati a una parrocchia del Devon dove la scrittrice si recava d’estate. Sarebbero serviti ad un fondo per la realizzazione di una nuova vetrata istoriata per la St.Mary the Virgin Church di Churston Ferrers. Solo che, a quanto pare, non fu un successo, e fu ritirato l’anno dopo. Come mai? Probabilmente a causa della sua lunghezza, troppo per la pubblicazione sulle riviste e troppo poco, forse, per diventare un romanzo. cosa che però poi successe, visto che la storia dl racconto diventò la base per Dead Man’s Folly, ovvero La Sagra del delitto.

un racconto inedito di Agatha Christie
Saranno comunque gli appassionati di oggi a gustarlo. E, perchè no, a partire per un viaggio letterario nelle estati della scrittrice inglese. Perchè dentro le pagine si cela un luogo molto caro ad Agatha Christie: la sua villa. Il racconto è infatti ispirato da una location reale e molti dei luoghi, degli angoli, dei personaggi raccontati sono passati di lì.

Si chiama Greenway, sorge sul fiume Dart, nel Devon. E fu, dal 1938, anno in cui la scrittrice la acquistò, fino alla sua morte del 1976, la residenza estiva della signora del giallo. Oggi è un museo e fa parte del National Trust britannico, vale a dire il fondo che si occupa della conservazione e del sostegno di luoghi storici in Gran Bretagna. E’ una villa georgiana di fine ‘700, dove la scrittrice e la sua famiglia trascorrevano le estati e le vacanze con la sola interruzione della Seconda Guerra Mondiale. E a Greenway proprio il National Trust dedica una pagina del suo portale, dove potete trovare tutte le informazioni sulla visita alla villa.

Che ne dite, può essere una buona destinazione per un viaggio letterario sulle orme di Hercule Poirot?

La Sicilia di Montalbano? E’ un cortocircuito. Prezioso

luoghi del Commissario Montalbano
Il Duomo di Ragusa Ibla, credits Mariangela Traficante

Oggi vi porto nuovamente con me in un luogo del cuore.

Vi porto di nuovo in Sicilia, in una Sicilia che probabilmente avrete visitato e di cui avrete sicuramente sentito parlare. La Sicilia dei luoghi del Commissario Montalbano.
E’ vero che la Vigata dell’universo di Andrea Camilleri non è qui. Bisogna risalire l’isola, virare a Occidente, incrociare il cartello di Porto Empedocle, fare ingresso nella provincia di Agrigento. Ma è un dato di fatto: la regia di Alberto Sironi (e poi anche la serie arrivata dopo, che racconta il giovane Montalbano) ha fatto breccia nel nostro immaginario collettivo. La Sicilia del Commissario Montalbano, per noi, è quella che scorre sullo schermo tv. Che poi non è detto che sia un problema, anzi. Certi colori, certi modi in cui la luce colpisce un muro, certe sensazioni che senti sulla pelle, sono un luogo dell’anima. Della Sicilia, del sud. Anche se un senso di straniamento, tra la pagina, la fiction e la realtà, rimane.
Questi sono gli appunti sparsi che mettevo giù a caldo alla fine di agosto, mentre in quei luoghi tanto desiderati ero immersa.

Li raccontavo man mano sulla pagina Facebook del blog, ma poi ho deciso di raccoglierli nuovamente e di condividerli qui con voi. Per assaporare ancora un po’ di sud, e farvi sentire cosa ho provato io percorrendo quelle strade.

Puntasecca, per tutti: la casa di Montalbano


Mi aspettavo l’effetto straniante, ed in effetti c’è stato. La prima cosa che abbiamo visto è stata il faro, bianco, circondato da case, proprio lui.
Punta Secca‬ ovvero: la “casa” del ‪Commissario Montalbano‬. Che in effetti c’è, è lì davanti agli occhi. Ma è anche diversa. Le verandine sono due, e la spiaggia poi, difficile immaginarsi Luca Zingaretti che fende le onde in solitudine, ovvio, è agosto ed è tutto un pullulare di ombrelloni. Tutti diversi, perché l’ondata di notorietà che ha improvvisamente investito il borgo non ha intaccato la sabbia: non c’è ombra di un lido privato. Le case invece, quelle sì che quasi arrivano sulla battigia!

E poi il profilo del commissario, quello televisivo, sui menù dei ristoranti. E c’è Enzo a mare, che c’era anche prima ma si chiamava in altro modo. E ti ritrovi a pensare: viene prima la fiction o la realtà? E cosa succede quando si incontrano? Un corto circuito sicuramente c’è: i luoghi che hanno ispirato Camilleri sono altrove. Ma le sue parole suggeriscono la Sicilia tutta.‬‬

Donnafugata, la grande bellezza


Avete presente (e se siete appassionati credo proprio di sì) gli incontri, nella fiction tv, tra il Commissario Montalbano e l’anziano boss Balduccio Sinagra? Ecco, avvengono sulla terrazza di questo palazzo mozzafiato, il Castello di Donnafugata, “prestato” alle riprese come casa del capo mafia. Ma anche location de I Viceré. E, a prescindere, un gioiello. Con le sue sale e il parco, il borgo tagliato dalla luce netta del tardo pomeriggio, le vecchie pile per i panni, gli scorci del mare …ma, va detto, anche con un accrocchio turistico tra i più improbabili: dal prevedibile Ristorante Il Gattopardo…all’incontro con delle (placide) mucche davanti a una gelateria‬…

Scicli, il salotto


Diventare famosi come location di un film o di una fiction seguitissima è solo un bene o rischia anche di offuscare il valore di un luogo? Me lo sono chiesta a Scicli‬, davanti al Municipio.

Non so se lo sapete, ma anche questa città ha ospitato le riprese del ‪‎Commissario Montalbano‬ (e c’è anche chi ha inventato anche il suo dessert…). Per la precisione, Via Francesco Mormina Penna, il salotto di Scicli. Tanto che, proprio davanti alla sede del Comune, campeggia la foto della stanza del Sindaco, che fa parte di una visita guidata.‬‬
Sì, perché per i fan del Montalbano televisivo quella è la stanza del “signore e questore“, per dirla alla Catarella. E la facciata stessa del Municipio è quella del Commissariato. E facciamo un po’ sorridere noi tutti che facciamo capolino dentro e chissà cosa ne pensano gli impiegati comunali!
Mi è piaciuto questo gioco a “trova l’indizio”. Ma mi è piaciuto soprattutto scoprire luoghi preziosi come, appunto, è Scicli. Anche prima delle fiction.

La Strada degli Scrittori

tour scrittori siciliani

Il mio viaggio siciliano mi ha portato quindi a Scicli. Ma oltre a raccontarvi della città e, sì, di come anche qui la figura del commissario Montalbano è diventata ormai parte del paesaggio, voglio condividere con voi una piccola scoperta.

Entro in un infopoint e trovo questa cartolina: “Strada degli Scrittori del Val di Noto“.
Inutile dire che attira subito la mia curiosità. E così vado a dare un’occhiata nel sito. Di cosa si tratta? Di un progetto nato da poco. Della voglia di valorizzare questo territorio attraverso il fil rouge degli scrittori che qui sono nati o che l’hanno raccontato. “Aprendo” insieme circuiti in musei, palazzi, teatri, spettacoli. Un’anteprima si dovrebbe avere ora con le Corti Aristocratiche di Modica, Ragusa e Scicli per continuare a maggio e giugno 2016 con il “Circuito degli Anfiteatri” e “Musei e Palazzi storici” dedicati agli Scrittori del Val di Noto.
E l’obiettivo è quello di coinvolgere .
Questo, fin qui, quello che riesco a raccontarvi. Ma voglio saperne di più e soprattutto spero che il progetto decolli, per cui me lo sono ripromessa: approfondirò e vi darò aggiornamenti!

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La storia di Bécherel, in Bretagna, un villaggio diventato Città del Libro

 

photo credits www.becherel.com

 La città del libro: probabilmente, se siete fervidi lettori ed altrettanto appassionati amanti del turismo letterario, vi sarete imbattuti spesso in luoghi che si fregiano di questa bella etichetta. Luoghi pieni di librerie, di eventi culturali, che magari hanno dato i natali ad uno scrittore più o meno famoso e da lui partono per ricamarsi addosso quest’immagine.

Anzi, se ne avete visitati o semplicemente ne sentito parlare, vi invito a raccontarmeli e a creare insieme una bella mappa letteraria!

Intanto oggi proprio di uno di questi vi voglio parlare: si chiama Bécherel, è un paesino in Bretagna, conta circa 800 abitanti e 13 librerie. Ci siete per caso già stati? Io no, ma mi ha colpito e sono andata a curiosare sul suo sito web, in attesa, chissà, di farne tappa di un futuro viaggio in Francia.

Bècherel si trova a circa 30 km da Rennes in direzione St. Malo e, racconta il sito, nel 1989 è diventata la terza città del libro in Europa e la prima in Francia. Ospita librerie e bouquiniste, ovviamente, ma anche antiquari, galleristi, scultori, illustratori. Volete visitarla virtualmente? Il sito – in francese – è piuttosto ricco di informazioni  (anche se, forse, non proprio aggiornatissimo in ogni sua sezione) e vi permette ad esempio di scaricare l’elenco delle sue librerie. 

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