Un tesoro per i creativi alla New York Public Library: oltre 187mila immagini (libere)

New York Public Library
credits: Mariangela Traficante

La prima sensazione è stata chiara: stordimento.

Appena letta la notizia, sono atterrata sul sito della New York Public Library e mi sono chiesta: e quindi come si fa? Poi, pian piano, ho capito che qualche “percorso” per raccapezzarsi c’era e altri sono destinati ad arrivare. Perchè – lo sapete? – la notizia è che la New York Public Library ha allargato le possibilità del suo immenso archivio digitale, rilasciando in dominio pubblico oltre 187mila documenti fotografici. Tutti scaricabili liberamente, e con la libertà di riutilizzarli in qualunque modo. Anzi: “Everyone has the freedom to enjoy and reuse these materials in almost limitless ways” recita il sito della New York Public Library. Che ha deciso di mettere a disposizione il download nella più alta risoluzione possibile, direttamente dal portale dedicato alle sue Digital Collections. Senza necessità di autorizzazione nè restrizioni.

archivio New York Public Library collezione di fotografie
E c’è davvero di tutto in questo zibaldone digitale: mappe storiche, fogli manoscritti di autori come Walt Whitman e Nathaniel Hawthorne (l’autore de La Lettera Scarlatta), illustrazioni botaniche e fotografie d’epoca, antichi testi religiosi e persino le planimetrie degli appartamenti newyorchesi degli anni ’20.

Solo le mappe e gli atlanti, giusto per fare un esempio, sono più di 20mila. E come resistere a scoprire com’era la Grande Mela negli anni ’30?

New York Public Library
New York Public Library, credits: Mariangela Traficante

La New York Public Library, un “monumento” da non perdere in un viaggio a New York, un’istituzione storica e al tempo stesso perfettamente a suo agio nel mondo scandito da social e digitale. Sì, perchè l’idea di mettere a disposizione liberamente il proprio archivio non è una scelta qualunque ma anche una bella intuizione: miscelare il passato al futuro, le carte e le pergamene ai tablet. Scoprire come poter dare nuova vita e vitalità ad una massa immane di documenti che rischierebbe invece di rimanere a prendere polvere a solo beneficio di qualche studioso.

Dalla condivisione nasce la creatività, devono aver pensato alla New York Public Library, e dunque eccola l’idea: chiamare a raccolta i creativi, incoraggiare modi innovativi di usare queste risorse. E quindi via libera a chiunque abbia un’idea in merito. La New York Public Library ha deciso infatti di lanciare un programma denominato “Remix Residency”, una sorta di borsa di studio. Siete artisti, designer del web, sviluppatori software, giornalisti, ricercatori digitali? Avete la possibilità di presentare un progetto su come dareste nuova vita a questa straordinaria collezione, valorizzandola in modo creativo. Ne verranno scelti due da finanziare. Non è un’iniziativa degna di nota? Maggiori informazioni le potete trovare qui.
E non si tratta di pura teoria. Questa ricchezza immensa di documenti del passato è un tesoro da non perdere e chissà in quanti altri magazzini di altrettanti musei e biblioteche del mondo si potrebbe attingere ad altrettante chicche. Solo che riuscire a districarsi è molto difficile. E allora ci ha pensato la stessa New York Public Library a darci una mano, a mostrarci come. Realizzando alcuni percorsi tematici consultabili online.

E io ne ho scelti due da condividere con voi, diversissimi ma, a modo loro, ugualmente affascinanti.

Fifth Avenue, ieri e oggi: com’era nel 1911?

Cliccando sull’immagine potete “giocare” al percorso tra passato e presente.

New York Public Library archivio

Lo illustra una grande collezione di fotografie di inizio secolo e l’idea del NYPL Labs è stata di metterlo a confronto con gli stessi angoli, oggi: grazie a Google Street View, possiamo fare una passeggiata virtuale lungo la celebre Avenue, oscillando tra inizio secolo e il 2015. E scoprire quanto sia cambiata.

 

 

 

 

The Green Book

Una guida turistica per viaggiatori di colore, anzi, come si diceva allora quando il politically correct era solo un’utopia, negri. Oggi è uno sdegno, un’idea inconcepibile. Ma era figlia del suo tempo. Si chiamava Green Book ed era appunto una guida di viaggio pubblicata negli States della segregazione razziale.

archivio New York Public Library

Tra il 1936 e il 1966, raccoglieva hotel, ristoranti, bar, stazioni di rifornimento, dove i viaggiatori di colore sarebbero stati benvenuti. A crearla era stato uno di loro, Victor Green, un dipendente postale che lavorava nel New Jersey ma viveva ad Harlem. Una testimonianza che la New York Public Library ha deciso di rendere pubblica e interattiva, con una mappa e un “trip planner”, per scoprire come avreste potuto viaggiare attraverso gli States, negli anni Cinquanta ad esempio. E conclude con questa frase che mi ha molto colpito, anche perchè, pur in modo ovviamente diverso, non smette di essere attuale.

“Vi incoraggiamo ad esplorare questi libri, mappateli nella vostra mente. Pensate ai viaggi che potreste fare. Scoprite come le dimensioni del mondo possono cambiare in base al colore della vostra pelle”.

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Mariangela Traficante

Benvenuti! Se volete diventare turisti letterari e vi piacciono anche i libri di viaggio, eccomi qui. Sono Mariangela, giornalista e blogger, e abbiamo una passione in comune: viaggiare con un libro in mano, ma non solo! Vi racconto di luoghi di libri e di scrittori. Provo a consigliarvi cosa leggere prima di partire, e a lasciarvi ispirare da un libro di viaggio, da un racconto e, perché no, anche a scrivere il vostro!

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