La Paranza dei bambini: viaggio nella Napoli distorta dei ragazzini raccontati da Saviano

libri ambientati a NapoliE’ sempre bello incontrare Roberto Saviano, anche se accade solo per dirgli un grazie veloce per quello che fa. E, non so se sia solo un’impressione la mia, ho la sensazione che anche a lui faccia davvero piacere incontrare chi viene a sentirlo, a salutarlo, a fargli un sorriso, sempre ricambiato. Qualche mese fa ero anch’io tra i di loro, con in mano la mia copia de La Paranza dei bambini. E molta voglia di leggerlo. Ci ho messo tanto, perché è una storia cruda, che ti colpisce forte e ti fa voltare pagina con difficoltà. Però è una storia che può essere vera. Roberto Saviano l’ha definita la sua prima opera di fiction, ma non pare essere proprio così. Nei giorni in cui lo leggevo, il libro mi passava davanti, in tv o sui giornali, sotto forma di notizie di giovani camorristi e di ragazzini coinvolti, loro malgrado, per errore, in sparatorie e altri atti simili.

E i protagonisti de La paranza dei bambini sono ragazzini, spesso appena adolescenti, che sanno imitare alla perfezione il rumore del mitra perché sanno già imbracciarlo. E sparare. E vivono nella sensazione che nulla cambi, che l’unica rivoluzione possibile sia quella dei soldi. Si divertono con la stesa, ovvero gli spari all’impazzata e a casaccio, che costringono tutti a proteggersi. A stendersi, appunto. Sono ragazzi che crescono presto, difendono valori ancestrali, come gli affetti, la mamma, l’amore a modo loro, eppure sembrano essersi dimenticati dei valori morali.
Saviano li racconta con la naturalezza di chi li ha cercati e voluti capire da vicino, e scoperchia un mondo che esiste ma di cui ignoriamo l’esistenza.

Perché parlarne qui? Perché nel romanzo si legge Napoli, o meglio si legge la Napoli distorta di questi ragazzini perduti.

La paranza dei bambini

E’ una geografia di Napoli totalmente diversa, stravolta, quella che prende forma nelle pagine scritte da Saviano. Ma è Napoli anche questa. Ci sono i nomi di quartieri dove i forestieri probabilmente si vedono poco, Forcella, Sanità. Ma anche i luoghi simbolo, come Piazza Plebiscito o Posillipo, persino la bella e futurista stazione di Toledo ne escono distorti e diventano solo strumenti nelle mani dei ragazzi, quasi incapaci di vederne la bellezza e anche questo fa male.
La bellezza non c’è, o forse si nasconde bene, in questo libro. Napoli è strumentale, i vicoli e le piazze di Napoli sono strumentali. Sono piazze da comandare, case di latitanti e camorristi da andare a trovare, strade da percorrere sfrecciando in motorino verso il prossimo colpo.

C’è un solo, forte, momento di dichiarazione d’amore per Napoli che arriva, a modo suo, dalla paranza. I ragazzi sono una motonave, che hanno affittato per una sera, per divertirsi con le fidanzate. Davanti a loro il Golfo di Napoli, Sorrento, il contorno del Vesuvio, il tramonto.
Come se la speranza riprendesse fiato per un momento.

Quando tornarono di sopra la motonave aveva appena superato le alte pareti di roccia di Sorrento e puntava verso Napoli. I ragazzi erano tutti a prua.
– Brindiamo a noi – gridò Dragò, – e alla nostra città he è la cchiù bella d”o munno. Si girò verso uno dei due camerieri che sbadigliava seduto su una sedia al di là dei vetri e continuò: -Oinè, sveglia! Questa è la città più bella del mondo, hai capito? E schifo a chi ne parla male!

E voi avete letto La Paranza dei bambini? Come vi ha fatto sentire e che sensazioni vi ha lasciato?