Trans Europa Express: in viaggio con Paolo Rumiz dai laghi di Finlandia al porto di Odessa

libri da leggere prima di un viaggio in RussiaIl treno per Odessa fila a centocinquanta orari nella luce verde della sera, scavalca fiumi color rame, scende veeso il Mar Nero sul lungo piano inclinato dell’Ucraina. Lo scompartimento trema, pare indemoniato: sul tavolino è franata ogni cosa, e sulla cuccetta di sopra un tipo di centocinquanta chili russa e sussulta così paurosamente che temo precipiti anche lui.

Comincia così Trans Europa Express di Paolo Rumiz, ma in realtà siamo quasi alla fine del viaggio. In mezzo ci sono migliaia di km, gli inseparabili taccuini, una formidabile compagna di viaggio, la fotografa Monika Bulaj, gli incontri con personaggi che sembrano usciti dai romanzi e quelli con la Storia, cupole a cipolla, intrichi di laghi, distese gelide e treni affollati. Il tutto, oscillando dentro e fuori una frontiera, quella dell’Unione Europea, con lo sguardo a est ma la bussola che punta a sud.

Di più, non vi racconto! Dovete lasciarvi affascinare anche voi partendo dalle terre iperboree e arrivando a Istanbul, insieme a Rumiz che lo fece nel 2008. Lo trovate in questo libro del 2012, un libro che mi aspettava, nella mia libreria casalinga, e quando ho iniziato a leggerlo ho capito che era il momento giusto. Perché pagina dopo pagina arrivavano le coincidenze più inattese!

Per esempio: scopro che Rumiz è in viaggio claudicante dopo una frattura al piede destro… come non sorridere pensando che anche io mi stavo appena riprendendo da un incidente simile? Con un paio di differenze però: il mio piede era il sinistro, e non ho incontrato nessun monaco che mi facesse buttare il bastone nelle acque nel Mar Bianco (perché invece sì, a Rumiz è successo davvero)!

E poi: in quel periodo avevo un altro libro sul comodino: era Moby Dick. Ed ecco che arriva anche qui la sua aurea:

Sulla banchina c’è Viktor Ivanovic, ucraino, classe 1940, cappottone grigio e una foresta di capelli grigi, uno che viaggia sempre, dormendo nelle stazioni e negli eremi. Mi guarda fisso negli occhi come il profeta Elia sul molo di Nantucket alla partenza del Pequod verso la balena bianca. “Lei non è russo!” Poi spiega: “I russi hanno lo sguardo di un popolo martire, e lei non ha quello sguardo”.

E poi Rumiz arriva a Varsavia: e che sorpresa ritrovare tra queste pagine Ryzsard Kapuscinski, uno scrittore che amo!

Ma poi la vecchia Varsavia si riscatta. Le librerie sono più fornite e più frequentate che nella mia Italia analfabeta, rovinata da tv e telefonini. A una svendita di libri sul Rynek, la piazza del mercato, c’è una fila di trenta metri fuori dalla porta, come alla prima di un film. I cartelloni dei teatri sono più interessanti di quelli romani. E a rinfrancarmi c’è anche il negozio di carte geografiche in via Giovanni Paolo II, dove lo spettacolo più bello, mi disse Ryzsard Kapuscinski un giorno di neve in cui riparammo lì dentro, era vedere “la gente affamata di mondo” deliziarsi tra gli scaffali. Il grande reporter polacco sarebbe morto due anni dopo, e in lui avvertii lo spaesamento del nomade rinchiuso in uno spazio troppo piccolo.

Paolo Rumiz Trans Europa Express

Ecco, capirete che mi ritrovavo spesso a sorridere con questo libro tra le mani. Ma sono sicura che non avrete bisogno di coincidenze per lasciarvi appassionare da Trans Europa Express, che racconta di grandi incontri e panorami ma anche di piccoli dettagli amati da chi viaggia. Come la bellezza di certi souvenir, i biglietti russi per esempio:

Sono di una tale bellezza barocca che li ho raccolti in una custodia e riposti nel comparto “cancelleria” dello zaino. Quello comprato per il periplo da Petrozavodsk a Perterburg-Ladozkaja, lungo la fascia frontaliera con la Finlandia, è di un tenue rosa ciclamino, con in alto una pomposa scritta Quietanza in cirillico marrone perfettamente in tinta, e in basso a destra la firma del bigliettatio, ricca di svolazzi ottocenteschi. La tratta da Olenegorsk a Kem, l’imbarcadero delle Isole Soloveckij, è rappresentata da un cartoncino di tinta prugna con decorazioni rosso fuoco, e a sinistra un’icona giallo oro, simile a una moneta, dov’è stampigliato il locomotore della nuova Russia in corsa verso l’avvenire.

E’ venuta anche a voi la voglia di saltare sul primo treno diretto a Oriente?

Ecco, aprite questo libro se siete in cerca di cosa leggere prima di un viaggio in Russia. Ma anche in Finlandia, in Ucraina, in Polonia…

E leggetelo anche:

  • se avete voglia di compiere un viaggio nel tempo, perchè con Rumiz è così, ti porta attraverso la storia delle cose
  • se come me, il vostro viaggio in cirillico si è limitato alle classicissime Mosca e San Pietroburgo: qui scoprirete un altro mondo
  • se state programmando un viaggio da quelle parti e siete in cerca di ispirazione
  • se non lo state programmando affatto ma vi affascinano quelle terre: qui troverete storie incredibili

Le emozioni lasciate a sedimentare e poi raccolte: la bellezza dei libri, compagni di viaggio slow

libri da leggere prima di un viaggio

Ogni volta mi stupisco. Piacevolmente. E sorrido. Sono convinta che si tratti di una mania che ho io e invece scopro che è una passione condivisa. E da molti. Cosa? Prepararsi a un viaggio leggendo un libro ambientato nel luogo che stiamo andando a conoscere. E non per forza reportage ma anche romanzi, racconti, perchè no poesie. Oppure, semplicemente, leggere e appassionarsi non solo alla storia, ma anche ai luoghi dove tutto accade.

Sorprendersi a fantasticare su strade, case, panorami, quasi più che sugli intrecci tra i personaggi. I libri da leggere prima di un viaggio, reale e virtuale, sono preziosi perchè ci prendono un po’ per mano e ci preparano al posto che visiteremo. Che non è detto che sia come quello raccontato nel romanzo. Anzi, magari ci deluderà anche. Perchè il legame tra la letteratura e la scoperta del mondo è forte ma non sempre fedele. Però rimane un richiamo importante.

Ne ho avuto conferma ancora una volta la settimana scorsa, quando su Twitter ho moderato una chat  dedicata al rapporto tra i libri e i viaggi. Vi chiederete: ne parli dopo una settimana? Sì perchè anche sul web spesso hai voglia e necessità di lasciar depositare la frenesia per raccontare al meglio.

Una settimana fa, dunque, come ogni mercoledì, la community di Tbnet, la rete di travel blogger professionisti di cui ho il piacere di far parte anch’io, ha dato vita alla consueta #tbnetalks, ovvero una tweetchat dedicata di volta in volta a un tema del viaggio.

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Album da colorare per adulti: li usate per viaggiare?

“Le vostre matite colorate sostituiranno le macchine fotografiche”

 

album da colorare per adulti viaggiNon è una profezia, piuttosto un invito, è la frase dell’introduzione di un libro. Illustrato. Per adulti. Da colorare. Lo avrete saputo anche voi e magari vi sarete anche felicemente lanciati in questo fenomeno che ormai impazza da diversi mesi: quello degli album da colorare per adulti.

Moda, mania, nostalgia dell’infanzia? Intanto, una cosa è certa: riprendere confidenza con la nostra manualità, rispolverare matite e pennarelli magari ormai sepolti in soffitta o sparsi nelle ceste dei nostri bambini, riaprire una pagina bianca mettendosi alla prova, non può fare che bene alla nostra fantasia (e, dicono, anche al nostro stress). D’altronde, qualche tempo fa l’invito era arrivato anche da un museo illustre, il Rijksmuseum di Amsterdam (#startdrawing si chiama la campagna, per “tornare a meravigliarsi”).

Anche voi, come me, avevate finora considerato gli album da colorare per adulti così, come un passatempo virtuoso, creativo e antistress? Bene, sappiate che hanno tutte le carte in regola per diventare – anche – originali libri di viaggio alternativi. Ed effettivamente pensateci un attimo: quanto di un viaggio passa attraverso i nostri occhi, panorami, colori, forme sfumature?
Ecco dunque che chi segna albi da colorare l’ha capito, e l’ho realizzato anch’io proprio qualche giorno fa durante un giro in libreria. Non più solo fiori, paesaggi, mandala. I libri da colorare per adulti adesso raccontano anche città, paradisi esotici, luoghi lontani. Lo fanno con illustrazioni naïf che stuzzicano il nostro immaginario e spesso rappresentano quanto di più tipico associamo a un luogo. Ma lo fanno anche con disegni d’artista. E c’è chi ha scelto di autoprodursi i propri quaderni di viaggio da colorare e li vende pure. E chi – appassionato di viaggi – ha provato a realizzare vere e proprie guide di viaggio illustrate: coloro e intanto mi studio un itinerario.

 


All’estero sembrano spopolare, ma sono arrivati anche in Italia.
Edizioni El (che ha anche lanciato una collana di guide di viaggio per bambini) per esempio ha portato da noi “Parigi segreta” e “Giappone segreto” (a proposito, la Ville Lumiere e la capitale nipponica sembrano andare per la maggiore), entrambi realizzati dall’autrice Zoé de Las Cases. I lungosenna e le boulangerie, i tetti parigini, gli abiti, i macarons da una parte, i kimono e gli ombrellini, le lanterne e il sushi, i “gattini” e gli scorci di Tokyo e Kyoto dall’altra.
Electa ha pubblicato da noi le Città fantastiche: 60 pagine di vedute aeree realizzate dall’artista Steve McDonald trasformate in altrettante prospettive a volo di uccello su città reali e immaginarie, da colorare: New York, Londra, Parigi, Instanbul, Tokyo, Melbourne.

album da colorare per adulti viaggiE’ firmato invece da Isy Ochoa l’album di Parigi con 80 tavole da colorare. Strade, vetrine, boulevards, con un livello di dettaglio non indifferente.
E poi nulla sembra lasciato al caso: ci sono scrupolosi suggerimenti su matite e pennarelli e come usarli, le pagine spesso si possono staccare, e sono fatte in modo da evitare sbavature tra una e l’altra.

Ma se siete appassionati la scelta è davvero vasta, il disegno parla un linguaggio universale che non ha bisogno di traduzioni e all’estero gli album da colorare di viaggio – anzi, i coloring travel books – impazzano.

Volete un consiglio? Provate a sfogliare tra le gallery di Pinterest, come queste, e troverete una miniera di pagine da colorare.
Intanto, ne ho cercati alcuni per voi. Mettetevi comodi, preparate i pennarelli e scegliete quello che vi incuriosisce di più – o magari la meta del vostro prossimo viaggio!

 

Il mondo da scoprire con disegni e colori

Colorful Cities è il progetto di un’appassionata viaggiatrice che ha deciso di tradurre in libri illustrati da colorare i propri consigli di viaggio sulle due città che conosce meglio, Seattle e Tokyo. Eccoli dunque, con tanto di mappa, descrizioni dei luoghi e altri spunti per viaggiatori.

World Traveller Colouring Book: (edizioni Design Originals) è un giro del mondo tra i siti Patrimonio Unesco: dalle piramidi Maya al Taj Mahal, dalla Muraglia cinese ad altre icone mondiali, in trenta tavole da colorare

album da colorare per adultiTravel between the Lines (Wandertooth Media): è fatto di illustrazioni disegnate a mano ispirate alle fotografie scattate dai creatori del libro, Geoff e Katie Matthews. Quarantasette panorami e scene da città in Europa, Asia e nelle Americhe.

Passport to imagination: è un album hand-made dell’illustratrice Alicia Pace. Disegni su Costa Rica, Giappone, Francia, Italia, Brasile, Germania ed altri Paesi.album da colorare per adulti

Travel (Inspired colouring), Parragon: oltre 100 tavole che rappresentano città come Parigi e New York ma anche icone come i templi dell’Asia o le spiagge tropicali.

 

 

 

 

album da colorare per adulti viaggiLost Ocean (Waterstones): l’autrice, Johanna Basford, è la stessa di Secret Garden e Enchanted Forest, altri due libri da colorare per adulti. Per dare un’occhiata ad altri lavori c’è il suo sito personale .

E voi vi siete già cimentati con gli album da colorare? Cosa ne pensate?

Fumetti e viandanti: un (insolito) viaggio letterario in Israele

libri viaggio in Israele
Gerusalemme, quartiere ebraico, credits: goisrael.it

Una terra che a definirla complessa si rischia di risultare quasi banali.

Una terra spesso appesa al filo della cronaca (lo è stata anche proprio all’inizio di quest’anno) ma non per questo meno affascinante. E’ Israele, con la miscela di Tel Aviv tra tradizione e movida mediterranea, la sacralità di Gerusalemme che pure ora ha deciso di mostrare anche il suo volto più moderno e vivace, e poi la natura, il Mar Morto, ovviamente i luoghi simbolo della religiosità, i misteri di “dove tutto nacque”. E’ forse “colpa” proprio di questa sua essenza sfaccettata se per me è quasi una destinazione magnetica che spero davvero di poter visitare presto. E voi, ci siete stati? Che sensazioni vi ha lasciato?#GoIsrael #Tbnet

E, soprattutto, cosa avete letto prima di partire per saggiare un po’ questa sua atmosfera così particolare?
Quando ho cominciato a curiosare su quali libri leggere prima di un viaggio in Israele, ho capito subito una cosa: un Paese così complesso è necessariamente raccontato in maniera altrettanto multiforme. C’è la questione arabo-israeliana, ci sono le tematiche religiose, l’attualità politica, la storia di uno Stato antichissimo eppur giovane. E poi c’è la vita di tutti i giorni. E io non sono un’esperta. Per cui la mia idea è stata questa: darvi qualche pillola, qualche suggerimento per “leggere” Israele in maniera insolita.
Senza dimenticare, ovviamente, che a raccontarci Israele ci sono in primo luogo i suoi grandi scrittori: Amos Oz, Abraham B. Yehoshua, David Grossman, Etgar Keret, Sayed Kashua.

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Quando un blog non basta più: libri di viaggio in digitale

libri di viaggio digitali che libro mi portoArriva forse quel momento in cui il blog non basta più. C’è chi nella forma del post ci si trova bene, pubblicare a piccole dosi, fare un po’ di serialità. E chi invece ogni tanto si sente cuciti addosso un po’ troppo stretti i dettami del web, l’attenzione fuggente del lettore, il rompicapo delle regole Seo. E decide che, per raccontarsi, ha bisogno di più parole. Per raccontare un viaggio per esempio.
Scrivere un libro: oggi le possibilità per chi vuole farlo si sono moltiplicate. Grazie all’autopubblicazione, certo, ma anche alle idee di nuove case editrici, agili, appassionate di digitale. Ne ho scoperte e “incontrate” diverse in questo cammino di viaggi e libri, e oggi comincio a presentarvene una. Perchè hanno deciso di dedicare un’intera collana ai viaggi. Ero curiosa di di scoprire come nascono i loro reportage e di come immaginano, loro, un libro di viaggio digitale (per esempio che duri il tempo di un viaggio aereo in una capitale europea..) E allora li ho intervistati. Ecco il team di goWare e quello che mi hanno raccontato, buona lettura!

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A BookCity Milano si parla di viaggi nel palazzo del Touring Club Italiano

programma BookCity MilanoPronti, via. Mancano poche ore e poi sarà Bookcity. Milano si animerà di incontri, letture, sperimentazioni, dal 22 al 25 ottobre, e sarà in fondo un vero viaggio letterario. Non solo perchè si respirerà aria di lettura in città, ma anche perchè sarà un’occasione da non lasciarsi sfuggire per scoprire Milano: grazie agli eventi di Bookcity si andrà a fare esplorazione urbana, si apriranno porte e sale di luoghi insoliti ma anche di palazzi preziosi. Come quello di corso Italia al numero 10. Quella è la sede storica del Touring Club Italiano, e quello è il luogo in cui chi ama viaggiare potrà darsi appuntamento nei giorni del festival. Quest’anno, infatti, per la prima volta il Touring Club Italiano sarà il polo del viaggio e del cibo di Bookcity Milano. E poteva esserci sede migliore?
Per tre giorni, dal 23 al 25 ottobre, le porte saranno aperte al pubblico da mattina a sera, e il palazzo ospiterà 27 incontri dedicati ai libri di viaggio e non solo.
Nelle due sale del palazzo si alterneranno autori, scrittori, giornalisti ed esperti di varie case editrici per una tre giorni dedicata a libri e letture su viaggio, cibo e geografie. Tutti gli appuntamenti saranno, come al solito per BookCity Milano, a ingresso libero.

programma eventi di BookCity MilanoPrimo appuntamento venerdì 23 ottobre alle 11.30 con l’incontro I paesaggi del cibo: le eccellenze della nostra terra raccolte in un nuovo libro del Touring Club Italiano.
A seguire, la presentazione Borghi da vivere: la nuova guida ai tesori dell’entroterra nelle Bandiere arancioni del Touring Club Italiano.
Dai segreti di Rio de Janeiro alla cucina sarda, dal turismo in bici ai cammini. Gli incontri sono decisamente sfaccettati e li trovate in questo pdf.

Volete sapere intanto quelli che mi incuriosiscono di più?

In viaggio per il mondo con i poeti contemporanei”, a cura di Exorma Edizioni, venerdì alle 19.30. L’autrice Valeria Gentile racconta le tracce dei nuovi poeti del mondo contemporaneo

In viaggio con Corto Maltese” a cura di Sellerio sabato alle 15: la continuazione in forma di romanzo delle avventure del personaggio di Hugo Pratt a firma di Marco Steiner.

Milano coast to coast (editore Terre di Mezzo), sabato alle 18. Chi ha attraversato l’Italia dall’Adriatico al Tirreno (i “coaster”, appunto) si cimenteranno stavolta con un “sentiero metropolitano”.

Viaggiatori digitali o di carta? Il futuro delle guide di viaggio (a cura del Tci), domenica alle 15. Dal Baedeker a TripAdvisor, recita la presentazione dell’incontro: diversi editori si confronteranno su cosa vuol dire, oggi, realizzare una guida per un pubblico che cambia.

Ci sarete anche voi in giro per Milano nei giorni di BookCity?

“La scrittrice abita qui”: in viaggio nelle case (e nelle vite) di sei grandi donne del Novecento

case di scrittriciQuando l’ho trovato per la prima volta, il libro di cui vi parlo oggi, ero in biblioteca. L’avevo preso, sfogliato, ne avevo letti alcuni passaggi, poi l’avevo lasciato lì, certa però che ci saremmo incontrati di nuovo. E così è stato, un anno fa ormai: ero al Festivaletteratura di Mantova, ad ascoltare un incontro sulla letteratura al femminile, ed ho incontrato la sua autrice, Sandra Petrignani.

Il libro si chiama “La scrittrice abita qui” (pubblicato da Neri Pozza), ed è un viaggio attraverso le case di sei donne della letteratura del Novecento, sei grandi scrittrici.

Riesco a parlarvene solo ora, ma va bene così perché si tratta di storie senza tempo. E’ un libro che possiamo prendere in mano, scegliendo la nostra preferita tra le sei scrittrici protagoniste, e leggerne la storia sentimentale tutto d’un fiato. Oppure possiamo gustarcelo poco a poco, sfogliandolo un po’ ogni volta che desideriamo che una di loro ci faccia compagnia, aprendoci la porta di casa.

Chi incontriamo nelle pagine di “La scrittrice abita qui”, e soprattutto, dove ci portano?

case museo di scrittrici

Grazia Deledda e la sua Sardegna, con Nuoro (ma non solo).

“La mia casa, stretta, quadrata e grezza come una torre con un pianerottolo e due sole stanze ad ogni piano, era una delle più alte: e fin da bambina io avevo stabilito la mia particolare residenza all’ultimo piano, in una specie di soffitta riparata dal solo tetto sostenuto da grosse travi e da uno spesso graticolato di canne”. Ci vado subito, in quella stanza, salendo i ‘ventinove gradini’ di ardesia. E’ completamente vuota. Cerco di immaginare lo ‘scaffale pieno di libri vicino alla finestra”.

 Marguerite Yourcenar e l’America, con Petite Plaisance nel Maine.

“Dunque non ci sono dubbi, questo è il posto. Un cottage accogliente, abbellito da un portico con un rampicante di fitto verde che lo attraversa per intero. Non c’è nessuna recizione, possiamo girare intorno alla villetta liberamente; ma le finestre sono ben chiuse, le tendine (bianche) tirate. Solo i grandi vetri della veranda laterale non hanno tende: si vede all’interno un vano luminoso, arredato con poltrone e tavolinetti in midollino bianco con cuscinoni a righe che conservano l’impronta dei corpi. Qui, nella bella stagione, Marguerite Yourcenar prendeva il tè con qualche ospite di passaggio (lo leggo nel libro fotografico di “Port in the Storm”.

 

Colette e la Francia a Saint-Sauveur-en-Puisaye, Alexandra David-Néel e l’Oriente in Provenza, con Samten Dzong, Karen Blixen tra la Danimarca della sua dimora Rungstedlund e l’Africa, Virginia Woolf e l’Inghilterra con la sua tenuta Monks House (ma, in realta’, la storia si intreccia inesorabilmente con Charleston Farm, dove viveva la sorella Vanessa Bell).

L’idea mi era piaciuta subito: non era forse questo uno splendido esempio di viaggio letterario? Ma ho capito leggendolo che era anche altro, di più: è un viaggio nelle vite, perché in fondo non è quello che cerchiamo quando andiamo a visitare la casa-museo di uno scrittore? Curiosare tra i suoi oggetti, farci un’idea di che tipo era e provare a ritrovarne quell’immagine che ci siamo costruiti attraverso le sue parole.

“Il progetto di questo libro ha preso forma nella fattoria della fata Vanessa. E’ stato a Charleston, nel 1986, che per la prima volta ho messo in relazione la vita sentimentale delle persone con la casa in cui abitano.
Charleston è l’apoteosi di quella idea.
Credo che, anche nei casi più modesti, nulla sia più rivelatore sull’affettività di un essere umano quanto il luogo in cui vive e gli oggetti di cui si circonda”

 

 

 

La fata Vanessa è Vanessa Bell, la sorella di Virginia Woolf, e fu proprio la scrittrice, racconta Sandra Petrignani, ad individuare questa fattoria come luogo ideale per lei e la sua famiglia. Una casa così diversa da quella di Virginia e Leonardo Woolf, Monks House.

“Quanto Charleston è solare, Monks è buia e un po’ infossata. Charleston è infantile e sensuale, Monks severa. Se nella prima dominano le tinte chiare, la seconda è giocata sugli stessi toni, ma tutti più scuri. Con un’eccezione: la camera da letto di Virginia, che fu aggiunta nel 1929, a undici anni dall’acquisto della casa ed in concomitanza con la pubblicazione del celebre saggio “femminista” ‘Una stanza tutta per sè”.

Ecco, il viaggio nelle case di queste sei scrittrici è diventato il racconto delle loro storie, attraverso incontri, aneddoti, luoghi. E Sandra Petrignani è riuscita a farlo con una voce delicata e avresti voglia di essere lì ad accompagnarla, ad entrare in punta di piedi nei suoi racconti.

“C’era infinite volte il Sud”, un Salento che sa di mare e Oriente

Una delle pagine di questo blog si chiama “dalla carta all’app”.

Perchè in questi tempi di accelerate tecnologiche è questo il senso di marcia che ci aspettiamo vero? E invece la storia di oggi va contromano, parte da uno smartphone e atterra sull’inchiostro. Però in fondo ci segnala che un incontro è possibile. Ricordate una guida del Salento di cui vi ho parlato, Sherazade, l’app che racconta il Salento attraverso le sue voci del passato e del mito? Oggi la potete trovare anche in libreria. O meglio, ha dato vita a un libro, si chiama “C’era infinite volte il sud” (Il Raggio Verde) e l’ha scritto Matteo Greco, ideatore e autore dell’app.
Con ventitre racconti e dieci “lettere” al turista, porta sulla carta le voci dei personaggi, veri, e immaginari, che fanno da cantastorie su Sherazade, e che conducono attraverso le vie del Salento: Gallipoli, Santa Maria di Leuca, Otranto, Galatina, Santa Cesarea Terme, Alessano. Gagliano del Capo, Cutrofiano, Zollino, Melpignano, Soleto, Sternatia, Martignano, Martano, Corigliano d’Otranto, Melendugno, Castrignano De’ Greci.
I racconti si snodano lungo due direzioni: i confini, che qui sono dettati soprattutto dal mare. E il cuore, l’entroterra.

“Il Salento è, in realtà, una finta terra. Se lo percorri lungo i suoi

confini a Oriente, a Sud, ad Occidente, troverai mare, solo

mare. C’è solo una direzione, il nord, solo uno stretto lembo

di superficie terrestre, a ricordare che si è legati a un continente. Il

vero padrone di casa, qui, non è l’uomo, e neppure gli ulivi che

fiancheggiano ossequiosamente ogni strada, ovunque si vada”.

guida del SalentoLungo i punti cardinali ci sono le voci della costa, dal racconto della sentinella sui bastioni di Otranto, all’arrivo dei Turchi, alla voce della sirena Leucasia di Santa Maria di Leuca, Finibus Terrae. E Giovanni, venditore di olio lampante sulla piazza di Gallipoli.

“Dopo aver costeggiato il Salento lungo i punti cardinali e i suoi diversi mari, ti porterò nell’entroterra. Saranno poche decine di chilometri, vedrai, ma il viaggio nel tempo che faremo sarà ampio. Non ti stupire, se sentirai qualche signore anziano parlare una lingua mai sentita entro i confini dell’Italia. È che i paesi in cui ti porto hanno, come dire, una sorta di doppia residenza. Sono lì, dove li vedi, ma in un certo senso sono anche in Grecia, nell’Oriente da cui venivano i bizantini che per secoli li hanno abitati”.

Ecco invece un sud che è anche Oriente nel secondo fil rouge: la Grecia Salentina. Dal suo cuore di Galatina, dove certo non poteva mancare la voce di una tarantata (il racconto di Teresa) a, per esempio, un borgo meno conosciuto, Castrignano de’ Greci, e un contadino del 1700 che racconta il Castello de’ Gualtieris.

Racconti dal passato ma anche voci contemporanee. Lettere, pagine di diario (reali o immaginarie?), e-mail. Una guida narrativa del Tacco d’Italia.

Mi sorprende sempre ritrovare sulle pagine di un libro luoghi ai quali quasi finisci per non dare più peso, tanto fanno parte della tua “geografia” familiare. Capita anche a voi di provare queste sensazioni quando magari vi ritrovate a leggere storie ambientate là dove siete nati e cresciuti?

Il cielo di maiolica blu: ecco un libro che vi accompagna in Turchia

Libri sulla Turchia Chelibromiporto.comSi capisce fin dalle prime pagine che chi ha scritto questo libro il Paese l’ha conosciuto a fondo. Leggo e mi vengono subito in mente tre cose: io e l’autrice abbiamo in comune la passione dei libri per scoprire il mondo; ma io non so se mai riuscirò ad entrare così a fondo in un luogo come lei: e questo luogo, come spesso accade su questo blog, io non l’ho ancora visitato ma leggendo le sue pagine la voglia sale, forte.
Il Paese è la Turchia, il libro è Il cielo di maiolica blu, (sottotitolo: un’insolita storia d’amore con la Turchia). E l’autrice è Federica Giuliani, giornalista, autrice di guide turistiche (ovviamente viaggiatrice) e fondatrice di Travelglobe, web magazine e giornale dedicato ai viaggi. La casa editrice? E’ GoWare, giovane realtà fiorentina specializzata in ebook, app e progetti innovativi. E che ai viaggi ha dedicato un’intera collana, di cui vi racconterò presto.
Intanto andiamo in Turchia. E ci andiamo davvero con un’esperta. Federica, infatti, in Turchia c’è stata undici volte.

“Tutto è iniziato da un tappeto. E’ passato molto tempo ormai, avevo solo sette anni ma il ricordo è ancora vivo nella mia mente”.

 

libri sulla Turchia guide
Kilim stesi al sole, credits: Federica Giuliani

E di questi viaggi e ritorni racconta nel libro, mescolando ricordi personali, storia e leggende, istantanee di luoghi e persone, descrizioni minuziose e usi e costumi.
Dal Topkapi alle case troglodite di Uchisar, da Pamukkale alle tradizioni curde.

“Pamukkale una volta era un luogo magico. Il suo nome in turco significa castello di cotone ed è proprio quello che viene in mente quando ce lo si ritrova di fronte”.

Bazar e ramadan (anzi, come spiega lei, Ramazan alla maniera turca), picnic e le camicie magiche dei sultani.

“Si tratta di indumenti riccamente decorati allo scopo di difendere dal malocchio, dalle malattie, e donare l’invisibilità durante le battaglie”.

Non manca, ovviamente, la religione.

libri sulla Turchia guide
Cupole verdi del mausoleo di Mevlana, credits: Federica Giuliani

“Nel passato in più bei tespih, come vengono chiamati i rosari musulmani, venivano realizzati da artigiani di Istanbul e venduti ad acquirenti di tutto il mondo islamico. Venivano fatti in oro, argento, avorio, tartaruga, madreperla, ambra, ebano e decine di altri materiali, alcuni portati da luoghi lontani”.

Non so bene come potrei descrivere al meglio questo libro, perchè non è una guida strutturata nè un semplice diario di viaggio. Ci provo così: immaginatevi in Turchia, è come se Federica fosse lì con voi, vi accompagnasse e di volta in volta vi raccontasse qualcosa del luogo di cui vi trovate. Un aneddoto personale, una tradizione, la descrizione di un palazzo. Ecco, forse è questa la sensazione viva che mi ha lasciato.
Dentro ci sono le storie, le curiosità, ma anche lo spirito critico che forse solo un rapporto lungo ed attento con un territorio può regalare.

Walt Whitman, il treno e un viaggio negli Stati Uniti del mito

viaggio negli Stati UnitiIn viaggio negli Stati Uniti con una guida d’eccezione. Walt Whitman, sì, proprio il poeta di Foglie d’erba. Che negli Usa viaggiò, prese appunti come farebbe un qualsiasi viaggiatore, e che in quella che lui stesso definì una sua “ora felice” decise di metterci ordine e mano. E noi oggi possiamo ripercorrerne le orme, o meglio decidere di farci accompagnare negli Usa dalla sua voce.
Ho scoperto questo libro per caso. Era nella mia libreria casalinga, chissà da quanto tempo, e un giorno mi è spuntato davanti (perchè in fondo spesso è questo quel che fanno i libri, vero? Presentarsi a te al momento opportuno). Si chiama “Nel West e altri viaggi”, e raccoglie appunti di viaggio presi da Walt Whitman tra il 1862 ed il 1881.

nomadimoderni viaggigiovani

“Affastellati alla rinfusa e legati insieme con un grosso spago ci sono stralci di diario e successivi appunti di viaggio sul West e sul Canada, materiali così diversi, pieni di salti e lacune… E forse finirò per pubblicare il libro più immediato, spontaneo e frammentario che sia mai stato stampato”.

E di fatto di questo si tratta: di una collezione di appunti brevi, veloci, a volte istantanee, a tratti affreschi poetici, a volte fin troppo didascalici. Non solo nel West, che pure è la parte più ampia del libro. Whitman viaggiò, prevalentemente in treno e spesso proprio esaltandone la potenza e la modernità, dalla valle del Mississippi al Canada, senza tralasciare le grandi città d’America: Denver, St.Louis, Philadelphia, Boston, e New York naturalmente.

“Nei tre quattro mesi seguenti ho intrapreso un bel viaggio nel West, arrivando fino a Denver, Colorado, e partendo da lì per visitare le Rocky Mountains quel tanto che è bastato per farmi un’idea di quei luoghi. Sono partito dalla stazione di Philadelphia una sera di metà settembre, dopo le nove, e ho viaggiato in un confortevole vagone-letto. Nessun ricordo delle due-trecento miglia attraverso la Pennsylvania. Il mattino seguente, colazione a Pittsburg”.

viaggio negli Stati Uniti

Chissà che impressioni avremmo noi, oggi, nomadi moderni, a ripercorrere con questo libro in mano le strade calcate da Whitman e dal suo inguaribile ottimismo nei confronti della sua America. Perchè è soprattutto questo che traspare, pagina dopo pagina: il sogno americano che prende forma, spesso con esaltazioni ingenue ed eccessive figlie dei tempi di Whitman, e previsioni che oggi hanno corretto la rotta.

Il tipico paesaggio americano

“A vederla ora, sembra ancora una terra selvaggia e improduttiva, ma gli esperti sostengono che, non appena sarà adeguatamente irrigata, vi crescerà presto tanto grano da poter sfamare il mondo intero”.

Com’erano gli Stati Uniti allora? Epoca di guerre e cambiamenti, del sogno americano che prendeva forma, di praterie e cowboy e di metropoli già moderne. Withman descrive tutto questo con una costante: la fiducia nel progresso, l’ode alla civiltà americana. Se state pensando ad un viaggio negli Stati Uniti e siete curiosi di farlo anche nel tempo, date un’occhiata a queste pagine. Lo potete fare ad esempio con un viaggio negli Stati Uniti tra quelli proposti da Viaggigiovani, un tour operator di cui vi ho parlato anche in altre occasioni, che agli Usa dedica tour in piccoli gruppi, due dei quali dedicati proprio al mitico Far West. Con tappe che ripercorrono un po’ dei luoghi che ho ritrovato in questi appunti di viaggio di Walt Whitman. Che non hanno un fil rouge nè un senso narrativo, ma io mi immagino di portarli in borsa e di aprirli al momento opportuno, quando magari si sta attraversando proprio uno dei luoghi raccontati dal poeta, farsi trasportare un po’ indietro nel tempo e guardare cosa si ha intorno. La scena di oggi e la fotografia di ieri.
Ma non solo il selvaggio West. Se siete stati ad esempio a New York, o state per andarci, provate a sfogliare le pagine che Whitman dedica alla “sua” città, la “umana, eroica New York” (anche qui, non senza una buona dose di patriottico orgoglio), già allora “un qualcosa di vorticoso, rigurgitante e fluido come le acque che lo circondano”.

New York… era già New York
“Forse, in questi bei pomeriggi di maggio, non c’è quartiere di questa città che offra un più brillante, animato, affollato spettacolo di gente dei due che ho intenzione di descrivervi sulla base delle mie osservazioni personali. Primo: quella zona che comprende la Quattordicesima, Union Square e dintorni, e si estende poi in senso opposto, seguendo Broadway per circa mezzo miglio”.