Dall’Olanda alla Puglia … passando per Bolzano: e l’autore di Mama Tandoori fa rotta a sud con L’ombelico di Giovanna

Libri su Otranto
Otranto

C’è chi in treno preferisce rimanere solo con i propri pensieri, chi invece ama chiacchierare con i compagni di viaggio. E c’è chi ha l’intuizione per un nuovo romanzo. E’ questo il caso di Ernest van der Kwast, giovane autore di Mama Tandoori, che anzi la scintilla l’ha vista accendersi ancor prima di salire in carrozza. E’ freschissimo di stampa (il 17 gennaio), L’ombelico di Giovanna, il nuovo romanzo dello scrittore olandese (ma nato a Bombay, 1 gennaio 1981) che proprio in stazione, a Bolzano (dove viveva), ha cominciato a pensare a questa storia, che parte (e torna) in Puglia nel 1945. E’ proprio lui a raccontarlo, intervistato sul blog della casa editrice che lo pubblica, Isbn Edizioni.

A loro Ernst racconta che, mentre attendeva un treno che lo portasse verso Nord, rimase invece colpito dall’Intercity fermo al binario 6, che in 13 ore ed un numero ben superiore di fermate sarebbe arrivato a Lecce. E cominciò a fantasticare sulla storia di un ritorno.   Per tutto il resto, vi rimando all’intervista integrale su Isbnedizioni.it. Io intanto prendo ancora in prestito da loro questa bella presentazione del libro,  e lo metto nella mia wish list.

CopertinaOmbelico

Puglia, estate 1945. In una lucente giornata, Giovanna esce dal mare con un costume strappato che lascia scoperto l’ombelico, rubando per sempre il cuore di Ezio. La guerra è appena finita, gli invasori hanno abbandonato il paese, e il bikini sarà presentato al mondo solo 12 mesi dopo. Ezio proverà in tutti i modi a conquistare il cuore di Giovanna. Ma lei, impaurita e insicura, non accetterà la sua proposta di matrimonio, costringendo Ezio a fuggire per l’umiliazione. Il giovane pugliese attraverserà l’Italia distrutta ma colma di speranza del dopoguerra, fino a raggiungere Bolzano, dove diventerà un raccoglitore di mele. Sessant’anni dopo una lettera riaccende quella passione mai del tutto sopita. Ezio parte così per un viaggio di ritorno che è un malinconico tentativo di recuperare il passato. Una storia d’amore romantica e struggente che supera le barriere del tempo; un romanzo coraggioso che racconta l’amore ad ogni età, ribaltando i cliché della società moderna”.

D’altra parte il Salento, tra le pagine dei libri, non è nuovo a frequentazioni forestiere, reali, presunte ma soprattutto  immaginarie. Senza scomodare quel The Castle of Otranto comunemente indicato come il primo romanzo gotico della storia, e che Horace Walpole nel 1764 scrisse molto presumibilmente senza averci mai messo piede, in tempi decisamente più recenti (nel 2011) è Roberto Cotroneo ad immaginare, in “E nemmeno un rimpianto”,  che il celebre jazzista Chet Baker non sia davvero morto ma viva invece da eremita proprio lì, nel tacco d’Italia, nel cuore del Salento. E già lo scrittore e giornalista sul finire degli anni ’90 aveva dipinto Otranto e la bellezza del mosaico della sua Cattedrale nell’omonimo romanzo, dove faceva muovere tra vicoli e piazze assolate dalla luce meridiana una restauratrice olandese. Che bella casualità, con Ernest van der Kwast ritorna anche questo inusuale fil rouge tra l’Olanda e il Salento, terre agli antipodi che forse due cose in comune le hanno: l’orizzonte, piatto, e il vento, che quando vuole sa soffiare forte anche al sud.