Gabriel Garcia Marquez. Di sabbia, salsedine, e Macondo

Gabriel-Garcia-Marquez

Ciao Gabo.
Quando muore un artista o uno scrittore tutti si sentono mossi a dire qualcosa perchè quando un artista o uno scrittore hanno saputo lasciare una traccia come la tua tutti, nel bene e nel male, abbiamo un pezzo della nostra vita condiviso con lui.

Il mio con te mi piace pensarlo sul fiorire di un’estate di diversi anni fa, Cent’Anni di solitudine letto, anzi divorato, completamente immersa nel tuo mondo, tra le giornate afose di città e le prime gite al mare. Sabbia, salsedine, e Macondo.
Anche grazie a te ho immaginato di calcare anche io, prima o poi, la terra del Sudamerica, ci sono riuscita in piccolissima parte, spero di proseguire un giorno. A cercare la Macondo del colonello Aureliano Buendia e di suo padre che lo accompagnò a vedere il ghiaccio, a passeggiare finalmente per Cartagena des Indias con Florentino Ariza e Fermina Daza e navigare con loro in battello, su e giù per il fiume.

In un’intervista avevi detto che in fondo tu raccontavi la realtà perchè la realtà dei Caraibi e dell’America Latina ha con sè un po’ di magia, e noi l’abbiamo conosciuta con te.

Buon viaggio!

Il turismo che fa bene: dal mondo quattordici storie di chi ce l’ha fatta

Isole Uros Peru'

Mi chiamo Cristina Suaña, vivo sulle isole galleggianti di Uros, in Perù, e questa è la mia storia”.

Inizia così il racconto di Cristina, donna e madre di famiglia peruviana che dopo il matrimonio segue il marito qui, su un lembo del lago Titicaca, a vivere su un’isola che non c’è, perchè fatta di canne di totora e poggia sulle acque del lago che bagna Puno, a circa 4mila metri di altitudine.

Luogo singolare e infatti i turisti non si fanno mancare la visita, ed è proprio grazie a due di loro, una coppia olandese, che Cristina ha l’idea: perchè non farli anche pernottare qui? E da una, piccola camera, il suo Hotel with floating bed sulle isole Uros in dieci anni è cresciuto, di camere ne ha venti e intorno a Cristina lavora tutta la numerosa famiglia. “E ’mia figlia che si occupa delle prenotazioni, e vederla tornare alla sua casa dopo gli studi è la mia più grande soddisfazione di madre”.

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Viaggiare leggendo, dalla Spagna all’America Latina: il #mappalibro

Il Lago Titicaca, Perù. Foto Mariangela Traficante
Il Lago Titicaca, Perù. Foto Mariangela Traficante

Un’idea semplice quanto geniale. Vi avevo già raccontato un paio di esperimenti di geolocalizzazione dei libri ricordate? Qui il progetto si fa ancora più interessante perchè ad essere mappato è l’intero catalogo di un editore. L’idea l’ha avuta laNuovafrontiera, una casa editrice indipendente e molto particolare perchè ha deciso di dedicarsi esclusivamente alla letteratura di lingua castigliana, catalana e portoghese (autori classici e contemporanei).

Quindi non solo Spagna e Portogallo, ma anche America Latina e Africa lusofona (in primis Angola e Mozambico). Una produzione ricercata, verso autori e storie che spesso sfuggono sia alle letture di tutti i giorni sia al racconto giornalistico (e non a caso la casa editrice pubblica anche una collana di giornalismo narrativo, Cronache di frontiera).

Un viaggio già di per sè, in pratica. Che loro hanno deciso di mettere proprio nero su bianco. Ed eccola l’idea: ben cento libri mappati su Google Maps, ognuno puntato sul “suo” luogo. Possiamo lasciarci guidare dalle trame (che appaiono in un pop-up cliccandoci sopra) oppure dai luoghi che più ci incuriosiscono, per scoprire quale dei libri ci potrà guidare, ad esempio, tra i viali di Barcellona, gli spazi immensi della Patagonia o le viuzze di Porto, e poi le spiagge di Capo Verde o la nebbia di Lima. E come poteva chiamarsi se non #mappalibro?.  Se state per partire per uno dei questi luoghi vi consiglio vivamente di darci un’occhiata e magari troverete cosa leggere prima di andare in vacanza. Io intanto ho deciso dove punterò il mio mouse: dritto sul Sudamerica… E se per caso voi siete diretti proprio lì, che invidia!!

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Guevara

Sulle orme del Che … con gli anfibi slacciati

Sulle orme del Che. Quale amante dell’America Latina non ha mai fantasticato di viaggiare su e giù per il Continente sulle tracce di Ernesto Guevara? Lo si può fare prendendo in mano il mitico Latinoamericana e saltando idealmente a bordo della Poderosa al fianco del giovane studente di medicina e del suo amico Alberto (Granado).

Oppure leggendone in libri come “Gli anfibi slacciati” di Andrea Semplici. E’ una delle novità data alle stampe da Terre di Mezzo, la casa editrice milanese che pubblica l’omonimo street magazine, che organizza manifestazioni sempre più amate come Fa la Cosa Giusta (la fiera del consumo critico e sostenibile) e che anche nel suo mestiere di editore dà sempre la precedenza ai temi sociali, ai migranti, all’ecologia. Da tenere assolutamente d’occhio per la sua ricchissima collana dedicata al turismo (responsabile, sostenibile, quando possibile anche slow).

Come ricchissima è la scrittura dell’autore, Andrea Semplici, giornalista e fotografo appassionato di mondo (per averne un’idea visitate il suo sito)

In questo libro torna in Argentina sulle tracce del futuro eroe della revolución cubana, ritrova i luoghi dell’infanzia di Ernesto Guevara e ne ripercorre i viaggi giovanili sulla mitica motocicletta Poderosa, toccando Alta Gracía, Córdoba, Valparaiso, fino a Buenos Aires e al Cile. Insieme alle foto realizzate dall’autore. Il libro è in arrivo, vi terremo aggiornati!

Piccola divagazione sul tema: ovviamente i legami e il vissuto del Che in Sudamerica sono ben più complessi, intensi e drammatici se oltre alla sua natale Argentina pensiamo a Cuba ed alla Bolivia. Potevano i tre Paesi lasciarsi scappare l’opportunità di ricamare veri e propri circuiti turistici intorno a questi luoghi? Ovviamente, no. Ed infatti Argentina, Cuba e Bolivia  hanno deciso di unire gli sforzi per integrare i diversi itinerari turistici che tengono conto dei movimenti del Che.

C’è ad esempio “Los caminos del Che“, che in Argentina percorre le province di Cordobà, Misiones, Santa fe e Neuquen, tracciando un quadro del Che da giovane. Ora si lavorerà per collegare tale circuito alla “Ruta del Che” boliviana, che attraversa 800 km di montagne del Sud-Est del Paese dove il guerrigliero lottò con l’Esercito di liberazione nazionale nel 1967. Per poi estendere il progetto anche a Cuba.

Sperando che il tutto non finisca per snaturare l’importanza ideale di questi luoghi. Dopo essere già diventato icona per magliette e souvenir vari, vuoi vedere che il Che rischia di diventare un marchio pubblicato in un catalogo turistico?