“Scrivo per afferrare il vero senso della vita”: Ernest Hemingway rivive a Boston

mostra Ernest Hemingway Boston

Ernest Hemingway e John Fitzgerald Kennedy non si incontrarono mai. Ma il presidente americano più volte espresse ammirazione per lo scrittore e, quando Hemingway morì, aiutò la moglie Mary a raggiungere Cuba, per recuperare gli averi del marito. Sull’Isla Grande, infatti, a dieci miglia dall’Avana, sorgeva Finca Vigia, la casa di Hemingway a Cuba, il buen retiro caraibico tanto quanto quello di Key West in Florida, 90 miglia appena di separazione eppure un altro mondo.

Un angolo di mondo dell’autore di Addio alle Armi è custodito anche nella East Coast.

Oggi infatti voglio segnalarvi una mostra dedicata al grande Ernest, da mettere in programma se magari state pensando a un viaggio a Boston.

Grazie all’amicizia con Jacqueline Kennedy Onassis, Mary Hemingway decise di donare alla Jfk Library di Boston la collezione di manoscritti del marito. E proprio qui, in questo palazzo moderno che rende omaggio al trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America, è appena iniziata una grande esposizione dedicata allo scrittore. Si chiama Ernest Hemingway: Between Two Wars. In mostra ci sono i suoi manoscritti, ma anche i carteggi con i leggendari compagni degli anni ’20 parigini, fotografie, oggetti.

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A casa delle Piccole Donne: in Massachussets si viaggia coi grandi scrittori americani

In Massachussets
Brant Point Lighthouse Nantucket, Credit Yankee Magazine-Larry Tocci

Intanto ve lo dico: in questi giorni sul blog leggerete soprattutto di viaggi letterari negli Stati Uniti. No, ahimè, non perchè io stia per partire per gli Usa, cosa che peraltro mi piacerebbe e tanto. Ma perchè una serie di casi – chiamateli coincidenze, chiamatela serendipity (in cui io comincio a credere sempre di più) me li hanno condotti qui, a portata di carta virtuale.

Due giorni fa vi raccontavo dell’American Writers Museum che aprirà a Chicago nel 2017. Oggi vi porto invece in Massachussets (e non solo).
E’ anche questo il bello di scrivere delle proprie passioni: ci si incontra, si chiacchiera, si scambiano idee e racconti! E’ così è stato, ad esempio, qualche tempo fa, con una persona che conosco da tanto per lavoro, che come me ama la letteratura, e che degli Stati Uniti è una vera esperta. Lei è Olga Mazzoni, presidente dell’agenzia di marketing turistico, pr e comunicazione Thema Nuovi Mondi, presidente di Visit Usa Italy, l’associazione di tour operator, enti e altri soggetti impegnati nel proporre e diffondere la conoscenza degli Stati Uniti in Italia. E rappresentante di diversi Stati americani, tra cui, appunto, il Massachussets.

Tempo fa avevo pubblicato un articolo su un reportage di viaggio molto particolare, quello di Walt Whitman attraverso il West e le grandi città americane.
E lei di viaggi letterari negli Stati Uniti me ne ha suggeriti altri, altrettanto originali e, forse, ancora poco conosciuti al grande pubblico.

Che ne dite, ad esempio, di fare un viaggio con Moby Dick?

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Walt Whitman, il treno e un viaggio negli Stati Uniti del mito

viaggio negli Stati UnitiIn viaggio negli Stati Uniti con una guida d’eccezione. Walt Whitman, sì, proprio il poeta di Foglie d’erba. Che negli Usa viaggiò, prese appunti come farebbe un qualsiasi viaggiatore, e che in quella che lui stesso definì una sua “ora felice” decise di metterci ordine e mano. E noi oggi possiamo ripercorrerne le orme, o meglio decidere di farci accompagnare negli Usa dalla sua voce.
Ho scoperto questo libro per caso. Era nella mia libreria casalinga, chissà da quanto tempo, e un giorno mi è spuntato davanti (perchè in fondo spesso è questo quel che fanno i libri, vero? Presentarsi a te al momento opportuno). Si chiama “Nel West e altri viaggi”, e raccoglie appunti di viaggio presi da Walt Whitman tra il 1862 ed il 1881.

nomadimoderni viaggigiovani

“Affastellati alla rinfusa e legati insieme con un grosso spago ci sono stralci di diario e successivi appunti di viaggio sul West e sul Canada, materiali così diversi, pieni di salti e lacune… E forse finirò per pubblicare il libro più immediato, spontaneo e frammentario che sia mai stato stampato”.

E di fatto di questo si tratta: di una collezione di appunti brevi, veloci, a volte istantanee, a tratti affreschi poetici, a volte fin troppo didascalici. Non solo nel West, che pure è la parte più ampia del libro. Whitman viaggiò, prevalentemente in treno e spesso proprio esaltandone la potenza e la modernità, dalla valle del Mississippi al Canada, senza tralasciare le grandi città d’America: Denver, St.Louis, Philadelphia, Boston, e New York naturalmente.

“Nei tre quattro mesi seguenti ho intrapreso un bel viaggio nel West, arrivando fino a Denver, Colorado, e partendo da lì per visitare le Rocky Mountains quel tanto che è bastato per farmi un’idea di quei luoghi. Sono partito dalla stazione di Philadelphia una sera di metà settembre, dopo le nove, e ho viaggiato in un confortevole vagone-letto. Nessun ricordo delle due-trecento miglia attraverso la Pennsylvania. Il mattino seguente, colazione a Pittsburg”.

viaggio negli Stati Uniti

Chissà che impressioni avremmo noi, oggi, nomadi moderni, a ripercorrere con questo libro in mano le strade calcate da Whitman e dal suo inguaribile ottimismo nei confronti della sua America. Perchè è soprattutto questo che traspare, pagina dopo pagina: il sogno americano che prende forma, spesso con esaltazioni ingenue ed eccessive figlie dei tempi di Whitman, e previsioni che oggi hanno corretto la rotta.

Il tipico paesaggio americano

“A vederla ora, sembra ancora una terra selvaggia e improduttiva, ma gli esperti sostengono che, non appena sarà adeguatamente irrigata, vi crescerà presto tanto grano da poter sfamare il mondo intero”.

Com’erano gli Stati Uniti allora? Epoca di guerre e cambiamenti, del sogno americano che prendeva forma, di praterie e cowboy e di metropoli già moderne. Withman descrive tutto questo con una costante: la fiducia nel progresso, l’ode alla civiltà americana. Se state pensando ad un viaggio negli Stati Uniti e siete curiosi di farlo anche nel tempo, date un’occhiata a queste pagine. Lo potete fare ad esempio con un viaggio negli Stati Uniti tra quelli proposti da Viaggigiovani, un tour operator di cui vi ho parlato anche in altre occasioni, che agli Usa dedica tour in piccoli gruppi, due dei quali dedicati proprio al mitico Far West. Con tappe che ripercorrono un po’ dei luoghi che ho ritrovato in questi appunti di viaggio di Walt Whitman. Che non hanno un fil rouge nè un senso narrativo, ma io mi immagino di portarli in borsa e di aprirli al momento opportuno, quando magari si sta attraversando proprio uno dei luoghi raccontati dal poeta, farsi trasportare un po’ indietro nel tempo e guardare cosa si ha intorno. La scena di oggi e la fotografia di ieri.
Ma non solo il selvaggio West. Se siete stati ad esempio a New York, o state per andarci, provate a sfogliare le pagine che Whitman dedica alla “sua” città, la “umana, eroica New York” (anche qui, non senza una buona dose di patriottico orgoglio), già allora “un qualcosa di vorticoso, rigurgitante e fluido come le acque che lo circondano”.

New York… era già New York
“Forse, in questi bei pomeriggi di maggio, non c’è quartiere di questa città che offra un più brillante, animato, affollato spettacolo di gente dei due che ho intenzione di descrivervi sulla base delle mie osservazioni personali. Primo: quella zona che comprende la Quattordicesima, Union Square e dintorni, e si estende poi in senso opposto, seguendo Broadway per circa mezzo miglio”.

Posso consigliarvi un libro? Fate un viaggio nella provincia americana con Olive Kitteridge di Elizabeth Strout

libri sull'AmericaCercate un libro che vi porti negli Stati Uniti? Ma non quelli rutilanti e metropolitani delle grandi città come New York. Qui si viaggia nella provincia, quella fatta di piccole comunità, dei loro legami e delle loro piccole grandi idiosincrasie. Qui si viaggia nel Maine, con Elizabeth Strout.
Eccolo infatti il libro della domenica che vi consiglio oggi. Uno dei libri sull’America che la tratteggiano davvero. E ve lo consiglio perchè a me ha fatto bene. Nel senso che faticavo, da un po’, a incontrare una storia che mi facesse immergere completamente e mi spingesse ad andare avanti, pagina dopo pagina, ad attendere il prossimo momento in cui potermi accoccolare con il libro in mano e leggere, ad avere voglia di sapere “cosa succede dopo”. Cosa che per me è fondamentale. Altrimenti, vuol dire che il libro non è fatto per me.
Olive Kitteridge invece ha funzionato. E certo! Dirà chi è esperto di letteratura. Il romanzo del Premio Pulitzer Elizabeth Strout è considerato un capolavoro. Ma io qui non voglio certamente annoiarvi con una recensione. Voglio solo condividere con voi quello che mi ha lasciato questa storia.
La storia dell’immaginato Crosby, un villaggio sulla Costa Atlantica del Maine, che sa di porto, di rocce sferzate dal vento, piccole botteghe, bar di pescatori e tavole calde di provincia. E delle persone che qui si muovono e si incontrano. E la sapete una cosa? Non so perchè, ma la prima cosa a cui mi ha fatto pensare è stata Gente di Dublino. Non che ci siano assonanze ma, lo sappiamo, lo stream of consciousness in fondo può lavorare a briglia libera anche così! Dalla Dublino del secolo scorso al Maine di oggi? Forse sì, perchè Olive Kitteridge (dal nome della protagonista, ex insegnante, la cui figura tiene insieme i tredici racconti del libro) svela un piccolo mondo in racconti, dipinge anime dolenti ed ognuna di loro, in un modo o nell’altro, cosciente o meno di ciò, ha la sua piccola grande epifania.

Ps: se siete curiosi, o se come me già avete letto e amato Olive Kitteridge, sappiate che il libro è diventato una mini serie Tv! Prodotta dalla Hbo, arriva in Italia, il 23 ed il 30 gennaio 2015 su Sky Cinema 1, alle 21.10. Ecco qualche anticipazione.

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La magia dei fiori di ciliegio: cercatela anche a Washington grazie a Eliza Scidmore, scrittrice di viaggio

National Cherry Blossom Festival, fioritura dei ciliegi

In viaggio per la fioritura dei ciliegi. In Giappone? No, Oltreoceano. Siamo soliti volare con la mente all’Oriente, a delicate lanterne e abiti tradizionali, quando pensiamo a queste inconfondibili nuvole di petali. E invece ogni anno l’esplosione rosa colpisce anche le rive del Potomac, a Washington Dc, grazie ad un antico dono di Tokyo. Ma a rendere la storia ancora più affascinante dovete sapere che il merito di questo legame tra il Sol Levante e gli States fu di una donna, una donna dalla vita intensa, la prima donna ad entrare nella National Geographic Society: si chiamava Eliza Scidmore ed era una scrittrice di viaggio.
Lo ammetto, non conoscevo questa storia e come spesso accade mi ci sono imbattuta per caso. Complici una mostra, bellissima, a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, quella sui 125 anni del National Geographic che si è appena conclusa. Ed una foto, questa:

fiori di ciliegio Giappone
Una fotografia di Eliza Scidmore dal Giappone colorata a mano

Eliza Scidmore nacque nel 1856 e fin da molto giovane frequentò la società di Washington ed ebbe l’occasione di poter viaggiare e lavorare come giornalista.
Fu anche grazie alla carriera diplomatica del fratello George che riuscì ad esplorare regioni dell’Asia a quei tempi spesso precluse ai viaggiatori comuni.
Eliza viaggiatrice, scrittrice di viaggi e prima donna a diventare membro del consiglio di amministrazione della National Geographic Society, in cui entrò praticamente da subito, nel 1890.
I suoi viaggi in Giappone iniziarono nel 1884: la scrittrice visitò il Paese molte volte e lo raccontò in un libro, Jinrikisha Days in Japan, che uscì nel 1891.
Restò affascinata dai ciliegi in fiore e decise che anche i suoi concittadini americani avrebbero dovuto godere di tale bellezza.

Lanciò la sua idea alle autorità di Washington non appena rientrata dal primo viaggio, nel 1885, ma restò inascoltata fino al 1909 quando riuscì a suscitare l’interesse della first lady Helen Herron Taft. Finalmente, dopo un primo tentativo fallito (2mila alberi arrivarono dal Giappone nel 1910 ma si dovette distruggerli perchè infestati), nel 1912 Washington accolse oltre tremila alberi di ciliegio, due dei quali furono piantati in una cerimonia ufficiale dalla stessa first lady e dalla moglie dell’ambasciatore giapponese, sulla riva settentrionale del Tidal Basin.

Eliza Scidmore
Eliza Scidmore

Si possono ammirare ancora oggi, in fondo alla 17th Street. Come altri alberi di allora ed i loro discendenti, da oltre cento anni regalano lo spettacolo della fioritura rosa e sono i protagonist di un festival. Proprio come sarebbe possibile vivere in Giapppone, infatti, anche Washington ha il suo National Cherry Blossom Festival: quest’anno inizia oggi 20 marzo e si snoderà per quattro settimane di eventi e celebrazioni intorno ai ciliegi in fiore del Tidal Basin e delle rive del Potomac. Centinaia e centinaia di petali rosa a incorniciare panorami celebri come quello del Lincoln Memorial. E se avete programmato un viaggio da quelle parti nelle prossime settimane, sappiate che il picco della fioritura sarà tra l’8 ed il 12 aprile.

Volete invece saperne di più su Eliza Scidmore e la sua vita? Andrea Zimmerman, scrittrice americana di libri per bambini, le ha dedicato un sito. Anche un altro blog  le rende omaggio, A Great Blooming. O potete dare un’occhiata tra i materiali pubblicati online dal National Geographic.

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“L’Amerique en auto”: anche Georges Simenon scrisse il suo on the road

Simenon

Voglio sapere cosa mangiano a colazione, come arredano casa e quanto costa un pieno”.

 

Che Georges Simenon fosse uno scrittore più che prolifico è cosa nota. Quello che invece ignoravo è che vantasse al suo attivo anche un reportage di viaggio! Ebbene sì, eccola una delle mie più recenti scoperte. il papà del commissario Maigret e di molto altro, colui che identifichiamo con il Belgio natale (nacque a Liegi) e naturalmente con la Francia e Parigi (che cosa carina aver regalato qualche anno fa alla mia amica Silvia, spagnola di Barcellona trasferitasi nella Ville Lumiere e desiderosa di rispolverare l’Italiano, “Maigret e l’omicida di Rue Popincourt; lei abitava proprio in quella via parigina!), cambiò in vita sua ben trentatré residenze. Di queste, diverse in Nord America. E fu qui che si trasformò in viaggiatore per conto di France-Soir.

Come vivono gli americani? Quanto costa fare benzina? Cosa mangiano? Era questa la “missione” di Simenon, raccontare l’America e gli americani. E lo fece, partendo in macchina.
E’ un vero e proprio on the road quello che lo scrittore belga intraprese nel 1946 a bordo di una Chevrolet, dal nord al sud degli States percorrendo la mitica route nr.1, dal Maine alla Florida passando per campagne e città, attraversando il New Hampshire, Rhode Island, Connecticut, Massachussets, New York, New Jersey, Pennsylvania, Washington, Maryland, Carolina e Georgia.

E fotografando con la sua penna l’American way of life, le gomme da masticare e le villette con giardino “che sembrano giocattoli più che case vere”, diceva, gli hot-dog e le stazioni di rifornimento (“dietro la pompa ci sono sempre Coca Cola e gelati e dolciumi tutti con lo stesso sapore di dentifricio”).
Ne uscì anche un libro, nel 1966, che per ora si può leggere solo in lingua originale. E’ questa infatti la notizia. La casa editrice francese Le Livre de poche ha deciso di ripubblicarlo. Il titolo? “Des phoques aux cocotiers et aux serpents à sonnette. L’Amerique en auto”. Ovvero: foche, palme da cocco e serpenti a sonagli: era forse così, esotica, l’America come la vedeva lo scrittore del Vecchio Continente proiettato lungo le highway del Nuovo Mondo?

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