Un romanzo con oltre cento autori? Sì, si chiama In territorio nemico

In territorio nemico

Avete mai letto un romanzo scritto da oltre cento autori insieme? No, non è fantascienza, esiste davvero, si chiama In Territorio Nemico, racconta l’Italia della Resistenza ed io l’ho scoperto all’ultima edizione del Salone del Libro di Torino.
Passo allo stand di minimux fax (sono loro che lo pubblicano), lo prendo tra le mani, lo apro: nessuna bio dell’autore, anzi il risvolto mi spiega che “ questo romanzo è stato scritto da 115 autori utilizzando il metodo Sic – Scrittura industriale colletiva”. 115? Impossibile, mi ero detta.
L’idea di un romanzo scritto un po’ a tavolino, non un saggio o uno studio, ma una storia, con tutto il suo corredo di sviluppo armonico, psicologia dei personaggi, intreccio. Mi lasciava scettica la possibilità di farmi appassionare da un romanzo scritto così.
E invece, dopo 308 pagine lette tutte d’un fiato, ho la risposta: operazione riuscita. La storia è armonica, e riesce a nascondere benissimo il fatto di essere stata scritta da così tante mani diverse.
Ma prima di raccontarvela e svelarvi la mia personalissima impressione, non posso non partire da cosa c’è stato dietro. Nulla a che vedere con il classico editing. Qui si è sperimentato e la genesi de In Territorio nemico è importante tanto quanto il romanzo.
Cos’è dunque la Scrittura Industriale Collettiva (SIC) ? E’ un metodo creativo, una condivisone, una community di scrittori, il tutto nato nel 2007 da Gregorio Magini e Vanni Santoni, che tra l’altro hanno anche coordinato i lavori di questo romanzo.

Scrittura a schede

L’idea? Il romanzo si costruisce insieme: non più un solo autore ma tanti, tutti coinvolti nel lavoro creativo. La scrittura avviene “scientificamente”: ciascuno compila delle schede, ognuna dedicata ad un aspetto specifico della “produzione”: un personaggio, un luogo, una scena. Sarà poi compito dei direttori artistici raccogliere, selezionare e uniformare il materiale scritto. Prima de In Territorio nemico, la community aveva realizzato già sei racconti scritti in questo modo, e se vi incuriosiscono li potete scaricare gratuitamente dal sito di Scrittura industriale collettiva.

Certo con il romanzo si è fatto il grande salto, di difficoltà, di mole di materiale (e infatti si sta già pensando ad una versione digitale (non il semplice ebook, che già c’è) aumentata dove poter ospitare i contenuti “extra”, materiali storici, fonti, ecc) raccolti durante la stesura).
Chissà se è stata proprio questa creazione collettiva a regalare al libro un andamento quasi cinematografico. Perchè parlo di In territorio nemico in un blog che parla di libri e viaggi? Beh, innanzitutto per la particolarità dell’operazione che meritava di essere raccontata, soprattutto perchè poi il risultato è bello anche artisticamente, perchè altrimenti che senso avrebbe lanciarsi in queste sperimentazioni se non si riuscisse a creare una storia bella?

Un viaggio anche questo

Ne parlo, però, anche perchè a suo modo è un libro di viaggio anche questo, solo che occorre spostarci nel tempo, un viaggio a ritroso, ma anche un viaggio vero e proprio. Matteo, Adele e Aldo, i tre giovani protagonisti, vivono ciascuno il proprio dramma della guerra e al tempo stesso ci conducono attraverso i fatti dell’Italia dopo l’8 settembre 1943.
Matteo, un ufficiale che nei giorni dell’Armistizio si ritrova disertore e comincia un duro e lungo viaggio attraverso l’Italia martoriata dalla guerra, per ritrovare la sorella Adele. Lei, dal canto suo, da ragazza di buona famiglia appena sposata, viene abbandonata senza spiegazioni dal marito e si ritrova sola, a Milano, dapprima a lavorare in fabbrica e poi coinvolta nelle organizzazioni partigiane. Suo marito, Aldo, promettente ingegnere aeronautico, in realtà è scappato a nascondersi nella cascina della madre. Matteo ed Adele si ritroveranno, per varie vicissitudini e incontri della vita, a diventare partigiani. Aldo no, Aldo inizierà un lento e inesorabile tracollo psicofisico.
Matteo, in particolare, nella sua missione di ritrovare la sorella Adele, si imbarca in un’ardua impresa, risale la penisola, la attraversa da sud a nord e ci regala un affresco corale vividissimo di quello che poteva essere l’Italia di quegli anni: villaggi e contadini, città in fiamme e boscaglie, faccendieri e partigiani. E la sensazione di attraversare anche noi, con lui, lo Stivale, ce la regalano anche i dialetti, che cambiano man mano che Matteo passa di regione in regione (in coda al libro scoprite anche chi ha fornito una vera e propria consulenza in materia…).

La gioia e l’amarezza

Oserei quasi definirlo (senza la pretesa di analisi storiche) un romanzo sulla quotidianità della Resistenza, senza concessioni alla retorica. Anzi, quando arriva il 25 aprile e la Guerra è finalmente finita, non c’è gioia completa ed assoluta negli occhi dei tre protagonisti che assistono ai cortei per le strade di Milano. Piuttosto, c’è il paradosso dell’amaro in bocca, con la consapevolezza che:

“Tutti ignoravano l’incertezza del futuro, che già in quel momento si addensava, certo meno terribile ma comunque tetro, in cinica attesa che tutta quella gente smettesse di ridere e di abbracciarsi. Le ragazze in divisa recitavano una parte che mai avrebbero avuto in quell’Italia che non poteva essere cambiata tanto da una primavera all’altra, e dietro a tante improvvisazioni di libertà e uguaglianza Matteo si figurava le fazioni, che già dai primi istanti di pace avevano di certo preso a differenziarsi per strappare fette di potere”.

Questo pensa Matteo alla fine, e mi pare una sintesi perfetta dello spirito del libro.

Sembra Wikipedia, è BookDrum, per chi di un libro vuol sapere proprio tutto

La Londra di Shakespeare

Questo farà felici i maniaci della lettura. Quelli che di un romanzo vorrebbero divorare tutto, sondarne i riferimenti, scoprirne i luoghi e non solo immaginarli tra le righe, magari per andare anche a goderseli di persona. Il tutto, anche per chi ancora non si è lasciato convincere dal libro elettronico. Qui l’esperienza multimediale ha un appeal più fai da te ma sono sicura che non vi deluderà! Ho scoperto BookDrum, un sito che arriva dalla Gran Bretagna, un compendio libresco, una sorta di wikipedia sui generis, solo che qui chi scrive i contenuti lo fa immergendosi completamente nel proprio libro preferito, noi li possiamo andare a conoscere virtualmente, leggiamo chi sono e cosa fanno nella vita.

Cosa fa BookDrum? Raccoglie un folto database di libri, al momento ce ne sono oltre 160, soprattutto anglosassoni ma non solo. Ciascuno è schedato: sommario, glossario, recensione,  e fin qui tutto normale. Ma poi arriva Bookmarks, dove il dettaglio maniacale raggiunge il suo apice, con un ricco sistema di note e riferimenti, pagina per pagina. Ma quello che piacerà davvero ai viaggiatori è il setting: per ogni romanzo, le sue location, corredate di mappe.

La Patagonia di Bruce Chatwin
La Patagonia di Bruce Chatwin

Con titoli anche ambiziosi, perchè un conto è recensire la Londra in cui si muove Bridget Jones nel suo famoso diario, impresa ben diversa è mappare e raccontare i luoghi dell’Odissea (sì, c’è anche Omero). Per metterlo alla prova clicco su The Kite Runner, ovvero Il cacciatore d’aquiloni, best seller di Khaled Hosseini, per vedere come se la cava la wiki-autrice Susan de Villiers con il setting di una storia così lontana da noi. Afghanistan: trovo poche righe che servono a collocare il Paese sia geograficamente che nella sua storia recente, qualche immagine (e un documentario sulla guerra con l’Urss) e brevi cenni su Kabul.

Stesso meccanismo se clicco sulla mappa, dove però trovo anche altre città citate nel libro, da Peshawar a Jalalabad. Scelgo poi di navigare in un classico generazionale, The Catcher in the Rye, che da noi diventa Il Giovane Holden di J.D.Salinger. E Bookdrum mi informa che la cittadina con cui si apre il romanzo, Agerstown, è fittizia, come pure la Pencey Prep, ma l’autore la immagina in Pennsylvania. Più succoso è quello che segue, con i vagabondaggi di Holden nella New York degli anni ’40,ed i suoi landmark, dalla Grand Central Station a Broadway. La chicca? A pie’ pagina, una selezione di altri romanzi ambientati a New York. La mossa di marketing? Ognuno è corredato dal link ad Amazon Uk. Business is business.

Le mappe fantasy

Conoscete Il caso Jane Eyre? E’ un divertente romanzo fantasy-letterario con cui l’autore Japser Fforde apre la serie delle avventure della detective letteraria Thursday Next, ma soprattutto ci proietta in un Regno Unito di una dimensione parallela, in cui la guerra di Crimea è ancora in corso, i dodo, lungi dall’estinguersi, sono popolari animali da compagnia, ma soprattutto la letteratura conta tanto quanto la politica nel governo del mondo e i personaggi entrano ed escono dai classici. E così fa BookDrum, che ci illustra non solo le location in Galles e Inghilterra ma anche quella, piu’ celebre, del romanzo nel romanzo, la magione di Mr Rochester, Thornfield Hall.

Il mondo di David Foster Wallace
Il mondo di David Foster Wallace

Ma se in questa Inghilterra futuribile teniamo ancora un piede saldo nella realtà, non vi stupite nello scoprire che gli appassionati contributor di BookDrum si lanciano anche nel fictional puro. Troverete anche ampie descrizioni di Arda, il mondo di Tolkien e della sua Compagnia dell’Anello. Per non parlare di O.N.A.N, ovvero The Organization of North American Nations, il fantomatico sovra-Stato del visionario futuro di David Foster Wallace nel suo Infinite Jest.

Arrivano gli e-book

Con questo patrimonio partecipato di spunti, contenuti extra, video e audio era facile immaginare che il passo successivo sarebbe stato .. l’ebook, firmato BookDrum. E così è stato, ma siamo solo agli albori. Per ora infatti i titoli pronti sono due, e super classici: Cuore di tenebra di Joseph Conrad e Giro di Vite di Henry James, e a breve dovrebbe arrivare Dracula di Bram Stoker. Si trovano su Kobo e Kindle, entrambi a 2,67 euro.