“La scrittrice abita qui”: in viaggio nelle case (e nelle vite) di sei grandi donne del Novecento

case di scrittriciQuando l’ho trovato per la prima volta, il libro di cui vi parlo oggi, ero in biblioteca. L’avevo preso, sfogliato, ne avevo letti alcuni passaggi, poi l’avevo lasciato lì, certa però che ci saremmo incontrati di nuovo. E così è stato, un anno fa ormai: ero al Festivaletteratura di Mantova, ad ascoltare un incontro sulla letteratura al femminile, ed ho incontrato la sua autrice, Sandra Petrignani.

Il libro si chiama “La scrittrice abita qui” (pubblicato da Neri Pozza), ed è un viaggio attraverso le case di sei donne della letteratura del Novecento, sei grandi scrittrici.

Riesco a parlarvene solo ora, ma va bene così perché si tratta di storie senza tempo. E’ un libro che possiamo prendere in mano, scegliendo la nostra preferita tra le sei scrittrici protagoniste, e leggerne la storia sentimentale tutto d’un fiato. Oppure possiamo gustarcelo poco a poco, sfogliandolo un po’ ogni volta che desideriamo che una di loro ci faccia compagnia, aprendoci la porta di casa.

Chi incontriamo nelle pagine di “La scrittrice abita qui”, e soprattutto, dove ci portano?

case museo di scrittrici

Grazia Deledda e la sua Sardegna, con Nuoro (ma non solo).

“La mia casa, stretta, quadrata e grezza come una torre con un pianerottolo e due sole stanze ad ogni piano, era una delle più alte: e fin da bambina io avevo stabilito la mia particolare residenza all’ultimo piano, in una specie di soffitta riparata dal solo tetto sostenuto da grosse travi e da uno spesso graticolato di canne”. Ci vado subito, in quella stanza, salendo i ‘ventinove gradini’ di ardesia. E’ completamente vuota. Cerco di immaginare lo ‘scaffale pieno di libri vicino alla finestra”.

 Marguerite Yourcenar e l’America, con Petite Plaisance nel Maine.

“Dunque non ci sono dubbi, questo è il posto. Un cottage accogliente, abbellito da un portico con un rampicante di fitto verde che lo attraversa per intero. Non c’è nessuna recizione, possiamo girare intorno alla villetta liberamente; ma le finestre sono ben chiuse, le tendine (bianche) tirate. Solo i grandi vetri della veranda laterale non hanno tende: si vede all’interno un vano luminoso, arredato con poltrone e tavolinetti in midollino bianco con cuscinoni a righe che conservano l’impronta dei corpi. Qui, nella bella stagione, Marguerite Yourcenar prendeva il tè con qualche ospite di passaggio (lo leggo nel libro fotografico di “Port in the Storm”.

 

Colette e la Francia a Saint-Sauveur-en-Puisaye, Alexandra David-Néel e l’Oriente in Provenza, con Samten Dzong, Karen Blixen tra la Danimarca della sua dimora Rungstedlund e l’Africa, Virginia Woolf e l’Inghilterra con la sua tenuta Monks House (ma, in realta’, la storia si intreccia inesorabilmente con Charleston Farm, dove viveva la sorella Vanessa Bell).

L’idea mi era piaciuta subito: non era forse questo uno splendido esempio di viaggio letterario? Ma ho capito leggendolo che era anche altro, di più: è un viaggio nelle vite, perché in fondo non è quello che cerchiamo quando andiamo a visitare la casa-museo di uno scrittore? Curiosare tra i suoi oggetti, farci un’idea di che tipo era e provare a ritrovarne quell’immagine che ci siamo costruiti attraverso le sue parole.

“Il progetto di questo libro ha preso forma nella fattoria della fata Vanessa. E’ stato a Charleston, nel 1986, che per la prima volta ho messo in relazione la vita sentimentale delle persone con la casa in cui abitano.
Charleston è l’apoteosi di quella idea.
Credo che, anche nei casi più modesti, nulla sia più rivelatore sull’affettività di un essere umano quanto il luogo in cui vive e gli oggetti di cui si circonda”

 

 

 

La fata Vanessa è Vanessa Bell, la sorella di Virginia Woolf, e fu proprio la scrittrice, racconta Sandra Petrignani, ad individuare questa fattoria come luogo ideale per lei e la sua famiglia. Una casa così diversa da quella di Virginia e Leonardo Woolf, Monks House.

“Quanto Charleston è solare, Monks è buia e un po’ infossata. Charleston è infantile e sensuale, Monks severa. Se nella prima dominano le tinte chiare, la seconda è giocata sugli stessi toni, ma tutti più scuri. Con un’eccezione: la camera da letto di Virginia, che fu aggiunta nel 1929, a undici anni dall’acquisto della casa ed in concomitanza con la pubblicazione del celebre saggio “femminista” ‘Una stanza tutta per sè”.

Ecco, il viaggio nelle case di queste sei scrittrici è diventato il racconto delle loro storie, attraverso incontri, aneddoti, luoghi. E Sandra Petrignani è riuscita a farlo con una voce delicata e avresti voglia di essere lì ad accompagnarla, ad entrare in punta di piedi nei suoi racconti.

Published by

Mariangela Traficante

Benvenuti! Se volete diventare turisti letterari e vi piacciono anche i libri di viaggio, eccomi qui. Sono Mariangela, giornalista e blogger, e abbiamo una passione in comune: viaggiare con un libro in mano, ma non solo! Vi racconto di luoghi di libri e di scrittori. Provo a consigliarvi cosa leggere prima di partire, e a lasciarvi ispirare da un libro di viaggio, da un racconto e, perché no, anche a scrivere il vostro!

Grazie per aver letto questo articolo! Se vorrai lasciarmi un tuo commento ne sarò felice!