Cinco esquinas: in viaggio a Lima con Mario Vargas Llosa

mario vargas llosa ultimo libro croceviaPronti a partire di nuovo? Oggi vi porto in Perù in compagnia di un suo scrittore simbolo. anche se per me non è stato amore a prima vista (con lo scrittore, con il paese invece sì!)

La prima volta che ho letto un libro di Mario Vargas Llosa ero su un aereo, che mi stava portando proprio verso il suo Paese. Era l’inizio del mio viaggio di nozze, tre settimane in giro tra Perù, Ecuador e Galapagos, e da brava turista letteraria mi ero premunita di portarmi qualcosa da leggere che mi facesse già respirare l’aria peruana. E chi meglio dello scrittore premio Nobel? Peccato, però, qualcosa non era scattato. Avevo preso con me Le avventure della ragazza cattiva, ma quella storia proprio faticavo a digerirla. Avevo comunque deciso di andare fino in fondo con la lettura, perché allora ero ancora fermamente convinta che i libri, comunque, andavano letti fino all’ultima pagina, anche se strada facendo si scopriva che proprio il colpo di fulmine non scattava (oggi invece ho cambiato idea, e ho deciso che non c’è nulla di male ad abbandonare un libro a metà, se la scintilla non scatta, anche con i grandi classici, e mi sento meno in colpa, e voi?).

Dunque, tornando alla niña mala di Vargas Llosa, no, proprio non riusciva ad appassionarmi. Il mio Sudamerica letterario erano Gabriel Garcia Marquez e Isabel Allende e i mondi che mi mettevano davanti nelle loro pagine. Vargas Llosa una parentesi chiusa. Per diversi anni.

Poi però è successo che, l’anno scorso, sono andata ad ascoltarlo al Festival della Letteratura di Mantova, dove aveva appena annunciato la prossima uscita del suo nuovo libro, Cinco Esquinas in spagnolo. E poi quel libro, un paio di mesi fa, mi è casualmente capitato tra le mani. Così ho deciso di leggerlo.

crocevia mario vargas llosa libri viaggio perùEcco, se quel libro Vargas Llosa l’avesse scritto prima del mio viaggio in Perù, forse me lo sarei davvero portato come piccola guida letteraria in giro per Lima. Perché, fianco a fianco con la storia, anzi, le storie raccontate, è lei la protagonista, Lima, la capitale del Perù, con la sua garua, la tipica nebbiolina invernale che aleggia sulla città, e le sue contraddizioni.
Intanto, il titolo: Cinco esquinas (letteralmente cinque angoli, cinque incroci, è proprio il nome di un crocicchio di strade nel cuore del quartiere popolare di Barrios Altos: il titolo italiano è stato cambiato in Crocevia (Einaudi), che rende bene anche l’intrecciarsi dei personaggi e delle storie.

“Impiegava circa un’ora per arrivare al crocicchio labirintico di Cinco Esquinas, nel cuore dei Barrios Altos. Quando Juan era giovane, quel quartiere era pieno di penas criollas e vi abitavano molti bohemien, artisti, musicisti, e persino i blanquitos di Miraflores e San Isidro che amavano la musica criolla venivano ad ascoltare i migliori cantanti, chitarristi e cajoneadores e a ballare con i cholos e i neri”

“….lo spiritista di Piura che riceveva i clienti soltanto di notte, durante le ore più propizie per dialogare con le anime dei defunti, il farmacista che occupava la casetta nella quale, si diceva, era nato Felipe Pinglo, il grande compositore di valses; la Quinta Heeren che, a quanto pareva, nel XIX racchiudeva le abitazioni più eleganti di Lima e che adesso era un ammasso di rovine in balia di avvoltoi, pipistrelli, drogati e delinquenti.

Le storie, appunto. Quali sono? Non mi piace raccontare i libri, scriverne i riassunti e tanto meno le recensioni! Non sono una critica letteraria e in tanti lo sanno fare meglio di me, quello che mi piace è fissare qui su carta digitale le sensazioni che la lettura mi lascia.

Però sappiate questo: vi troverete nel (difficile) Perù degli anni ’90. Negli anni del terrorismo di Sendero Luminoso e di Tupac Amaru, ma anche del regime sempre più autoritario e dittatoriale del presidente Fujimori. Un ambiente che Vargas Llosa conosce bene: lo scrittore, oggi 81 anni, nel 1990 si era candidato proprio contro Fujimori nelle elezioni generali.
C’è una doppia coppia di amici benestanti, un giornalista senza scrupoli, la sua rivista scandalistica e la sua redattrice preferita che vi regalerà un colpo di scena, e poi c’è un vecchio artista dimenticato, simbolo di una Lima che non esiste forse più. Da questi personaggi si dipaneranno le storie del crocevia che naturalmente lascio a voi scoprire se avrete voglia di leggere di libro!

Perchè leggerlo?

  • Perchè Lima è protagonista, anche se quella degli anni ’90. La Lima dei quartieri bene come Miraflores e San Isidro, la Lima popolare in bilico con la legalità dei Barrios Altos (e di quel famoso cinco esquinas dei titolo originale), la Lima del porto al Callao e quella coloniale. Se avete voglia di qualcosa da leggere prima di un viaggio in Perù, potrebbe incuriosirvi
  • Perché, se leggendo le citazioni di prima avete decifrato poco e niente, persi tra le parole peruviane, non vi allarmate: alla fine del romanzo un bel glossario ve le spiegherà una ad una, e chissà che non vi possano tornare utili anche in giro per Lima!
  • Perché se cercate uno spunto per approfondire anche la storia del Perù, e una delle pagine più recenti del suo passato, questo libro ve lo darà. E, come accade quando leggiamo un romanzo che si lascia ispirare da fatti reali, ma non ci dice fino a che punto arriva la fiction, vi verrà voglia di scoprire la vera verità e quindi di andare a curiosare su come sono andate le cose. E anche questo è viaggiare per conoscere un Paese vero?

Vi è piaciuto l’articolo e volete proseguire il viaggio letterario in America Latina? Qui trovate qualche altra suggestione da leggere!

Volete invece continuare il giro del mondo e scoprire quali libri portare con voi? Ecco la mia piccola speciale geografia delle parole: 12 libri per 12 viaggi!

#MilanoDaLeggere: scopriamo un giardino segreto seguendo Dino Buzzati

Dino Buzzati Milano turismo letterarioVolete scoprire i luoghi di Milano che hanno ispirato Dino Buzzati e i suoi libri? Seguitemi in questo racconto!

Quando il neo ufficiale Giovanni Drogo arriva alla sua destinazione, la Fortezza Bastiani, vorrebbe andare via, tornarsene in città. Ma poi quella fortezza, i suoi ritmi militari fuori luogo, e soprattutto quella distesa sconfinata che le si apre davanti, quel deserto, il deserto dei Tartari, finiscono con l’esercitare su di lui un’attrazione totale. Rimarrà, e decisamente a lungo anche, vinceranno la routine e l’attesa.

Se anche voi come me avete letto Il deserto dei Tartari conoscerete la storia e avrete fatto le vostre riflessioni sul suo significato. Ma io, per esempio, non sapevo che l’ispirazione per scrivere il suo romanzo, pubblicato poi nel 1949, Dino Buzzati l’avesse trovata in una storia molto precisa della sua vita. La sua esperienza, lunghissima (iniziata nel 1928) al Corriere della Sera. Quella vita da redattore (anche se poi Buzzati viaggiò anche come inviato), quella monotona routine condivisa magari anche con gli altri giovani giornalisti, entrati in via Solferino con i sogni da grandi reporter e finiti a battere i tasti di una macchina da scrivere in ufficio, era servita al grande scrittore per dare vita a Drogo, alla Fortezza, al deserto.

Non lo sapevo ed è stato bello scoprirlo. E sapete dove ho imparato questa storia? Proprio in via Solferino 28, davanti al palazzo dove il Corriere della Sera ha la sua sede dai primi del ‘900, a Milano, Proprio davanti a quel portone che il giovane Buzzati varcava quotidianamente. Vi piace viaggiare sulle orme degli scrittori, curiosando tra i luoghi dove hanno vissuto? A Milano si può fare per esempio con le Passeggiate d’autore. Ve ne avevo già parlato tanto tempo fa e nei giorni scorsi finalmente sono riuscita a partecipare di nuovo a questi itinerari di turismo urbano!

passeggiate letterarie milano

Tema: proprio Dino Buzzati e i suoi luoghi milanesi. Accompagnati da Francesca Marzia Esposito abbiamo passeggiato per il centro di Milano in un sabato mattina soleggiato e vivace di primavera. Ma non abbiamo solo parlato di letteratura. Perchè sapere qual è la cosa che mi piace di più di queste occasioni di esplorazione urbana? Scoprire angoli della città sconosciuti, sorridere davanti a sorprese svelate, alzare lo sguardo a balconi fioriti o abbassarlo, come in questo caso. Sì, perchè proprio sotto via San Marco, da dove è partita la nostra passeggiata – la prima abitazione milanese di Dino Buzzati, nato a San Pellegrino di Belluno nel 1906 – si trovava proprio qui, al numero 12 -, passava il naviglio milanese. Che portava le risme di carta al Corriere dalle cartiere di Corsico, e più avanti gorgogliava passando da quello che è diventato noto come il Tombon de San Marc, che era una sorta di darsena ma – pare – anche luogo prescelto dai suicidi.

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Più avanti sono ancora visibili le chiuse coi portoni in legno della Conca dell’Incoronata (costruita alla fine del 1400 con la consulenza di Leonardo da Vinci) o Conca delle Gabelle, ma la cosa più bella è scoprire un piccolo giardino segreto custodito là dove un tempo scorreva l’acqua.

Ci fermiamo anche in via Marsala 2, perché qui abitava Arturo Brambilla, il ragazzo che Buzzati conobbe il primo giorno di scuola al liceo Parini e che Fu il suo amico per tutta la vita, dando anche a vita a un’intenso carteggio che di fatto ci racconta Buzzati ragazzo, giovane e uomo nelle sue più intime sfaccettature.

Da qui, la tappa successiva è appunto in via Solferino, dove lo scrittore entra giovanissimo, diventa redattore, lavora a La Lettura e diventa poi inviato di guerra. E si riempirà di quell’esperienza di ragazzi entrati col sogno di girare il mondo e presi poi da una vita racchiusa allo scrittoio.

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Ma c’è ancora una sorpresa da scoprire: arriva in corso Garibaldi, davanti a un numero civico decisamente strano: 2024, c’è scritto. E’ una delle testimonianze, ancora visibili in diversi angoli del centro storico di Milano, della numerazione austriaca delle strade. Siamo davanti alla Contrada del Passetto, questa un tempo era uno dei vicoli e delle stradine che collegava a esempio il corso di Porta Comasina (che è oggi corso Garibaldi) e piazza San Simpliciano. Quando questa zona oggi così brulicante di boutique e locali era una borgata e attraverso queste stradine anche i piccoli malviventi facevano perdere le loro tracce.

Luoghi come questo sono legati all’ispirazione di Laide, la giovane protagonista di Un amore, romanzo che Buzzati pubblica nel 1963. Cosa nasconderà questo portoncino in legno? Siamo fortunati, qualcuno lo apre per uscire e noi ci intrufoliamo. Dentro un mondo di case di ringhiera, cortili e piccole fontanelle. Anche questo è un piccolo giardino segreto urbano.

Ecco dunque qualche spunto per chi vuole scoprire Dino Buzzati a Milano.

Quali libri di Dino Buzzati abbiamo sfogliato in questa passeggiata letteraria?

  • Il deserto dei Tartari, romanzo, 1940
  • Sessanta racconti, 1958.
  • Un amore, 1963.
  • Il Colombre e altri cinquanta racconti, 1966.
  • La boutique del mistero, Mondadori, Milano 1968.
  • Lettere a Brambilla, a cura di L. Simonelli, De Agostini, 1985

Passeggiata sulle orme di Dino Buzzati a Milano – la gallery

(photo credits: Mariangela Traficante)

lettera di gratitudine

Diciamo grazie al nostro viaggio: scriviamogli una lettera di gratitudine!

lettera di gratitudineE’ bello prepararsi a un viaggio leggendo ma è altrettanto bello portarlo a casa con noi scrivendo. Oggi è questo che desidero condividere con voi. Perché sono sicura che tanti, tra di voi, sentono l’esigenza di mettere nero su bianco l’esperienza vissuta, per raccontarla agli altri ma anche per fissarla intimamente meglio per sè. Scrivere il nostro viaggio ci permette di viverlo più intensamente. Perché ci fa fermare e riflettere, perché l’esperienza che abbiamo vissuto merita di più di un post frettoloso o di una carrellata di foto sui social.

E se pensassimo addirittura di scrivere “al” nostro viaggio?

Non un pensiero qualunque, ma una vera lettera. Per essere precisi, una lettera di gratitudine. Una lettera per dire grazie a qualcuno, ma non solo.

Ne avete mai sentito parlare? Io ho scoperto la lettera di gratitudine grazie ad Assunta Corbo, mia amica e collega giornalista, ma soprattutto grande appassionata e studiosa del potere della gratitudine come stato dell’essere che consente di riconoscere la propria felicità. Attraverso i suoi workshop, i corsi online e il soggiorno esperienziale Great-Attitude, Assunta accompagna le persone a scoprire il potere della gratitudine e a portarla nella propria quotidianità in modo concreto ed efficace. É autrice del libro “Dire, Fare…Ringraziare” e la potete trovare anche sul suo blog That’s Good News
Allora, ancora prima di scoprire come ringraziare il nostro viaggio con le parole, conosciamo più da vicino cosa vuol dire scrivere una lettera di gratitudine. Ce lo racconta proprio Assunta. Assunta Corbo

La lettera di gratitudine è uno strumento molto efficace per alimentare lo stato di benessere di chi scrive, più ancora di chi riceve. Da quattro anni studio il potere della gratitudine sul nostro corpo e sulla nostra mente e la lettera è stata un incontro folgorante sin dall’inizio di questo mio viaggio di scoperta. L’ho scoperta documentandomi su come poter allenare e vivere la gratitudine nella nostra quotidianità. Quella verso le persone che fanno parte della nostra vita è la gratitudine più travolgente. La lettera è quindi il veicolo perfetto. E’ il dedicarsi a una persona o un luogo o un evento e metterci il cuore. E’ un atto di amore e di rispetto“.

Chi ne ha parlato per primo?
Sono molti i ricercatori e  gli psicologi americani che hanno studiato questo strumento. In particolare Martin Seligman, autore tra i più illustri di psicologia positiva, ha evidenziato che gli effetti benefici su chi scrive e condivide la lettera di gratitudine durano circa un mese. E si tratta di effetti tangibili: un sistema immunitario più forte, meno attitudine alla depressione, una pressione sanguigna sotto controllo, più entusiasmo, più benessere e gioia“.

Ricevere una lettera di gratitudine fa sicuramente bene. Ma fa bene anche a chi la scrive? E come?
Fa bene soprattutto a chi scrive. La lettera di gratitudine è potente nell’atto stesso dello scrivere. E’ la scrittura terapeutica per eccellenza perché, nel momento in cui scrivi, il tuo cervello rielabora le tue percezioni e amplifica il loro valore. Una lettera positiva, quindi, determina più gioia. Chi la riceve proverà la gioia della gratitudine ma l’intensità è inferiore a chi scrive. Di certo chi la riceve – ed è stato dimostrato scientificamente – sarà portato a scriverla a sua volta“.

Come si scrive una lettera di gratitudine?
Deve essere una lettera molto semplice, efficace che va dritto al punto. La formula migliore è “Caro… ti sono grato per…” E’ importante indicare esattamente i motivi che hanno determinato lo stato di gratitudine e le sensazioni che si sono provate. Più è sintetica ed emozionata più è efficace“.

lettera di gratitudine

Scriviamo al nostro viaggio

Vi piace l’idea? Ecco perché ho pensato che scriverla può diventare un’abitudine che ci permette di vivere con più pienezza i nostri viaggi.

Siamo tornati a casa, abbiamo con noi un bagaglio di esperienze vissute in viaggio e vogliamo che restino il più a lungo possibile con noi. Anzi, vogliamo che diventino parte della nostra vita quotidiana. Siamo pronti a scrivere la nostra lettera di gratitudine!

Come farlo? Proviamo a lasciare da parte tastiera e pc, e riprendiamo in mano carta e penna: in fondo, era così che spedivamo le nostre lettere fino a non molto tempo fa vero? (alzi la mano chi di voi aveva un amico di penna e, come me, si divertiva a trovare le carte da lettera più belle!).

Ora abbiamo un foglio davanti a noi, che aspetta di essere riempito di pensieri. A chi possiamo scrivere una lettera di gratitudine? A una persona, naturalmente, e anche a più di una. Possiamo scrivere ai nostri compagni di viaggio, a chi abbiamo incontrato sul nostro cammino, a chi ci ha fatto scoprire qualcosa e a chi ha condiviso con noi qualche frammento di esperienza. Possiamo farlo per dire loro quanto siamo stati bene in compagnia, o magari no, ci sono stati degli attriti però anche quelli possono esserci serviti a conoscerci meglio. Possiamo raccontare a queste persone le sensazioni – piacevoli, scomode, inattese – che abbiamo provato in viaggio e cosa cercheremo di portare con noi. O semplicemente possiamo dire grazie perché ci hanno fatto scoprire qualcosa che non conoscevamo.

E dopo averla scritta? Basta un indirizzo e un francobollo. Sì perché la bellezza di scrivere una lettera di gratitudine sta nel trovare la voglia (e molto spesso anche il coraggio) di spedirla davvero, vincendo le nostre timidezze.

E se non ce la facciamo? Teniamola nel cassetto, e aspettiamo il momento giusto.
E poi, possiamo scrivere anche a un luogo per ringraziarlo, a una scoperta che ci ha colpito, a una sensazione, a una esperienza. Sarà una condivisione forse più immaginaria, ma credo che ci potrà fare bene, perché ci spingerà a soffermarci, a concentrarci su quello che abbiamo vissuto e sperimentato, sulle sensazioni che ci ha lasciato. E potremo conservarla con noi, insieme alle fotografie o, perché no, tra le pagine del libro che ci siamo portati in viaggio. Parole da leggere e parole da scrivere, non vi sembra una bella unione?

La Paranza dei bambini: viaggio nella Napoli distorta dei ragazzini raccontati da Saviano

libri ambientati a NapoliE’ sempre bello incontrare Roberto Saviano, anche se accade solo per dirgli un grazie veloce per quello che fa. E, non so se sia solo un’impressione la mia, ho la sensazione che anche a lui faccia davvero piacere incontrare chi viene a sentirlo, a salutarlo, a fargli un sorriso, sempre ricambiato. Qualche mese fa ero anch’io tra i di loro, con in mano la mia copia de La Paranza dei bambini. E molta voglia di leggerlo. Ci ho messo tanto, perché è una storia cruda, che ti colpisce forte e ti fa voltare pagina con difficoltà. Però è una storia che può essere vera. Roberto Saviano l’ha definita la sua prima opera di fiction, ma non pare essere proprio così. Nei giorni in cui lo leggevo, il libro mi passava davanti, in tv o sui giornali, sotto forma di notizie di giovani camorristi e di ragazzini coinvolti, loro malgrado, per errore, in sparatorie e altri atti simili.

E i protagonisti de La paranza dei bambini sono ragazzini, spesso appena adolescenti, che sanno imitare alla perfezione il rumore del mitra perché sanno già imbracciarlo. E sparare. E vivono nella sensazione che nulla cambi, che l’unica rivoluzione possibile sia quella dei soldi. Si divertono con la stesa, ovvero gli spari all’impazzata e a casaccio, che costringono tutti a proteggersi. A stendersi, appunto. Sono ragazzi che crescono presto, difendono valori ancestrali, come gli affetti, la mamma, l’amore a modo loro, eppure sembrano essersi dimenticati dei valori morali.
Saviano li racconta con la naturalezza di chi li ha cercati e voluti capire da vicino, e scoperchia un mondo che esiste ma di cui ignoriamo l’esistenza.

Perché parlarne qui? Perché nel romanzo si legge Napoli, o meglio si legge la Napoli distorta di questi ragazzini perduti.

La paranza dei bambini

E’ una geografia di Napoli totalmente diversa, stravolta, quella che prende forma nelle pagine scritte da Saviano. Ma è Napoli anche questa. Ci sono i nomi di quartieri dove i forestieri probabilmente si vedono poco, Forcella, Sanità. Ma anche i luoghi simbolo, come Piazza Plebiscito o Posillipo, persino la bella e futurista stazione di Toledo ne escono distorti e diventano solo strumenti nelle mani dei ragazzi, quasi incapaci di vederne la bellezza e anche questo fa male.
La bellezza non c’è, o forse si nasconde bene, in questo libro. Napoli è strumentale, i vicoli e le piazze di Napoli sono strumentali. Sono piazze da comandare, case di latitanti e camorristi da andare a trovare, strade da percorrere sfrecciando in motorino verso il prossimo colpo.

C’è un solo, forte, momento di dichiarazione d’amore per Napoli che arriva, a modo suo, dalla paranza. I ragazzi sono una motonave, che hanno affittato per una sera, per divertirsi con le fidanzate. Davanti a loro il Golfo di Napoli, Sorrento, il contorno del Vesuvio, il tramonto.
Come se la speranza riprendesse fiato per un momento.

Quando tornarono di sopra la motonave aveva appena superato le alte pareti di roccia di Sorrento e puntava verso Napoli. I ragazzi erano tutti a prua.
– Brindiamo a noi – gridò Dragò, – e alla nostra città he è la cchiù bella d”o munno. Si girò verso uno dei due camerieri che sbadigliava seduto su una sedia al di là dei vetri e continuò: -Oinè, sveglia! Questa è la città più bella del mondo, hai capito? E schifo a chi ne parla male!

E voi avete letto La Paranza dei bambini? Come vi ha fatto sentire e che sensazioni vi ha lasciato?

pistoia cosa vedere

Tre biblioteche da scoprire a Pistoia, la Capitale italiana della Cultura

pistoia 2017 capitale culturaUn cuore medievale cinto da 3 km di mura, piazze e palazzi settecenteschi e, tutto intorno, cinque ettari di vivai con piante tipiche di tutte le zone del mondo. E’ Pistoia e quest’anno è la Capitale italiana della Cultura. Cosa significa? Che per tutto il 2017 la città toscana sarà animata da eventi: festival, teatro, musica, letture. Vivrà una rigenerazione urbana con l’apertura di nuovi percorsi e luoghi della cultura. E a voi turisti letterari farà piacere sapere che tra i gioielli da visitare a Pistoia ci sono proprio le biblioteche. Quale occasione migliore per scoprirle? Si tratta di luoghi storici ma anche di spazi legati all’identità industriale di Pistoia, vi accoglieranno con volumi preziosi, opere d’arte e un bel calendario di eventi, tanto che c’è anche un hashtag per seguirli. Pronti al viaggio?

La Biblioteca San Giorgio

pistoia capitale italiana della culturaE’ stata aperta nel 2007 grazie al progetto di rigenerazione urbana che ha interessato la parte sud della città: qui infatti sorgevano le Officine San Giorgio, prima produttrici di carrozze e poi di veicoli ferroviari. La biblioteca ne ha conservato il nome e la struttura “a capannoni” tipica della fabbrica novecentesca. Libri e non solo: sui tre piani si incontrano anche opere d’arte contemporanea, e nel corso del 2017 ospiterà tanti eventi: tra questi, il Festival del giallo a febbraio, il convegno sulle Human Libraries a ottobre e il Forum del Libro a novembre. La Biblioteca San Giorgio si trova in via Pertini, è aperta il lunedì 14.00-19.00, dal martedì al sabato dalle 9.00 alle 19.00,

La Biblioteca Forteguerriana

pistoia cosa vedereE’ una delle più antiche d’Italia la Biblioteca Forteguerriana: è stata fondata nel Quattrocento e conserva un patrimonio di 220.000 libri. Tra le curiosità custodite qui c’è una minuscola Divina Commedia pubblicata dall’editore inglese William Pickering nel 1822, contenuta in una scatola in pelle insieme a due volumi della Gerusalemme liberata del Tasso e ad uno delle Rime del Petrarca. Anche lei nel 2017 ospiterà svariati eventi. Tra questi La primavera del libro francese a marzo, il convegno “Cultura e biblioteche” a settembre e anche una mostra, “La città che scrive”, dal 14 ottobre al 17 dicembre: racconterà le principali esperienze di scrittura nate a Pistoia o legate alla città, dal Medioevo con Cino da Pistoia alla contemporaneità di Tiziano Terzani e Francesco Guccini. Troverete la biblioteca in piazza della Sapienza 5. Orari di apertura: lunedì, mercoledì, venerdì, dalle 9.00 alle 13.30; martedì e giovedì: 9.00 – 13.30 e 15.00 – 17.30.

Per entrambe le biblioteche il 2017 sarà un anno ricco di appuntamenti. Se sarete a Pistoia e avrete voglia di seguirli, qui potete trovare il calendario (che al momento è aggiornato fino ad aprile).
Sui social invece potete farvi coinvolgere seguendo un hashtag, #millemotiviper.

La Biblioteca Fabroniana

pistoia cosa vedereL’altra biblioteca da visitare a Pistoia è la Fabroniana. La trovate in piazzetta San Filippo 1, settecentesca e ricca, con gli arredi originali dell’epoca e opere d’arte al suo interno. Come lo scalone d’entrata, decorato da affreschi trompe l’oeil. Tutt’intorno le scansie di noce intagliate custodiscono 20mila libri a stampa e circa 400 manoscritti. Vi troverete sopratutto testi di carattere religioso, ma anche volumi umanistici e chicche, come una raccolta dedicata alle missioni cattoliche in Cina. E’ aperta martedì e giovedì dalle 9 alle 12.

lettori volontari

#MilanoDaLeggere: vuoi diventare un lettore volontario? Ecco come fare

lettori volontariPermettetemi di parlare ancora di Milano, perché l’iniziativa che vi racconto oggi secondo me vi piacerà. E perché mi piacerebbe sapere se esiste anche nelle vostre città e cosa ne pensate.
Se leggere è un piacere, cos’è leggere in compagnia – e soprattutto – leggere agli altri? E’ fare un viaggio insieme, donare questo piacere a qualcun altro, magari anche farglielo scoprire per la prima volta. Ma credo sia anche mettersi in gioco, per alcuni sfidare la propria timidezza, per altri provare a condividere un momento, quello della lettura, di per sè abbastanza intimo.

E voi avete mai letto ad alta voce per qualcuno? Se siete a Milano, lo potete fare. Il Comune di Milano, attraverso il Patto di Milano per la Lettura, è infatti alla ricerca di lettori volontari: 150 persone che abbiano la voglia e siano disponibili a leggere ad alta voce in scuole, biblioteche, centri ricreativi, carceri, ospedali. Luoghi della città da cui promuovere e trasmettere il piacere della lettura, un valore e una risorsa inestimabile per la crescita di tutti.

Il Patto per la Lettura è lo strumento che il Comune di Milano ha adottato proprio per rendere la lettura un’abitudine sociale diffusa, in primo luogo attraverso esperienze collettive di condivisione della letteratura. Se siete lettori appassionati e volete far parte di questo progetto, potete iniziare compilando un modulo online. Il primo passo, infatti, sarà frequentare un corso di formazione – il prossimo partirà il 20 febbraio. Ce ne saranno nelle varie zone di Milano, e da lì potrà partire la vostra nuova avventura di lettori volontari.
Che ne dite, vi piace l’idea? Conoscete altre esperienze come questa?

MilanoDaLeggere Kasa dei Libri

Dalla biblioteca al museo: libri, scrittori e fotografi in mostra a Milano

MilanoDaLeggere Kasa dei Libri
in foto: La Kasa dei Libri

Scriveva Emilio Salgari: “Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli“. Ma i libri sono un viaggio anche per chi li legge! E lo diventano in maniera ancora più intensa quando escono dalle librerie, animano i musei, si trasformano in mostre come una forma d’arte. E diventano l’occasione di scoprire luoghi del cuore della lettura. E’ proprio quello di cui vi voglio parlare oggi, e lo faccio con Milano. Se anche voi siete in città, segnatevi questi eventi che hanno i libri per protagonisti, e li mettono in mostra.

Ammirare l’Italia nella Biblioteca Sormani

E’ un luogo che sicuramente conoscete bene. Ma se ancora non avete visitato Palazzo Sormani, la sede della Biblioteca centrale di Milano, non perdetene l’occasione. In questi giorni per esempio potrete ammirare una mostra fotografica che nasce da un libro pubblicato da Punto Marte Edizioni a cura di Afi, Archivio fotografico italiano. Si chiama Il Belpaese. Luoghi e genti d’Italia e rimarrà allestita fino al 4 febbraio.

Omaggio a Primo Levi

al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia

Letteratura al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia? Sì, se parliamo di uno scrittore che fu anche uomo di scienza, oltre che grande testimone di una tragedia come l’Olocausto. Fino al 19 febbraio nelle sale del museo dedicato a Leonardo Da Vinci si può visitare la mostra I mondi di Primo Levi. Una strenua chiarezza. Racconta la sua vicenda umana e intellettuale.

Lettere d’autore al Laboratorio Formentini

Fu pubblicata per la prima volta nel 1965 la guida Milano in mano, e divenne celebre. Portava la firma di Guido Lopez, giornalista e scrittore, e ci sono ancora pochi giorni di tempo per visitare la mostra dedicata a lui e allo scambio di corrispondenza con altri grandi come Italo Calvino e Benedetto Croce. La trovate al Laboratorio Formentini, in via Formentini 10, nel cuore di Brera. Un luogo da visitare per chi lavora nell’editoria o vorrebbe farlo. E anche per chi è appassionato di tutto ciò che ruota intorno ai mestieri del libro.

Gianni Berengo Gardin e le sue storie davanti all’obiettivo

Quando ho scoperto questo posto mi era sembrato un giardino segreto fatto di libri. E come altro si può definire un appartamento che custodisce volumi, tanti, oggetti legati ai libri e ospita incontri e mostre che hanno i libri per protagonisti? E’ la Kasa dei Libri (la trovate in Largo De Benedetti 4) e fino al 10 febbraio mette in scena l’arte del grande fotografo Gianni Berengo Gardin. Potrete ammirare 50 fotolibri che raccolgono la sua opera. A partire da una delle prime pubblicazioni: Venise des saisons (1965) – con testi di Giorgio Bassani e Mario Soldati.

city of literature Unesco

Le City of Literature ovvero: piccolo paradiso per turisti letterari

city of literature Unesco

Lo sapevate che nel mondo esistono le Città della Letteratura? Merito dell’Unesco, che nella sua missione di promuovere la pace e la collaborazione internazionale anche attraverso la cultura ha voluto dare vita a una vera e propria rete virtuosa. Sono le Cities of Literature, sono venti e oggi vi spiego dove trovarle e come scoprire i loro grandi e piccoli tesori letterari.

City of Literature è un titolo conferito alle città che conservano un ricco bagaglio culturale e un’eredità letteraria importante, ma non basta. Per entrare nel network Unesco occorre dimostrare di dare valore alla cultura e mantenerla viva. Sono città ricche di librerie e biblioteche, che ospitano festival letterari, che incoraggiano la lettura nelle scuole, dove si leggono, si comprano e si scambiano molti libri e i libri rivivono anche grazie agli eventi.

Tutto nasce da un’altra rete, quella delle città creative Unesco (Creative City Network), nata nel 2004 per legare insieme realtà diversissime tra loro – ne fanno parte Pechino, Montreal, Sydney, Bogotà e Sapporo – ma accomunate dal valore della loro industria creativa, e dall’impegno nella sua promozione, in sette aree: design, cinema, folk art, musica, gastronomia, media e, appunto, letteratura.

Edimburgo è stata la prima a essere designata City of Literature, sempre nel 2004, e proprio da qui può partire un viaggio alla scoperta delle altre città della letteratura. Sì, perché basta approdare sul portale che la capitale scozzese ha dedicato alla sua missione, per scoprire un mondo fatto di festival letterari, librerie, biblioteche, fervidi lettori e curiosità in giro per il mondo, dalla Nuova Zelanda all’Islanda. Oggi sono venti le Città della letteratura Unesco: Edimburgo, Melbourne, Iowa, Dublino, Reykjavik, Norwich, Cracovia, Dunedin, Praga, Heidelberg, Granada, Ulyanovsk, Baghdad, Tartu, Leopoli, Lubiana, Barcellona, Nottingham, Obidos, Montevideo.

Se amate fare i turisti letterari e state sognando un viaggio, cliccateci subito: troverete un piccolo paradiso. Le dieci cose da sapere prima di un viaggio letterario verso ciascuna di queste città sono qui: gli scrittori a cui hanno dato i natali, i festival letterari che ospitano, le case editrici che sono nate qui, le biblioteche e le librerie più importanti da non perdere. E poi tante curiosità letterarie. Per esempio:

  • Lo sapevate che l’Islanda ha coniato un termine per definire la classica corsa alle uscite editoriali che precede il Natale? Si dice jólabokaflód, ovvero “l’inondazione di libri pre-natalizia”. Perché prima delle feste a Reykjavik e dintorni la pubblicazione di nuovi libri raggiunge il suo picco massimo. E gli islandesi ci costruiscono su un turbinio di eventi tra reading e altri appuntamenti con gli scrittori.
  • Norwich, in Gran Bretagna, è la prima City of Refuge del Regno Unito che accoglie gli scrittori che in patria sono oggetto di minacce, ed è stata una delle fondatrici dell’International Cities of Refuge Network.
  • A Dunedin, nel 1908, nacque la prima biblioteca pubblica della Nuova Zelanda. E oggi la Dunedin Public Library raccoglie numeri impressionanti, con oltre un milione di persone che varcano le sue porte ogni anno. Pionieri anche con i piccoli lettori: il primo servizio di prestito libri ai bambini arrivò già nel 1910.
  • In Slovenia uno degli eroi nazionali è un poeta romantico. France Preseren nel XIX secolo scrisse il primo poema epico in sloveno e il 3 dicembre, giorno della sua nascita, il Paese lo ricorda con un Culture Celebration Day. L’8 febbraio, poi, data della sua morte, è una cultural holiday.

Dite la verità, non avete voglia di andare subito a scoprire gli altri tesori letterari di queste città? C’è un problema però: manca l’Italia. Quando potremo leggere anche il nome di una delle nostre città in questa bella rete?

dove donare libri usati

Donare un libro usato è farlo viaggiare: ecco come

dove donare libri usatiUn libro viaggia anche quando va incontro a una seconda vita. Pagine che passano di mano, storie che ci sono piaciute e che decidiamo di regalare a qualcun altro perché ne possa godere. Ma non sempre è facile vero? Sto parlando della difficoltà di separarsi dai propri libri. Una fatica tremenda per chi ama leggere. Ci ho pensato spesso in questi mesi perché diversi amici e conoscenti sono stati alle prese con un trasloco e, dunque, con il dilemma. Io stessa ho cambiato casa! E ci siamo imbattuti tutti in libri che non possiamo portare con noi, o che magari non sentiamo più tanto intimi, fanno parte di vecchie fasi della vita. Eppure rimane difficile separarsene. Ma spesso quel momento arriva e allora perché non pensarlo come un dono da fare agli altri?

Se non potete più tenere tutti i vostri libri con voi, o semplicemente avete voglia di regalarli, questa piccola guida è per voi. Ho voluto raccogliere un po’ di consigli su come e dove regalare libri usati. Ci sono diversi spunti milanesi perché io sono qui e nella casa nuova campeggia sempre quella pila di libri che prima o poi troverò il coraggio di donare. Ma leggete e troverete davvero tante idee – anche insolite. E se ne avete di nuove da condividere per far viaggiare i vostri libri verso una nuova vita, le aspetto!

Libri – davvero – in viaggio

Lasciate un libro in metropolitana. O sul tram o su una panchina. Vi sembra un’idea strana? A Londra lo fanno già da diversi anni! Books on the underground (e come altrimenti?) si chiama il progetto nato nel 2012 e che ha fatto proseliti negli Stati Uniti e a Sydney, in Australia. Una squadra di “book fairies” (le fatine dei libri) lascia in giro i volumi sui treni, nelle stazioni, in biglietteria. E lascia spesso indizi per scovarli. Chi vuole può partecipare con un proprio libro, basta richiedere lo sticker ufficiale e appiccicarlo.

Ma non pensate che si tratti soltanto di un’idea lontana. Si può fare benissimo anche da noi. Per esempio a due passi da Milano. Voglio segnalarvi infatti Il libro viaggiante: è un’iniziativa lanciata nei mesi scorsi da un gruppo che ho scoperto e che ama promuovere la lettura. E’ il Baratto del libro di Cernusco sul Naviglio e, oltre a organizzare periodicamente giornate di scambio, ha ideato #libroviaggiante: grazie a diversi aiutanti vengono lasciati libri in giro, affinché vengano ritrovati e letti. Se volete saperne di più il gruppo è molto attivo su Facebook.

dove portare i libri usati

Cercate un club del baratto del libro

Le iniziative di bookcrossing ormai appunto sono tantissime, sono spontanee (potete trovare libri da scambiare in un negozio o nel vostro bar preferito) e organizzate in eventi periodici. Cercate quelle più vicine a voi, leggendo le bacheche delle biblioteche di quartiere e curiosando nei locali che frequentate di solito. O lanciandone voi stessi una nuova, perché no?

Donare libri alle biblioteche

Sono sempre felice quando posso parlare delle biblioteche e non mi stancherò mai di dire che sono luoghi importanti, di cultura e di socialità. Ma spesso hanno bisogno di sostegno. E anche di libri. Se non sapete a chi regalare i vostri libri potete contattare la vostra biblioteca di quartiere o comunque quella della vostra città. A Milano, per esempio, il sistema delle biblioteche comunali ha attivato il Progetto donazioni (si può chiamare al numero 02.884.62855).

aiutare i migranti

Forse non sono il primo genere di conforto che ci viene in mente quando pensiamo a cosa donare ai migranti che arrivano nel nostro Paese e hanno perso ogni cosa. Eppure insieme a coperte, abiti, cibo, anche i libri servono a stare meglio. E soprattutto a imparare. A Milano lo abbiamo scoperto nelle giornate di raccolta organizzate nell’autunno 2016 per aiutare i centri di accoglienza. Servono penne, matite, materiale da cancelleria ma anche libri, scolastici ma non solo, per sostenere chi vuole imparare la nostra lingua. A Milano per esempio ci sono i volontari che tengono i corsi di italiano al Centro di via Corelli.

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donare un libro a Carceri e ospedali

Donare il diritto e il piacere di leggere anche a chi sta scontando una pena. Lo fanno diversi istituti di detenzione e se avete deciso di contribuire anche voi potete informarvi sui progetti attivi nella vostra città. Sempre per continuare il mio excursus milanese, il Carcere di San Vittore ospita a esempio sette biblioteche con l’idea di sviluppare attività di promozione della lettura. E da tanto è attiva la campagna #zanzaunlibro, con cui si può acquistare un volume da donare alle biblioteche del carcere.

Anche gli ospedali possono ovviamente aver bisogno di libri: informatevi se quelli della vostra città ospitano al loro interno piccole biblioteche o iniziative di lettura. Potrebbe essere utile anche contattare le associazioni di volontariato.

Gli equi-libristi

L’associazione degli Equi-Libristi raccoglie libri di qualunque genere (tranne quelli scolastici e universitari) destinati al macero o al dimenticatoio, li recupera e li inserisce nuovamente in “circolo”. Dove? Nei luoghi di distribuzione che possono essere locali, negozi, hotel. Oggi sono soprattutto a Bologna e dintorni e la lista la potete consultare sul loro sito.

Come diventare un Donatore di libri

Se abitate a Milano e dintorni potete anche diventare un Donatore di libri. E’ l’iniziativa lanciata da Fondazione Leggere – Biblioteche Sud Ovest Milano. I libri donati serviranno ad arricchire e migliorare il patrimonio delle biblioteche sul territorio, potranno essere donati ad associazioni, scuole, ospedali, carceri, o usati per iniziative di raccolta fondi e beneficienza. E visto che i bibliotecai sanno quali sono i libri più richiesti, c’è anche una borsa titoli con quelli che servono di più.

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Viaggio in Puglia: c’è una biblioteca nel castello

20161206_192122_richtonehdrImmaginate ulivi, trulli e masserie. Alberi di fico e di mandorle. Una terrazza sulla Valle d’Itria. E poi, nel cuore del suo centro storico, piccoli gioielli: oggi vi porto in Puglia. Quando posso raccontare le cose belle della mia terra mi sento davvero fortunata! Il lavoro mi ha portata un paio di settimane fa tra l’Alto Salento e la Valle d’Itria per la precisione. Ho goduto in prima persona di luoghi di cui avevo sempre sentito parlare ma che, come capita spesso con i luoghi più a portata di mano, non avevo mai visitato. Le Grotte di Castellana, le ceramiche di Grottaglie, e poi storie, perennemente in bilico tra devozione e folclore. E poi il futuro. Quello di giovani appassionati della loro terra e capaci di raccontarla con entusiasmo e competenza, e quello di amministratori locali che, sempre in lotta con la mancanza di risorse, si danno da fare per sfruttare al meglio quelle disponibili. Storie belle di sud, che vanno raccontate.
Come quella della piccola biblioteca comunale di Ceglie Messapica, cittadina in provincia di Brindisi. Potevo infatti io lasciarmi sfuggire un viaggio letterario?

biblioteca Puglia

Ebbene, sappiate che da pochi mesi, la biblioteca comunale di Ceglie è custodita nel cuore del suo castello normanno, in pieno borgo storico.
L’amministrazione ha voluto mettere in rete le ricchezze della città, creando un sistema, il Sistema Gusto d’Arte, che congiunge con un immaginario filo rosso la pinacoteca comunale, con il Museo Archeologico e di Arte Contemporanea, la Med Cooking School, ovvero l’unica sede distaccata in Italia di Alma, la scuola d’alta cucina creata da Gualtiero Marchesi, ma anche gli Orti Urbani, le Grotte di Montevicoli e la biblioteca. E’ stata dedicata a Pietro Gatti, un poeta dialettale cegliese tra i più noti al sud, e sue sono anche le parole stampate sui pannelli che decorano le pareti. E poi, ovviamente, scaffali di libri, tavolini, ma anche teche d’altri tempi e una vecchia macchina da scrivere (a proposito, con un salto niente male vi porto anche in Alto Adige: lo sapevate che qui un piccolo museo racconta la storia della macchina da scrivere?).

Ceglie Messapica cosa vedere

Il castello ducale è il simbolo della città, e sulle sue mura svetta un torrione merlato alto 34 metri.

L’ambientazione è più che giusta, perché al momento la biblioteca ospita una piccola mostra molto originale: raccoglie i libri antichi scovati nelle case dei privati cittadini. Come quelli collezionati dal professor Isidoro Conte, che prestava gratuitamente lezioni di latino e greco ricevendo come compenso volumi antichi. Ci sono anche le Tragedie di Seneca, edizione 1657.

Se vi piace l’arte, sempre nel castello troverete la pinacoteca dedicata al pittore futurista Emilio Notte. Conserva dieci sue tele e una collezione di altri autori suoi allievi o a lui vicini.

E se state pensando a una vacanza in Puglia a Natale, il resto del mio viaggio l’ho raccontato su Milano Weekend:  borghi, tradizioni, ma anche la magia di perdersi a fotografare una natura in piena esplosione invernale di colori… vi piace l’idea?

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