Cinco esquinas: in viaggio a Lima con Mario Vargas Llosa

mario vargas llosa ultimo libro croceviaPronti a partire di nuovo? Oggi vi porto in Perù in compagnia di un suo scrittore simbolo. anche se per me non è stato amore a prima vista (con lo scrittore, con il paese invece sì!)

La prima volta che ho letto un libro di Mario Vargas Llosa ero su un aereo, che mi stava portando proprio verso il suo Paese. Era l’inizio del mio viaggio di nozze, tre settimane in giro tra Perù, Ecuador e Galapagos, e da brava turista letteraria mi ero premunita di portarmi qualcosa da leggere che mi facesse già respirare l’aria peruana. E chi meglio dello scrittore premio Nobel? Peccato, però, qualcosa non era scattato. Avevo preso con me Le avventure della ragazza cattiva, ma quella storia proprio faticavo a digerirla. Avevo comunque deciso di andare fino in fondo con la lettura, perché allora ero ancora fermamente convinta che i libri, comunque, andavano letti fino all’ultima pagina, anche se strada facendo si scopriva che proprio il colpo di fulmine non scattava (oggi invece ho cambiato idea, e ho deciso che non c’è nulla di male ad abbandonare un libro a metà, se la scintilla non scatta, anche con i grandi classici, e mi sento meno in colpa, e voi?).

Dunque, tornando alla niña mala di Vargas Llosa, no, proprio non riusciva ad appassionarmi. Il mio Sudamerica letterario erano Gabriel Garcia Marquez e Isabel Allende e i mondi che mi mettevano davanti nelle loro pagine. Vargas Llosa una parentesi chiusa. Per diversi anni.

Poi però è successo che, l’anno scorso, sono andata ad ascoltarlo al Festival della Letteratura di Mantova, dove aveva appena annunciato la prossima uscita del suo nuovo libro, Cinco Esquinas in spagnolo. E poi quel libro, un paio di mesi fa, mi è casualmente capitato tra le mani. Così ho deciso di leggerlo.

crocevia mario vargas llosa libri viaggio perùEcco, se quel libro Vargas Llosa l’avesse scritto prima del mio viaggio in Perù, forse me lo sarei davvero portato come piccola guida letteraria in giro per Lima. Perché, fianco a fianco con la storia, anzi, le storie raccontate, è lei la protagonista, Lima, la capitale del Perù, con la sua garua, la tipica nebbiolina invernale che aleggia sulla città, e le sue contraddizioni.
Intanto, il titolo: Cinco esquinas (letteralmente cinque angoli, cinque incroci, è proprio il nome di un crocicchio di strade nel cuore del quartiere popolare di Barrios Altos: il titolo italiano è stato cambiato in Crocevia (Einaudi), che rende bene anche l’intrecciarsi dei personaggi e delle storie.

“Impiegava circa un’ora per arrivare al crocicchio labirintico di Cinco Esquinas, nel cuore dei Barrios Altos. Quando Juan era giovane, quel quartiere era pieno di penas criollas e vi abitavano molti bohemien, artisti, musicisti, e persino i blanquitos di Miraflores e San Isidro che amavano la musica criolla venivano ad ascoltare i migliori cantanti, chitarristi e cajoneadores e a ballare con i cholos e i neri”

“….lo spiritista di Piura che riceveva i clienti soltanto di notte, durante le ore più propizie per dialogare con le anime dei defunti, il farmacista che occupava la casetta nella quale, si diceva, era nato Felipe Pinglo, il grande compositore di valses; la Quinta Heeren che, a quanto pareva, nel XIX racchiudeva le abitazioni più eleganti di Lima e che adesso era un ammasso di rovine in balia di avvoltoi, pipistrelli, drogati e delinquenti.

Le storie, appunto. Quali sono? Non mi piace raccontare i libri, scriverne i riassunti e tanto meno le recensioni! Non sono una critica letteraria e in tanti lo sanno fare meglio di me, quello che mi piace è fissare qui su carta digitale le sensazioni che la lettura mi lascia.

Però sappiate questo: vi troverete nel (difficile) Perù degli anni ’90. Negli anni del terrorismo di Sendero Luminoso e di Tupac Amaru, ma anche del regime sempre più autoritario e dittatoriale del presidente Fujimori. Un ambiente che Vargas Llosa conosce bene: lo scrittore, oggi 81 anni, nel 1990 si era candidato proprio contro Fujimori nelle elezioni generali.
C’è una doppia coppia di amici benestanti, un giornalista senza scrupoli, la sua rivista scandalistica e la sua redattrice preferita che vi regalerà un colpo di scena, e poi c’è un vecchio artista dimenticato, simbolo di una Lima che non esiste forse più. Da questi personaggi si dipaneranno le storie del crocevia che naturalmente lascio a voi scoprire se avrete voglia di leggere di libro!

Perchè leggerlo?

  • Perchè Lima è protagonista, anche se quella degli anni ’90. La Lima dei quartieri bene come Miraflores e San Isidro, la Lima popolare in bilico con la legalità dei Barrios Altos (e di quel famoso cinco esquinas dei titolo originale), la Lima del porto al Callao e quella coloniale. Se avete voglia di qualcosa da leggere prima di un viaggio in Perù, potrebbe incuriosirvi
  • Perché, se leggendo le citazioni di prima avete decifrato poco e niente, persi tra le parole peruviane, non vi allarmate: alla fine del romanzo un bel glossario ve le spiegherà una ad una, e chissà che non vi possano tornare utili anche in giro per Lima!
  • Perché se cercate uno spunto per approfondire anche la storia del Perù, e una delle pagine più recenti del suo passato, questo libro ve lo darà. E, come accade quando leggiamo un romanzo che si lascia ispirare da fatti reali, ma non ci dice fino a che punto arriva la fiction, vi verrà voglia di scoprire la vera verità e quindi di andare a curiosare su come sono andate le cose. E anche questo è viaggiare per conoscere un Paese vero?

Vi è piaciuto l’articolo e volete proseguire il viaggio letterario in America Latina? Qui trovate qualche altra suggestione da leggere!

Volete invece continuare il giro del mondo e scoprire quali libri portare con voi? Ecco la mia piccola speciale geografia delle parole: 12 libri per 12 viaggi!

La Paranza dei bambini: viaggio nella Napoli distorta dei ragazzini raccontati da Saviano

libri ambientati a NapoliE’ sempre bello incontrare Roberto Saviano, anche se accade solo per dirgli un grazie veloce per quello che fa. E, non so se sia solo un’impressione la mia, ho la sensazione che anche a lui faccia davvero piacere incontrare chi viene a sentirlo, a salutarlo, a fargli un sorriso, sempre ricambiato. Qualche mese fa ero anch’io tra i di loro, con in mano la mia copia de La Paranza dei bambini. E molta voglia di leggerlo. Ci ho messo tanto, perché è una storia cruda, che ti colpisce forte e ti fa voltare pagina con difficoltà. Però è una storia che può essere vera. Roberto Saviano l’ha definita la sua prima opera di fiction, ma non pare essere proprio così. Nei giorni in cui lo leggevo, il libro mi passava davanti, in tv o sui giornali, sotto forma di notizie di giovani camorristi e di ragazzini coinvolti, loro malgrado, per errore, in sparatorie e altri atti simili.

E i protagonisti de La paranza dei bambini sono ragazzini, spesso appena adolescenti, che sanno imitare alla perfezione il rumore del mitra perché sanno già imbracciarlo. E sparare. E vivono nella sensazione che nulla cambi, che l’unica rivoluzione possibile sia quella dei soldi. Si divertono con la stesa, ovvero gli spari all’impazzata e a casaccio, che costringono tutti a proteggersi. A stendersi, appunto. Sono ragazzi che crescono presto, difendono valori ancestrali, come gli affetti, la mamma, l’amore a modo loro, eppure sembrano essersi dimenticati dei valori morali.
Saviano li racconta con la naturalezza di chi li ha cercati e voluti capire da vicino, e scoperchia un mondo che esiste ma di cui ignoriamo l’esistenza.

Perché parlarne qui? Perché nel romanzo si legge Napoli, o meglio si legge la Napoli distorta di questi ragazzini perduti.

La paranza dei bambini

E’ una geografia di Napoli totalmente diversa, stravolta, quella che prende forma nelle pagine scritte da Saviano. Ma è Napoli anche questa. Ci sono i nomi di quartieri dove i forestieri probabilmente si vedono poco, Forcella, Sanità. Ma anche i luoghi simbolo, come Piazza Plebiscito o Posillipo, persino la bella e futurista stazione di Toledo ne escono distorti e diventano solo strumenti nelle mani dei ragazzi, quasi incapaci di vederne la bellezza e anche questo fa male.
La bellezza non c’è, o forse si nasconde bene, in questo libro. Napoli è strumentale, i vicoli e le piazze di Napoli sono strumentali. Sono piazze da comandare, case di latitanti e camorristi da andare a trovare, strade da percorrere sfrecciando in motorino verso il prossimo colpo.

C’è un solo, forte, momento di dichiarazione d’amore per Napoli che arriva, a modo suo, dalla paranza. I ragazzi sono una motonave, che hanno affittato per una sera, per divertirsi con le fidanzate. Davanti a loro il Golfo di Napoli, Sorrento, il contorno del Vesuvio, il tramonto.
Come se la speranza riprendesse fiato per un momento.

Quando tornarono di sopra la motonave aveva appena superato le alte pareti di roccia di Sorrento e puntava verso Napoli. I ragazzi erano tutti a prua.
– Brindiamo a noi – gridò Dragò, – e alla nostra città he è la cchiù bella d”o munno. Si girò verso uno dei due camerieri che sbadigliava seduto su una sedia al di là dei vetri e continuò: -Oinè, sveglia! Questa è la città più bella del mondo, hai capito? E schifo a chi ne parla male!

E voi avete letto La Paranza dei bambini? Come vi ha fatto sentire e che sensazioni vi ha lasciato?

Trans Europa Express: in viaggio con Paolo Rumiz dai laghi di Finlandia al porto di Odessa

libri da leggere prima di un viaggio in RussiaIl treno per Odessa fila a centocinquanta orari nella luce verde della sera, scavalca fiumi color rame, scende veeso il Mar Nero sul lungo piano inclinato dell’Ucraina. Lo scompartimento trema, pare indemoniato: sul tavolino è franata ogni cosa, e sulla cuccetta di sopra un tipo di centocinquanta chili russa e sussulta così paurosamente che temo precipiti anche lui.

Comincia così Trans Europa Express di Paolo Rumiz, ma in realtà siamo quasi alla fine del viaggio. In mezzo ci sono migliaia di km, gli inseparabili taccuini, una formidabile compagna di viaggio, la fotografa Monika Bulaj, gli incontri con personaggi che sembrano usciti dai romanzi e quelli con la Storia, cupole a cipolla, intrichi di laghi, distese gelide e treni affollati. Il tutto, oscillando dentro e fuori una frontiera, quella dell’Unione Europea, con lo sguardo a est ma la bussola che punta a sud.

Di più, non vi racconto! Dovete lasciarvi affascinare anche voi partendo dalle terre iperboree e arrivando a Istanbul, insieme a Rumiz che lo fece nel 2008. Lo trovate in questo libro del 2012, un libro che mi aspettava, nella mia libreria casalinga, e quando ho iniziato a leggerlo ho capito che era il momento giusto. Perché pagina dopo pagina arrivavano le coincidenze più inattese!

Per esempio: scopro che Rumiz è in viaggio claudicante dopo una frattura al piede destro… come non sorridere pensando che anche io mi stavo appena riprendendo da un incidente simile? Con un paio di differenze però: il mio piede era il sinistro, e non ho incontrato nessun monaco che mi facesse buttare il bastone nelle acque nel Mar Bianco (perché invece sì, a Rumiz è successo davvero)!

E poi: in quel periodo avevo un altro libro sul comodino: era Moby Dick. Ed ecco che arriva anche qui la sua aurea:

Sulla banchina c’è Viktor Ivanovic, ucraino, classe 1940, cappottone grigio e una foresta di capelli grigi, uno che viaggia sempre, dormendo nelle stazioni e negli eremi. Mi guarda fisso negli occhi come il profeta Elia sul molo di Nantucket alla partenza del Pequod verso la balena bianca. “Lei non è russo!” Poi spiega: “I russi hanno lo sguardo di un popolo martire, e lei non ha quello sguardo”.

E poi Rumiz arriva a Varsavia: e che sorpresa ritrovare tra queste pagine Ryzsard Kapuscinski, uno scrittore che amo!

Ma poi la vecchia Varsavia si riscatta. Le librerie sono più fornite e più frequentate che nella mia Italia analfabeta, rovinata da tv e telefonini. A una svendita di libri sul Rynek, la piazza del mercato, c’è una fila di trenta metri fuori dalla porta, come alla prima di un film. I cartelloni dei teatri sono più interessanti di quelli romani. E a rinfrancarmi c’è anche il negozio di carte geografiche in via Giovanni Paolo II, dove lo spettacolo più bello, mi disse Ryzsard Kapuscinski un giorno di neve in cui riparammo lì dentro, era vedere “la gente affamata di mondo” deliziarsi tra gli scaffali. Il grande reporter polacco sarebbe morto due anni dopo, e in lui avvertii lo spaesamento del nomade rinchiuso in uno spazio troppo piccolo.

Paolo Rumiz Trans Europa Express

Ecco, capirete che mi ritrovavo spesso a sorridere con questo libro tra le mani. Ma sono sicura che non avrete bisogno di coincidenze per lasciarvi appassionare da Trans Europa Express, che racconta di grandi incontri e panorami ma anche di piccoli dettagli amati da chi viaggia. Come la bellezza di certi souvenir, i biglietti russi per esempio:

Sono di una tale bellezza barocca che li ho raccolti in una custodia e riposti nel comparto “cancelleria” dello zaino. Quello comprato per il periplo da Petrozavodsk a Perterburg-Ladozkaja, lungo la fascia frontaliera con la Finlandia, è di un tenue rosa ciclamino, con in alto una pomposa scritta Quietanza in cirillico marrone perfettamente in tinta, e in basso a destra la firma del bigliettatio, ricca di svolazzi ottocenteschi. La tratta da Olenegorsk a Kem, l’imbarcadero delle Isole Soloveckij, è rappresentata da un cartoncino di tinta prugna con decorazioni rosso fuoco, e a sinistra un’icona giallo oro, simile a una moneta, dov’è stampigliato il locomotore della nuova Russia in corsa verso l’avvenire.

E’ venuta anche a voi la voglia di saltare sul primo treno diretto a Oriente?

Ecco, aprite questo libro se siete in cerca di cosa leggere prima di un viaggio in Russia. Ma anche in Finlandia, in Ucraina, in Polonia…

E leggetelo anche:

  • se avete voglia di compiere un viaggio nel tempo, perchè con Rumiz è così, ti porta attraverso la storia delle cose
  • se come me, il vostro viaggio in cirillico si è limitato alle classicissime Mosca e San Pietroburgo: qui scoprirete un altro mondo
  • se state programmando un viaggio da quelle parti e siete in cerca di ispirazione
  • se non lo state programmando affatto ma vi affascinano quelle terre: qui troverete storie incredibili

Ci portiamo ancora un po’ d’estate addosso? Ecco come, grazie ai libri!

libri settembre

C’era un tempo in cui dell’estate ci si stancava. Le vacanze erano lunghe, tanto lunghe, e quando arrivavano le prime piogge a spezzare il caldo ci si accoccolava nel pensiero di settembre che stava per arrivare. Settembre, con la gioia sottile di nuovi astucci, quaderni e pennarelli. E poi settembre, con le pubblicità di maglioni e cappottoni sulle riviste e l’impazienza di tornare a sentire la lana sulla pelle.

Oggi invece quando settembre arriva non sono mai pronta, le vacanze le vorrei stiracchiare ancora un po’ e quel maglione lo lascerei volentieri nell’armadio ancora a lungo.

Però settembre arriva, comunque. E allora quello che si può fare per salutarlo al meglio è custodire più a lungo possibile le emozioni dell’estate. Fare scorta di luce e benessere per l’inverno.

Lo possiamo fare in tanti modi, anche banali, come preparare la colazione come facevamo al mare, indossando ancora qualcosa che ci ricordi quei giorni.
Oppure… affidandoci ai libri!

C’è un modo di far tesoro della bellezza di una vacanza grazie ai libri? Ce ne sono tanti! E se non parti mai senza un libro a farti compagnia ecco quelli che ho pensato per te.

Come sentirsi ancora in vacanza:

Piccolo vademecum per turisti letterari

Sei ancora in viaggio? Compra un souvenir letterario. Un romanzo ambientato nel posto che hai appena scoperto, un libro fotografico, una guida originale, un augurio a tornare.

Sei già tornato a casa? Cerca anche nella tua città un libro o una storia capaci di ricondurti nel luogo che hai visitato

E perchè non far viaggiare ancora proprio il libro che ti ha accompagnato in vacanza? Donalo, scambialo, cerca il bookcrossing più vicino…

Durante il tuo viaggio hai scoperto una bella libreria locale? Torna a visitarla ogni tanto! Oggi i modi virtuali ce lo permettono, puoi seguire la sua pagina Facebook, il suo account Twitter o Instagram, iscriverti alla sua newsletter.. ti farà sentire vicino.

In vacanza avrai scattato innumerevoli foto e magari avrai anche preso appunti su un taccuino: perchè non mettere ordine nei tuoi ricordi estivi scrivendo un racconto? Puoi lasciarti ispirare dalle persone incontrate in viaggio, da un panorama, da una piccola scoperta.

E poi… ora che sei tornato alla vita di tutti i giorni, cerca il tuo primo giorno di scuola.

Fai come con i quaderni di quando eri piccolo; accarezza e annusa le copertine dei libri nuovi (perchè sono sicura che anche tu l’hai fatto da bambino!)

Cerca la sciarpa che ti avvolgerà quando ti isolerai dal mondo esterno leggendo su un tram d’inverno

Pregustati i tuoi primi giorni d’autunno. Scegli il libro che leggerai, osservando la pioggia dalla finestra.

Buon settembre.

Ps: c’è anche un altro bel modo di andare incontro all’autunno. L’estate finisce ma arrivano nuovi viaggi letterari. Che ne dite di un festival? Settembre ne è ricco e proprio di questo vi parlerò la prossima volta!

Babele 56: viaggia in autobus Milano e cambia volto e lingue

libri ambientati a Milano“La chiamano in tanti modi: bus dei dannati, vagone merci, corriera dei marucchitt. Parte da Loreto e fa avanti e indietro per via Padova, su fino al Quartiere Adriano. Parte al mattino, parte al pomeriggio, l’ultima parte di notte, alle due meno dieci, quando è vuota o punteggiata di ubriachi. E’ famosa e in provincia se ne dicono di storie: ma le storie cambiano faccia a ogni giro, e bisogna stare attenti a chi le racconta. Tu fai così: tieni alle spalle la piazza con l’orologio digitale, l’ultimo morso del centro prima dei quartieri a nord, quel palmo di strade che separa la città delle guide dalla periferia, scavando un terzo regno che pochi conoscono. Guarda via Padova che sale”.

Giorgio Fontana, Babele 56 – Otto fermate nella città che cambia, Terre di Mezzo Editore

Continua la mia rassegna di libri ambientati a Milano per farvi conoscere, e scoprire anche io un po’ di più, la metropoli raccontata tra le pagine dei libri, che molto spesso sanno essere ottimi e originali compagni di viaggio, anche dietro casa. E infatti oggi vi porto proprio non lontano dal mio nido.

Via Padova è solo a una manciata di isolati da casa mia e la 56 (sì, perchè è vero e lo conferma anche Giorgio Fontana nel libro di cui vi parlo oggi, a Milano gli autobus hanno essenza, e articolo femminile!) la incrocio regolarmente tutti i giorni. E’ la strada che porta al Parco Trotter, decadente intreccio di edifici scolastici in uso e viali alberati, parco giochi e segni che raccontano un passato glorioso di accoglienza e insegnamento. Ed è sì, “quella” via Padova, che ogni tanto salta agli onori della cronaca e nelle bocche dei passanti come teatro di tafferugli, screzi, piccoli e grandi conflitti. E’ la strada forse più multietnica di Milano, ma è anche quella che – forse – sarà il prossimo oggetto del desiderio di creativi, artisti, designer.

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Sfidarsi in libreria: pronti all’Italian Book Challenge?

librerie indipendenti italianeIl Mio Libro. Le Notti Bianche, La Libreria Volante, Libreria al Sette, Farollo e Falpalà. Cinque nomi, quelli di cinque librerie indipendenti italiane dietro i quali si celano altrettante storie. storie di progetti, di sogni e di fatica per farli avverare e crescere. Sono quelli di – rispettivamente – Cristina Di Canio a Milano, Ludovica Giuliani a Vigevano, Serena Casini a Lecco, Chiara e Francesco a Firenze. Sono loro, i “Librai coraggiosi”, presentati da Chicca Gagliardo, protagonisti di un appassionante incontro domenica scorsa, al festival Writers di Milano.

Italian Book ChallengeLibrai coraggiosi perchè hanno deciso di fare corpo al loro sogno, nonostante tutto: nonostante chi inviava loro notizie di librerie che chiudono, nonostante il rischio di mollare un posto fisso, nonostante quello di lanciarsi in coppia o di sentirsi dire “tanto qui non legge nessuno”.
E invece ascoltarli dà entusiasmo, e voglia di fare.

E sapete cosa mi è piaciuto soprattutto? Lo spirito della condivisione e del sentirsi parte di una (bella) comunità. Tra loro, i librai, che chiacchierano in una chat social, si passano consigli e case editrici che viaggiano da sud a nord e viceversa e approdano sugli scaffali. E con i lettori (ci ho fatto caso dopo: credo che nessuno di loro li abbia mai chiamati clienti: importante no?): via a uno scambio di impressioni, consigli, letture. La libreria la fanno i lettori, dicono i cinque, e la libreria colora un quartiere e mette i mattoncini per i lettori di domani (una di queste librerie, infatti, Farollo e Falpalà, è dedicata a bambini e ragazzi).

E lancia le sfide: se vi piacciono, segnatevi questa.

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Scatenate la fantasia: si viaggia a Londra nei luoghi di Harry Potter raccontati…dall’amico Ron

Londra luoghi di Harry Potter
Kings Cross Station foto da: pecoraverde.com

Dai libri, bestseller, al grande schermo, planetario anch’esso, fino a tornare…alla realtà.

Che proprio realtà in tutto e per tutto non è, perchè in fondo è lì, sotto i nostri occhi, ma ci conduce in luoghi di un mondo parallelo.

Parliamo di Harry Potter, della fortunatissima saga firmata da J.K. Rowling, degli altrettanti celebri film e di una città, letteraria forse come poche al mondo, e sfacettata. Parliamo di Londra, ma soprattutto dei luoghi di Londra che hanno ispirato il mondo di Harry Potter e dove chi ha letto i libri o visto i film potrà ritrovarne l’atmosfera.

E per farlo oggi vi presento un’ospite che è passata a trovarmi con molto piacere: lei è Elisa Vimercati, si occupa di media e comunicazione in Pecora Verde (la conoscete? E’ una giovane società specializzata in escursioni originali, per turisti in crociera e non), e di sé e della sua professione dice: “scrivo, smanetto, penso e parlo”. Twin e copy, 4 volte zia, mi trovate ogni settimana sul blog più #fuoridalgregge del mondo travel, quello di Pecora Verde www.pecoraverde.com/blog.
Sarà Elisa dunque ad accompagnarci nella Londra di Harry Potter. Mettiamoci comodi, magari con una bella tazza di tè fumante per essere in perfetta sintonia british, e partiamo!

Il luoghi di Londra di Harry Potter… con episodi inediti

Londra luoghi di Harry PotterQuesto post raccoglie le memorie di Ronald Weasley detto Ron, che racconta ai suoi figli dei luoghi di Londra di Harry Potter… e di alcune “marachelle” rimaste tuttora inedite. Volete saperne di più? Continuate a leggere!

Ora, non è che io sia invidioso, anzi. Voglio molto bene ad Harry e dopo tutti questi anni le nostre vite sono unite più che mai. È che ripercorrere certi episodi mi dà ancora i brividi: per questo quando i miei due figli sono voluti andare a Londra “ma la Londra dello zio Harry – loro lo chiamano così, non quella normale” mi ci è voluto un attimo di tempo.

Comunque, eccola qui: la Londra di Harry Potter, in 4 luoghi per noi hanno voluto dire molto. Ascoltatemi, e li vedrete con occhi diversi.

1. Il binario 9 e ¾ – King’s Cross

Ci avevano detto di saltare nel muro. Anche a sapere che la cosa avrebbe funzionato e ci si sarebbe ritrovati tutti al treno per Hogwarts, in quel momento, prima del salto, viene solo un grosso “GULP” su per la groppa. Un respiro, e via dall’altra parte. Guardare il carrello che hanno conficcato nel muro mi dà… boh, una certa nostalgia.
– Il luogo vero: King’s Cross, Railway Station.

2. Il Paiolo magico in Diagon Alley

La prima BurroBirra, chi la scorda più? Vi racconto un episodio che non potete sapere – perché J.K. non ha voluto dire proprio tutto quello che ci è successo, soprattutto su mia richiesta – una volta avevo eccdduto così tanto con la BurroBirra che… ho sposato Mirtilla Malcontenta! Eravamo tutti quanti al Paiolo Magico, il bar dove si trovano tutti i maghi, poi mi sono ritrovato nei bagni di Hogwarts – presumibilmente con la testa nel lavandino – e dieci minuti dopo mi sono ritrovato sposato! Fortunatamente c’era un’irregolarità nel rito, per cui il matrimonio è stato annullato.
– I luoghi veri: Bull’s Passage, Leadenhall Market – e anche Borough Market.

3. Lo zoo

Questo non è un ricordo mio, ma solamente di Harry, di quando stava con la sua famiglia di babbani crudeli e io e lui dovevamo ancora conoscerci. Dovevano andare allo zoo, zio Vernon, zia Petunia e quel ciccione di Dudley (non si dice MAI ciccione a nessuno, ma Dudley se lo meritava), e non so per quale motivo si sono portati dietro Harry – che forse avrebbe preferito starsene a casa in santa pace. Dudley stava facendo il bullo (anzi, bullone, essendo ciccione) con Harry e in cambio si è ritrovato nella vasca del boa costrictor. Ah, quanto avrei voluto essere presente…
– Il luogo vero: lo zoo di Londra.

Australia House, foto da: pecoraverde.com
Australia House, foto da: pecoraverde.com

4. La Gringott

Alla Gringott c’è stata una sola rapina: lo so perché a quella rapina c’ero anch’io. Entrare sotto al naso dei goblin, passare per la cascata del ladro, entrare nella camera blindata dei Lestrange e prendere la coppa di Tassorosso… quello è stato uno dei moltissimi momenti emozionanti e allo stesso tempo paurosi Ora, ho fatto anche altre cose nella vita oltre a rapinare, rubare e sposare Mirtilla, sia ben chiaro, e lo scopo era più che nobile… Quello che voglio dire è che ora non ci si immagina nemmeno cosa significasse vivere la paura costante del ritorno di Colui che non deve essere nominato… Sono esperienze che segnano, e devo dire ne ho una certa nostalgia…
– Il luogo vero: Australia House – ambasciata australiana a Londra.


“Ron, ancora dici Colui che non deve essere nominato? Si chiama Voldemort! Le cose fanno meno paura se le chiamiamo col loro nome: ecco, questo voglio insegnare ai nostri figli, ed è lo scopo della nostra gita nella Londra di Harry Potter. Chiaro?”
“Certo Hermione, come credi”. Forza bambini, mappa in mano e si comincia!

Un percorso letterario su Cityteller insieme a Pecora Verde

I ricordi sono di Ronald Weasley, ma le parole sono di Pecora Verde. Se volete approfondire, ecco le loro chicche sul blog  Se invece volete seguirli per la Londra di Harry Potter, scaricate la app di Cityteller da iTunes e Google Play e cercateli fra i percorsi letterari.

Sul sito dell’ente del Turismo

E se state programmando un viaggio in Gran Bretagna sulle orme di Harry Potter si segnalo anche il sito di VisitBritain. L’ente del Turismo della Gran Bretagna ha infatti realizzato una guida gratuita ai luoghi dei film di Harry Potter in tutto il Paese, da Londra alle Highland scozzesi fino al tour dei Leavesden Studios. La trovate a questo link.

“Il segreto di Greenshore”: esce un racconto inedito di Agatha Christie e ci porta a Greenway, nella sua villa

un racconto inedito di Agatha Christie
La villa di Greenway, credits sito National Trust

Un romanzo inedito di Agatha Christie. Ebbene sì, nel 2015 può accadere anche questo e fare felici gli appassionati della scrittrice inglese. E’ uscito in Italia proprio ieri, per Mondadori, e anzi più che un romanzo è un racconto, che risale al 1954 e di cui, chissà, si erano perse le tracce, oppure erano rimaste gelosamente custodite in fondo a qualche cassetto.
Perchè è singolare la storia di questo libro, che si chiama “Il segreto di Greenshore” (titolo inglese originale “The Greenshore Folly“) e fu scritto da Agatha Christie nel 1954. Per beneficienza. I proventi della vendita del libro dovevano infatti essere destinati a una parrocchia del Devon dove la scrittrice si recava d’estate. Sarebbero serviti ad un fondo per la realizzazione di una nuova vetrata istoriata per la St.Mary the Virgin Church di Churston Ferrers. Solo che, a quanto pare, non fu un successo, e fu ritirato l’anno dopo. Come mai? Probabilmente a causa della sua lunghezza, troppo per la pubblicazione sulle riviste e troppo poco, forse, per diventare un romanzo. cosa che però poi successe, visto che la storia dl racconto diventò la base per Dead Man’s Folly, ovvero La Sagra del delitto.

un racconto inedito di Agatha Christie
Saranno comunque gli appassionati di oggi a gustarlo. E, perchè no, a partire per un viaggio letterario nelle estati della scrittrice inglese. Perchè dentro le pagine si cela un luogo molto caro ad Agatha Christie: la sua villa. Il racconto è infatti ispirato da una location reale e molti dei luoghi, degli angoli, dei personaggi raccontati sono passati di lì.

Si chiama Greenway, sorge sul fiume Dart, nel Devon. E fu, dal 1938, anno in cui la scrittrice la acquistò, fino alla sua morte del 1976, la residenza estiva della signora del giallo. Oggi è un museo e fa parte del National Trust britannico, vale a dire il fondo che si occupa della conservazione e del sostegno di luoghi storici in Gran Bretagna. E’ una villa georgiana di fine ‘700, dove la scrittrice e la sua famiglia trascorrevano le estati e le vacanze con la sola interruzione della Seconda Guerra Mondiale. E a Greenway proprio il National Trust dedica una pagina del suo portale, dove potete trovare tutte le informazioni sulla visita alla villa.

Che ne dite, può essere una buona destinazione per un viaggio letterario sulle orme di Hercule Poirot?

In viaggio con Jane Eyre (e altri voli pindarici)

libri da leggereChiamateli voli pindarici, strani equilibrismi del pensiero o, semplicemente, associazioni libere e apparentemente inspiegabili.

A me capitano spesso, specialmente quando la testa è a briglia sciolta. Vedi, leggi, scopri qualcosa e quasi immediatamente ne pensi un’altra. un po’ lo temo, sa di mente dispersiva. Però in fondo mi piace, perchè mi fa tenere in allenamento la fantasia e lo stupore. Proprio come oggi, con la storia che vi sto per scrivere.
Come al solito “sfogliavo” Facebook qualche giorno fa. E ho scoperto una curiosità in arrivo in Italia. Espresso Book Machine, ovvero: un piccolo impianto di stampa e legatoria, che si può trovare in una libreria o in una biblioteca, e può stamparvi un libro in pochi minuti. In pratica, un distributore automatico di libri. Ed eccole le parole “magiche” che hanno fatto scattare la mia molla pindarica. Cercavo di visualizzare questo aggeggio (grande come una fotocopiatrice? Simile a una stampante 3D?) che fosse in grado di produrre libri in pochi minuti, e sono volata. Sono volata in un’Inghilterra del 1985 ma di un lontanissimo mondo parallelo. Perchè il distributore automatico di libri me ne ha trascinato immediatamente un altro in testa: quello che dispensa frasi di Shakespeare. Si chiama Will-Speak, è un mezzo automa agghindato in abiti elisabettiani, e per dieci penny vi declama frammenti del Riccardo III, o di Amleto, o di altri capolavori del Bardo. Dove lo trovate? In un libro!

libri da leggere chelibromiporto

Si chiama “Il caso Jane Eyre” (pubblicato in Italia da Marcos Y Marcos), l’ha scritto l’inglese Jasper Fforde, io l’ho letto qualche anno fa, l’ho trovato geniale e ringrazio questa molla che l’ha tirato fuori dai cassetti della memoria.
E’ una Gran Bretagna che manda ancora soldati in Crimea perchè lì la famosa guerra è ancora in corso, e il Galles è una repubblica indipendente, ma in realtà non è un mondo ripiegato all’incontrario. È un mondo dove il tempo è un concetto decisamente flessibile, ed è un mondo dove la letteratura è importante e i libri sono un bene tanto prezioso da diventare merce pregiatissima per ladri e criminali. Tanto che la vera identità di William Shakespeare è al centro di una faida politica. Tanto che esistono i detective letterari, come Thursday Next, la protagonista del romanzo. Che deve indagare su un rapimento ingombrante, quello di Jane Eyre, sì, proprio lei, dalle pagine del romanzo di Charlotte Bronte. Perchè questo – e quanto ci piacerebbe fosse davvero possibile! – è un mondo in cui si può entrare e uscire dai romanzi.
O dalle poesie, o da altre opere letterarie. Pensateci un po’ su. Ci sono sicuramente dei libri che vi hanno appassionato tanto da farvi desiderare di incontrarli per davvero, i protagonisti, di camminare al loro fianco e di scambiare due chiacchiere con loro. Oppure ci sono storie che avete detestato a tal punto da sentire forte l’esigenza di entrarci quasi di prepotenza, in quelle pagine, per cambiarle?

“C’era infinite volte il Sud”, un Salento che sa di mare e Oriente

Una delle pagine di questo blog si chiama “dalla carta all’app”.

Perchè in questi tempi di accelerate tecnologiche è questo il senso di marcia che ci aspettiamo vero? E invece la storia di oggi va contromano, parte da uno smartphone e atterra sull’inchiostro. Però in fondo ci segnala che un incontro è possibile. Ricordate una guida del Salento di cui vi ho parlato, Sherazade, l’app che racconta il Salento attraverso le sue voci del passato e del mito? Oggi la potete trovare anche in libreria. O meglio, ha dato vita a un libro, si chiama “C’era infinite volte il sud” (Il Raggio Verde) e l’ha scritto Matteo Greco, ideatore e autore dell’app.
Con ventitre racconti e dieci “lettere” al turista, porta sulla carta le voci dei personaggi, veri, e immaginari, che fanno da cantastorie su Sherazade, e che conducono attraverso le vie del Salento: Gallipoli, Santa Maria di Leuca, Otranto, Galatina, Santa Cesarea Terme, Alessano. Gagliano del Capo, Cutrofiano, Zollino, Melpignano, Soleto, Sternatia, Martignano, Martano, Corigliano d’Otranto, Melendugno, Castrignano De’ Greci.
I racconti si snodano lungo due direzioni: i confini, che qui sono dettati soprattutto dal mare. E il cuore, l’entroterra.

“Il Salento è, in realtà, una finta terra. Se lo percorri lungo i suoi

confini a Oriente, a Sud, ad Occidente, troverai mare, solo

mare. C’è solo una direzione, il nord, solo uno stretto lembo

di superficie terrestre, a ricordare che si è legati a un continente. Il

vero padrone di casa, qui, non è l’uomo, e neppure gli ulivi che

fiancheggiano ossequiosamente ogni strada, ovunque si vada”.

guida del SalentoLungo i punti cardinali ci sono le voci della costa, dal racconto della sentinella sui bastioni di Otranto, all’arrivo dei Turchi, alla voce della sirena Leucasia di Santa Maria di Leuca, Finibus Terrae. E Giovanni, venditore di olio lampante sulla piazza di Gallipoli.

“Dopo aver costeggiato il Salento lungo i punti cardinali e i suoi diversi mari, ti porterò nell’entroterra. Saranno poche decine di chilometri, vedrai, ma il viaggio nel tempo che faremo sarà ampio. Non ti stupire, se sentirai qualche signore anziano parlare una lingua mai sentita entro i confini dell’Italia. È che i paesi in cui ti porto hanno, come dire, una sorta di doppia residenza. Sono lì, dove li vedi, ma in un certo senso sono anche in Grecia, nell’Oriente da cui venivano i bizantini che per secoli li hanno abitati”.

Ecco invece un sud che è anche Oriente nel secondo fil rouge: la Grecia Salentina. Dal suo cuore di Galatina, dove certo non poteva mancare la voce di una tarantata (il racconto di Teresa) a, per esempio, un borgo meno conosciuto, Castrignano de’ Greci, e un contadino del 1700 che racconta il Castello de’ Gualtieris.

Racconti dal passato ma anche voci contemporanee. Lettere, pagine di diario (reali o immaginarie?), e-mail. Una guida narrativa del Tacco d’Italia.

Mi sorprende sempre ritrovare sulle pagine di un libro luoghi ai quali quasi finisci per non dare più peso, tanto fanno parte della tua “geografia” familiare. Capita anche a voi di provare queste sensazioni quando magari vi ritrovate a leggere storie ambientate là dove siete nati e cresciuti?