Quando un blog non basta più: libri di viaggio in digitale

libri di viaggio digitali che libro mi portoArriva forse quel momento in cui il blog non basta più. C’è chi nella forma del post ci si trova bene, pubblicare a piccole dosi, fare un po’ di serialità. E chi invece ogni tanto si sente cuciti addosso un po’ troppo stretti i dettami del web, l’attenzione fuggente del lettore, il rompicapo delle regole Seo. E decide che, per raccontarsi, ha bisogno di più parole. Per raccontare un viaggio per esempio.
Scrivere un libro: oggi le possibilità per chi vuole farlo si sono moltiplicate. Grazie all’autopubblicazione, certo, ma anche alle idee di nuove case editrici, agili, appassionate di digitale. Ne ho scoperte e “incontrate” diverse in questo cammino di viaggi e libri, e oggi comincio a presentarvene una. Perchè hanno deciso di dedicare un’intera collana ai viaggi. Ero curiosa di di scoprire come nascono i loro reportage e di come immaginano, loro, un libro di viaggio digitale (per esempio che duri il tempo di un viaggio aereo in una capitale europea..) E allora li ho intervistati. Ecco il team di goWare e quello che mi hanno raccontato, buona lettura!

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Acqua, terra, musica: vi racconto il progetto della Strada del Po e dei Sapori della Bassa Piacentina

Strada del Po e dei Sapori della Bassa Piacentina
Navigazione Po, credits per tutte le immagini in questo articolo: Mariangela Traficante Chelibromiporto.com

Cascine, ville, arte e musica. E poi un grande fiume. Giri per la Bassa Piacentina e ti rendi conto di quanto sarebbe bello e prezioso riuscire a valorizzare territori italiani come questi, fatti di tradizione, natura, Storia e storie.

E’ quello che ha deciso di fare la Strada del Po e dei Sapori della Bassa Piacentina, uno degli esempi virtuosi di quando in Italia pubblico e privato decidono di collaborare per il bene comune.
Il consorzio raccoglie infatti una ventina di soci, per lo più piccoli produttori enogastronomici, e sette Comuni. Insieme, hanno deciso di promuovere il territorio.
E oggi lo fanno anche grazie a Po’s TiAmo. Si tratta di un sito, www.postiamo.altervista.org ma soprattutto di una card turistica che serve ad offrire ai visitatori proposte ed esperienze, grazie ad offerte e sconti dedicati. Terra e tradizione, sapori, ambiente e natura, storia e cultura: il territorio viene declinato a 360 gradi e qualche settimana fa, nella mia giornata dedicata alla scoperta della provincia di Piacenza con #ohmyguide e #stradadelpo (avete letto il racconto del tour Castelli e Vino con Ohmyguide?), ho potuto osservarlo direttamente e farmi più di una domanda sulla bellezza di valorizzare angoli spesso nascosti d’Italia.

A cominciare da un “avamposto”: Officina di Carla. Ovvero, un locale e supermercato a km 0 a poche centinaia di metri dalla Via Emilia, porta d’ingresso ai sette comuni di Besenzone, Castelvetro Piacentino, Caorso, Cortemaggiore, Monticelli d’Ongina, San Pietro in Cerro e Villanova sull’Arda.
Qui sono raccolti i prodotti delle cascine locali e da qui si parte alla scoperta del territorio.

Strada del Po e dei sapori della Bassa Piacentina
Cascine nella Bassa Piacentina

Viaggi in macchina mentre dal finestrino scorrono istantanee della vita contadina che fu, casolari, campi, piccoli borghi. E non puoi non pensare a quanto sarebbe bello poter rivalorizzare questi luoghi che parlano. E poi arrivi all’acqua, quella di un fiume importante. Qui scorre il Po e fa avvicinare le province di Piacenza, Parma e Cremona.

 

 

 

 

Per me, nata e cresciuta al mare, l’effetto è straniante e la navigazione un po’ surreale. Scopro che, quando il fiume si ritira, anche qui ci sono le spiagge e spesso svelano piccoli grandi segreti. Ce lo racconta il capitano Stefano Barborini, rimasto tra i pochi a navigare sul Po con la sua compagnia fiumePO.eu (ed eccola, ancora, quella riflessione che non vuole andarsene: perchè non riusciamo a valorizzare appieno anche i nostri fiumi, per esempio, quando all’estero il turismo fluviale spesso prospera?): ci imbarchiamo presso l’area naturale di Isola Giarola e il capitano ci racconta che qui, spesso, conduce gruppi di americani che del Po hanno sentito parlare, spesso anche dai racconti di guerra dei loro vecchi. E sulla sabbia puoi scovarne di reperti storici, anche più antichi, come tegole romane e i resti di un’anfora come quello che troviamo noi.

Natura e storia qui si intrecciano e lo fanno ancora a pochi chilometri di distanza. A Sant’Agata di Villanova per la precisione. Qui infatti si trova quella che fu l’ultima villa abitata da Giuseppe Verdi, prima di trasferirsi al Grand Hotel et De Milan dove poi morì nel 1901. In questa Villa Verdi, inizialmente pensata per i genitori, il Maestro si trasferì insieme alla seconda moglie Giuseppina Strepponi: si narra infatti che lei non fosse vista di buon occhio a Busseto, luogo natale di Verdi nella vicina provincia di Parma.
Purtroppo non è possibile fotografare gli interni della villa, ma immaginateli così: con gli arredi originali dell’epoca, qualche curiosità da artista eccentrico (come il pappagallo di casa Verdi che qui “riposa”, impagliato”, documenti dell’epoca e una buona dose di quello che l’iconografia legata a Giuseppe Verdi ci fa venire in mente. Dal suo busto in bronzo a guanti bianchi e tuba da cerimonia, per esempio.

E anche il grande parco esterno della villa (che tra l’altro è ancora in parte abitata dalla famiglia di discendenti Carrara Verdi) racconta ancora di lui: dai viali che Giuseppe Verdi volle ricoperti di sabbia, in modo da non fare rumore passeggiando per lasciarsi ispirare solo dai suoni della natura (e come non farsi venire in mente le strade del centro di Milano che furono cosparse di paglia per non disturbare con gli zoccoli dei cavalli gli ultimi giorni del Maestro?) al cancello che si apriva sulle sue proprietà. Verdi infatti amava la campagna e investì molti suoi proventi nell’acquisto di terre del Piacentino.

Strada del Po e dei sapori della Bassa Piacentina
Strada del Po e dei sapori della Bassa Piacentina

Non vi sembra che Villa Verdi sia uno di quei piccoli grandi gioielli che meriterebbero più turismo? E se dopo aver passeggiato tra i suoi viali con lo spirito del Maestro vi capita di ritrovarvi nella grande corte di una cascina, ad ascoltare le arie più famose delle opere di Giuseppe Verdi, come è successo a me, la magia è completa.

E’ quello che è stato fatto con Verdi Pop, ovvero le sinfonie verdiane hanno fatto da colonna sonora agli orizzonti del Po che scorre lungo i campi coltivati, eseguite dalla Banda Giuseppe Verdi di Busseto e dalla Corale di Cortemaggiore nella cornice della Cascina Pizzavacca a Soarza. Qui sulla pagina Facebook della Strada del Po e dei Sapori della Bassa Piacentina potete sfogliare una gallery dedicata all’evento.

 

E ti rendi conto che la cultura è viva e fresca e basta portare il “teatro” in un’aia per valorizzare insieme i gioielli sfaccettati di un territorio.

Quell’Italia che dici “minore”: ho scoperto i borghi piacentini grazie a Ohmyguide

Vigoleno, credits di tutte le immagini in questo articolo: Mariangela Traficante Chelibromiporto.com
Vigoleno, credits: Mariangela Traficante

Perdonatemi, inizio questo post con un luogo comune: spesso a due passi da casa esistono piccoli grandi gioielli di cui ignoravamo l’esistenza.
E’ una banalità? Forse, ma è anche vero. Solo che per scoprirli serve, come sempre, un buon pizzico di curiosità (che poi dovrebbe essere la molla di tutti i viaggiatori, anche di quelli urbani), e qualcuno che ti porti a conoscerli. A me è successo poche settimane fa. Vivo a Milano e dunque a un’ora di treno o poco più da Piacenza e dai suoi territori. Ma non ci ero mai stata. L’ho fatto grazie a una piattaforma web e ad un consorzio che virtuosamente mette insieme pubblico e privato, #ohmyguide e #stradadelpo. E ve lo racconto in due tappe.
Oggi parto da Ohmyguide.travel, lo conoscete? E’ portale giovanissimo, ideato da Enrico Corsini, che dopo anni da viaggiatore incallito ha deciso di mettere la sua passione in circolo. E’ così è nato il sito che consente di scegliere e prenotare un tour alla scoperta del territorio italiano, con un’attenzione particolare all’arte e alla cultura. Questa la filosofia: tour in piccoli gruppi, possibilmente a piedi, alla scoperta delle città d’arte italiane, durata massima tre ore, in compagnia di una guida professionista locale. E soprattutto dedicato alla cosidetta “Italia minore”, quella che spesso rimane fuori dai circuiti più blasonati, ma nasconde gioielli. E’ così che ho scoperto Vigoleno e Castell’Arquato, due borghi preziosi in provincia di Piacenza. Sì, perchè qualche settimana fa, come vi avevo anticipato, ho avuto l’occasione di conoscere Enrico e di partire con lui, altre due blogger, il nostro “autista” Davide (per l’occasione siamo andati in giro su un vecchio camper anni 70 o giù di lì!) ed Eliana Dragoni, guida turistica professionista che con Enrico si è occupata di elaborare l’itinerario Castelli e Vino, a visitare i borghi piacentini. Cosa ho scoperto?

Che vale spesso la pena uscire dalle strade più battute ed addentrarsi nella campagna italiana. E ve lo racconto per immagini in questo viaggio.

Vigoleno è un borgo medievale e fa parte dei Borghi più belli d’Italia ed e’ anche un buen retiro per gli artisti.

Questa incastonata nel muro è una piccola statua di San Rocco, santo pellegrino. Il borgo si trova infatti lungo il tratto montano della Via Francigena.  E poi Vigoleno ospita un museo molto particolare, il Museo degli Orsanti. Artisti, musicanti ed ammaestratori di animali che nel XVIII secolo emigrarono a piedi con orsi, cammelli, scimmie e “uomini musica” attraverso strade e piazze d’Europa. Qui potete conoscere da vicino le loro arti e la loro storia.

La pieve di Vigoleno è dedicata a San Giorgio, ed al suo interno, tra sirene tentatrici scolpite sulle colonne, le finestre sono state schermate con l’alabastro come si usava fare prima dell’avvento delle vetrate

Arte e natura e un pizzico di 2.0. Il borgo è circondato da una passeggiata lungo le mura che profuma di erbe aromatiche, e le potete scoprire anche puntano il vostro smartphone su un QR code.

Castell’Arquato, con la sua rocca che domina la Val d’Arda, è Bandiera Arancione del Touring ed è stato il set di un film che se siete nati prima degli anni ’80 avrete visto sicuramente: Lady Hawke.

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Una conchiglia fossile incastonata nel muro a Castell’Arquato

A prima vista sembrerebbe solo un borgo medievale ma quando ci andrete osservate con attenzione i muri della Chiesa di Santa Maria, la Collegiata di Castell’Arquato: vi troverete “incastonate” conchiglie, come questa. Sono i fossili a testimonianza del “mare preistorico” che oggi è la valle dello Stirone e i suoi dintorni. Tanto che qui potete visitare anche il Museo Geologico che custodisce, tra le altre cose, i resti dei cetacei ritrovati nella zona.

 

Ovviamente la storia del territorio piacentino, come quelle di tanta parte d’Italia, è strettamente intrecciata alla sua vocazione contadina ed enogastronomica. e un buon connubio si trova qui, alla Torricella di Chiavenna Rocchetta, un antico maniero e torre d’avvistamento della vallata che oggi ospita l’Associazione Vitivinicoltori Val Chiavenna (e dove abbiamo degustato anche questo).

 

Consigli di lettura

Vi ho incuriosito? Allora non posso lasciarvi senza qualche consiglio di lettura sul territorio piacentino. E di questo ringrazio Eliana, espertissima sul territorio, per aver voluto condividere con noi la lista di libri e spunti letterari sul Piacentino che trovate a seguire. Buon viaggio!

  • Cercate un testo scanzonato? C’è 101 cose da fare a Piacenza almeno una volta l’anno, di Emanuela Albanese, Officine Gutenberg, 2014.
  • Se vi interessa invece approfondire usi e costumi e territorio: Folklore piacentino (tradizioni, vita e arti popolari) di Carmen Artocchini,T.E.P., 1979.
  • Su Castell’Arquato non si può non sfogliare:
    Castell’Arquato: arte e vita quotidiana dalle origini al tardo rinascimento di Marc Le Cannu ; con un saggio di Carlo Francou, TEP Edizioni d’arte, 1994
  • E su Vigoleno una guida “easy”:
    Guida di Vigoleno : borgo medievale piacentino, a cura di Antonella Gigli – Reggio Emilia: Diabasis, [2000]
  • E per finire vi segnalo una guida online gratuita: è quella messa a disposizione da Piacenza Musei per raccontare il territorio. Qui potete scaricare i pdf da consultare su smartphone, tablet e pc.

 

Ma la mia giornata alla scoperta del territorio piacentino non si è conclusa qui! Ho avuto anche l’occasione di conoscere il progetto di Strada del Po e dei Sapori della Bassa Piacentina, di cui vi parlo nel prossimo post. A domani!

Quali guide di viaggio scegliere per far appassionare i bambini? Comincio dai consigli dei travel blogger

guide di viaggio per bambiniIn viaggio con i bambini. Quanti preparativi da fare vero? Cosa portare in valigia per i più piccoli, quali destinazioni scegliere, come organizzare il viaggio. Sì, il viaggio, perché di una cosa sono convinta: chi ha la passione per scoprire il mondo fa benissimo a trasmetterla ai propri figli, impareranno ad amarlo a loro volta e sarà per loro un regalo prezioso. E’ quello che vorrei fare anche io con il mio Mattia. Ma, tra i tanti preparativi da fare, avete mai pensato a scegliere un buon libro? Delle belle guide di viaggio per bambini, una raccolta di racconti ambientati nella città che stiamo per visitare, un libro che spieghi in maniera divertente storie e monumenti. Se amiamo leggerli noi, perché non farlo insieme ai nostri piccoli viaggiatori?
E quindi mi sono chiesta: dove andare a trovare le guide di viaggio per bambini più belle ed interessanti? Com’è il panorama in Italia? A me piacerebbe avere un luogo, una biblioteca virtuale da “sfogliare” per scoprirli, questi libri, e guide, e perché no, mappe per i più piccoli. Allora provo a farlo io, a raccontarvi questi #viaggibambini.

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A maggio vado a lezione di blogging e mobile journalism: mi sono iscritta a TbneTalks

Corso di comunicazione digitale travel bloggerSapete cosa mi piacerebbe fare con il blog? Sicuramente, riuscire a dedicarci più tempo di quanto ahimè gli impegni quotidiani mi concedano di fare. E, poi, farlo riuscendo ad utilizzare davvero le mille potenzialità che il mondo digitale ormai ci offre. Perchè al cuore ci sono, ovviamente, sempre i contenuti, le parole, le storie. Ma le strade digitali per condividerle sono tante e spesso appassionanti.

Come Instagram, ad esempio, perfetto per comunicare con l’impatto delle immagini ma che se utilizzato al meglio può diventare un ottimo (e divertente!) spazio di microblogging. E Pinterest, invece? Ecco, l’altro social fotografico rimane per me pressochè sconosciuto. Di Twitter, invece, non posso farne a meno, lo uso tutti i giorni e mi sono anche cimentata in momenti di live twitting, ma mi piacerebbe farlo in maniera più professionale. Continue reading “A maggio vado a lezione di blogging e mobile journalism: mi sono iscritta a TbneTalks”

Diario di viaggio in Argentina: quando l’emozione si racconta a fumetti

viaggio in Argentina
Luca, Elisa e il piccolo Manina in Argentina

Le emozioni di un viaggio si possono raccontare anche con una matita in mano?

Credo proprio di sì. E ne nascono dei reportage per immagini, dei libri di viaggio a fumetti. Come quello di cui vi racconto oggi, che si è guadagnato i miei sospiri già solo per la meta, da mito, meravigliosa: l’Argentina!
Oggi ospito infatti Luca “Golix” Golinelli. Oltre che su Mi Prendo e Mi Porto Via, il travel blog scritto a quattro mani con la compagnia di vita e di viaggi Elisa Paterlini (li avevamo già incontrati un po’ di tempo fa, quandi ci hanno raccontato i loro libri di viaggio preferiti), lo potete trovare sul suo blog personale e su quello di Dillo con un Fumetto. E’ il nuovo progetto professionale a cui Luca ha dato vita quest’anno. Ti stai chiedendo come funziona? Esattamente come promette il titolo: hai qualcosa da dire a qualcuno e non sai come farlo, spiega la tua idea a Luca e lui te la tradurrà in fumetto. Ringraziamenti, compleanni, viaggi d’amore e, perchè no? Viaggi.

Come ha fatto lui. E’ infatti un diario di viaggio a fumetti che racconta l’avventura in Argentina nell’estate 2014. Partiti da Buenos Aires, Luca, Elisa e il piccolo Sebastiano (per tutti Manina!) hanno percorso oltre 3mila km fino ad arrivare alle Ande del Nord. Un viaggio nel mito di 26 giorni, raccontati ciascuno in un fumetto che Luca pubblicava dal vivo alla fine di ogni giornata di viaggio. Dal mercato artigianale di San Telmo a Buenos Aires al primo incontro di Manina con un lama, dal brivido del tassista alla commozione con le madri di Plaza de Mayo. Entusiasmi, timori, scoperte. E che una volta tornato a casa ha deciso di raccogliere in una pubblicazione che potete trovare sul suo blog. E leggere liberamente. Sì, perchè Luca ha deciso di condividere con tutti il suo racconto di viaggio a fumetti, chiedendo in cambio un’unica cosa (in pieno spirito social): che voi lo condividiate a vostra volta su Facebook o Twitter.

Ecco la pagina numero uno del fumetto "Viaggio in Argentina", andate a scaricarlo per leggerlo tutto!
Ecco la pagina numero uno del fumetto “Viaggio in Argentina”, andate a scaricarlo per leggerlo tutto!

Com’è andata e cosa si è portato a casa, Luca, da questo viaggio? Ce lo facciamo raccontare proprio da lui. Buona lettura!

Ci racconti un po’ com’è andato questo viaggio in Argentina e cosa vi ha lasciato nel cuore?

Quello in Argentina è stato un vero e proprio Viaggio, con la “V” maiuscola. 26 giorni e più di 3000 km percorsi in mille scenari diversi che continuavano a cambiare in maniera strabiliante, da Buenos Aires fino a Mendoza ai piedi delle Ande e poi su, verso nord, lungo la mitica ruta 40 fino alla provincia di Salta, nei pressi della Bolivia. Ci sono stati parecchi momenti di stupore ed esaltazione ed altri, pochi, di panico e sconforto. Insomma tutti gli ingredienti necessari per vivere un’avventura. L’Argentina ci ha lasciato tanto negli occhi e ancor più nel cuore. Oltre alle meraviglie paesaggistiche, un’umanità e una ospitalità pazzesche che hanno trovato la loro massima esaltazione nel rapporto degli argentini con “Manina”, il nostro piccolo bimbo che proprio durante il viaggio ha compiuto la bellezza di 13 mesi”.

Come sceglievi giorno per giorno cosa raccontare con la tua matita?

Non ero io che sceglievo, ma il viaggio. Quando intraprendi un’avventura del genere sei sicuro che gli argomenti non mancheranno”.

Come facevi a capire che quello sarebbe stato il “tuo” fumetto?

A viaggio concluso ognuno di noi ha qualcosa che serberà per sempre nella memoria, no? Ecco sono proprio quei momenti che io ho impresso sulla pagina della mia moleskine, nero su bianco. Quando sei disperso tra le montagne e il radiatore dell’auto si rompe e dal nulla sbucano due tizi che con una camera d’aria di una moto, del fil di ferro e poco più ti rimettono in strada capisci che quello sul tuo fumetto ci finirà alla grande. E quando scopri che la bevanda più cool tra i giovani argentini è Coca-cola & Fernet Branca sai già che ci finirà pure quello. Insomma il “problema” è che ogni cosa è potenzialmente un fumetto!

Come prendevi “appunti”: taccuini, fogli volanti, appunti nella tua mente…?

E’ stata la prima esperienza di fumetto in viaggio, ed è stata un’ottima scuola per capire dove migliorare. I disegni li ho realizzati ogni sera, dedicando circa un’ora mentre la famiglia dormiva. Un po’ di appunti cartacei, ma soprattutto parecchi mentali. Penso che nel prossimo viaggio invertirò la tendenza, portandomi appresso un piccolo taccuino dove segnare tutto perché a volte accadono situazioni talmente rapide che se non sei pronto a fermarle sulla carta se ne volano via, per sempre”.

Cosa puoi raccontare con un disegno che secondo te invece non si riesce a trasmettere appieno con le parole?

Sinceramente non saprei dirtelo. Disegno da sempre ed è il mio mezzo di espressione preferito e che mi risulta più naturale. A volte mi accorgo di pensare “fumettato”. Penso che il fumetto sia più diretto, più semplice e a volte più coinvolgente. Ha la capacità di riuscire a parlare e farsi capire davvero da tutti”.

E ora: prossimo viaggio e prossimo fumetto?

Siamo ancora in fase di programmazione e una meta certa ancora non la sappiamo. Estremo Oriente? Chissà. Però di sicuro posso dirti che insieme al mio amico videomaker Denis Strickner partiremo per Lucca Comics dove trascorreremo quattro – pazzi – giorni disegnando fumetti e girando video per documentare ciò che accade durante il più importante festival della nona arte italiano. Ci sarà da divertirsi!”.

 

Vi è piaciuto il blog? Viaggiate anche su Facebook!

Cosa sono per voi le guide di viaggio? Dite la vostra oggi su #tbnetalks!

guide di viaggio #tbnetalks tweetchat viaggiGuide di viaggio sì, no, quali? Le usate nei vostri viaggi? O preferite raccogliere informazioni su blog, portali, siti di recensioni?

Come sapete, l’argomento mi sta a cuore, ed ho anche le mie preferenze a riguardo. Appassionata come sono di libri “di carta”, non posso rinunciare neanche a loro. Sono compagne fidate di scoperte e partenze, mi piace sfogliarle prima di partire e fermarmi ogni tanto a leggerle in viaggio, su una panchina, davanti a un monumento, in un ristorante tipico in attesa del pranzo. Per me sono importanti.

Ma riconosco anche che debbano innovarsi, e in tante lo stanno già facendo. E integrarsi: col web, con le app, con strumenti che giocoforza oggi sono diventati insostituibili per l’immediatezza e la freschezza che concedono, ma che hanno comunque i loro limiti. Uno banale? La connessione wifi, che non sempre c’è (anche se ormai ci sono gli esperimenti e le novità che puntano tutto sulla possibilità di essere usati anche offline). Tempo fa ho anche assistito, per il mio giornale, ad un dibattito interessante sull’argomento, di cui ho scritto qui.

E oggi vi voglio invitare invece a dire la vostra!

Conoscete le #tbnetalks? Sono le Tweetchat organizzate, ogni mercoledì, dalla rete di Travel Blogger TBNet. E l’appuntamento di oggi è dedicato proprio alle guide di viaggio: come le usiamo? Come devono cambiare? Siete tutti invitati! Sintonizzatevi sul mio account Twitter @MaryTraf, dalle 18.30 alle 19.30 modererò la conversazione a cui parteciperanno anche le case editrici di spicco delle guide di viaggio.
Un’ora per chiacchierare di viaggi e turismo “su carta” e non solo. Vi aspetto!

“Leggere per la vita!” A Bangkok assume un significato importante

Bangkok 1

Sono tornata! Non, non si tratta di nessun viaggio ma di una lunga assenza da questo blog che presto vi spiegherò. Mi è mancato scriverci, ma per farlo io in prima persona rimando ancora. Oggi torno a voi e sono felice di farlo ospitando un amico, Andrea, che vive decisamente lontano ma che vi ho già presentato tanto tempo fa qui: Andrea vive a Bangkok, in quella Thailandia da settimane sorvegliata speciale per la legge marziale prima ed il colpo di Stato poi. Eventi che Andrea non ha mancato di raccontare, anche con una certa dose di ironia, nel suo blog. Anche quello che leggerete oggi qui ha che fare con la vita quotidiana sotto il coprifuoco, ma viene da lontano, dall’anno scorso precisamente, quando Bangkok era Capitale mondiale del libro. In realtà, poi, le cose sono andate diversamente, e i libri sono oggi diventati simbolici protagonisti di piccoli grandi episodi di resistenza. E ringrazio tanto Andrea per aver condiviso con me questa importante testimonianza! (trovate il suo resoconto anche sul suo blog, Andrea in Thailandia)

Buona lettura.

 

Uno scherzo del destino o forse una casualità programmata.

Nel 2013, Bangkok è stata designata dall’UNESCO Capitale Mondiale del Libro con il tema “Leggere per la vita” – Bangkok World Book Capital City 2013: “Bangkok, Read for Life” era ben evidente nella nota con la quale l’UNESCO conferiva alla capitale tailandese il riconoscimento ed è riportata anche sul sito ufficiale della manifestazione che ha coinvolto diverse associazioni tailandesi. Era aprile, e come ogni anno le scuole erano chiuse per la pausa estiva. Alla conferenza stampa con la quale venne dato il via agli eventi c’erano molti studenti e pochi professori. Il traguardo annunciato era di portare il numero medio di libri letto dagli abitanti della capitale da 5 a 10, possibilmente anche 15. Della capitale però, perché la situazione nel resto del paese è drammaticamente ben diversa. E non solo in tema di libri.

Progettate librerie pubbliche, inaugurati nuovi negozi, pubblicati nuovi testi appositamente tradotti per l’occasione. Ovviamente Bangkok non poteva non esprimersi al meglio creando ovunque mercatini del libro. Tanti a curiosare, pochi gli acquirenti. Spenti i riflettori degli eventi, tutto è tornato come prima e in pochi si ricordano degli obiettivi che si erano prefissati di raggiungere.

Un anno dopo, 22 maggio 2014, una data destinata ad entrare nei libri di storia di questo paese: un nuovo Colpo di Stato, l’ennesimo – 12, 18, 24 a seconda delle fonti. Ed ecco che la lettura assume un nuovo significato. Una protesta silenziosa e pacifica. Un modo controcorrente di opporsi al regime e alla censura che questo ha imposto sui media, televisione e stampa in primo luogo. Un “Leggere per la Vita”, perché non tutti sono a favore di quanto sta accadendo ma questo, ovviamente, non si può dire!

Bangkok 2

Sono oramai diversi giorni che gruppi di 3 o 4 giovani – non di più, visto che essendo in vigore la Legge Marziale che vieta gli assembramenti a più di 5 individui rischierebbero l’arresto – spuntano all’improvviso in diverse parti della città, in piedi, con le spalle gli uni agli altri, libro in mano e occhi concentrati sul testo. Il mio primo tentativo di incontrarli è fallito perché ad attenderli avrebbero trovato la polizia. Non sono uno che demorde e volevo comprendere cosa spinge un poco più che adolescente ad esporsi in prima persona. E così, sono tornato in uno dei luoghi pubblici dove questi giovani avevano fatto la loro apparizione. Sapevo che non si sarebbero arresi.

Impossibile non notarli.

I titoli dei libri ben in mostra perché chi passa possa capire il perché del loro gesto. Testi e trattati di storia tailandese ma anche libri di sociologia sulla non violenza e romanzi che possano in qualche modo dare un chiaro messaggio del disagio che vivono queste giovani. A loro per vivere e sentirsi vivi resta il leggere. Credono nella democrazia, amano il loro paese, lottano per quello in cui credono.

Ritmicamente le dita indice, medio e anulare della mano sinistra vengono baciate e alzate verso il cielo durante la lettura. Un saluto dalla connotazione teatrale che si rifà esplicitamente a quello degli abitanti del Distretto 12 di The Hunger Games, il romanzo di Suzanne Collins che tanto fa pensare alla situazione della Thailandia e non solo di questo periodo. Anche i politici convocati dalla giunta militare hanno iniziato a salutare con le tre dita volte al cielo prima di entrare all’Army Club.

Con pudore mi sono avvicinato. Uno degli studenti della Thammasat University di Bangkok mi ha mostrato sul suo portatile una lista di titoli che insieme ai suoi amici ha preso dalla biblioteca dell’università prima che qualcuno ne impedisca la lettura. Il suo personale obiettivo è leggerli tutti entro la fine di giugno.

Un rapido scambio di battute, un sorriso fiero nel sapere che fuori c’è chi in un modo o nell’altro sa cosa sta succedendo. Poi guarda i suoi amici intenti a leggere, chiude il PC si unisce a loro silenziosamente.

Oggi Bangkok ha dato un significato nuovo alla lettura: Leggere per la vita non è più una semplice onorificenza assegnata senza una base concreta.

Stories of social media people. A Milano si parla di blog, venite a incontrarci?

evento nella social media week MilanoLibri, gastronomia, notizie positive, città. Prendete questi quattri ingredienti, shakerateli, e otterrete.. una bella serata di chiacchiere e condivisione sul tema della scrittura web 2.0.

Che, se poi pensate che il tutto accadrà il 19 febbraio, in piena Social Media Week di Milano, allora capirete come ci calzi a pennello. E come sia emozionata io. Ebbene sì, perchè la storia che vi racconto oggi mi riguarda in prima persona!

E’ la storia di quattro donne appassionate di comunicazione e di blogging che si incontrano, capiscono di avere in comune l’entusiasmo del raccontare e del farlo in versione social, e decidono di dedicare un’intera serata alla loro passione, per parlare di cosa voglia dire avere un blog, oggi, e di come con un blog si possa raccontare città e realtà e le loro diverse sfaccettature. Continue reading “Stories of social media people. A Milano si parla di blog, venite a incontrarci?”

Le emozioni di Giovy: quando in viaggio ci ispira anche Wordsworth!

Strand Bookstore New York
La Strand Bookstore a New York

Chi di voi, come me, ha amato e studiato la letteratura inglese riconoscerà subito l’ispirazione del blog che vi presento oggi!

Se vi dico: Emotion recollected in tranquillity, vi ricorda qualcuno? Lui è  William Wordsworth, che insieme a Samuel T. Coleridge è considerato il fondatore del Romanticismo inglese e la cui celebre “Preface to Lyrical Ballads” recita, ad un certo punto, così: “I have said that poetry is the spontaneus overflow of powerful feelings: it takes its origin from emotion recollected into tranquillity“.

Ed ecco un primo punto di sintonia con Giovy Malfiori, che è  la blogger protagonista di oggi, una viaggiatrice da sempre ed avida lettrice. Quando poi mi racconta che ama fin da piccola “entrare nei libri” e rileggerli nei luoghi in cui sono ambientati, beh, ho capito che non potevo non ospitarla qui!

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