libri da leggere in vacanza

Libri per l’estate: come scegliete il vostro tipo (letterario)?

libri da leggere in vacanzaAgosto è arrivato! Siete in vacanza? State per partire? Se avete le mie stesse passioni (e se seguite questo blog credo proprio di sì!) sono sicura che esiste un momento preciso, nella preparazione del vostro viaggio, che vi state pregustando con particolare piacere.

Quello della scelta dei libri da leggere in vacanza. Quali sono i libri che avete messo, o state per mettere in valigia? E quanti ne porterete con voi questa estate?

Di suggerimenti sui libri da non perdere nell’estate 2017 ne avrete già ricevuti tanti, da settimane ormai siamo circondati da liste e consigli di lettura. E io non volevo annoiarvi aggiungendo i miei! Ho pensato invece di regalarvi qualcos’altro, che magari vi può aiutare nella scelta. O semplicemente strapparvi un sorriso. Perché anche nella scelta dei libri da leggere in vacanza ci sono multiformi correnti di pensiero. E tutti, prima o poi, ci siamo incappati. Voi, per esempio, come li scegliete? Ecco la mia lista dei tipi (letterari) in vacanza!

Grandi classici

Non dico necessariamente Guerra e Pace o l’Ulisse, ma sicuramente tutti abbiamo “nel cassetto” un grande classico della letteratura mai letto o solo sfogliato. Quei romanzoni che spesso siamo convinti ormai di conoscere anche solo per sentito dire, ma che in realtà non abbiamo letto davvero. Oppure anche i libri dei nostri grandi scrittori italiani, quelli che ci assegnavano come lettura estiva ai tempi della scuola, e che ci accompagnavano in quei lenti pomeriggi di calura interrotti solo dal frinire delle cicale (perché per me un pomeriggio estivo è così, dev’essere così 😉.

Ebbene, spesso penso che i lettori estivi si possano dividere in due grandi correnti di pensiero: quelli che “solo letture da ombrellone”, dunque, per definizione, leggere e senza impegno, e coloro che invece non vedono l’ora che arrivino le vacanze per dedicarsi a letture importanti – anche dal punto di vista del numero delle pagine -. Perché finalmente si ha tempo. A voi è mai capitato? Se amate isolarvi dal resto del mondo per lunghe ore immerse nella lettura, i grandi classici fanno per voi.

Novità fresche di stampa

Con l’avvicinarsi della bella stagione cominciamo a essere sommersi di promozioni e notizie sui libri dell’estate, quelli da non perdere, quelli appena pubblicati. Anche perché poi spesso i loro autori li possiamo incontrare facilmente in giro per i festival letterari d’Italia (quali sono i principali dell’estate? Ne ho parlato anche qui su MilanoWeekend.it). E l’idea ci piace vero?

libri da leggere estate 2017

Libri che vi hanno sempre incuriosito

… e che non siete mai riusciti/non avete mai avuto tempo di leggere. Eccoli lì, acquistati sull’onda dell’entusiasmo o colpiti dalla copertina, da una recensione, dal consiglio di un amico. Li abbiamo presi pregustando il momento di leggerli… che però magari non è ancora arrivato, perché i nostri comodini di ferventi lettori sono già pieni di libri in lista d’attesa (i giapponesi, sempre fantastici in questo, hanno coniato anche una parola apposita, tsundoku, descrive la pila di libri – spesso in equilibrio precario – che ci accompagna nelle nostre notti).

Però i libri da leggere sono ancora lì, sullo scaffale, e allora quale momento migliore se non l’estate per sceglierne qualcuno che parta con noi?

Libri di viaggio

Grande capitolo, ampio e multiforme. Ma magari non per tutti, perché bisogna avere la passione dentro, e – secondo me – essere disposti ad avere pazienza per trovare il nostro scrittore di viaggio, chi davvero è in grado, raccontandoci con le sole parole, di farci davvero vedere e sentire un luogo. Però, anche se nel nostro immediato futuro gli unici viaggi che avremo in programma sono quelli della fantasia letteraria, le vacanze sono il momento ideale per iniziare a farlo. Perché, liberi dalle nostre abitudini e dalle nostre giornate vissute col pilota automatico, siano aperti e ricettivi. E questo è fondamentale per viaggiare, siete d’accordo?

cosa leggere in vacanza

Libri che raccontano il luogo dove siete diretti

o dove già siete arrivati

Fare le presentazioni con un luogo ancor prima di andarci. Avere un piccolo assaggio della sua atmosfera e cercare, come in una guida, angoli e posti da andare a vedere dal vivo. Se vi piace fare i turisti letterari questo non ve lo perdete vero? E cosa c’è di meglio di provare a farlo anche sul posto? Vi farà conoscere magari piccole librerie locali, e tornerete a casa con un bel souvenir (letterario).

libri per l'estate

Libri che raccontano un altrove

Rilassarsi su una spiaggia siciliana e leggere un giallo svedese. Partire on the road negli Stati Uniti e immergersi nella Londra letteraria. Sì, succede, e piace anche questo. Io lo faccio spesso, e non so perché, ma mi permette di concentrarmi meglio sulle sensazioni che ho intorno, su quello che vedo e sento. E contemporaneamente sogno già il prossimo viaggio. Succede anche a voi?

Colle dell’Infinito: l’ispirazione di Giacomo Leopardi rivivrà grazie al Fai

colle dell'infinito di Leopardi Recanati
Orto delle monache sul Colle dell’Infinito, credits Fai Fondo Ambiente Italiano

Il Colle dell’Infinito. Nel nostro immaginario non c’è posto che sia più legato alla poesia, a un viaggio letterario che ci porta dritti nella vita, nei versi e nelle suggestioni di un grande poeta.

Siamo a Recanati, siamo “a casa” di Giacomo Leopardi e siamo sul suo “ermo colle”. E chiunque ami e abbia amato il poeta non potrà che essere contento della notizia di oggi, per chi già ha percorso gli itinerari letterari di Giacomo Leopardi e per chi ancora desidera visitare i suoi luoghi.
Il Colle dell’Infinito a Recanati, o meglio una sua parte ben precisa e molto suggestiva, è stato infatti affidato alle cure del Fai – Fondo Ambiente Italiano, e come è già accaduto con altri tesori, naturali e umani del nostro Paese, sarà valorizzato affinché tutti ne possiamo godere in futuro.

Proprio a Recanati infatti è stato firmato un accordo tra il Comune marchigiano, il Fai, il Centro Nazionale di Studi Leopardiani e il Centro Mondiale della Poesia e della Cultura “Giacomo Leopardi”: verrà affidata al Fai la valorizzazione culturale e la successiva concessione per la gestione di una parte degli spazi del Centro Nazionale di Studi Leopardiani e di quella porzione del Colle definita “Orto delle Monache”.

Colle dell’Infinito: l’Orto delle Monache

credits Fai Fondo Ambiente Italiano
credits Fai Fondo Ambiente Italiano

Di cosa si tratta? Questo luogo leopardiano è un piccolo orto-giardino sul colle di Recanati adiacente alla casa del poeta: il luogo dove Leopardi concepì nel 1819 “L’Infinito”, ispirata dalla “siepe che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”.
Sarà curato con un progetto di recupero ambientale e rilancio culturale che in fondo lo ricondurrà a come doveva essere negli anni in cui lo frequentava Giacomo Leopardi, ovvero, come spiega proprio il vicepresidente esecutivo del Fai, Marco Magnifico, “restituire all’orto-giardino, cuore del Colle dell’Infinito, la sua funzione originaria, di spazio essenziale, privo di ogni elemento di rilievo, distrazione e spettacolarità, chiuso verso l’esterno, per permettere al visitatore una riflessione individuale – una sorta di “esercizio spirituale” – e rivivere l’esperienza interiore di Leopardi”.

Colle dell’Infinito di Leopardi: ecco come si valorizzerà

L’intervento del Fai sull’Orto delle Monache è stato affidato all’architetto paesaggista Paolo Pejrone. Il luogo sarà restaurato con le sue piante, i muretti, il prato, gli orti, le siepi per permettere ai visitatori di fruirne in maniera semplice e regolare, mantenendolo comunque il più possibile semplice e discreto come è ora.

Ma non sarà solo un recupero del verde: sarà valorizzato anche il patrimonio culturale, spirituale ed emotivo di un luogo così simbolico e suggestivo. All’interno del Centro Nazionale di Studi Leopardiani, uno spazio sarà restaurato e riallestito a cura del FAI, e proporrà una presentazione della vicenda filosofica e spirituale di Leopardi e dei suoi scritti, attraverso un viaggio intimo e profondo nell’interiorità del poeta.

Un video-racconto della durata di circa 15 minuti, proiettato nel Centro Studi, introdurrà i visitatori all’esperienza nell’Orto, a cui si arriverà attraverso il viottolo percorso un tempo da Giacomo Leopardi. Qui la visita sarà libera: sarà un luogo di pace e di silenzio, dove passeggiare, meditare, rievocare l’esperienza di Leopardi, rendere omaggio al suo spirito e, perché no, lasciarsi ispirare.

Volete scoprire la mia Berlino? L’ho raccontata in un audiobook

guida berlino audiobook mariangela traficante“Io sono come una macchina fotografica con l’obiettivo aperto”, scriveva Christopher Isherwood nel suo Addio a Berlino.

Berlino, meine Liebe, è una delle mia città del cuore. Ed è proprio così che mi piace visitarla ogni volta che ci torno, con gli occhi aperti ad assorbirne energie e novità.

“Vai a Berlino? Ah che meraviglia, se vuoi ti posso raccontare…”. Ecco la mia reazione tipica ogni volta che qualcuno mi dice di aver programmato un viaggio a Berlino. Chi mi conosce lo sa, che poi ogni volta che ne parlo mi si illuminano gli occhi e sarei pronta a parlare per ore di cosa vedere a Berlino, i luoghi che più mi hanno colpito e le sensazioni che mi regala ogni volta. E quindi sono enormemente felice perché ora tutti potranno ascoltare “la mia” Berlino. Ecco infatti una grande bella notizia: insieme all’audiobook dedicato al tour della street art di Milano, su Audible.it è stato appena pubblicato anche quello che ho scritto su Berlino.

tiportoinviaggio

playaudible

guida berlino
credits: Mariangela Traficante

Berlino tra Storia e Futuro, si chiama la mia guida a questa città che è un work in progress.

La guida di Berlino fa parte della nuova collana appena lanciata da Audible, la piattaforma di Amazon dedicata agli audiobook. Si chiama #TiPortoInViaggio e insieme a me troverete altri viaggiatori, guide, blogger ed esperti: abbiamo raccontato undici città, da Roma a New York, da Marrakech a Barcellona passando appunto per Milano.

Dove vi porterò in questa audioguida dedicata a Berlino?

Su e giù per la Storia, tra est e ovest, tra vecchie storie e quartieri del futuro.

  • Scenderemo in metropolitana per ritrovarci nel cuore di un rifugio anti-aereo della Seconda Guerra Mondiale riconvertito per l’occorrenza – che per fortuna non giunse mai – in bunker antiatomico
  • Faremo colazione nel quartiere giovane di Friedrichshain tra mercati rionali e un museo tutto dedicato alla storia del videogioco
  • Canteremo in un grande karaoke collettivo all’ombra del Muro
  • Faremo una passeggiata in un parco metropolitano forse unico al mondo, perché nato intorno alle piste di un aeroporto, quello di Tempelhof, quello del ponte aereo della Guerra Fredda
  • Ammireremo le mille luci di Potsdamerplatz, la piazza firmata da Renzo Piano e dagli altri archistar, immaginandola brulicante nei golden years prima della guerra, poi desolata terra di nessuno e finalmente primo simbolo della Berlino contemporanea… che però ancora custodisce l’unico edificio della zona sopravvissuto ai bombardamenti.

audiobook berlino mariangela traficante

Di Berlino si ama spesso dire che è una città dove si respira la Storia. Ed è vero. Però questo non accade solo nei luoghi più classici da visitare nella Capitale tedesca. A Berlino la storia si intreccia al futuro nei luoghi più inaspettati e spesso non presi in considerazione dai turisti. Qui sono felice di accompagnarvi in questa audioguida.

Avete voglia di ascoltarla? Basta abbonarsi alla piattaforma di Audible.it: i primi trenta giorni sono gratuiti, dal mese successivo (se non deciderete di disdire prima) si pagheranno 9,99 euro con la possibilità di ascoltare e scaricare tutti gli audiobook desiderati. E mi piacerebbe che tra questi ci fosse anche la mia Berlino, la trovate a questo link.

Non mi resta che augurarvi buon ascolto, spero davvero che vi piaccia e che possa accompagnarvi nel vostro prossimo viaggio a Berlino!

Viaggio in Giappone con Banana Yoshimoto (e altri pensieri belli di scrittori interessanti)

banana yoshimoto libri giapponeParliamo di piccole ossessioni di lettura adolescenziali. Non so se anche voi avevate la vostre (ma immagino di sì!). La mia, e anche ben oltre l’adolescenza, per un certo periodo si chiamava Banana Yoshimoto.

Non mi perdevo un suo libro, li divoravo uno dopo l’altro, a cominciare da Kitchen. Mi piaceva quel Giappone rarefatto e quasi magico, mi crogiolavo in quelle atmosfere malinconiche sempre in oscillazione tra idilliaci paesaggi naturali e stranianti metropoli nipponiche. E poiché già allora leggevo per cercare viaggi letterari, sognavo con lei di visitarlo, un giorno, quel Giappone.

Per questo, quando ho saputo che Banana Yoshimoto sarebbe venuta a Milano come ospite de La Milanesiana (una rassegna molto bella, e gratuita, curata da Elisabetta Sgarbi, che ogni anno riunisce scrittori, artisti, musicisti), non ho avuto dubbi: dovevo andare a vederla! Poi, ho scoperto che alla stessa serata avrebbe partecipato anche Paolo Rumiz, e se seguite questo blog lo sapete: lui è per me un idolo, un narratore meraviglioso di storie e luoghi. Incredibile poterli ascoltare sullo stesso palco! Un’ossessione di ieri e un idolo di oggi. Insieme, chissà, a una nuova passione di domani? Insieme a loro, infatti, c’era anche Viet Than Nguyen, l’autore di origini vietnamita che nel 2016 ha vinto il premio Pulizter per la narrativa con Il Simpatizzante.

Perché vi sto raccontando tutto questo? Perché per me ascoltarli quella, sera, uno dopo l’altro, è stato anche fare un viaggio. Nei loro libri, ma anche nel mondo. E da ciascuno di loro mi è rimasto impresso un pezzettino di pensiero, un frammento, una frase che mi ha colpita, e che desideravo condividere con voi, perché sarebbe bello farne tesoro, e ricordarsene ogni tanto.

Paolo Rumiz.

Quando parlo di lui sono di parte perché mi affascina ogni volta il suo modo di scrivere e di raccontare. E quella sera, in un teatro milanese, mi ha emozionato e sorpreso scoprire che, nell’autunno del 2001 in Afghanistan c’era anche lui e aveva incontrato Maria Grazia Cutuli, la giornalista del Corriere della Sera, pochi giorni prima che lei morisse.

Ha parlato di chi scappa dalla guerra e dalla fame, Paolo Rumiz, di quelle paure vere, ancestrali, e delle nostre, spesso posticce. E ci ha regalato una riflessione molto bella sui migranti, su chi affronta le insidie del mare per arrivare da noi, perché chi scappa dalla paura della morte, con la testa piena di sogni e speranze, non può essere fermato.

Banana Yoshimoto.

Con il suo sorriso, il suo poco concedersi (mi sarebbe tanto piaciuto farle firmare un suo libro, ma è volata via in un batter d’occhio proprio come certe figure enigmatiche delle sue storie!). A lei bastano parole semplici per dirci cose come questa:

“Ci è dato un solo istante per decidere, ed è una decisione che possiamo prendere solamente in quel preciso istante. La vita di ogni giorno è un continuo ripetersi di scelte così. Tutte insieme, queste scelte diventano il nostro destino. E noi tutti ci ostiniamo a pensarci sempre e solo con la testa, ma sbagliamo. Il vero coraggio è saper esprimere con ogni parte del nostro corpo ciò che il nostro corpo ha sentito”.

Semplice vero? Ma quanto è difficile metterlo in pratica?

Viet Than Nguyen.

Forse tanto quanto riuscire davvero ad avere fiducia in noi. E invece occorre crederci, senza badare a quanto tempo ci occorrerà, senza fissare delusi la pagina bianca.

“Se avessi saputo che quel libro che volevo iniziare a scrivere ci avrebbe messo venti anni per vedere la luce probabilmente non lo avrei mai scritto”

Ci ha detto Viet Than Nguyen, che proprio con il suo primo libro, Il simpatizzante, ha invece vinto un Pulitzer. Il segreto? Avere fiducia in noi, e essere circondati da persone care che ci sostengono, mentre noi continuiamo a cercare “il mistero e l’intuizione che sono dentro di noi”.

il simpatizzante premio pulitzer

Come è andata a finire per me quella sera? Del tentativo – fallito – di regalarmi un autografo di Banana Yoshimoto vi ho già parlato. Con Paolo Rumiz sono arrivata a una stretta di mano e a dirgli grazie, presa da un timore reverenziale che, lo so, ahimé in questi casi difficilmente mi abbandona! Ma sono riuscita a scambiare due chiacchiere con Viet Than Nguyen che mi ha lasciato una sua dedica: Noi sopravviveremo! Scriveva a tutti i fan. Che mi sembra già un buon augurio.

E poi sono tornata a casa arricchita dai pensieri dei tre scrittori. E naturalmente anche dai loro libri, come resistere?

Eccoli qui:

  • Il Simpatizzante di Viet Thanh Nguyen, il romanzo che racconta la Saigon del 1975 e con il quale lo scrittore ha vinto il premio Pulitzer per la narrativa nel 2016. L’ho scelto perché ascoltare l’autore mi ha molto incuriosito
  • banana yoshimoto libriAndromeda Heights di Banana Yoshimoto. L’ho scelto perché è il primo romanzo della Quadrilogia del Regno, uscito in Italia nel 2016, e mi sembrava un buon punto di partenza per tornare a leggere la scrittrice

Paolo Rumiz libri

  • Il Ciclope di Paolo Rumiz. Di Rumiz ho letto e leggo tanto. E ora ho scelto questo libro perché, tra tanti viaggi anche inconsueti e girovaghi – a piedi, in treni sferraglianti, in bicicletta – questo invece è il racconto di un viaggio sedentario, ma non meno affascinante, vissuto dallo scrittore in un faro di una piccola isola, senza contatti con il mondo esterno.

Avete già letto questi libri? Cosa vi hanno ispirato e che sensazioni vi hanno lasciato?

 

guida street art milano mariangela traficante

Milano è una tavolozza: ho scritto un audiobook e vi porto con me in giro per la street art

guida street art milano mariangela traficante

In viaggio nella street art! Oggi vi parlerò di storie un po’ diverse. Non sono stampate su un foglio bianco e non sono fatte – o quanto meno non sempre – di frasi e parole. Sono storie scritte sui muri (e se mi seguirete le troverete anche altrove) e Milano ne è ricca.

Sì, Milano è una tavolozza.

Si chiama proprio così la mia guida alla street art di Milano. A dispetto di chi ancora la considera una città grigia. E invece i colori ci sono e non sono solo quelli di murales e graffiti! Parchi e nuovi spazi verdi, quartieri ipermoderni, nuovi musei. Negli ultimi anni Milano si è rifatta il look e sicuramente anche la street art ha contribuito a renderla più vivace.

E io sono molto felice perchè ho avuto la possibilità di raccontarla in una guida speciale. Si tratta di un audiobook ed è fresco di “pubblicazione”.

tiportoinviaggio

La guida sulla street art a Milano fa parte della nuova collana appena lanciata da Audible, la piattaforma di Amazon dedicata agli audiobook. Si chiama #TiPortoInViaggio e insieme a me troverete altri viaggiatori, guide, blogger ed esperti: abbiamo raccontato undici città, da Roma a New York, da Marrakech a Barcellona (e posso già anticiparvi che mi troverete presente anche con un’altra mia città del cuore, di cui vi racconterò a brevissimo!).

guida street art milano mariangela traficante

Come è stato scrivere questo audiobook? Bello, bellissimo e impegnativo. Perché sentivo di avere una importante responsabilità, quella di riuscire a trasmettervi il più fedelmente possibile le sensazioni provate da me e tutte le informazioni utili per portarvi davvero in giro per le vie della città che mi ha accolta ormai tanti anni fa, ad ammirare murales e altre opere in questa galleria a cielo aperto. E poi è stato emozionante avere l’opportunità di condividere con tutti le mie piccole grandi scoperte quotidiane.

WallArt, celebrità milanesi sul muro di un convento
WallArt, celebrità milanesi sul muro di un convento

Cavalcavia e saracinesche, ma anche ponti e palazzi storici, ciminiere e mura di conventi: avreste mai immaginato di vederli coperti da murales?

Chi è abituato a pensare alla street art come manifestazione d’arte (solo) di periferia e di “disturbo” al decoro urbano, ascoltando questa guida – ma sopratutto andando a cercare questi luoghi in giro per Milano! – cambierà idea e scoprirà un mondo multiforme.

Dove vi accompagnerò con questa guida?

  • A passeggiare in una tranquilla piazza nel cuore di Milano, ad ammirare la hall of fame meneghina ritratta sui muri di un convento
  • Ad attraversare una stazione ferroviaria, dove mondi immaginifici e passeggeri surreali vi salutano dalle pareti
  • Davanti a una delle più belle basiliche di Milano, dove Giuseppe Verdi e Napoleone “sorvegliano” la movida
  • A scoprire un simbolo dell’archeologia industriale meneghina, dove i muri rendono omaggio a due eroi del nostro tempo, Nelson Mandela e e Khaled Al Asaad, l’angelo custode di Palmira.

E poi ancora in altri angoli grandi e piccoli della città. Ci ho messo le mie scoperte quotidiane, i miei entusiasmi per un luogo magari appena scovato e tutta la voglia che ho di raccontare, e far provare, Milano con gli occhi di chi si lascia stupire.

Avete voglia di ascoltarla? Basta abbonarsi alla piattaforma di Audible.it: i primi trenta giorni sono gratuiti, dal mese successivo (se non deciderete di disdire prima) si pagheranno 9,99 euro con la possibilità di ascoltare e scaricare tutti gli audiobook desiderati. E mi piacerebbe che tra questi ci fosse anche la mia Milano, la trovate a questo link.

Non mi resta che augurarvi buon ascolto, spero davvero che vi piaccia e aspetto tutti i consigli, suggerimenti, commenti che avrete voglia di condividere con me!

guida street art milano

Viaggio a Malta: la regina Vittoria veglia sulla Biblioteca Nazionale

viaggio a Malta cosa vedere: Biblioteca NazionaleLost in Malta, tra strade angoli e colori così familiari e allo stesso tempo così esotici. Un mix straniante. Opulenza barocca e insegne inglesi, i balconi chiusi colorati della Valletta che non ti stancheresti mai di fotografare, le cabine rosse accanto a palazzi che sembrano di pietra leccese, autobus che non passano, traffico convulso e una lingua misteriosa da cui emergono ogni tanto suoni conosciuti, cementificazione selvaggia sul mare e poi nell’interno muretti a secco davanti ad alberi di fico e ulivi e pale di fico d’India.

Sono tornata già da un po’ da un breve viaggio a Malta e rileggendo questi pensieri che avevo raccolto a caldo mi ci ritrovo ancora, e credo che davvero riescano a sintetizzare la scoperta di un’isola (anzi, di più di una con Gozo e Comino) così vicina e così lontana.
Ho voglia di raccontarvela, di parlarvi di questo scorcio di Mediterraneo, e lo farò presto. Oggi intanto comincio con una sua piccola grande chicca, che forse non tutti prendono in considerazione quando decidono di visitare Malta: la Biblioteca Nazionale.

Non potete perdervela se vi piace fare i turisti letterari!

malta national library – Perché visitarla?

  • Per rendere omaggio alla Valletta, che sarà la Capitale europea della Cultura 2018 e ha un centro storico da non perdere.
  • Perché custodisce la storia e la memoria di Malta e le collezioni dei suoi Cavalieri
  • Perché, come ogni biblioteca antica, è un luogo suggestivo e ricco di fascino che potrete gustarvi senza l’ansia di farvi un selfie. Sì, perchè la Biblioteca Nazionale di Malta ha il wifi, è visitabile liberamente e gratuitamente, ma non potete scattare foto al suo interno, e anzi sarete invitati a lasciare le vostre borse ed effetti personali in un armadietto all’ingresso.

E’ per questo che io qui provo a raccontarvela, anche se potete sbirciarvi dentro sul sito ufficiale delle biblioteche di Malta.

chelibromiporto.com (2)

La trovate percorrendo la Triq-ir Repubblika, che è la via principale del centro storico di Valletta. Se la imboccherete partendo dal City Gate, che è la nuova porta cittadina firmata da Renzo Piano (come il nuovo Palazzo del Parlamento), troverete la Biblioteca in fondo a una grande piazza sulla destra (l’indirizzo esatto è Triq it-Tezorerija, Old Treasury Street). La regina Vittoria, dall’alto del suo piedistallo in marmo, veglia e vi saluta mentre la superete per raggiungere i portici di quello che fu l’ultimo palazzo costruito dai Cavalieri di Malta.

La storia

La Biblioteca Nazionale di Malta trae le sue radici nel Settecento, quando fu pensata per ospitare la collezione preziosa di volumi dell’Ordine di San Giovanni (ovvero l’Ordine dei Cavalieri di Malta). Proprio un Cavaliere di Malta fu il suo fondatore, il Balivo Fra’ Jean-Louis Guerin de Tencin, che morì nel 1766 lasciando una collezione di 9700 libri. La sua costruzione si completò nel 1796 ma solo nel 1812 tutti i libri vi trovarono dimora, quando la Biblioteca fu ufficialmente inaugurata, nel giorno del compleanno del re Giorgio III, il 4 giugno.

Fu insignita del titolo di Royal Malta Library nel 1936, e lo mantenne fino al 1976 quando, ormai diventata una repubblica, assunse il nome attuale di Biblioteca nazionale.

Cosa troverete?

Percorrendo una scalinata in marmo, a un certo punto ve la troverete sulla destra, la porta che vi regala subito il colpo d’occhio su quella che è esattamente come chiunque immagina una vecchia e imponente biblioteca. Davanti a voi, e sui due lati, scaffali di legno scuro fino al soffitto, Legno scuro, volumi antichi, dalle rilegature che raccontano addosso tutto lo scorrere del tempo. Schedari e postazioni di lettura e consultazione, tutti in legno, tanto che quasi stridono i laptop su cui lavorano e studiano alcuni avventori. Scale a pioli, anche loro in legno, per raggiungere gli scaffali alti. E poi, in fondo, una scala a chiocciola in ferro battuto che conduce al ballatoio. Non si possono fare fotografie, e non ho con me neanche la borsa, e questa sensazione di leggerezza e quasi di mancanza, per noi abituati a girare sempre con lo smartphone in mano, in fin dei conti è un bene perché ti sospinge a dedicarti a ogni dettaglio, a scoprirlo in quel momento, a goderne la vista e a fissartelo nel ricordo, perché non potrai farlo dopo su uno schermo.

Cosa troverete al suo interno? La memoria delle isole maltesi dal Medioevo ai tempi moderni. Tra i documenti più antichi qui custoditi c’è la Bolla Pontificia del 1113 con cui papa Pasquale II concesse la sua approvazione all’ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, una fragile pergamena che riposa qui, insieme a manoscritti, codici del Quindicesimo secolo, giornali e periodici, documenti storici, come lo stesso atto di donazione di Malta all’Ordine di San Giovanni da parte dell’imperatore Carlo V. O ancora il primo giornale locale, il Journal de Malte, pubblicato per la prima volta nel 1798 dall’amministrazione francese appena insediatasi, e scritto in francese e in italiano. A proposito, sapevate che fino agli anni ’30 una delle lingue ufficiali a Malta era l’italiano, anche se soprattutto in ambito cattolico, amministrativo e aristocratico? E’ facile immaginarlo e se ne trovano echi ancora numerosissimi in parole, insegne e suoni captati dalle conversazioni dei maltesi.

cosa vedere a Malta Biblioteca Nazionale
Altri angoli “letterari” a Malta: di fronte alla piazza della Biblioteca Nazionale scorgo una targa che racconta che qui ha lavorato il poeta inglese Samuel Taylor Coleridge!

 

Biblioteca Nazionale di Malta: come visitarla

Spesso ospita anche delle mostre che raccontano, anche grazie a questi documenti, la storia dell’isola e dell’Ordine dei cavalieri. In inverno la biblioteca è aperta dall’1 ottobre al 15 giugno dal lunedì al venerdì ore 8.15-17.45. L’orario estivo, dal 16 giugno al 30 settembre, si accorcia, ore 8.15-13.15. Rimane chiusa la domenica e nei giorni di festività. Ma vi consiglio di verificare anche sul sito delle biblioteche maltesi.

Anche a voi piace visitare le biblioteche quando siete in viaggio? Allora ecco un paio di suggerimenti per la vostra prossima incursione in Toscana o in Puglia!

A Siena, Capitale italiana della Cultura 2017, troverete due biblioteche storiche e una iper-moderna da scoprire

A CEGLIE MESSAPICA, INVECE, IN PROVINCIA DI BRINDISI, LA BIBLIOTECA COMUNALE È UN PICCOLO GIOIELLO NEL CASTELLO

Cinco esquinas: in viaggio a Lima con Mario Vargas Llosa

mario vargas llosa ultimo libro croceviaPronti a partire di nuovo? Oggi vi porto in Perù in compagnia di un suo scrittore simbolo. anche se per me non è stato amore a prima vista (con lo scrittore, con il paese invece sì!)

La prima volta che ho letto un libro di Mario Vargas Llosa ero su un aereo, che mi stava portando proprio verso il suo Paese. Era l’inizio del mio viaggio di nozze, tre settimane in giro tra Perù, Ecuador e Galapagos, e da brava turista letteraria mi ero premunita di portarmi qualcosa da leggere che mi facesse già respirare l’aria peruana. E chi meglio dello scrittore premio Nobel? Peccato, però, qualcosa non era scattato. Avevo preso con me Le avventure della ragazza cattiva, ma quella storia proprio faticavo a digerirla. Avevo comunque deciso di andare fino in fondo con la lettura, perché allora ero ancora fermamente convinta che i libri, comunque, andavano letti fino all’ultima pagina, anche se strada facendo si scopriva che proprio il colpo di fulmine non scattava (oggi invece ho cambiato idea, e ho deciso che non c’è nulla di male ad abbandonare un libro a metà, se la scintilla non scatta, anche con i grandi classici, e mi sento meno in colpa, e voi?).

Dunque, tornando alla niña mala di Vargas Llosa, no, proprio non riusciva ad appassionarmi. Il mio Sudamerica letterario erano Gabriel Garcia Marquez e Isabel Allende e i mondi che mi mettevano davanti nelle loro pagine. Vargas Llosa una parentesi chiusa. Per diversi anni.

Poi però è successo che, l’anno scorso, sono andata ad ascoltarlo al Festival della Letteratura di Mantova, dove aveva appena annunciato la prossima uscita del suo nuovo libro, Cinco Esquinas in spagnolo. E poi quel libro, un paio di mesi fa, mi è casualmente capitato tra le mani. Così ho deciso di leggerlo.

crocevia mario vargas llosa libri viaggio perùEcco, se quel libro Vargas Llosa l’avesse scritto prima del mio viaggio in Perù, forse me lo sarei davvero portato come piccola guida letteraria in giro per Lima. Perché, fianco a fianco con la storia, anzi, le storie raccontate, è lei la protagonista, Lima, la capitale del Perù, con la sua garua, la tipica nebbiolina invernale che aleggia sulla città, e le sue contraddizioni.
Intanto, il titolo: Cinco esquinas (letteralmente cinque angoli, cinque incroci, è proprio il nome di un crocicchio di strade nel cuore del quartiere popolare di Barrios Altos: il titolo italiano è stato cambiato in Crocevia (Einaudi), che rende bene anche l’intrecciarsi dei personaggi e delle storie.

“Impiegava circa un’ora per arrivare al crocicchio labirintico di Cinco Esquinas, nel cuore dei Barrios Altos. Quando Juan era giovane, quel quartiere era pieno di penas criollas e vi abitavano molti bohemien, artisti, musicisti, e persino i blanquitos di Miraflores e San Isidro che amavano la musica criolla venivano ad ascoltare i migliori cantanti, chitarristi e cajoneadores e a ballare con i cholos e i neri”

“….lo spiritista di Piura che riceveva i clienti soltanto di notte, durante le ore più propizie per dialogare con le anime dei defunti, il farmacista che occupava la casetta nella quale, si diceva, era nato Felipe Pinglo, il grande compositore di valses; la Quinta Heeren che, a quanto pareva, nel XIX racchiudeva le abitazioni più eleganti di Lima e che adesso era un ammasso di rovine in balia di avvoltoi, pipistrelli, drogati e delinquenti.

Le storie, appunto. Quali sono? Non mi piace raccontare i libri, scriverne i riassunti e tanto meno le recensioni! Non sono una critica letteraria e in tanti lo sanno fare meglio di me, quello che mi piace è fissare qui su carta digitale le sensazioni che la lettura mi lascia.

Però sappiate questo: vi troverete nel (difficile) Perù degli anni ’90. Negli anni del terrorismo di Sendero Luminoso e di Tupac Amaru, ma anche del regime sempre più autoritario e dittatoriale del presidente Fujimori. Un ambiente che Vargas Llosa conosce bene: lo scrittore, oggi 81 anni, nel 1990 si era candidato proprio contro Fujimori nelle elezioni generali.
C’è una doppia coppia di amici benestanti, un giornalista senza scrupoli, la sua rivista scandalistica e la sua redattrice preferita che vi regalerà un colpo di scena, e poi c’è un vecchio artista dimenticato, simbolo di una Lima che non esiste forse più. Da questi personaggi si dipaneranno le storie del crocevia che naturalmente lascio a voi scoprire se avrete voglia di leggere di libro!

Perchè leggerlo?

  • Perchè Lima è protagonista, anche se quella degli anni ’90. La Lima dei quartieri bene come Miraflores e San Isidro, la Lima popolare in bilico con la legalità dei Barrios Altos (e di quel famoso cinco esquinas dei titolo originale), la Lima del porto al Callao e quella coloniale. Se avete voglia di qualcosa da leggere prima di un viaggio in Perù, potrebbe incuriosirvi
  • Perché, se leggendo le citazioni di prima avete decifrato poco e niente, persi tra le parole peruviane, non vi allarmate: alla fine del romanzo un bel glossario ve le spiegherà una ad una, e chissà che non vi possano tornare utili anche in giro per Lima!
  • Perché se cercate uno spunto per approfondire anche la storia del Perù, e una delle pagine più recenti del suo passato, questo libro ve lo darà. E, come accade quando leggiamo un romanzo che si lascia ispirare da fatti reali, ma non ci dice fino a che punto arriva la fiction, vi verrà voglia di scoprire la vera verità e quindi di andare a curiosare su come sono andate le cose. E anche questo è viaggiare per conoscere un Paese vero?

Vi è piaciuto l’articolo e volete proseguire il viaggio letterario in America Latina? Qui trovate qualche altra suggestione da leggere!

Volete invece continuare il giro del mondo e scoprire quali libri portare con voi? Ecco la mia piccola speciale geografia delle parole: 12 libri per 12 viaggi!

#MilanoDaLeggere: scopriamo un giardino segreto seguendo Dino Buzzati

Dino Buzzati Milano turismo letterarioVolete scoprire i luoghi di Milano che hanno ispirato Dino Buzzati e i suoi libri? Seguitemi in questo racconto!

Quando il neo ufficiale Giovanni Drogo arriva alla sua destinazione, la Fortezza Bastiani, vorrebbe andare via, tornarsene in città. Ma poi quella fortezza, i suoi ritmi militari fuori luogo, e soprattutto quella distesa sconfinata che le si apre davanti, quel deserto, il deserto dei Tartari, finiscono con l’esercitare su di lui un’attrazione totale. Rimarrà, e decisamente a lungo anche, vinceranno la routine e l’attesa.

Se anche voi come me avete letto Il deserto dei Tartari conoscerete la storia e avrete fatto le vostre riflessioni sul suo significato. Ma io, per esempio, non sapevo che l’ispirazione per scrivere il suo romanzo, pubblicato poi nel 1949, Dino Buzzati l’avesse trovata in una storia molto precisa della sua vita. La sua esperienza, lunghissima (iniziata nel 1928) al Corriere della Sera. Quella vita da redattore (anche se poi Buzzati viaggiò anche come inviato), quella monotona routine condivisa magari anche con gli altri giovani giornalisti, entrati in via Solferino con i sogni da grandi reporter e finiti a battere i tasti di una macchina da scrivere in ufficio, era servita al grande scrittore per dare vita a Drogo, alla Fortezza, al deserto.

Non lo sapevo ed è stato bello scoprirlo. E sapete dove ho imparato questa storia? Proprio in via Solferino 28, davanti al palazzo dove il Corriere della Sera ha la sua sede dai primi del ‘900, a Milano, Proprio davanti a quel portone che il giovane Buzzati varcava quotidianamente. Vi piace viaggiare sulle orme degli scrittori, curiosando tra i luoghi dove hanno vissuto? A Milano si può fare per esempio con le Passeggiate d’autore. Ve ne avevo già parlato tanto tempo fa e nei giorni scorsi finalmente sono riuscita a partecipare di nuovo a questi itinerari di turismo urbano!

passeggiate letterarie milano

Tema: proprio Dino Buzzati e i suoi luoghi milanesi. Accompagnati da Francesca Marzia Esposito abbiamo passeggiato per il centro di Milano in un sabato mattina soleggiato e vivace di primavera. Ma non abbiamo solo parlato di letteratura. Perchè sapere qual è la cosa che mi piace di più di queste occasioni di esplorazione urbana? Scoprire angoli della città sconosciuti, sorridere davanti a sorprese svelate, alzare lo sguardo a balconi fioriti o abbassarlo, come in questo caso. Sì, perchè proprio sotto via San Marco, da dove è partita la nostra passeggiata – la prima abitazione milanese di Dino Buzzati, nato a San Pellegrino di Belluno nel 1906 – si trovava proprio qui, al numero 12 -, passava il naviglio milanese. Che portava le risme di carta al Corriere dalle cartiere di Corsico, e più avanti gorgogliava passando da quello che è diventato noto come il Tombon de San Marc, che era una sorta di darsena ma – pare – anche luogo prescelto dai suicidi.

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Più avanti sono ancora visibili le chiuse coi portoni in legno della Conca dell’Incoronata (costruita alla fine del 1400 con la consulenza di Leonardo da Vinci) o Conca delle Gabelle, ma la cosa più bella è scoprire un piccolo giardino segreto custodito là dove un tempo scorreva l’acqua.

Ci fermiamo anche in via Marsala 2, perché qui abitava Arturo Brambilla, il ragazzo che Buzzati conobbe il primo giorno di scuola al liceo Parini e che Fu il suo amico per tutta la vita, dando anche a vita a un’intenso carteggio che di fatto ci racconta Buzzati ragazzo, giovane e uomo nelle sue più intime sfaccettature.

Da qui, la tappa successiva è appunto in via Solferino, dove lo scrittore entra giovanissimo, diventa redattore, lavora a La Lettura e diventa poi inviato di guerra. E si riempirà di quell’esperienza di ragazzi entrati col sogno di girare il mondo e presi poi da una vita racchiusa allo scrittoio.

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Ma c’è ancora una sorpresa da scoprire: arriva in corso Garibaldi, davanti a un numero civico decisamente strano: 2024, c’è scritto. E’ una delle testimonianze, ancora visibili in diversi angoli del centro storico di Milano, della numerazione austriaca delle strade. Siamo davanti alla Contrada del Passetto, questa un tempo era uno dei vicoli e delle stradine che collegava a esempio il corso di Porta Comasina (che è oggi corso Garibaldi) e piazza San Simpliciano. Quando questa zona oggi così brulicante di boutique e locali era una borgata e attraverso queste stradine anche i piccoli malviventi facevano perdere le loro tracce.

Luoghi come questo sono legati all’ispirazione di Laide, la giovane protagonista di Un amore, romanzo che Buzzati pubblica nel 1963. Cosa nasconderà questo portoncino in legno? Siamo fortunati, qualcuno lo apre per uscire e noi ci intrufoliamo. Dentro un mondo di case di ringhiera, cortili e piccole fontanelle. Anche questo è un piccolo giardino segreto urbano.

Ecco dunque qualche spunto per chi vuole scoprire Dino Buzzati a Milano.

Quali libri di Dino Buzzati abbiamo sfogliato in questa passeggiata letteraria?

  • Il deserto dei Tartari, romanzo, 1940
  • Sessanta racconti, 1958.
  • Un amore, 1963.
  • Il Colombre e altri cinquanta racconti, 1966.
  • La boutique del mistero, Mondadori, Milano 1968.
  • Lettere a Brambilla, a cura di L. Simonelli, De Agostini, 1985

Passeggiata sulle orme di Dino Buzzati a Milano – la gallery

(photo credits: Mariangela Traficante)

lettera di gratitudine

Diciamo grazie al nostro viaggio: scriviamogli una lettera di gratitudine!

lettera di gratitudineE’ bello prepararsi a un viaggio leggendo ma è altrettanto bello portarlo a casa con noi scrivendo. Oggi è questo che desidero condividere con voi. Perché sono sicura che tanti, tra di voi, sentono l’esigenza di mettere nero su bianco l’esperienza vissuta, per raccontarla agli altri ma anche per fissarla intimamente meglio per sè. Scrivere il nostro viaggio ci permette di viverlo più intensamente. Perché ci fa fermare e riflettere, perché l’esperienza che abbiamo vissuto merita di più di un post frettoloso o di una carrellata di foto sui social.

E se pensassimo addirittura di scrivere “al” nostro viaggio?

Non un pensiero qualunque, ma una vera lettera. Per essere precisi, una lettera di gratitudine. Una lettera per dire grazie a qualcuno, ma non solo.

Ne avete mai sentito parlare? Io ho scoperto la lettera di gratitudine grazie ad Assunta Corbo, mia amica e collega giornalista, ma soprattutto grande appassionata e studiosa del potere della gratitudine come stato dell’essere che consente di riconoscere la propria felicità. Attraverso i suoi workshop, i corsi online e il soggiorno esperienziale Great-Attitude, Assunta accompagna le persone a scoprire il potere della gratitudine e a portarla nella propria quotidianità in modo concreto ed efficace. É autrice del libro “Dire, Fare…Ringraziare” e la potete trovare anche sul suo blog That’s Good News
Allora, ancora prima di scoprire come ringraziare il nostro viaggio con le parole, conosciamo più da vicino cosa vuol dire scrivere una lettera di gratitudine. Ce lo racconta proprio Assunta. Assunta Corbo

La lettera di gratitudine è uno strumento molto efficace per alimentare lo stato di benessere di chi scrive, più ancora di chi riceve. Da quattro anni studio il potere della gratitudine sul nostro corpo e sulla nostra mente e la lettera è stata un incontro folgorante sin dall’inizio di questo mio viaggio di scoperta. L’ho scoperta documentandomi su come poter allenare e vivere la gratitudine nella nostra quotidianità. Quella verso le persone che fanno parte della nostra vita è la gratitudine più travolgente. La lettera è quindi il veicolo perfetto. E’ il dedicarsi a una persona o un luogo o un evento e metterci il cuore. E’ un atto di amore e di rispetto“.

Chi ne ha parlato per primo?
Sono molti i ricercatori e  gli psicologi americani che hanno studiato questo strumento. In particolare Martin Seligman, autore tra i più illustri di psicologia positiva, ha evidenziato che gli effetti benefici su chi scrive e condivide la lettera di gratitudine durano circa un mese. E si tratta di effetti tangibili: un sistema immunitario più forte, meno attitudine alla depressione, una pressione sanguigna sotto controllo, più entusiasmo, più benessere e gioia“.

Ricevere una lettera di gratitudine fa sicuramente bene. Ma fa bene anche a chi la scrive? E come?
Fa bene soprattutto a chi scrive. La lettera di gratitudine è potente nell’atto stesso dello scrivere. E’ la scrittura terapeutica per eccellenza perché, nel momento in cui scrivi, il tuo cervello rielabora le tue percezioni e amplifica il loro valore. Una lettera positiva, quindi, determina più gioia. Chi la riceve proverà la gioia della gratitudine ma l’intensità è inferiore a chi scrive. Di certo chi la riceve – ed è stato dimostrato scientificamente – sarà portato a scriverla a sua volta“.

Come si scrive una lettera di gratitudine?
Deve essere una lettera molto semplice, efficace che va dritto al punto. La formula migliore è “Caro… ti sono grato per…” E’ importante indicare esattamente i motivi che hanno determinato lo stato di gratitudine e le sensazioni che si sono provate. Più è sintetica ed emozionata più è efficace“.

lettera di gratitudine

Scriviamo al nostro viaggio

Vi piace l’idea? Ecco perché ho pensato che scriverla può diventare un’abitudine che ci permette di vivere con più pienezza i nostri viaggi.

Siamo tornati a casa, abbiamo con noi un bagaglio di esperienze vissute in viaggio e vogliamo che restino il più a lungo possibile con noi. Anzi, vogliamo che diventino parte della nostra vita quotidiana. Siamo pronti a scrivere la nostra lettera di gratitudine!

Come farlo? Proviamo a lasciare da parte tastiera e pc, e riprendiamo in mano carta e penna: in fondo, era così che spedivamo le nostre lettere fino a non molto tempo fa vero? (alzi la mano chi di voi aveva un amico di penna e, come me, si divertiva a trovare le carte da lettera più belle!).

Ora abbiamo un foglio davanti a noi, che aspetta di essere riempito di pensieri. A chi possiamo scrivere una lettera di gratitudine? A una persona, naturalmente, e anche a più di una. Possiamo scrivere ai nostri compagni di viaggio, a chi abbiamo incontrato sul nostro cammino, a chi ci ha fatto scoprire qualcosa e a chi ha condiviso con noi qualche frammento di esperienza. Possiamo farlo per dire loro quanto siamo stati bene in compagnia, o magari no, ci sono stati degli attriti però anche quelli possono esserci serviti a conoscerci meglio. Possiamo raccontare a queste persone le sensazioni – piacevoli, scomode, inattese – che abbiamo provato in viaggio e cosa cercheremo di portare con noi. O semplicemente possiamo dire grazie perché ci hanno fatto scoprire qualcosa che non conoscevamo.

E dopo averla scritta? Basta un indirizzo e un francobollo. Sì perché la bellezza di scrivere una lettera di gratitudine sta nel trovare la voglia (e molto spesso anche il coraggio) di spedirla davvero, vincendo le nostre timidezze.

E se non ce la facciamo? Teniamola nel cassetto, e aspettiamo il momento giusto.
E poi, possiamo scrivere anche a un luogo per ringraziarlo, a una scoperta che ci ha colpito, a una sensazione, a una esperienza. Sarà una condivisione forse più immaginaria, ma credo che ci potrà fare bene, perché ci spingerà a soffermarci, a concentrarci su quello che abbiamo vissuto e sperimentato, sulle sensazioni che ci ha lasciato. E potremo conservarla con noi, insieme alle fotografie o, perché no, tra le pagine del libro che ci siamo portati in viaggio. Parole da leggere e parole da scrivere, non vi sembra una bella unione?

La Paranza dei bambini: viaggio nella Napoli distorta dei ragazzini raccontati da Saviano

libri ambientati a NapoliE’ sempre bello incontrare Roberto Saviano, anche se accade solo per dirgli un grazie veloce per quello che fa. E, non so se sia solo un’impressione la mia, ho la sensazione che anche a lui faccia davvero piacere incontrare chi viene a sentirlo, a salutarlo, a fargli un sorriso, sempre ricambiato. Qualche mese fa ero anch’io tra i di loro, con in mano la mia copia de La Paranza dei bambini. E molta voglia di leggerlo. Ci ho messo tanto, perché è una storia cruda, che ti colpisce forte e ti fa voltare pagina con difficoltà. Però è una storia che può essere vera. Roberto Saviano l’ha definita la sua prima opera di fiction, ma non pare essere proprio così. Nei giorni in cui lo leggevo, il libro mi passava davanti, in tv o sui giornali, sotto forma di notizie di giovani camorristi e di ragazzini coinvolti, loro malgrado, per errore, in sparatorie e altri atti simili.

E i protagonisti de La paranza dei bambini sono ragazzini, spesso appena adolescenti, che sanno imitare alla perfezione il rumore del mitra perché sanno già imbracciarlo. E sparare. E vivono nella sensazione che nulla cambi, che l’unica rivoluzione possibile sia quella dei soldi. Si divertono con la stesa, ovvero gli spari all’impazzata e a casaccio, che costringono tutti a proteggersi. A stendersi, appunto. Sono ragazzi che crescono presto, difendono valori ancestrali, come gli affetti, la mamma, l’amore a modo loro, eppure sembrano essersi dimenticati dei valori morali.
Saviano li racconta con la naturalezza di chi li ha cercati e voluti capire da vicino, e scoperchia un mondo che esiste ma di cui ignoriamo l’esistenza.

Perché parlarne qui? Perché nel romanzo si legge Napoli, o meglio si legge la Napoli distorta di questi ragazzini perduti.

La paranza dei bambini

E’ una geografia di Napoli totalmente diversa, stravolta, quella che prende forma nelle pagine scritte da Saviano. Ma è Napoli anche questa. Ci sono i nomi di quartieri dove i forestieri probabilmente si vedono poco, Forcella, Sanità. Ma anche i luoghi simbolo, come Piazza Plebiscito o Posillipo, persino la bella e futurista stazione di Toledo ne escono distorti e diventano solo strumenti nelle mani dei ragazzi, quasi incapaci di vederne la bellezza e anche questo fa male.
La bellezza non c’è, o forse si nasconde bene, in questo libro. Napoli è strumentale, i vicoli e le piazze di Napoli sono strumentali. Sono piazze da comandare, case di latitanti e camorristi da andare a trovare, strade da percorrere sfrecciando in motorino verso il prossimo colpo.

C’è un solo, forte, momento di dichiarazione d’amore per Napoli che arriva, a modo suo, dalla paranza. I ragazzi sono una motonave, che hanno affittato per una sera, per divertirsi con le fidanzate. Davanti a loro il Golfo di Napoli, Sorrento, il contorno del Vesuvio, il tramonto.
Come se la speranza riprendesse fiato per un momento.

Quando tornarono di sopra la motonave aveva appena superato le alte pareti di roccia di Sorrento e puntava verso Napoli. I ragazzi erano tutti a prua.
– Brindiamo a noi – gridò Dragò, – e alla nostra città he è la cchiù bella d”o munno. Si girò verso uno dei due camerieri che sbadigliava seduto su una sedia al di là dei vetri e continuò: -Oinè, sveglia! Questa è la città più bella del mondo, hai capito? E schifo a chi ne parla male!

E voi avete letto La Paranza dei bambini? Come vi ha fatto sentire e che sensazioni vi ha lasciato?