Un viaggio lungo un secolo, quello dei fotoreporter. L’incontro con Mario Dondero

LO scattoumanoOggi vi racconto di uno degli incontri a cui ho assistito all’ultimo Festivaletteratura di Mantova, anzi, l’incontro che ha chiuso la mia due giorni passata ad arricchirmi di spunti, storie, energia.
Ci sono persone che non mi stancherei mai di stare ad ascoltare. Perchè raccontano di terre (spesso) lontane, di incontri fortuiti e fortunati, di polvere nelle scarpe. Oppure, anche quando i loro ricordi rimangono vicini, magari in città ben conosciute, sono tagliati da angolature inedite per noi, da uno sguardo esperto, quello dell’occhio, e della macchina fotografica. Sono così i grandi fotografi, ed in particolare una categoria di questi, i fotogiornalisti, ed io quasi una settimana fa, a Mantova, ho avuto la fortuna di ascoltarne uno, Mario Dondero.

Uno che ha fermato con l’obiettivo conflitti, cambiamenti sociali, scene artistiche e culturali (dalla guerra algero-marocchina alla Sorbona occupata, alle genti del Mali). Scegliendo di fare il fotoreporter “perchè vedevo che si poteva raccontare di più con la macchina fotografica che con le sole parole”, ha detto ad una platea folta, affascinata e silenziosa che ha riempito lo splendido Teatro Bibiena della città.


E l’occasione era quella di raccontare, in fondo, un grande viaggio: Dondero era a Mantova per presentare il libro realizzato con il giornalista Emanuele Giordana (con lui sul palco insieme a Valerio Pellizzari): “Lo scatto umano”, viaggio nel fotogiornalismo da Budapest a New York (Editori Laterza). In mezzo, Berlino, Madrid, Londra, Praga, Mosca.
A Mantova dunque è il momento del giornalismo per (grandi) immagini: Il secolo dei fotoreporter. Da un ciclo di trasmissioni alla radio un viaggio per capitali a cominciare proprio da Budapest, “perché l’Ungheria ha prodotto grandi talenti giornalistici” a cominciare dalla diaspora, causa Seconda Guerra Mondiale. Gente, per natura o necessità, dallo spirito girovago, un po’ tzigano, da “gatto selvatico”, come i fotoreporter. Tra, questi, un “certoRobert Capa, che in realtà si chiamava Endre Erno Friedmann. Gente che chissà se con Dondero condivideva quello che il fotografo italiano ci ha illustrato quasi come un dovere morale: “Quando uno scatta una foto non deve mai umiliare nessuno”. Dal palco arriva una lezione del “mestiere di fotografare”, un’etica che appare scontata sulle labbra di un uomo che dal suo obiettivo ha fatto passare la storia, ma che invece sembra tristemente stonata se guardiamo alle foto che appaiono oggi sui nostri principali giornali.

E che invece è importante perchè, spiegano i tre dal palco, oggi come ieri il fotografo in teatri di guerra può essere colui che quasi decide della vita e della morte di chi ha davanti, e che magari alla tempia ha la canna di una pistola di un “nemico” e la decisione di premere o meno il grilletto può dipendere dal fatto che quell’azione apparirà su un giornale o meno. Ipotesi estrema? Non è detto.

E poi, insomma, cosa deve fare oggi un fotografo per emergere nella professione? Viene chiesto dalla platea. “Essere semplice” risponde Mario Dondero, e a sentirglielo dire non appare una frase fatta. “Oggi le foto sono fatte di sofisticazione. I fotografi vogliono esporre alle mostre, ma come artisti, non come cronisti”. Ma questo non vuol dire essere piatti, anzi, “serve far circolare l’immaginazione”.
L’incontro è finito, ma non si va ancora via. Ci mettiamo in fila per la firma di rito sul libro. E Dondero lo fa, con le mani un po’ tremanti, un sorriso cordiale e la pazienza di scambiare due chiacchiere con ognuno di noi. Ritmo così lontano da quelle “catene di montaggio” autografe che sono a volte i firmacopie frettolosi con l’artista o lo scrittore di turno

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Mariangela Traficante

Benvenuti! Se volete diventare turisti letterari e vi piacciono anche i libri di viaggio, eccomi qui. Sono Mariangela, giornalista e blogger, e abbiamo una passione in comune: viaggiare con un libro in mano, ma non solo! Vi racconto di luoghi di libri e di scrittori. Provo a consigliarvi cosa leggere prima di partire, e a lasciarvi ispirare da un libro di viaggio, da un racconto e, perché no, anche a scrivere il vostro!

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