A casa delle Piccole Donne: in Massachussets si viaggia coi grandi scrittori americani

In Massachussets
Brant Point Lighthouse Nantucket, Credit Yankee Magazine-Larry Tocci

Intanto ve lo dico: in questi giorni sul blog leggerete soprattutto di viaggi letterari negli Stati Uniti. No, ahimè, non perchè io stia per partire per gli Usa, cosa che peraltro mi piacerebbe e tanto. Ma perchè una serie di casi – chiamateli coincidenze, chiamatela serendipity (in cui io comincio a credere sempre di più) me li hanno condotti qui, a portata di carta virtuale.

Due giorni fa vi raccontavo dell’American Writers Museum che aprirà a Chicago nel 2017. Oggi vi porto invece in Massachussets (e non solo).
E’ anche questo il bello di scrivere delle proprie passioni: ci si incontra, si chiacchiera, si scambiano idee e racconti! E’ così è stato, ad esempio, qualche tempo fa, con una persona che conosco da tanto per lavoro, che come me ama la letteratura, e che degli Stati Uniti è una vera esperta. Lei è Olga Mazzoni, presidente dell’agenzia di marketing turistico, pr e comunicazione Thema Nuovi Mondi, presidente di Visit Usa Italy, l’associazione di tour operator, enti e altri soggetti impegnati nel proporre e diffondere la conoscenza degli Stati Uniti in Italia. E rappresentante di diversi Stati americani, tra cui, appunto, il Massachussets.

Tempo fa avevo pubblicato un articolo su un reportage di viaggio molto particolare, quello di Walt Whitman attraverso il West e le grandi città americane.
E lei di viaggi letterari negli Stati Uniti me ne ha suggeriti altri, altrettanto originali e, forse, ancora poco conosciuti al grande pubblico.

Che ne dite, ad esempio, di fare un viaggio con Moby Dick?

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Viaggi letterari: a Chicago il Museo degli scrittori americani

museo degli scrittori americani a ChicagoAGGIORNAMENTO L’American Writers Museum ha aperto a Chicago il 16 maggio 2017. Lo trovate in 180 N. Michigan Avenue, Second Floor, ed è aperto martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17, il giovedì dalle 10 alle 20, chiuso il lunedì. L’ingresso costa 12 dollari, gratuito per i bambini sotto i 12 anni. Per tutte le informazioni c’è il sito ufficiale: www.americanwritersmuseum.org

Amanti dei viaggi letterari negli Stati Uniti segnatevi questa notizia: nel 2017 Chicago diventerà per voi una destinazione da non perdere. The windy city diventerà, infatti, la casa dell’American Writers Museum, ovvero la prima istituzione nazionale che celebrerà gli scrittori americani.

La notizia del museo degli scrittori americani circolava da un po’ ma da qualche giorno ha un indirizzo, 180 North Michigan Avenue, vicino ad altri centi culturali come The Art Institute of Chicago, il Chicago Symphony Center, i Pritzker Military Museum and Library, e la Chicago Architectural Foundation, e una data un po’ più certa, la primavera del 2017.
Da Mark Twain a Louise May Alcott, da Jack Kerouack a Emily Dickinson, da Ray Bradbury a Truman Capote.. e l’elenco degli autori made in Usa che hanno costruito pagina dopo pagina il nostro immaginario collettivo potrebbe continuare all’infinito. Forse è per questo che, nel progetto dell’American Writers Museum, c’è l’idea di dare spazio di volta in volta a nomi e volti diversi, di catturare i visitatori con le nuove tecnologie, la multimedialità, le mostre temporanee e gli eventi interattivi.
La sua costruzione deve ancora iniziare ma è facile avere un’anticipazione di quello che sarà: basta infatti andare sul (curatissimo) sito dell’American Writers Museum, e farvi un giro tra rendering, video e racconti pubblicati sul blog.

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“La scrittrice abita qui”: in viaggio nelle case (e nelle vite) di sei grandi donne del Novecento

case di scrittriciQuando l’ho trovato per la prima volta, il libro di cui vi parlo oggi, ero in biblioteca. L’avevo preso, sfogliato, ne avevo letti alcuni passaggi, poi l’avevo lasciato lì, certa però che ci saremmo incontrati di nuovo. E così è stato, un anno fa ormai: ero al Festivaletteratura di Mantova, ad ascoltare un incontro sulla letteratura al femminile, ed ho incontrato la sua autrice, Sandra Petrignani.

Il libro si chiama “La scrittrice abita qui” (pubblicato da Neri Pozza), ed è un viaggio attraverso le case di sei donne della letteratura del Novecento, sei grandi scrittrici.

Riesco a parlarvene solo ora, ma va bene così perché si tratta di storie senza tempo. E’ un libro che possiamo prendere in mano, scegliendo la nostra preferita tra le sei scrittrici protagoniste, e leggerne la storia sentimentale tutto d’un fiato. Oppure possiamo gustarcelo poco a poco, sfogliandolo un po’ ogni volta che desideriamo che una di loro ci faccia compagnia, aprendoci la porta di casa.

Chi incontriamo nelle pagine di “La scrittrice abita qui”, e soprattutto, dove ci portano?

case museo di scrittrici

Grazia Deledda e la sua Sardegna, con Nuoro (ma non solo).

“La mia casa, stretta, quadrata e grezza come una torre con un pianerottolo e due sole stanze ad ogni piano, era una delle più alte: e fin da bambina io avevo stabilito la mia particolare residenza all’ultimo piano, in una specie di soffitta riparata dal solo tetto sostenuto da grosse travi e da uno spesso graticolato di canne”. Ci vado subito, in quella stanza, salendo i ‘ventinove gradini’ di ardesia. E’ completamente vuota. Cerco di immaginare lo ‘scaffale pieno di libri vicino alla finestra”.

 Marguerite Yourcenar e l’America, con Petite Plaisance nel Maine.

“Dunque non ci sono dubbi, questo è il posto. Un cottage accogliente, abbellito da un portico con un rampicante di fitto verde che lo attraversa per intero. Non c’è nessuna recizione, possiamo girare intorno alla villetta liberamente; ma le finestre sono ben chiuse, le tendine (bianche) tirate. Solo i grandi vetri della veranda laterale non hanno tende: si vede all’interno un vano luminoso, arredato con poltrone e tavolinetti in midollino bianco con cuscinoni a righe che conservano l’impronta dei corpi. Qui, nella bella stagione, Marguerite Yourcenar prendeva il tè con qualche ospite di passaggio (lo leggo nel libro fotografico di “Port in the Storm”.

 

Colette e la Francia a Saint-Sauveur-en-Puisaye, Alexandra David-Néel e l’Oriente in Provenza, con Samten Dzong, Karen Blixen tra la Danimarca della sua dimora Rungstedlund e l’Africa, Virginia Woolf e l’Inghilterra con la sua tenuta Monks House (ma, in realta’, la storia si intreccia inesorabilmente con Charleston Farm, dove viveva la sorella Vanessa Bell).

L’idea mi era piaciuta subito: non era forse questo uno splendido esempio di viaggio letterario? Ma ho capito leggendolo che era anche altro, di più: è un viaggio nelle vite, perché in fondo non è quello che cerchiamo quando andiamo a visitare la casa-museo di uno scrittore? Curiosare tra i suoi oggetti, farci un’idea di che tipo era e provare a ritrovarne quell’immagine che ci siamo costruiti attraverso le sue parole.

“Il progetto di questo libro ha preso forma nella fattoria della fata Vanessa. E’ stato a Charleston, nel 1986, che per la prima volta ho messo in relazione la vita sentimentale delle persone con la casa in cui abitano.
Charleston è l’apoteosi di quella idea.
Credo che, anche nei casi più modesti, nulla sia più rivelatore sull’affettività di un essere umano quanto il luogo in cui vive e gli oggetti di cui si circonda”

 

 

 

La fata Vanessa è Vanessa Bell, la sorella di Virginia Woolf, e fu proprio la scrittrice, racconta Sandra Petrignani, ad individuare questa fattoria come luogo ideale per lei e la sua famiglia. Una casa così diversa da quella di Virginia e Leonardo Woolf, Monks House.

“Quanto Charleston è solare, Monks è buia e un po’ infossata. Charleston è infantile e sensuale, Monks severa. Se nella prima dominano le tinte chiare, la seconda è giocata sugli stessi toni, ma tutti più scuri. Con un’eccezione: la camera da letto di Virginia, che fu aggiunta nel 1929, a undici anni dall’acquisto della casa ed in concomitanza con la pubblicazione del celebre saggio “femminista” ‘Una stanza tutta per sè”.

Ecco, il viaggio nelle case di queste sei scrittrici è diventato il racconto delle loro storie, attraverso incontri, aneddoti, luoghi. E Sandra Petrignani è riuscita a farlo con una voce delicata e avresti voglia di essere lì ad accompagnarla, ad entrare in punta di piedi nei suoi racconti.

Passeggiando per Milano con il Poeta dell’aria

passeggiata sui Navigli a Milano
Milano, Navigli. Credits Mariangela Traficante

Fluttuare, per un paio d’ore. Anche in una città che, come Milano, sa essere a volte tremendamente pesante.

Io l’ho fatto, un sabato mattina di un piovoso inizio ottobre, insieme agli altri che, come me, si sono dati appuntamento in piazza Sant’Eustorgio, a due passi dai Navigli, per l’appuntamento con una delle Passeggiate d’autore alla scoperta della città in compagnia di scrittori ed artisti. La nostra guida quel giorno era Chicca Gagliardo, scrittrice che ama osservare e raccontare la realtà “ma da altri punti di vista”, da quegli elementi in cui siamo immerse ma a cui forse non badiamo neanche. Le ombre, per esempio, e ora, con il suo ultimo romanzo, l’aria. Ed è proprio con lui, con “Il poeta dell’aria” (lo trovate pubblicato da Hacca) che siamo partiti. Accompagnati da questa storia che in realtà è un romanzo in 33 lezioni di volo. Volo? Sì, perchè i poeti dell’aria si librano e scrivono versi con le punte delle dita che volteggiano in quello che noi chiameremmo banalmente “vuoto”. E prima di farlo si accoccolano su un cornicione, che è proprio quello lì, all’angolo di piazza XIV Maggio. E di fronte c’è la quercia secolare, dicono la più antica di Milano, dove la sera si riposa lo “Stormo”.

Camminiamo. Chicca ci conduce attraverso luoghi così concreti ma a noi sembra proprio di vederle fluttuare, queste creature. C’è qualcosa di magico, credo, quando uno scrittore riesce a portarti nei luoghi della sua ispirazione.

Incroci, portici, vicoli, piazzette fiorite e marciapiedi grigi. Chicca legge brani dal suo libro e non c’è contrasto più stridente tra le sue parole che raccontano di vento, ombre, fili d’aria, e l’ingombro che ci circonda, clacson, voci, rumori, lo sferragliare di un tram.
Ma non è il racconto di un mondo che non c’è. E’ un modo diverso di scrutare il nostro, di mondo.
E, lo so che forse sembrerà un volo pindarico, ma appena Chicca inizia a condurci lì c’è un’immagine, ben precisa, che mi si staglia in mente: penso agli angeli de “Il cielo sopra Berlino”. A quell’atmosfera rarefatta e insieme assolutamente concreta ricreata da Wim Wenders.

Così come assolutamente concreta è un’altra figura, grande, dolente, che incontriamo passeggiando sui Navigli. Quella di Alda Merini. Della sua ombra, per essere precisi, che dialoga con la poetessa in un racconto scritto da Chicca Gagliardo per un’antologia al femminile, “Mappe sulla pelle” (pubblicata da Editpress).

“C’è una cosa che desidero: tenere in pugno il suono di un’ombra”, aveva detto la Merini.

E noi la ascoltiamo, dalla voce di Chicca, davanti alla sua casa di Ripa di Porta Ticinese 47, sulla Darsena, di fronte al Vicolo dei Lavandai.
E arrivati alla fine della nostra passeggiata, mi rendo conto di una cosa strana: più mi lasciavo andare alle parole di poesia che ascoltavo, più assorbivo anche le sensazioni, concretissime, che avevo intorno: l’indaffarato via vai del sabato mattina, il mercato, il profumo delle panetterie. In fondo, forse, il legame tra l’aria e i nostri piedi non è così fugace.

 

E’ notte, le finestre dei palazzi sono buie, tutti dormono rintanati dentro le stanze, schiene che premono sui letti, porte chiuse.
Lo Stormo invece se ne sta posato sui tetti tra i comignoli. Fianchi e braccia distesi sulle tegole, i muscoli che dopo il volo sprofondano nel sonno e nella luna.
L’unico in preda all’insonnia sono io, ma guardare la piazza dal cornicione mi calma, per questo sono qui adesso: nella notte gli archi dei portici si fanno più alti, i rami della quercia secolare che si innalza dall’asfalto sono marmo nero. Il vento è coperto. C’è vento, dici tu a volte. Il senso del vento non è quello di esserci oppure non esserci, ma di svelarsi o velarsi. Il vento è lo stato d’animo dell’aria.
Da “Il poeta dell’aria”, di Chicca Gagliardo

Scatenate la fantasia: si viaggia a Londra nei luoghi di Harry Potter raccontati…dall’amico Ron

Londra luoghi di Harry Potter
Kings Cross Station foto da: pecoraverde.com

Dai libri, bestseller, al grande schermo, planetario anch’esso, fino a tornare…alla realtà.

Che proprio realtà in tutto e per tutto non è, perchè in fondo è lì, sotto i nostri occhi, ma ci conduce in luoghi di un mondo parallelo.

Parliamo di Harry Potter, della fortunatissima saga firmata da J.K. Rowling, degli altrettanti celebri film e di una città, letteraria forse come poche al mondo, e sfacettata. Parliamo di Londra, ma soprattutto dei luoghi di Londra che hanno ispirato il mondo di Harry Potter e dove chi ha letto i libri o visto i film potrà ritrovarne l’atmosfera.

E per farlo oggi vi presento un’ospite che è passata a trovarmi con molto piacere: lei è Elisa Vimercati, si occupa di media e comunicazione in Pecora Verde (la conoscete? E’ una giovane società specializzata in escursioni originali, per turisti in crociera e non), e di sé e della sua professione dice: “scrivo, smanetto, penso e parlo”. Twin e copy, 4 volte zia, mi trovate ogni settimana sul blog più #fuoridalgregge del mondo travel, quello di Pecora Verde www.pecoraverde.com/blog.
Sarà Elisa dunque ad accompagnarci nella Londra di Harry Potter. Mettiamoci comodi, magari con una bella tazza di tè fumante per essere in perfetta sintonia british, e partiamo!

Il luoghi di Londra di Harry Potter… con episodi inediti

Londra luoghi di Harry PotterQuesto post raccoglie le memorie di Ronald Weasley detto Ron, che racconta ai suoi figli dei luoghi di Londra di Harry Potter… e di alcune “marachelle” rimaste tuttora inedite. Volete saperne di più? Continuate a leggere!

Ora, non è che io sia invidioso, anzi. Voglio molto bene ad Harry e dopo tutti questi anni le nostre vite sono unite più che mai. È che ripercorrere certi episodi mi dà ancora i brividi: per questo quando i miei due figli sono voluti andare a Londra “ma la Londra dello zio Harry – loro lo chiamano così, non quella normale” mi ci è voluto un attimo di tempo.

Comunque, eccola qui: la Londra di Harry Potter, in 4 luoghi per noi hanno voluto dire molto. Ascoltatemi, e li vedrete con occhi diversi.

1. Il binario 9 e ¾ – King’s Cross

Ci avevano detto di saltare nel muro. Anche a sapere che la cosa avrebbe funzionato e ci si sarebbe ritrovati tutti al treno per Hogwarts, in quel momento, prima del salto, viene solo un grosso “GULP” su per la groppa. Un respiro, e via dall’altra parte. Guardare il carrello che hanno conficcato nel muro mi dà… boh, una certa nostalgia.
– Il luogo vero: King’s Cross, Railway Station.

2. Il Paiolo magico in Diagon Alley

La prima BurroBirra, chi la scorda più? Vi racconto un episodio che non potete sapere – perché J.K. non ha voluto dire proprio tutto quello che ci è successo, soprattutto su mia richiesta – una volta avevo eccdduto così tanto con la BurroBirra che… ho sposato Mirtilla Malcontenta! Eravamo tutti quanti al Paiolo Magico, il bar dove si trovano tutti i maghi, poi mi sono ritrovato nei bagni di Hogwarts – presumibilmente con la testa nel lavandino – e dieci minuti dopo mi sono ritrovato sposato! Fortunatamente c’era un’irregolarità nel rito, per cui il matrimonio è stato annullato.
– I luoghi veri: Bull’s Passage, Leadenhall Market – e anche Borough Market.

3. Lo zoo

Questo non è un ricordo mio, ma solamente di Harry, di quando stava con la sua famiglia di babbani crudeli e io e lui dovevamo ancora conoscerci. Dovevano andare allo zoo, zio Vernon, zia Petunia e quel ciccione di Dudley (non si dice MAI ciccione a nessuno, ma Dudley se lo meritava), e non so per quale motivo si sono portati dietro Harry – che forse avrebbe preferito starsene a casa in santa pace. Dudley stava facendo il bullo (anzi, bullone, essendo ciccione) con Harry e in cambio si è ritrovato nella vasca del boa costrictor. Ah, quanto avrei voluto essere presente…
– Il luogo vero: lo zoo di Londra.

Australia House, foto da: pecoraverde.com
Australia House, foto da: pecoraverde.com

4. La Gringott

Alla Gringott c’è stata una sola rapina: lo so perché a quella rapina c’ero anch’io. Entrare sotto al naso dei goblin, passare per la cascata del ladro, entrare nella camera blindata dei Lestrange e prendere la coppa di Tassorosso… quello è stato uno dei moltissimi momenti emozionanti e allo stesso tempo paurosi Ora, ho fatto anche altre cose nella vita oltre a rapinare, rubare e sposare Mirtilla, sia ben chiaro, e lo scopo era più che nobile… Quello che voglio dire è che ora non ci si immagina nemmeno cosa significasse vivere la paura costante del ritorno di Colui che non deve essere nominato… Sono esperienze che segnano, e devo dire ne ho una certa nostalgia…
– Il luogo vero: Australia House – ambasciata australiana a Londra.


“Ron, ancora dici Colui che non deve essere nominato? Si chiama Voldemort! Le cose fanno meno paura se le chiamiamo col loro nome: ecco, questo voglio insegnare ai nostri figli, ed è lo scopo della nostra gita nella Londra di Harry Potter. Chiaro?”
“Certo Hermione, come credi”. Forza bambini, mappa in mano e si comincia!

Un percorso letterario su Cityteller insieme a Pecora Verde

I ricordi sono di Ronald Weasley, ma le parole sono di Pecora Verde. Se volete approfondire, ecco le loro chicche sul blog  Se invece volete seguirli per la Londra di Harry Potter, scaricate la app di Cityteller da iTunes e Google Play e cercateli fra i percorsi letterari.

Sul sito dell’ente del Turismo

E se state programmando un viaggio in Gran Bretagna sulle orme di Harry Potter si segnalo anche il sito di VisitBritain. L’ente del Turismo della Gran Bretagna ha infatti realizzato una guida gratuita ai luoghi dei film di Harry Potter in tutto il Paese, da Londra alle Highland scozzesi fino al tour dei Leavesden Studios. La trovate a questo link.

“Il segreto di Greenshore”: esce un racconto inedito di Agatha Christie e ci porta a Greenway, nella sua villa

un racconto inedito di Agatha Christie
La villa di Greenway, credits sito National Trust

Un romanzo inedito di Agatha Christie. Ebbene sì, nel 2015 può accadere anche questo e fare felici gli appassionati della scrittrice inglese. E’ uscito in Italia proprio ieri, per Mondadori, e anzi più che un romanzo è un racconto, che risale al 1954 e di cui, chissà, si erano perse le tracce, oppure erano rimaste gelosamente custodite in fondo a qualche cassetto.
Perchè è singolare la storia di questo libro, che si chiama “Il segreto di Greenshore” (titolo inglese originale “The Greenshore Folly“) e fu scritto da Agatha Christie nel 1954. Per beneficienza. I proventi della vendita del libro dovevano infatti essere destinati a una parrocchia del Devon dove la scrittrice si recava d’estate. Sarebbero serviti ad un fondo per la realizzazione di una nuova vetrata istoriata per la St.Mary the Virgin Church di Churston Ferrers. Solo che, a quanto pare, non fu un successo, e fu ritirato l’anno dopo. Come mai? Probabilmente a causa della sua lunghezza, troppo per la pubblicazione sulle riviste e troppo poco, forse, per diventare un romanzo. cosa che però poi successe, visto che la storia dl racconto diventò la base per Dead Man’s Folly, ovvero La Sagra del delitto.

un racconto inedito di Agatha Christie
Saranno comunque gli appassionati di oggi a gustarlo. E, perchè no, a partire per un viaggio letterario nelle estati della scrittrice inglese. Perchè dentro le pagine si cela un luogo molto caro ad Agatha Christie: la sua villa. Il racconto è infatti ispirato da una location reale e molti dei luoghi, degli angoli, dei personaggi raccontati sono passati di lì.

Si chiama Greenway, sorge sul fiume Dart, nel Devon. E fu, dal 1938, anno in cui la scrittrice la acquistò, fino alla sua morte del 1976, la residenza estiva della signora del giallo. Oggi è un museo e fa parte del National Trust britannico, vale a dire il fondo che si occupa della conservazione e del sostegno di luoghi storici in Gran Bretagna. E’ una villa georgiana di fine ‘700, dove la scrittrice e la sua famiglia trascorrevano le estati e le vacanze con la sola interruzione della Seconda Guerra Mondiale. E a Greenway proprio il National Trust dedica una pagina del suo portale, dove potete trovare tutte le informazioni sulla visita alla villa.

Che ne dite, può essere una buona destinazione per un viaggio letterario sulle orme di Hercule Poirot?

In viaggio con Jane Eyre (e altri voli pindarici)

libri da leggereChiamateli voli pindarici, strani equilibrismi del pensiero o, semplicemente, associazioni libere e apparentemente inspiegabili.

A me capitano spesso, specialmente quando la testa è a briglia sciolta. Vedi, leggi, scopri qualcosa e quasi immediatamente ne pensi un’altra. un po’ lo temo, sa di mente dispersiva. Però in fondo mi piace, perchè mi fa tenere in allenamento la fantasia e lo stupore. Proprio come oggi, con la storia che vi sto per scrivere.
Come al solito “sfogliavo” Facebook qualche giorno fa. E ho scoperto una curiosità in arrivo in Italia. Espresso Book Machine, ovvero: un piccolo impianto di stampa e legatoria, che si può trovare in una libreria o in una biblioteca, e può stamparvi un libro in pochi minuti. In pratica, un distributore automatico di libri. Ed eccole le parole “magiche” che hanno fatto scattare la mia molla pindarica. Cercavo di visualizzare questo aggeggio (grande come una fotocopiatrice? Simile a una stampante 3D?) che fosse in grado di produrre libri in pochi minuti, e sono volata. Sono volata in un’Inghilterra del 1985 ma di un lontanissimo mondo parallelo. Perchè il distributore automatico di libri me ne ha trascinato immediatamente un altro in testa: quello che dispensa frasi di Shakespeare. Si chiama Will-Speak, è un mezzo automa agghindato in abiti elisabettiani, e per dieci penny vi declama frammenti del Riccardo III, o di Amleto, o di altri capolavori del Bardo. Dove lo trovate? In un libro!

libri da leggere chelibromiporto

Si chiama “Il caso Jane Eyre” (pubblicato in Italia da Marcos Y Marcos), l’ha scritto l’inglese Jasper Fforde, io l’ho letto qualche anno fa, l’ho trovato geniale e ringrazio questa molla che l’ha tirato fuori dai cassetti della memoria.
E’ una Gran Bretagna che manda ancora soldati in Crimea perchè lì la famosa guerra è ancora in corso, e il Galles è una repubblica indipendente, ma in realtà non è un mondo ripiegato all’incontrario. È un mondo dove il tempo è un concetto decisamente flessibile, ed è un mondo dove la letteratura è importante e i libri sono un bene tanto prezioso da diventare merce pregiatissima per ladri e criminali. Tanto che la vera identità di William Shakespeare è al centro di una faida politica. Tanto che esistono i detective letterari, come Thursday Next, la protagonista del romanzo. Che deve indagare su un rapimento ingombrante, quello di Jane Eyre, sì, proprio lei, dalle pagine del romanzo di Charlotte Bronte. Perchè questo – e quanto ci piacerebbe fosse davvero possibile! – è un mondo in cui si può entrare e uscire dai romanzi.
O dalle poesie, o da altre opere letterarie. Pensateci un po’ su. Ci sono sicuramente dei libri che vi hanno appassionato tanto da farvi desiderare di incontrarli per davvero, i protagonisti, di camminare al loro fianco e di scambiare due chiacchiere con loro. Oppure ci sono storie che avete detestato a tal punto da sentire forte l’esigenza di entrarci quasi di prepotenza, in quelle pagine, per cambiarle?

“C’era infinite volte il Sud”, un Salento che sa di mare e Oriente

Una delle pagine di questo blog si chiama “dalla carta all’app”.

Perchè in questi tempi di accelerate tecnologiche è questo il senso di marcia che ci aspettiamo vero? E invece la storia di oggi va contromano, parte da uno smartphone e atterra sull’inchiostro. Però in fondo ci segnala che un incontro è possibile. Ricordate una guida del Salento di cui vi ho parlato, Sherazade, l’app che racconta il Salento attraverso le sue voci del passato e del mito? Oggi la potete trovare anche in libreria. O meglio, ha dato vita a un libro, si chiama “C’era infinite volte il sud” (Il Raggio Verde) e l’ha scritto Matteo Greco, ideatore e autore dell’app.
Con ventitre racconti e dieci “lettere” al turista, porta sulla carta le voci dei personaggi, veri, e immaginari, che fanno da cantastorie su Sherazade, e che conducono attraverso le vie del Salento: Gallipoli, Santa Maria di Leuca, Otranto, Galatina, Santa Cesarea Terme, Alessano. Gagliano del Capo, Cutrofiano, Zollino, Melpignano, Soleto, Sternatia, Martignano, Martano, Corigliano d’Otranto, Melendugno, Castrignano De’ Greci.
I racconti si snodano lungo due direzioni: i confini, che qui sono dettati soprattutto dal mare. E il cuore, l’entroterra.

“Il Salento è, in realtà, una finta terra. Se lo percorri lungo i suoi

confini a Oriente, a Sud, ad Occidente, troverai mare, solo

mare. C’è solo una direzione, il nord, solo uno stretto lembo

di superficie terrestre, a ricordare che si è legati a un continente. Il

vero padrone di casa, qui, non è l’uomo, e neppure gli ulivi che

fiancheggiano ossequiosamente ogni strada, ovunque si vada”.

guida del SalentoLungo i punti cardinali ci sono le voci della costa, dal racconto della sentinella sui bastioni di Otranto, all’arrivo dei Turchi, alla voce della sirena Leucasia di Santa Maria di Leuca, Finibus Terrae. E Giovanni, venditore di olio lampante sulla piazza di Gallipoli.

“Dopo aver costeggiato il Salento lungo i punti cardinali e i suoi diversi mari, ti porterò nell’entroterra. Saranno poche decine di chilometri, vedrai, ma il viaggio nel tempo che faremo sarà ampio. Non ti stupire, se sentirai qualche signore anziano parlare una lingua mai sentita entro i confini dell’Italia. È che i paesi in cui ti porto hanno, come dire, una sorta di doppia residenza. Sono lì, dove li vedi, ma in un certo senso sono anche in Grecia, nell’Oriente da cui venivano i bizantini che per secoli li hanno abitati”.

Ecco invece un sud che è anche Oriente nel secondo fil rouge: la Grecia Salentina. Dal suo cuore di Galatina, dove certo non poteva mancare la voce di una tarantata (il racconto di Teresa) a, per esempio, un borgo meno conosciuto, Castrignano de’ Greci, e un contadino del 1700 che racconta il Castello de’ Gualtieris.

Racconti dal passato ma anche voci contemporanee. Lettere, pagine di diario (reali o immaginarie?), e-mail. Una guida narrativa del Tacco d’Italia.

Mi sorprende sempre ritrovare sulle pagine di un libro luoghi ai quali quasi finisci per non dare più peso, tanto fanno parte della tua “geografia” familiare. Capita anche a voi di provare queste sensazioni quando magari vi ritrovate a leggere storie ambientate là dove siete nati e cresciuti?

#MilanoDaLeggere: a settembre la mostra “Milan, a place to read” celebra la città raccontata da libri e scrittori

Milano da leggere
Milano, Giardini Publici Indro Montanelli, credits: Mariangela Traficante

Scoprire Milano attraverso le sue suggestioni letterarie.

E’ quello che mi piace fare in questo blog con la rubrica #MilanoDaLeggere. ed è quello che sarà possibile provare anche grazie ad una delle mostre a Milano che approda proprio in città dopo l’estate. Si chiama Milan a place to read, e vuole celebrare il rapporto di Milano con il mondo dei libri e della letteratura.

E poi Milano quest’anno è anche Città del Libro. E poi questa mostra la pregusto come un’ottima preparazione a Bookcity, l’evento che porterà libri e scrittori in giro per la città e che quest’anno si anticipa alla fine di ottobre per rientrare sotto l’enorme e sfaccettato cappello di Expo 2015 e di Expo in Città.
Cosa sarà Milan, a place to read? Si tratta di una mostra bilingue, in italiano e in inglese, per raccontare la Milano degli scrittori, degli editori, ma anche e soprattutto quella dei lettori. Prendendo spunto da un personaggio, o da un luogo meneghino, dalla Scala a Piazza degli Affari allo stadio di San Siro.
E’ promossa dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, in collaborazione con Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Regione Lombardia, Comune di Milano e Associazione Italiana Editori e con il contributo di Fondazione Cariplo. Debutta a settembre in via Formentini 10 a Milano e si potrà visitare fino all’11 novembre.

mostre a MilanoE lo farà raccontando la città in tre sezioni:

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Spunti di viaggio in Alto Adige. Dove un museo racconta la storia della macchina da scrivere

museo delle macchine da scrivere
photo credits: www.schreibmaschinenmuseum.com

Quanti di voi hanno posato le proprie mani (e ticchettato rumorosamente) sui tasti di una macchina da scrivere?

Alzate virtualmente le mani, e e capirò con quanti di voi posso condividere certi ricordi “anagrafici”!
A dire la verità, per me la macchina da scrivere è soprattutto il ricordo familiare di un divertimento di infanzia e adolescenza, le dita sporche di inchiostro nel tentativo di sistemare il nastro, la gomma speciale a forma di ottagono (era un ottagono, vero?). Quando per scrivere sul serio – un compito, una tesina – ho lasciato penne e quaderni mi son trovata già di fronte un pc (tranne che in un’occasione: la prova di ingresso ad una scuola di giornalismo, un androne pullulante di candidati e ognuno a ticchettare sulla sua macchina da scrivere. Ed era solo il “lontano” 2001…)
Però, sia che ci siate cresciuti, sia che la consideriate uno strano oggetto di antiquariato, non credete anche voi che la macchina da scrivere sia affascinante? Se non altro per le storie dal passato che è capace di evocare, storie di scrittori, di giornalisti (impossibile non pensare alla Lettera 22 di Indro Montanelli).
E allora ho sorriso quando ho scoperto l’esistenza del luogo in cui virtualmente vi voglio portare oggi, in attesa di visitarlo anche io di persona. E’ un museo della macchina da scrivere. O meglio, lo Schreibmaschinenmuseum.

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